Ceriscioli rompe gli indugi: a Centobuchi l’ospedale della provincia di Ascoli


Nel corso della conferenza stampa per la presentazione dei dati e dell’attività nel 2017 dell’Azienda sanitaria, il presidente della Regione ha annunciato che l’algoritmo ha individuato la sede dell’ospedale della provincia di Ascoli. La parola ora passa ai sindaci

L’algoritmo ha individuato la sede dell’ospedale della provincia di Ascoli. Sarà lungo la Salaria (zona Centobuchi) e ne discuteremo con i sindaci. Se ci accordiamo 

bene, altrimenti andremo avanti da soli”. Sembra aver rotto gli indugi il presidente della Regione Ceriscioli sull’interminabile telenovela dell’ospedale unico della provincia di Ascoli.

Uno scatto in avanti che dovrebbe mettere “alle strette” i sindaci del territorio, in particolare quello di Ascoli e quello di San Benedetto, dopo le tante parole, il fiume di dichiarazioni delle ultime settimane. In altre parole la solita insopportabile “melina” che va avanti da quasi 10 anni e che di fatto non ha consentito in tutti questi anni di fare il minimo passo avanti nella realizzazione di questa struttura che sarebbe di fondamentale importanza per il territorio. Un dato, su tutti, dovrebbe far riflettere. Per il nuovo ospedale di Fermo siamo già all’aggiudicazione dell’appalto, a Pesaro da tempo si è individuata l’area di Muraglia ed è in fase di predisposizione la gara e anche a Macerata è tutto pronto, con la nuova struttura che sorgerà nell’area della Pieve.

Progetti e iniziative praticamente partiti insieme e che ovunque, con qualche intoppo e con un po’ di fatica, stanno andando avanti secondo l’iter previsto. Solo il nostro territorio è “fermo al palo” praticamente da sempre, sin da quando nell’ormai lontano 2009, dopo le delibere di giunta regionale dell’allora presidente Spacca (sull’istituzione dell’azienda unica e la conseguente realizzazione dell’ospedale unico della provincia di Pesaro e di quella di Ascoli) l’allora dirigente Zuccatelli in un affollatissimo Hotel Villa Picena spiegava al personale sanitario e ai politici locali presenti il senso di quelle delibere e il successivo iter.

Chi era presente a quell’incontro ricorda benissimo le dichiarazioni praticamente unanime ed entusiaste dei medici dei due ospedali (Ascoli e San Benedetto), la loro assoluta convinzione che solo quel percorso e la realizzazione dell’ospedale di vallata potesse rappresentare la svolta per la sanità picena. Convinzione che, però, già nelle ore successive a quell’incontro si è scontrata con il muro eretto dalla politica e dal campanile. I candidati sindaci di allora (si era in piena campagna elettorale per le elezioni comunali), Castelli per il centrodestra e Canzian per il centrosinistra, non persero tempo a dichiarare la loro assoluta contrarietà (così come il primo cittadino di San Benedetto, Giovanni Gaspari), temendo di pagare alle urne una posizione differente, che non difendesse l’orticello di casa.

Nelle settimane e nei mesi successivi le continue puerili guerre di campanile, l’incapacità di mettersi d’accordo anche solo su chi doveva guidare questo o quel gruppo di lavoro hanno di fatto bloccato il progetto, mentre Pesaro e Fano procedevano spediti. Questo indecente e puerile teatrino è andato avanti per anni e di fatto quel progetto è stato cancellato. Di ospedale unico si è continuato a parlare ma, negli anni successivi, sicuramente con meno convinzione da parte della Regione. Che ha certamente le sue colpe, che è vero che, soprattutto in campo sanitario, spesso ha penalizzato il nostro territorio.

Però il vero problema è l’ottusità della maggior parte dei nostri politici locali, ancora prigionieri delle assurde guerre di campanile, unita all’incapacità dei nostri amministratori di prendere decisioni forti, delicate e importanti che avranno poi un’incidenza fondamentale per il futuro del territorio stesso e dei suoi cittadini. Come non ricordare, ad esempio, lo sconfortante spettacolo andato in scena nei mesi scorsi prima nel Consiglio comunale di San Benedetto, poi in quello di Ascoli, quando si è parlato di sanità, entrambi preoccupati di rivendicare per la propria città il ruolo di ospedale primario più che impegnati a promuovere il vero salto di qualità per la sanità del Piceno che solo una nuova struttura di livello potrebbe garantire. E come non sottolineare la vera e propria “melina” che continuano a fare i due principali sindaci del territorio, quello di San Benedetto Piunti e quello di Ascoli Castelli, il cui vero obiettivo sembra essere solo quello di non decidere nulla, di prendere tempo.

Non c’è stata fino ad ora da parte loro la reale volontà di impegnarsi per percorrere questa strada ma, di contro, ovviamente non hanno neppure il coraggio di schierarsi apertamente contro. Allora si continua a tergiversare, spostando sempre l’attenzione su altro. “L’ospedale unico lo vogliono tutti ma c’è tanto da lavorare a partire dai primari per passare ai posti letto, alle specializzazioni, al pronto soccorso che è assolutamente da potenziare e che pochi giorni fa stava scoppiando. Queste sono le priorità” ha affermato qualche giorno fa Piunti facendo chiaramente capire di essere principalmente interessato all’ospedale cittadino.   

Tutti si stanno concentrando dove si dovrebbe fare ma prima del dove a mio avviso ci sono alcuni aspetti molto importanti. Bisogna capire cosa è l’ospedale, quali saranno le specialistiche e le eccellenze, quali servizi tecnologici, quali e quante risorse umane. Prima del dove è opportuno capire come e con quali risorse si costituirà l’ospedale unico” ha invece dichiarato prima di Natale il sindaco Castelli, quasi a voler far credere che sia ancora tutto così campato per aria. Un atteggiamento criticato anche dai consiglieri regionali del territorio, Urbinati (Pd – San Benedetto) e Celani (Forza Italia – Ascoli) che da settimane chiedono che venga immediatamente convocata la Conferenza  dei sindaci per decidere in proposito.

Sembra che la politica picena abbia fatto un passo indietro e tace quando invece dovrebbe parlarne in Conferenza dei sindaci – affermava qualche giorno fa Celani – il problema è estremamente importante, riguarda la nostra salute, la salute dei Piceni e non può essere lasciato alla soluzione individuata da un software. Per questo mi auguro che i primi cittadini di Ascoli e San Benedetto convochino in tempi brevi la Conferenza dei sindaci per restituire il primato della politica su anonimi software, individuando un sito dove far sorgere il nuovo ospedale”.

E’ arrivata prima la Regione, con la proposta lanciata nella conferenza stampa di ieri dal presidente Ceriscioli. Che, c’è da augurarselo, faccia davvero quello che ha detto, cioè si confronti con i sindaci del territorio ma non si lasci nuovamente bloccare dalla loro titubanza. Con la consapevolezza che, comunque, qualsiasi soluzione logistica, quale che sia la sede che alla fine verrà scelta (sempre che si arrivi mai ad una scelta definitiva…) ci sarà comunque chi, per i soliti motivi di campanile, cercherà di sollevare obiezioni trincerandosi dietro qualche chilometro in più o in meno, al presunto bacino d’utenza o altre “menate” simili. “Anche Fermo avrà il suo nosocomio, sorgerà a Campiglione. A Macerata sorgerà alla Pieve così come a Pesaro a Muraglia. Avanti tutta quindi, ma… fino a Fermo” commentava amaramente nei giorni scorsi Celani.

Se, dopo gli ultimi eventi, ancora una volta a rimanere fermo “al palo” sarà solamente il nostro territorio, in questo caso non potremmo prendercela solamente con la Regione…

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