Nuove norme sismiche, il “pacco” di inizio anno


Il sindaco Castelli accusa il presidente della Regione Ceriscioli per le “Nuove norme per la costruzione in zone sismiche nella Regione Marche” approvate quasi all’unanimità dal Consiglio regionale (27 voti favorevoli e solo 3 contrari): “E’ un pacco per i sindaci marchigiani”

Per il sindaco Castelli è un “pacco” del presidente regionale Ceriscioli ai sindaci. Per la maggioranza del Consiglio regionale è un’ottima norma e anche il consigliere regionale di Forza Italia Piero Celani l’ha ritenuta tale, pur se da migliorare in qualche punto.

In ogni caso il primo duro scontro del 2018 tra il Comune di Ascoli e la Regione Marche si sviluppa intorno ad un atto approvato dal Consiglio regionale (con 27 voti favorevoli e solo 3 contrari) il 22 dicembre. Si tratta delle “Nuove Norme per la costruzione in zone sismiche nella Regione Marche” che nel complesso prevede disposizioni di riordino delle funzioni, riorganizzazione delle strutture tecniche competenti, pianificazione territoriale ed urbanistica “con l’obiettivo di ridurre i rischi e gli effetti dei fenomeni terrulici”.

Nello specifico si fornisce il via libera al decentramento delle stesse funzioni aiutando i comuni a mettere insieme, in forma associativa, quei servizi utili a contrastare il rischio sismico. Altri aspetti importanti quelli relativi alle attività di formazione dei tecnici competenti in materia e all’implementazione di un sistema informatico integrato, idoneo a garantire una rete di supporto tecnologico. Inoltre, viene istituito il comitato tecnico scientifico composto da funzionari esperti in materia sismica.

Quello del decentramento ai Comuni e ai sindaci di determinate funzioni di indirizzo e controllo per quanto concerne tutto ciò che comporta la sicurezza sismica nelle costruzioni è stato in questi mesi uno dei “cavalli di battaglia” dell’Anci e di alcuni sindaci, in primis proprio il primo cittadino ascolano. Ma chi, di conseguenza, si aspettava che le nuove norme fossero accolte con favore da Castelli è rimasto deluso e sorpreso. In un duro comunicato il sindaco di Ascoli parla di “pacco” recapitato da Ceriscioli ai sindaci marchigiani.

La Regione, quasi alla chetichella, ha trasferito ai comuni alcune funzioni in materia sismica di enorme complessità senza preoccuparsi di assicurare alle amministrazioni locali le risorse umane e finanziarie necessarie per assolvere a tali incombenti – accusa Castelli – ma andiamo per ordine. Attualmente i progetti edilizi in zona sismica vengono depositati al Genio Civile, già ufficio periferico dello Stato, poi passato (con il relativo personale) alle province e, per effetto della famigerata Legge Del Rio, infine attribuito (con il relativo personale) alla Regione. La procedura sismica sinora prevedeva che all’accettazione del progetto venisse fatto un controllo informale degli atti ed un controllo a campione mensile. L’attestazione di deposito (rilasciata mediamente entro 15 giorni) permetteva di iniziare i lavori.

La Regione Marche , legittimamente, ha deciso di cambiare passando dal mero deposito del progetto alla richiesta di una vera e proprio autorizzazione scritta. Fin qui tutto bene. Dapprima sembrava che la Regione intendesse garantire questa evoluzione (che richiede una verifica dei progetti molto più approfondita di quella che viene fatta oggi), potenziando gli uffici del Genio Civile in modo da farli operare efficacemente con il nuovo regime. Successivamente, però, si è deciso furbescamente di trasferire tout court la competenza ai Comuni con più di 5000 abitanti (mentre quelli più piccoli potranno avvalersi del Genio Civile per altri 5 anni, trascorsi i quali dovranno provvedere autonomamente). Il Consiglio Regionale, lo scorso 22 dicembre, ha visto bene di accreditare quest’ultima versione che rappresenta un clamoroso esempio di “trasferimento del cerino” dalla regione ai comuni. Tutto questo in barba ai più elementari principi di leale collaborazione tra enti e senza il minimo rispetto delle condizioni reali in cui i sindaci sono costretti ad operare.

I comuni marchigiani – devastati da anni di tagli e di blocco del turn over – dovrebbero ora assumersi la responsabilità di  garantire il rilascio, entro 60 giorni, di un’autorizzazione all’esito di un procedimento complesso e specialistico che comporta assunzione di enormi  responsabilità nel campo della sicurezza delle persone. Facile riempirsi la bocca con i richiami alla sicurezza, scaricando le responsabilità sugli altri senza trasferire neppure le risorse umane necessarie. L’auspicio è che la Corte Costituzionale possa fermare al più presto questo scempio”.

Una reazione che stupisce, perché in linea di principio appare più che corretto delegare a chi è presente nel territorio l’opera di controllo e verifica ma anche perché, almeno sulla carta, nelle nuove norme sono previste azioni di supporto nei confronti dei Comuni stessi da parte della Regione, con anche un primo stanziamento (per il 2018) di 300 mila euro proprio per la formazione del personale e per l’implementazione dei supporti informativi.

Va, inoltre, sottolineato come la proposta di legge approvata in Consiglio regionale da una così larga maggioranza è il frutto della sintesi di due diversi atti, il primo sottoscritto dal Pd e il secondo presentato da gruppi e consiglieri regionali dell’opposizione come Bisonni (gruppo misto), Giorgini (M5S), Rapa (Uniti per le Marche). Un testo ampiamente condiviso, quindi, che si pensava potesse mettere d’accordo tutti e trovare un’approvazione diffusa e che, invece, viene messo in discussione dal sindaco di Ascoli. Che si appella alla Corte Costituzionale, auspicando una bocciatura del testo

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