“Botti” e “fiaschi” di fine anno


Migliaia di persone per ore nelle piazze marchigiane per le feste di fine anno, addirittura in 30 mila in piazza della Rinascita a Pescara per Capossela. A piazza del Popolo, invece, qualche centinaio di persone per la mezzanotte e poi piazza semi vuota e teatro del festival dei botti…

Esattamente come un anno fa (vedi articolo “Il botto di fine anno”), iniziamo il nuovo anno con lo stesso semplice quesito. Parlando delle feste in piazza per l’arrivo del 2018, a Pescara c’era Vinicio Capossela, a San Benedetto Giuliano Palma, ad Ancona Eve Colapesce (uno dei cantautori emergenti del panorama musicale italiano), a Senigallia la versione invernale del Summer Jamboree (potremmo proseguire anche con Civitanova, Pesaro, Fano, Fermo), ad Ascoli il dj Roberto Ferrari e Ruggero de “I Timidi”. Domanda semplice, semplice, secondo voi in quale di queste piazze si è registrato il minor numero di presenze?

Troppo facile, chiunque sarebbe in grado di rispondere, così come lo scorso Capodanno (quando c’era il gruppo piemontese “Bandakadabra” ad allietare la serata) anche questa volta il minor numero di presenze si è registrato nella nostra piazza del Popolo, nonostante il solito tentativo del primo cittadino di far credere il contrario. “In Piazza del Popolo, un mare di gente veleggia verso il 2018” ha postato il sindaco sul proprio profilo facebook con una foto che, ovviamente, mostra solo una piccola parte della piazza (quella sotto al palco). Nel momento di massima affluenza (a mezzanotte) a voler essere ottimisti (con una buona “tara”) forse si sfioravano le mille presenze. Prima della mezzanotte e subito dopo molte meno.

La foto all’inizio dell’articolo, sin troppo emblematica, l’abbiamo scattata intorno alle 0:30. Le due foto che, invece, trovate qui (e pubblicate su facebook) sono state scattate rispettivamente alle 23:26 e alle 0:36 (c’è l’orario in fondo alle foto stesse). C’è poco da aggiungere, se non che il “mare di gente” è solo nella fervida fantasia del sindaco. Che, per altro, dovrebbe spiegarci, se le quasi mille persone (nel breve momento di massima affluenza) presenti in piazza del Popolo sono “un mare di gente”, come si potrebbero definire i circa 5 mila presenti a San Benedetto e ad Ancona, gli oltre 4 mila a Senigallia, Fano e Pesaro? Per non parlare, poi, dei 30 mila che hanno gremito piazza della Rinascita a Pescara per il concerto (ovviamente gratuito) di Vinicio Capossela…

Certo, rispetto al passato Capodanno, quando lo scenario in piazza del Popolo era a dir poco sconfortante (con tutto il rispetto per il gruppo piemontese, ma chi aveva mai sentito prima nominare i “Bandakadabra”?), è innegabile che qualche miglioramento c’à stato. Ma, sia pure in misura minore rispetto allo scorso anno, è innegabile che siamo di fronte all’ennesimo evidente flop, di certo non inaspettato. Amplificato dal fatto che, a differenza di quanto accaduto in tutte le altre piazze citate (piene di gente già molto prima della mezzanotte e fino alle 2-3 di notte), in piazza del Popolo un po’ di gente c’è stata solo a ridosso della mezzanotte. Fino a poco prima (come dimostra la foto) la piazza era praticamente vuota e quasi immediatamente dopo si è pian piano svuotata.

In compenso, però, non è mancata la tradizionale pioggia di botti, resa possibile anche dal fatto che, a differenza di altri comuni, ad Ascoli il sindaco si è ben guardato dall’emanare un’ordinanza anti botti. Era stata emanata, invece, l’ordinanza anti alcol (1635 del 7 dicembre) che disponeva il “divieto di vendita e somministrazione di bevande in bottiglie di vetro e lattine durante lo svolgimento della manifestazione Capodanno in piazza”. Chiunque era presente in piazza intorno alla mezzanotte, però, ha potuto vedere il gran numero di bottiglie, di ogni tipo presenti. E, ironia della sorte, in alcune delle foto postate sui social e pubblicate anche dai quotidiani locali si vedono alcune ragazze e alcuni ragazzi con in mano bottiglie di alcolici appena comprati…

Tornando alla festa, dopo il clamoroso “fiasco” dello scorso anno ci si attendeva un qualche cambiamento, una decisione che tenesse conto di quanto avviene, con ben altri risultati, nelle piazze limitrofe. Lasciando perdere Pescara, che negli ultimi due anni ha ospitato due eventi di grandissimo richiamo (i Negrita l’anno scorso, Capossela quest’anno), a San Benedetto si è deciso di puntare su nomi di richiamo, lo scorso anno il gruppo ascolano dei “La Rua”, quest’anno Giuliano Palma. Ad Ancona, invece, l’amministrazione comunale ha deciso di puntare su nomi emergenti ma già molto apprezzati dal pubblico più giovane (Cosmo lo scorso anno, Colapesce quest’anno), con il risultato che in entrambe le occasioni la piazza era gremitissima. Ad Ascoli, invece, riesce innanzitutto difficile persino capire che tipo scelta opera l’amministrazione comunale.

L’anno scorso (in un periodo oggettivamente difficile, in piena emergenza terremoto) si era scelto il concerto di un gruppo, però, sconosciuto ai più. Quest’anno, invece, si è optato per una cosa di mezzo, un dj e un pseudo cantante. Il problema è che Roberto Ferrari è soprattutto noto ad un pubblico più adulto e, per giunta, per un tipo di trasmissione radiofonica (“Ciao Belli”) che difficilmente può essere riproposta in una piazza per la fine dell’anno. Quello che si è capito è che l’amministrazione comunale comunque preferisce non puntare, come in altre piazze, su nomi più o meno noti che di certo sono in grado di richiamare un gran numero di persone. Ma, è bene sottolinearlo, alla base di questa scelta non ci sono ragioni economiche, visto che il Comune di Ascoli di fatto praticamente spende come quello di San Benedetto. Lo scorso anno entrambi hanno speso circa 25 mila euro, quest’anno ancora i dati ufficiali non ci sono ma siamo intorno o poco sotto quella cifra.

Quel che è certo, perché ce lo svela la determina n. 2376 del 13 dicembre scorso, è che solo per i cachet dei due protagonisti dello spettacolo in piazza del Popolo il Comune ha speso poco meno di 16 mila euro (15.644 euro), di cui 9.300 euro per Roberto Ferrari e 6.344 euro per Ruggero de “I Timidi”. Al di là di numeri, dati e considerazioni c’è l’evidenza dei fatti che dimostra inequivocabilmente che così come è stata organizzata in questi ultimi due anni la festa di fine anno in piazza non funziona, richiama pochissime persone (e per giunta in uno spazio di tempo estremamente limitato), a differenza di quanto avviene in altri comuni. Allora è opportuno fare una seria riflessione e prendere in considerazione l’ipotesi di cambiare completamente genere di festa (o in alternativa decidere drasticamente di non farla, perché così è solo un inutile spreco di risorse pubbliche).

Un’ipotesi alternativa, che non contempli necessariamente il ricorso a nomi “di grido”, in realtà ci sarebbe ed è quella seguita già quest’anno da alcune piazze abruzzesi, come ad esempio L’Aquila e Lanciano. Dove le rispettive amministrazioni comunali hanno deciso di incentrare la festa di piazza di fine anno dando spazio esclusivamente a gruppi musicali locali, alcuni già più noti ma altri emergenti. Una scelta che è risultata assolutamente vincente, con piazza Duomo (L’Aquila) gremita già dalle 22:30 (per l’inizio del concerto del gruppo aquilano “The Shades”), così come piazza degli Arcipreti a Lanciano.

Qualcosa di simile si potrebbe fare anche nel capoluogo piceno dove, tra l’altro, sono attive due importanti scuole di musica (“Le Arti” e “Lizard”) e dove da qualche anno sono nate diverse band musicali composte da giovani del luogo. Allora si potrebbe davvero pensare di coinvolgere queste realtà locali e, con il budget messo a disposizione l’anno scorso per “Bandakadabra” e per Ferrari e Ruggero quest’anno si potrebbero chiamare sul palco di piazza del Popolo diverse band ascolane. Con il duplice enorme vantaggio da un lato di dare una vetrina importante ai giovani ascolani e, dall’altro, di avere la certezza che piazza del Popolo sarebbe sicuramente gremita già solo dalla presenza di familiari e amici di chi si esibisce. Una festa di Capodanno diversa, non eccessivamente costosa e che coinvolgerebbe molto più il territorio.

Ci sono 363 giorni a disposizione per pensarci ed eventualmente provare ad organizzare. Il sindaco e la giunta hanno tutto il tempo che vogliono per farlo, magari dimostrando per una volta una qualità in genere sconosciuta a questa amministrazione, cioè la capacità di riconoscere e di imparare dai propri errori. In alternativa il primo cittadino può sempre trincerarsi dietro ai soliti irrealistici proclami, spacciando qualche centinaio di presenti per “un mare di gente”, preparandosi sin da ora all’ennesimo flop per la prossima festa di fine anno…

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