Anche il Museo Archeologico di Ascoli protagonista nell’anno record dei Musei italiani


Nel 2017 superati i 50 milioni di visitatori nei musei italiani, con un aumento di quasi 5 milioni rispetto al 2016. “Il bilancio della riforma dei musei è davvero eccezionale” esulta Franceschini. Che, nella sua relazione di fine anno, cita anche il Museo Archeologico di Ascoli

C’è chi nei musei ci mangia e chi con i musei ci mangia. E’ praticamente inevitabile fare una simile battuta ironica dopo aver letto i dati relativi ai musei italiani nel 2017, forniti dal ministro dei beni culturali Dario Franceschini, alla luce delle vicende di fine anno che hanno riguardato la Pinacoteca di Ascoli (dove si è svolta la contestatissima cena di Natale della Soroptimist Ascoli, con i tavoli apparecchiati tra le opere esposte…).

Ironia a parte da quei dati, nel complesso estremamente positivi, emergono due aspetti di segno opposto. Assolutamente negativo per il nostro territorio regionale, visto che le Marche è tra le poche regioni a far registrare un segno negativo, con una perdita, rispetto al 2016, di oltre 20 mila visitatori (496.988 rispetto ai 519.241 dell’anno precedente). L’altro, invece, decisamente positivo e per certi versi quasi inaspettato che riguarda il Museo Archeologico Statale di Ascoli che ha, invece, fatto registrare un deciso aumento di visitatori (+35%). Al punto da meritarsi una menzione particolare da parte del ministro stesso che ha citato l’esempio del museo ascolano parlando dei forti incrementi di visitatori registrati anche dai siti archeologici meno integrati nei grandi flussi turistici.

Un risultato straordinario e sorprendente per un Museo che non rientra tra i Musei civici (Pinacoteca comunale, Galleria arte contemporanea, Museo arte della ceramica, Forte Malatesta), quindi non è gestito (direttamente o indirettamente) dal Comune ma dal Polo museale delle Marche ed è di proprietà del Ministero dei beni culturali. Per i pochi che non lo conoscessero, il Museo Archeologico Statale è ospitato nel cinquecentesco Palazzo Panichi in piazza Arringo ed è articolato in tra sezioni, con un percorso cronologico che si snoda attraverso i tre piani del palazzo.

Il Museo offre ai visitatori una straordinaria panoramica archeologica del territorio ascolano, grazie ai reperti della ricchissima collezione civica creata nel 1865 sulla base della donazione settecentesca del Vescovo Mazzoni e i rinvenimenti ottenuti da scavi recenti. Nel sito del Mibact in cui viene presentato si sottolinea come “il percorso museale si completa con la visita alla vicina area attrezzata al piano terra di Palazzo dei Capitani, affacciata sulla bellissima Piazza del Popolo, e con la visita ai monumenti romani tuttora visibili, come il Teatro e la Porta Gemina, in qualche caso anche inglobati in strutture posteriori come nel caso del Tempio le cui strutture sono leggibili nei muri perimetrali della Chiesa di San Venanzio”.

Potrebbe sembrare una sottolineatura superflua, dovrebbe essere del tutto normale per l’ente pubblico che gestisce la struttura promuovere allo stesso modo tutta l’area di riferimento. Già, dovrebbe esserlo ma non sempre è così. Basta andare nel sito del Comune di Ascoli, sula pagina dedicata al turismo, dove si presentano i musei cittadini e tutti i monumenti e le strutture di rilevanza turistico-culturale  ma non  c’è traccia del Museo Archeologico Statale. Neppure nella pagina dedicata all’area archeologica di piazza del Popolo dove si cita, poi, solo palazzo dei Capitani. Sembra incredibile eppure è così, per il Comune di Ascoli il Museo Archeologico in piazza Arringo, la struttura che ha ottenuto un così importante risultato al punto da essere nominata nella relazione di fine anno del ministro, è come se non esistesse…

Tornando alla situazione nazionale, i dati del 2017 segnano il nuovo record per i musei italiani, con il superamento della soglia dei 50 milioni di visitatori ed incassi che sfiorano i 200 milioni. Complessivamente sono stati 50.103.996 i visitatori dei musei italiani, quasi 5 milioni in più rispetto al 2016 quando erano stati 45.383.873.

Il bilancio della riforma dei musei – afferma Franceschini – è davvero eccezionale: dai 38 milioni del 2013 ai 50 milioni del 2017, i visitatori sono aumentati in quattro anni di circa 12 milioni (+31%) e gli incassi di circa 70 milioni di euro (+53%). Risorse preziose che contribuiscono alla tutela del nostro patrimonio e che tornano regolarmente nelle casse dei musei attraverso un sistema che premia le migliori gestioni e garantisce le piccole realtà con un fondo di perequazione nazionale. I musei e i siti archeologici italiani stanno vivendo un momento di rinnovata vitalità e al successo dei visitatori e degli incassi corrisponde una nuova centralità nella vita culturale nazionale, un rafforzamento della ricerca e della produzione scientifica e un ritrovato legame con le scuole e con i territori. Per il quarto anno consecutivo l’Italia viaggia in controtendenza rispetto al resto d’Europa con tassi di crescita a due cifre, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno che, anche nel 2017, hanno avuto un ruolo fondamentale nella formazione del trend nazionale”.

Per quanto riguarda le regioni, al primo posto naturalmente c’è il Lazio con oltre 23 milioni di visitatori (ed un aumento rispetto al 2016 del 13%), seguito dalla Campania con oltre 8,5 milioni di visitatori (+10,6%) e la Toscana che supera quota 7 milioni (+10,2%). L’incremento maggiore rispetto all’anno precedente lo fa registrare la Liguria (+25,93%), seguita dalla Puglia (+19,48%) e dal Friuli Venezia Giulia (+15,40%). Saldo negativo rispetto al 2016, invece, solamente per 4 regioni. A parte le Marche (-4,29%), ci sono l’Abruzzo (-11,96%), l’Umbria (- 5,32%) e la Calabria (-0,83%). Per quanto riguarda i luoghi della cultura più visitati del nostro paese al primo posto nel 2017 si conferma il Colosseo con oltre 7 milioni di visitatori (ed un incremento del 10% rispetto al 2016), seguito da Pompei con poco meno di 3,5 milioni di visitatori (+7,60%) e gli Uffizi di Firenze con 2,2 milioni di visitatori (+10, 40%).

Rispetto all’anno precedente l’incremento maggiore si registra alla Reggia di Caserta (+22,80%), seguita da Palazzo Pitti a Firenze (22,50%). Da segnalare, infine, che tra i luoghi della cultura con ingresso gratuito il più visitato è di gran lunga il Pantheon (con oltre 8 milioni di persone) e che oltre agli incassi sono aumentati anche i visitatori non paganti (+15%).

Aumento determinato dalle nuove politiche museali avviate dalla riforma e al successo delle prime domeniche del mese che, nel solo 2017, hanno portato più di 3,5 milioni di persone gratuitamente nei luoghi della cultura statali.

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