C’era una volta la sicurezza delle scuole…


L’incubo terremoto è alle spalle e della sicurezza delle scuole non frega più nulla a nessuno. Ad Ascoli nelle scuole elementari e medie ancora non sono neppure partite le verifiche di vulnerabilità sismica che, secondo il decreto, devono essere effettuate entro giugno 2018

Il lungo incubo terremoto, fatti i debiti scongiuri, sembra essere ormai alle spalle. Le conseguenze di quell’interminabile emergenza, invece, ce le porteremo dietro ancora per chissà quanto tempo, con tutte le incertezze e la confusione che ha caratterizzato tutto il post sisma.

In questo imbarazzante panorama, però, almeno una certezza c’è: passata la paura (almeno si spera), della sicurezza delle nostre scuole non frega più niente a nessuno o quasi. In realtà chi da sempre ha a cuore questo che invece è un problema serio e di difficile soluzione (visti i ritardi e le mancanze degli anni passati) ha sempre avuto più di un sospetto che fosse così. Magari si sperava che la brutta esperienza vissuta, la paura e il pericolo scampato servissero da lezione per cercare di non ripetere gli errori passati e quanto meno avviare un percorso per cercare di rendere più sicure le nostre scuole. In realtà qualcosa sembrava muoversi, almeno nelle intenzioni, quando ancora si era nel pieno dell’emergenza terremoto.

Ma i segnali che poi, passata la paura, si sarebbe ripreso lo stesso “andazzo” degli anni passati c’erano tutti. Già il fatto di aver stabilito, in uno dei tanti decreti post terremoto, che per effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica, quelle che Comune e Province avrebbero dovuto fare entro il 2013, c’era tempo fino a giugno 2018 era sintomatico e significativo di come ancora una volta si stava trattando un problema così delicato. Ora quella data si sta avvicinando e, in particolare nella nostra zona, in molte realtà c’è ormai quasi la certezza che quella scadenza, tanto per cambiare, non verrà rispettata. Ma quanto accade localmente, nel nostro territorio, non è purtroppo un’eccezione come vedremo.

Anche a livello nazionale il tema della sicurezza delle scuole di fatto è stato brutalmente abbandonato, come vedremo. Ma andiamo per ordine e vediamo innanzitutto qual è la situazione nel nostro territorio. Nonostante le rassicurazioni e l’imbarazzante teatrino messo in scena nel post terremoto dal sindaco Castelli, l’interminabile sciame sismico ha fortemente colpito le scuole cittadine. Il primo cittadino, cercando di sminuire la situazione, ha più volte ripetuto (addirittura l’ha scritto nella lettera inviata alla dirigente scolastica della scuola Luciani) la “favoletta” dello sciame sismico come collaudo per le scuole cittadine che, ovviamente, l’avrebbero superato ottimamente. Non osiamo pensare cosa mai sarebbe potuto accadere se, adottando il folle criterio del sindaco, non l’avessero superato.

Perché con scosse sia pure di una certa intensità, ma con epicentro abbastanza distante dal capoluogo piceno, il bilancio per le scuole ascolane parla di tre istituti definitivamente chiusi perché inagibili, di quasi tutte le scuole che hanno subito numerosi danni (e sono rimaste chiuse per diversi giorni), per una spesa complessiva di qualche milione di euro. E’ chiaro a tutti che parlare di “collaudo superato” è una colossale sciocchezza, è del tutto evidente che la situazione complessiva delle nostre scuole è preoccupante, anche per il fatto che praticamente in tutti gli istituti non sono mai state effettuate le verifiche di vulnerabilità sismica (e dove sono state effettuate, parte della Luciani e della D’Azeglio, i risultati sono sconfortanti). Ora, come detto, uno decreti post terremoto ha posto l’obbligo ai Comuni (e alle Province) di farle entro giugno 2018.

Nella primavera scorsa sembrava che almeno questa volta l’amministrazione comunale volesse davvero rispettare quell’obbligo, tanto che il 1 giugno scorso aveva pubblicato sulla propria bacheca on line l’avviso per “Manifestazione di interesse per la formazione di un elenco di professionisti per affidamento incarichi di verifica di vulnerabilità sismica degli edifici scolastici e pubblici” con scadenza, per la presentazione delle domande, fissata al 30 giugno successivo. Poi, almeno così si credeva, sarebbe stato predisposto l’elenco dei professionisti a cui poter affidare l’incarico e, successivamente sarebbero dovute iniziale le verifiche in tutti gli istituti scolastici cittadini (naturalmente quelli di competenza comunale). Una mera illusione perché da allora sulla vicenda è sceso il più assoluto silenzio da parte dell’amministrazione comunale.

Non è stato neppure pubblicato sul sito e sulla bacheca on line neppure l’elenco dei professionisti, ammesso che sia stato redatto. E, naturalmente, in nessun istituto scolastico cittadino sono state avviate le verifiche. Siamo ormai a febbraio ed è sin troppo facile pensare che il termine (sulla carta tassativo) di giugno 2018 non verrà rispettato. Anche se gli incarichi per le verifiche in tutti gli oltre 20 istituti scolastici cittadini venissero affidate nei prossimi giorni (nulla lascia pensare che sia così), comunque le verifiche stesse non terminerebbero entro quella data. Sarebbe importante che qualcuno chiedesse al sindaco cosa sta accadendo, perché si sta nuovamente verificando una simile situazione. Invece tutto tace e forse per certi versi è meglio così. Perché quando in qualche sede istituzionale si torna a parlare di sicurezza delle scuole il risultato è sconfortante. Basti pensare a ciò che è accaduto in Consiglio comunale nell’ottobre scorso.

A gennaio 2017, nel pieno dell’emergenza sismica, il consigliere comunale del M5S Manni si era fatto portavoce di alcune istanze del Comitato Scuole Sicure, presentando una mozione che affrontava il problema della sicurezza delle scuole sotto varie aspetti e che impegnava il sindaco ad attuare alcune concrete iniziative. Quella mozione era stata approvata all’unanimità ma, guarda il caso…, in realtà poi era rimasta lettera morta, con il sindaco e l’amministrazione comunale che non avevano fatto nulla di quanto si chiedeva nella mozione stessa. Ad ottobre in Consiglio comunale si è tornato a parlare di sicurezza delle scuole e, in un paese normale e con un’opposizione seria e concretamente impegnata su certi temi, si sarebbe assistito ad un duro scontro.

Sarebbe stato logico ed inevitabile chiedere al sindaco perché, in 10 mesi, non era stato fatto nulla, sarebbe stato necessario chiedere lumi sulle verifiche di vulnerabilità sismica, se e quando sarebbe iniziate, se c’era già il famoso elenco di professionisti. Invece nulla di tutto questo è accaduto. Anzi, come se niente fosse, incredibilmente il Movimento 5 Stelle ha ripresentato la stessa identica mozione (che ovviamente è stata nuovamente approvata, tanto il sindaco sa bene che poi può fare comunque ciò che vuole…), con lo stesso Castelli che di fatto ha addirittura irriso i presentatori della mozione, sottolineando che c’era da cambiare la data (era stata lasciata la data di gennaio 2017). C’è poco da aggiungere, il quadro per quanto riguarda il Comune è sin troppo chiaro.

Un po’ meglio è la situazione per quanto riguarda la Provincia che, in effetti, le verifiche di vulnerabilità sismica su 9 scuole le ha effettuate. Sappiamo perciò che la situazione è piuttosto critica al Liceo Classico di Ascoli e all’Alberghiero di San Benedetto (entrambe indice di rischio 0,3 quando per essere sicure dovrebbero arrivare ad 1), mentre addirittura peggiore è la situazione per l’Ipsia di via Cagliari. I risultati delle altre 6 scuole (Liceo Artistico, Liceo Scientifico, Ipsia via Angelini, Umberto I, Agraria e Istituto professionale via Ceci) non sono ancora stati resi noti nonostante ad ottobre la Provincia aveva promesso che l’avrebbe fatto molto presto.

Il presidente D’Erasmo in quell’occasione aveva anche annunciato un intervento “tanpone” (nel periodo delle feste natalizie), per far concludere in sicurezza l’anno scolastico, al Classico di Ascoli e all’Alberghiero di San Benedetto, per poi fare un decisivo e definitivo intervento di adeguamento sismico a fine anno scolastico (vedi articolo “Liceo Classico a rischio, lavori si miglioramento sismico a Natale”). Anche in questo caso, però, di quegli interventi non c’è traccia e, soprattutto, non si sono avute più notizie. Ancora una volta è sceso il silenzio su questa vicenda e non si sa più nulla su come intende muoversi la Provincia. Quello che è certo è che gli studenti di quelle due scuole (e delle altre?) termineranno l’anno in due istituti per nulla sicuri, con tutti i rischi che ciò comporta.

Di positivo c’è, invece, il fatto che la Regione ha stanziato ben 36 milioni di euro (nel piano opere pubbliche) per le scuole di Ascoli (23 per quelle di competenza comunale e 13 per quelle provinciali), la speranza è che vengano presto utilizzati per dare una vera e propria svolta ad una situazione piuttosto complessa e preoccupante. Come detto purtroppo anche a livello nazionale il tema della sicurezza delle scuole è finito nuovamente nel dimenticatoio. Eppure qualche settimana fa c’era stata una storica sentenza della Corte di Cassazione che avrebbe potuto aprire nuovi e incredibili scenari.

La Suprema Corte ha infatti stabilito che le scuole a rischio sismico anche molto basso vanno comunque chiuse, con il sindaco (o il presidente di Provincia) che non lo fa che rischia l’accusa di omissione di atti di ufficio. Una sentenza davvero clamorosa che avrebbe potuto e dovuto provocare delle enormi conseguenze e che, invece, è scivolata nel dimenticatoio come se nulla fosse accaduto. Ma che la sicurezza delle scuole, passata la paura terremoto, non interessi più a nessuno è confermato anche da quanto sta accadendo in questa “terrificante” campagna elettorale. Nella quale ci si affanna a promettere tutto e il contrario di tutto ma fino ad ora nessuno ha mai neppure menzionato questa tema che, pure, nel periodo dell’emergenza sismica sembrava essere diventato una priorità per tutti gli schieramenti politici.

Emblematico, a tal proposito, è come tratta l’argomento il Movimento 5 Stelle che, pure, nei mesi scorsi era stato molto attivo su questo tema. Nel suo programma elettorale (gli altri schieramenti ancora non l’hanno presentato nel dettaglio), alla scuole dedica 26 pagine ma al tema della sicurezza solo un paragrafo di poco meno di 2 pagine. Nel quale, per altro, in gran parte di fa una ricognizione sull’attuale situazione ma, poi, ci si limita ad affermare che si ritiene prioritario “garantire ai nostri ragazzi scuole sicure e ospitali”.

Si parla, poi, molto genericamente di un fondo unico per gli interventi di sicurezza e ristrutturazione, di un piano decennale, tutto molto generico e senza mai neppure nominare termini come vulnerabilità sismica e adeguamento sismico, inflazionati nel periodo dell’emergenza terremoto. In altre parole è del tutto evidente che, fino alla prossima emergenza sismica (che naturalmente nessuno si augura), il tema della sicurezza delle scuole tornerà dove è rimasto per anni, cioè nel dimenticatoio

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