Telenovela ospedale unico: c’è il progetto, non c’è ancora il luogo dove realizzarlo


Mentre Regione e sindaci del territorio continuano a rimpallarsi le responsabilità e a non decidere in quale zona andrebbe realizzato, in una delibera regionale del 2014 è delineato come dovrebbe essere il nuovo ospedale, quali reparti e quali servizi dovrebbe avere

La lettera inviata dalla Regione ai sindaci delle sette località individuate dall’algoritmo come aree idonee per la realizzazione dell’ospedale unico del Piceno è solo l’ultimo paradossale capitolo (non il peggiore) di questa allucinante vicenda. Una farsa nella quale vale più che mai l’insegnamento del Vangelo secondo Giovanni (“chi è senza peccato scagli la prima pietra”).

Perché se siamo arrivati a questo punto le responsabilità, gravi e diffuse, sono di tutte le parti in causa, dalla Regione ai Comuni di Ascoli e San Benedetto, senza naturalmente dimenticare i rappresentanti politici del nostro territorio, troppo timorosi per poter opporre la forza dei fatti alle solite dispute campanilistiche. Quello che stupisce maggiormente, però, è l’incredibile autolesionismo della Regione e, in particolare, del presidente Ceriscioli. Che sta facendo di tutto per far passare in secondo piano le gravi e evidenti responsabilità dei sindaci di Ascoli e San Benedetto che continuano  ad fingere di ignorare le reali esigenze del territorio per cavalcare demagogicamente le questioni di campanile.

Esercizio in cui eccelle il sindaco Castelli che sull’ospedale unico ha cambiato opinioni in continuazione e che ora si rifugia dietro l’improbabile paravento dell’azienda unica sanitaria, cavalcando in maniera scandalosa l’ignoranza che ancora c’è intorno a questa vicenda, paventando una soppressione dell’ospedale cittadino   questa confusa fase dovrebbe essere quello di spiegare in maniera dettagliata e approfondita al territorio cosa significherebbe avere un nuovo ospedale all’avanguardia, come sarebbe strutturato, quali servizi di qualità (al momento non fruibili) offrirebbe al territorio, in che modo farebbe fare un evidente salto di qualità alla sanità picena, cosa significherebbe e quale sarebbe il futuro delle strutture esistenti con il nuovo ospedale.

Invece siamo ancora fermi al dove dovrebbe sorgere, con la “pagliacciata” finale del tanto decantato algoritmo che non indica alcuna soluzione ma ben 7 luoghi possibili (una genialata…) . Eppure come dovrebbe essere strutturato l’ospedale unico (e anche come individuare l’area dove realizzarlo) è già stato previsto e messo per iscritto in un atto ufficiale. Parliamo, in particolare, della delibera regionale 1290 del 17 novembre 2014 (giunta Spacca), con la quale è stato approvato lo studio di prefattibilità del nuovo ospedale unico del Piceno. Nel documento istruttorio della delibera si evidenzia innanzitutto come la necessità di avviare un processo di integrazione nell’Area Vasta 5 risale addirittura al 2007 (delibera regionale 1114).

La delibera – si legge– conteneva gli strumenti per consentire alle parti di dare attuazione ad una gestione integrata e sperimentale tra i due ospedali. La sperimentazione gestionale ha aperto lo scenario alla realizzazione di un Presidio Ospedaliero unificato funzionalmente su due sedi. Tale progetto, nel lungo periodo, ha portato logicamente alla necessità di progettare una nuova struttura ospedaliera unica per la Valle del Tronto”. Ospedale unico che, poi, è stato inserito tra le principali linee di azione del piano sanitario 2012-2014, insieme ad altre strutture simili nel resto del territorio marchigiano. Ovunque, nel resto della regione, l’iter è partito, qui siamo ancora fermi al palo a discutere.

Come è possibile che 10 anni non sono stati sufficienti per i sindaci del territorio per trovare una soluzione condivisa? Come è accettabile il fatto che, dopo 10 anni, siamo ancora alla fase in cui il sindaco di Ascoli Castelli consulta i sindaci del territorio per chiedere lumi, invece di aver già convocato e deciso in Conferenza dei sindaci quale sarebbe per i sindaci stessi la localizzazione migliore per la nuova struttura? E’ giusto sottolineare il comportamento spesso penalizzante da parte della Regione, ma in questa vicenda le responsabilità degli amministratori del territorio (in primis dei sindaci di Ascoli e San Benedetto) sono enormi e gravi. Lo studio di prefattibilità, allegato alla delibera 1290, delinea poi come dovrebbe essere il nuovo ospedale.

Una struttura di media dimensione – si legge nello studio – con un sistema organizzativo di alto livello di tipo dipartimentale, che favorisce l’introduzione e l’attuazione di modelli gestionali per “processi” e non più per funzioni. Tale struttura opera in rete con strutture ospedaliere e residenziali per post acuti, lungodegenza e riabilitazione che rispondono a fabbisogni estremamente differenziati e diversificati. Il nuovo Ospedale per acuti si deve caratterizzare soprattutto per: alta capacità di prestazioni di diagnosi e terapia a fronte di una relativa contenuta capienza dell’area di degenza ordinaria; alta qualità e articolazione delle degenze e contenimento del tempo medio di ricovero; alto tasso di utilizzazione delle attrezzature specialistiche; integrazione con le altre strutture ospedaliere della rete e con le strutture residenziali; integrazione con il contesto socio culturale del territorio”.

E’ del tutto evidente, quindi, che l’ospedale unico non comporterebbe assolutamente la chiusura degli ospedali di Ascoli e San Benedetto che, ovviamente, avrebbero una funzione di supporto, comunque al servizio del territorio. Che i cittadini non informati correttamente da nessuno protestino paventando una chiusura che non è in programma si può capire. Che lo faccia un sindaco che è perfettamente a conoscenza di quale sia la situazione, visto tra l’altro che cita ripetutamente il piano sanitario 2012-2014, è francamente inaccettabile. Lo studio prosegue poi elencando i criteri da seguire per individuare la località dove realizzare la struttura, cosa che rende ancora più sconfortante il teatrino attualmente in corso tra algoritmi e proclami demagogici-propagandistici.

Ci sono tutte le indicazioni necessarie per poter scegliere, che dopo tre anni e mezzo la Regione da una parte e i sindaci dall’altra non siano stati in grado di farlo è francamente sconfortante. Lo studio prosegue poi indicando gli obiettivi generali e le caratteristiche del nuovo ospedale.

La valutazioni condotte a livello di Area Vasta – si legge ancora – sotto il profilo sia epidemiologico, sia strutturale che gestionale evidenziano la necessità di un nuovo ospedale per acuti, in grado di riunire in un’unica struttura all’avanguardia le realtà attualmente presenti sul territorio, spesso duplicate e senza possibilità di ampliamento e di messa a norma nelle rispettive sedi. La necessità di riorganizzare le attuali sedi degli ospedali di Ascoli e San Benedetto , contestualmente alla necessità di adeguarle sia per quanto concerne le normative relative alla sicurezza, sia per quanto riguarda i requisiti dell’accreditamento, conduce a formulare l’ipotesi di realizzazione di una nuova struttura che sia in grado di offrire un edificio moderno, pienamente rispondente ai criteri di umanizzazione della cura e, nel contempo, in accordo con le linee guida enunciate dal ministero della Salute”.

Qui (ma non solo) c’è in parte la risposta a chi continua a sostenere che non serve un nuovo ospedale unico, che basterebbe investire fondi e potenziare le due attuali strutture. Per come sono strutturati, per come sono stati realizzati, per una serie di fattori tecnici e strutturali (e non solo) i due attuali ospedali, anche con cospicui investimenti, sarebbero e sono comunque destinati a restare strutture di secondo livello e a fornire servizi inevitabilmente di qualità inferiore. Lo si comprende ancora meglio quando si specifica come dovrebbe esser il nuovo ospedale.

Nella nuova struttura – si legge nello studio – è prevista la realizzazione di circa 500 posti letto di degenza, suddivisi per intensità di assistenza, con le caratteristiche di intensive care, high care, medium care, low care e day hospital e considerando inoltre posti letto tecnici (dialisi e attesa osservata in pronto soccorso). Queste le principali discipline da prevedere e organizzare secondo criteri di intensità di assistenza: chirugia generale, ortopedia e traumatologia, ostetricia e ginecologia, urologia, oculistica, otorinolaringoiatria, terapia intensiva –rianimazione, utic, cardiologia, malattie endocrine, medicina generale, oncologia, gastroenterologia, medicina d’urgenza, ematologia, neonatologia, pediatria, nefrologia, psichiatria, neuropsichiatria infantile, geratria, pneumologia, malettie infettive, rideucazione funzionale, lungodegenza.

Per consentire un’efficace attività di diagnosi e cura possono essere previsti: ambulatori monospecialistici e multidisciplinari, punti prelievo, laboratorio analisi, servizio dialisi, centro trasfusionale, pronto soccorso con la previsione di uno spazio per l’elisuperficie, area Obi, blocco operatorio, servizi di diagnostica per immagini comprendenti sale tac, sale rmn, sale mam, sale di radiologia, sale eco, emodinamica, endoscopia, medicina nucleare con sale Pet e sale Gamma, radioterapia”.

Un ospedale di alta qualità e di alto livello, in grado di attirare anche determinate professionalità, come invece non potranno mai esserlo i due attuali ospedali. Per questo (e non da ora) riteniamo opportuno che al più presto si vada con determinazione in questa direzione. Perché in caso contrario il nostro territorio è inevitabilmente destinato ad avere una sanità di livello più basso, di serie B, rispetto al resto della regione. Una situazione che magari ci consentirebbe di continuare a lamentarci contro tutto e contro tutti. Ma che, nei fatti, rappresenterebbe un gravissimo handicap per tutto il territorio e per i suoi cittadini.

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