Tracce di vita intelligente nel capoluogo piceno


Oltre un centinaio di persone in piazza Arringo per partecipare ad “Agape Ascoli” il flash mob promosso e organizzato dall’artista ascolano Dante Fazzini per protestare contro cerimonie e banchetti tra le opere d’arte della Pinacoteca cittadina

Il termine greco “agape” sta ad indicare la forma di amore più elevato, protettivo, come dono disinteressato. Ironia della sorte, tra i primi cristiani con quello stesso termine si usava indicare un banchetto, un pasto frugale consumato in comune con spirito di fraternità prima dell’eucarestia. Oggi quel termine viene utilizzato per indicare un convito celebrato in forma privata, tra pochi “fortunati”.

Proprio in considerazione del suo significato originario e di quello che ha poi assunto nel corso degli anni quel termine, non poteva esserci definizione più azzeccata per la manifestazione andata in scena nella serata di giovedì 18 gennaio a piazza Arringo. “Agape Ascoli”, il flash mob promosso dall’artista ascolano Dante Fazzini, racchiude in se entrambi gli aspetti. Da una parte l’amore profondo e disinteressato per la propria città, dall’altra l’evento che ha reso necessaria questa manifestazione, quell’imbarazzante banchetto tra le opere d’arte della Pinacoteca cittadina, un vero “pugno allo stomaco” per chi ama profondamente questa città e le sue innumerevoli bellezze.

Annunciata da giorni sui social, l’iniziativa ha visto la partecipazione di oltre un centinaio di persone che, come da programma, si sono presentate in piazza Arringo con in mano una candelina, qualcosa da mangiare e con un dipinto. Una forma ironica ma civilissima per dimostrare il proprio profondo dissenso per l’utilizzo improprio dei luoghi d’arte cittadini, in particolare la Pinacoteca dove la domenica prima di Natale si è svolta la cena del Soroptimist che ha scatenato un vero e proprio putiferio, in particolare dopo la pubblicazione sui social di quelle imbarazzanti foto con le tavolate imbandite, con tanto di candele, tra le opere d’arte.

La discussione sull’uso dei luoghi storico-artistici, in realtà, non riguarda certamente solo il nostro capoluogo. Qualche sera fa, ad esempio, sul tema c’è stata un durissimo scontro ad “Otto e mezzo” tra il ministro Franceschini, sostenitore dell’utilizzo (con moderazione) dei luoghi d’arte per determinati eventi, e lo storico d’arte Tomaso Montanari. Che, per altro, si è occupato anche della vicenda ascolana, con un articolo “Cene eleganti al museo di Ascoli” pubblicato anche su “Repubblica.it”.

E’, però, importante sottolineare che, nonostante i tentativi del sindaco Castelli, dell’assessore alla cultura Latini e del direttore dei musei cittadini Papetti di generare sul tema una certa confusione, quanto accaduto ad Ascoli è qualcosa di diverso, che va ben oltre la disputa sull’opportunità o meno di un certo tipo di utilizzo per i luoghi dell’arte. Perché anche dove ciò è consentito ci sono comunque sale e location particolari, nessuno mai si sognerebbe di “apparecchiare” tra le opere d’arte come invece è accaduto nella Pinacoteca in occasione della cena del Soroptimist.

In maniera del tutto strumentale, nel corso della discussione, sia il sindaco Castelli che il direttore Papetti hanno citato come esempio gli Uffizi di Firenze. Dove, però, certi eventi si svolgono in ambienti diversi dalle Sale Rosse (dove sono le opere d’arte), quasi sempre nel Cortile degli Ammannati. Ci sembra davvero difficile che il primo cittadino e il direttore Papetti non lo sappiamo, magari possiamo immaginare che non ne sia a conoscenza l’assessore “per caso” Latini, visto che in questi anni abbiamo ampiamente capito che lei e la cultura sono due mondi paralleli.

Tornando alla manifestazione di giovedi sera sinceramente non credevamo che avesse un tale riscontro. Immaginavamo la presenza di poche persone, non certo più di un centinaio di presenti. Buon segno, evidentemente “tracce di vita intelligente” se ne trovano anche nella nostra città.

Chiediamo solo dignità per il patrimonio artistico della città – ha detto l’artista ascolano – non crediamo che sia dignitoso effettuare i banchetti all’interno della Pinacoteca. Questa di stasera non è una vetrina per nessuno, siamo solo cittadini che esternano un dissenso, una manifestazione pacifica esclusivamente a scopo artistico. Siamo cittadini con la schiena dritta che non sono d’accordo con la scelta del Comune. Nel nostro paese si sta formando un movimento molto vasto a difesa del patrimonio artistico e contro un uso privatistico che mette a rischio l’integrità delle opere d’arte. Dicono che queste cerimonie si svolgono ovunque, che la sicurezza è garantita. Non è vero, c’è una legge del 2004 che ha posto molti paletti al riguardo con sanzioni molte severe”.

Il riferimento è al decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004 “Codice dei beni culturali e del paesaggio” di cui, poi, Fazzini ha letto alcuni articoli. Tra le varie cose dette nel corso del suo intervento Fazzini, che ha anche proposto la nomina di un commissario ad hoc, citando l’esempio di un suo vecchio alunno ha sottolineato come a volte si può sbagliare ma sarebbe davvero una grande dimostrazione saper riconoscere l’errore e chiedere scusa.

Potrebbero farlo il sindaco Castelli e il direttore Papetti che sanno perfettamente di aver sbagliato e di aver fatto confusione in questa vicenda. Ma forse, soprattutto per quanto riguarda il primo cittadino, sarebbe chiedere troppo… Da segnalare, infine, che al flash mob, che si è concluso con una foto di rito (“La manderemo a Tomaso Montanari”), erano presenti alcuni artisti come Marisa Korzeniecki, Nazza Luzi, Lucio Alfonzi, rappresentanti delle associazioni cittadine come Gaetano Rinaldi di Italia Nostra, Nazzareno Galanti del Comitato Antidegrado, Paolo Prezzavento di Legambiente, ed ex amministratori come l’ex assessore comunale Davide Aliberti e l’ex assessore comunale Sestilio Meloni

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