L’irresistibile “Circo Barnum” delle promesse elettorali


Quando ancora mancano poco meno di 2 mesi alle elezioni si susseguono a getto continuo proposte e promesse mirabolanti, in una pazza gara tra chi propone di abolire tutte le norme e i provvedimenti più scomodi e chi promette benefici di ogni tipo

Mettetevi comodi sui vostri divani e sulle vostre poltrone e preparatevi ad assistere al “più grande spettacolo dopo il Big Bang”. Se il buongiorno si vede dal mattino, la prossima campagna elettorale sarà uno show indimenticabile. E’ vero che qualcosa di simile è stato detto più volte in passato e di certo le ultime campagne elettorali non sono state all’insegna della sobrietà e dell’equilibrio.

Ma, stando ai presupposti, nulla a che vedere con quella per le prossime elezioni di marzo. Che già ha regalato “botti” a ripetizione e che nei prossimi 2 mesi promette i fuochi di artificio. Il presidente della Repubblica Mattarella aveva appena finito, nel suo messaggio di fine anno, di raccomandare equilibrio, auspicando “proposte concrete, realistiche, adeguate” che si è scatenato l’inferno. Dall’inizio del 2018 siamo stati letteralmente investiti da un vero e proprio uragano di proposte e di promesse elettorali, tra roboanti annunci e cifre da far girare la testa. Come se non bastasse praticamente ogni giorno ci tocca ad ascoltare proclami di ogni genere, senza dimenticare la terrificante sfilata di probabili/possibili canditati tra volti noti, personaggi più o meno famosi, sconosciuti di successo e individui a dir poco folkloristici.

Praticamente a getto continuo si susseguono promesse di cancellare qualsiasi provvedimento o misura che risulti anche un po’ fastidiosa per qualche cittadino. Non importa se magari quella misura è comunque necessaria, non importa se la sua eventuale abolizione potrebbe comportare costi esorbitanti per lo Stato, se si suppone che possa portare qualche voto in più puntuale arriva l’annuncio della sua abolizione da parte di questa o quella forza politica. Naturalmente, non ci sarebbe neppure il bisogno di sottolinearlo, all’abolizione di questo o quel provvedimento si aggiungono poi le promesse di benefici di ogni tipo. In una folle corsa senza limiti da giorni è un continuo colpo di scena, un sorpasso dietro l’altro, in una pazza gara a chi promette e stupisce di più.

A parole in pochissimi giorni sono state fatte promesse e presi impegni solenni per centinaia e centinaia di miliardi, naturalmente senza mai spiegare nel dettaglio dove si andrebbero a prendere tutti quei soldi o come si coprirebbero quelle eventuali mancate entrate, se non con generici riferimenti ai tagli agli sprechi. Dalla riforma Fornero al Jobs Act, dagli studi di settore contro l’evasione, alle tasse universitarie, dal canone Rai al bollo auto, dall’iva sui pannolini e sugli alimenti per cani alla buona scuola. E poi ancora le pensioni d’oro, l’Irap, l’Irpef in un frenetico crescendo in cui si è ampiamente oltrepassato il senso del ridicolo, con situazioni a dir poco paradossali.

Come per la promessa di abolire la riforma Fornero fatta dalla Lega, immediatamente frenata da una parte di Forza Italia. In realtà la stessa ex ministra ha subito fatto notare che la sua sarebbe già stata ampiamente corretta, mentre gli esperti sono concordi nel sostenere che la sua cancellazione “tout court” costerebbe tra i 300 e i 350 miliardi. E allora ecco arrivare la “geniale” trovata del leader del Movimento 5 Stelle Di Maio che ha proposto l’abolizione graduale, in 5 anni, come se così fosse più semplice, come se trovare (dove?) 60-70 miliardi all’anno sia uno scherzo. Sempre al Movimento 5 Stelle e al vicepresidente della Camera si deve il merito di un’altra delle proposte che entra di diritto tra le più bizzarre e le più esilaranti.

Nel corso della lunga intervista rilasciata a Bruno Vespa per “Porta a porta” (a proposito, ma secondo i “grillini” Vespa in questo periodo con le elezioni alle porte non doveva essere momentaneamente fermato e il suo programma non andare in onda?) Di Maio ha assicurato che con un governo Cinquestelle “verrà eliminata la povertà”. Tra il reddito di cittadinanza, pensioni minime aumentate, contributi di vario genere alle famiglie più povere, nel nostro paese non ci saranno più poveri. Entusiasmante, se non ci fosse il piccolo problema che per concretizzare simili promesse servirebbero decine e decine di miliardi. Niente paura, il leader del Movimento 5 Stelle ha tutto chiaro, sa perfettamente dove trovarli, semplicemente eliminando o comunque riducendo l’evasione fiscale.

Il vero “colpo di genio” è, però, nel modo in cui Di Maio intende farlo: cancellando “spesometro” e studi di settore. Cioè quegli strumenti, discutibili quanto si voglia, che però in questi anni hanno contribuito a recuperare una larga sacca di evasione! “Diranno che così vogliamo favorire l’evasione fiscale ma sono certo che semplificando si aumenta il gettito” ha dichiarato Di Maio a cui, però, qualcuno deve aver fatto notare che qualcosa non tornava, visto che nei giorni successivi ha un po’ aggiustato il tiro, sostenendo che al peso di certi interventi (abolizione graduale della Fornero e della povertà) si farà fronte con un generico e indefinito taglio di sprechi per 50 miliardi (che non sarebbero sufficienti neppure per finanziare la metà di quegli interventi).

Naturalmente non poteva mancare quello che nelle ultime campagne elettorali è stato il leader indiscusso, il vero protagonista delle proposte più roboanti, Silvio Berlusconi. Che ha deciso di cavalcare uno dei suoi “cavalli di battaglia”, le tasse. Via irpef e irap, è la sua promessa in proposito, per far spazio ad una tassa unica e ad un’aliquota unica che dovrebbe essere del 15%. Benissimo, anche se ci sarebbe il piccolo particolare che, secondo i calcoli degli esperti, una simile manovra porterebbe nelle casse dello Stato circa 100 miliardi in meno.

Di impatto economico di gran lunga inferiore, ma non per questo meno “stravaganti”, le proposte di abolizione di Renzi e del presidente del Senato (ora leader di “Liberi e Uguali”) Grasso. Il segretario del Pd ha proposto l’abolizione del canone Rai suscitando l’inevitabile ironia dei suoi avversari che hanno sottolineato come sia a dir poco singolare che una simile proposta arrivi da chi, solo poco tempo fa, ha inserito quel canone stesso in bolletta. Al di là di questo, però, un simile provvedimento comporterebbe delle importanti conseguenze per tutto il mercato televisivo e, soprattutto, della pubblicità che andrebbero seriamente affrontate e governate (cosa di cui non c’è traccia nella proposta renziana).

Grasso, invece, “folgorato” dalle esternazioni di un’universitaria pavese (almeno così ha raccontato…), ha proposto l’abolizione delle tasse universitarie, provvedimento che di per se sarebbe anche condivisibile, se non fosse per il fatto che ormai da anni i redditi medio bassi in pratica non pagano più le tasse universitarie. Che, di conseguenza, verrebbero abolite essenzialmente per i redditi più alti… Il punto inevitabile di arrivo di questa folle corsa all’abolizione non poteva che essere la surreale proposta di Di Maio che, intervenendo ad un incontro con gli imprenditori lombardi a Milano, ha annunciato, in caso di governo a 5 Stelle, l’immediata abolizione di 400 leggi. Il bello è che il vicepresidente della Camera non ha neppure l’idea di quali sarebbero le 400 leggi da abolire, visto che contemporaneamente ha lanciato un sito ad hoc (leggidaabolire.it) dove ognuno può proporre la legge da eliminare. Ma, allora, perché 400 e non 500 o 1000 o, meglio ancora, “tutto il cucuzzaro”?

Parallela a questa folle corsa alle abolizioni, c’è la non meno surreale valanga di proposte di benefici di ogni tipo. A partire dai tanto “bistrattati” 80 euro che, d’incanto, con l’avvicinarsi delle elezioni sono divenuti patrimonio comune anche di chi li ha sempre criticati definendoli solo una “mancia elettorale”. Ora, però, Salvini e Di Maio si affrettano a sottolineare al loro importanza, promettendo di mantenerli. E allora chi li ha introdotti, Matteo Renzi, ecco che immediatamente compie un salvo in avanti proponendo di estenderli ai genitori per ciascun figlio minorenne.

Lo stesso leader del Pd ha anche proposto l’innalzamento ad almeno 9 euro all’euro dei salari minimi, promettendo un intervento ad hoc per il ricollocamento degli over 50 in grado di generare un milione di posti di lavoro che, inevitabilmente, non può non ricordare la vecchia promessa di Berlusconi. Che questa volta, ha deciso innanzitutto di concentrarsi sui suoi coetanei (gli anziani) promettendo pensioni minime di mille euro per tutti (anche per le mamme), con tanto di adeguamento al valore reale dell’euro per le altre pensioni. Sempre per gli anziani sono previste cure gratis per l’odontoiatria, per gli occhi, facilitazioni per i trasporti (che in teoria già ci sarebbero…). Un’attenzione particolare anche per i proprietari di animali per i quali propone il veterinario gratis ogni 15 giorni.

Più a destra Giorgia Meloni si concentra sui bambini, promettendo asili nido gratis per tutti e un non meglio precisato “reddito bimbo”. Su questo tema, però, viene scavalcata da Casapound che propone 500 euro al mese per tutti i bambini italiani da 0 a 16 anni, da finanziare con i soldi risparmiati dall’accoglienza. Che in teoria ci verrebbero dati dall’Europa (quindi niente più accoglienza, niente più fondi…) ma che comunque ammontano a poco più di 4 miliardi, mentre per coprire i costi di quella proposta (che riguarderebbe circa 10 milioni di bambini) ne servirebbero quasi 60 all’anno.

Per non parlare, poi, delle varie proposte sul reddito minimo, da quello di cittadinanza dei 5 Stelle a quello di inclusione di Renzi a quello di dignità di Berlusconi. Secondo un sondaggio pubblicato domenica scorsa su “Il Messaggero” più di due terzi degli italiani ritiene per nulla credibili le promesse fatte dai vari partiti fino ad ora in campagna elettorale. Certo è che dopo aver promesso tutto e il contrario di tutto siamo davvero curiosi di vedere cosa accadrà nelle prossime settimane, quando davvero la campagna elettorale entrerà nel vivo.

Davvero c’è da aspettarsi chissà quali colpi di scena, chissà quali trovate e promesse mirabolanti. In altre parole uno vero e proprio spettacolo, unico nel suo genere, che quasi vorremmo che non finisse mai. Anche perché poi, passate le elezioni, quando sarà il momento di fare sul serio come al solito la musica cambierà decisamente…

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