Bonus cultura: la rivincita dei 18enni


Contestato e definito “inutile” e “mancia elettorale”, il bonus di 500 euro è stato giù utilizzato da oltre 600 mila ragazzi del 1998 e del 1999. Che, smentendo tutte le previsioni, l’hanno utilizzato soprattutto per acquistare libri, poi anche per concerti, cinema e musei

Oltre 130 milioni di euro spesi per acquistare libri. Di fronte a questo dato comprendiamo meglio perché il bonus di 500 euro per i 18enni introdotto dal governo Renzi non piaceva ed è stato criticato da molti.

La misura, introdotta nel 2016 per i ragazzi nati nel 1998 e confermata anche per i ragazzi del 1999 (con l’ampliamento degli ambiti di spesa e l’inclusione anche dell’acquisto di musica e corsi di formazione) era subito finita nel mirino delle opposizioni e di alcuni organi di informazione. “E’ la solita mancia elettorale” protestava il Movimento 5 Stelle che, poi, non si sa bene per quale ragione ha a lungo parlato di “regalo ad Amazon”. “Non servono a nulla” incalzava Salvini (che dal momento in cui scoprirà che in gran parte sono stati utilizzati per comprare libri sarà ancora più convinto dell’inutilità…), con buona parte della stampa che sembrava pensarla allo stesso modo.

Il bonus introdotto dal governo Renzi per incentivare la diffusione della cultura tra le nuove generazioni in teoria potrebbe essere anche una buona idea ma, come avevamo previsto, già in questi primi mesi si è capito che non funziona e sicuramente non verrà rifinanziato” sentenziava “Repubblica”. Ancora più tagliente e perentorio il “Fatto Quotidiano”, pronto anche a fornire dati e cifre (che, guarda il caso, poi risulteranno completamente errati…) per spiegare il fallimento dell’iniziativa. “Bonus cultura: il fallimento della cultura contro il mercato del web” titolava il quotidiano diretto da Marco Travaglio. Che, poi, all’interno dell’articolo spiegava: “Pochi mesi fa, proprio a ridosso del famoso referendum che ha portato alle dimissioni di Renzi, il Governo aveva decretato il bonus cultura. (…) Ma quali sono stati i risvolti di quella che, all’apparenza, è stata considerata da molti una mera manovra politica? I dati confermano che i pochi ragazzi che hanno usufruito del bonus lo abbiano fatto sfruttando piattaforme digitali quali Amazon e TicketOne”.

Il duplice concetto che in tutti questi mesi è stato fatto passare è molto semplice. Da un lato si è sottolineato come il provvedimento del governo fosse solamente una manovra politica, una mancia elettorale ai 18enni che si apprestano a votare. Una vera e propria ossessione, un ritornello (non nuovo, utilizzato un po’ da tutte le forze politiche) che si ripete ogni volta che viene attuato qualche provvedimento che in qualche modo è a vantaggio dei cittadini. D’altra parte in un paese in cui non c’è anno senza qualche tornata elettorale (tra amministrative, europee, politiche, referendum) qualsiasi intervento si presta a questo tipo di lettura (o di speculazione, a seconda dei punti di vista). Al punto che qualche commentatore politico, neppure troppo ironicamente, pochi mesi fa sottolineava come i vari governi (di qualsiasi colore e di qualsiasi parte politica) forse farebbero meglio ad adottare solo provvedimenti “vessatori” nei confronti dei cittadini, così almeno di certo sono immuni dall’accusa di “mance elettorali”. Sicuramente il risvolto politico-propagandistico è quello che maggiormente ha spinto a criticare il provvedimento.

Ma, soprattutto da parte dei media, a ciò si è aggiunto anche una sorta di giudizio non propriamente edificante nei confronti dei 18enni e dei giovani di oggi in generale, lo stereotipo che una gran parte dell’opinione pubblica si è costruita sulle giovani generazioni. In pratica era opinione diffusa che quei 500 euro sarebbero stati spesi in gran parte non propriamente per la cultura ma per ben altro. In tutta sincerità sin dall’inizio quelle critiche ci sono sembrate davvero eccessive e assolutamente strumentali. Anche perché avevamo raccolto alcune testimonianze di 18enni che ci facevano pensare l’esatto contrario, tra chi ci aveva svelato di voler utilizzare quei soldi per comprare i libri necessari per prepararsi ai test di ingresso all’Università di medicina e chi ci aveva detto di voler spendere quei soldi in parte per assistere a qualche concerto e in buona parte per comprare libri su particolari tematiche e materie non meglio approfondite a scuola.

A leggere tutte quelle critiche abbiamo pensato che quelle testimonianze non fossero in alcun modo rappresentative, che ci eravamo imbattuti in una specie di “mosche bianche” rispetto alla massa dei 18enni italiani. Nei giorni scorsi, però, il Mibact (ministero dei beni culturali) ha fornito le prime cifre ufficiale e, a sorpresa (almeno per quelli che erano così sicuri del contrario), il quadro che emerge è decisamente differente.

In quasi 13 mesi, dal 3 novembre 2016 al 30 novembre 2017 – si legge nel comunicato – grazie a 18app, il bonus di 500 euro per i diciottenni, oltre 600 mila ragazzi nati nel 1998 e nel 1999 hanno speso oltre 163milioni di euro per acquistare libri, musica e biglietti per l’ingresso a concerti, cinema, teatro, eventi culturali e musei.  Gli acquisti sono avvenuti nel 54% dei casi sulle piattaforme online e per il 46% direttamente nei circa 4.000 esercizi commerciali accreditati. Interessante il riparto della spesa nelle diverse categorie di consumo. La lettura si dimostra di gran lunga il prodotto culturale più apprezzato dai neo maggiorenni: oltre l’80% del valore della spesa complessiva nei due anni del bonus cultura ha riguardato i libri (98% libri cartacei; 2% ebook). Seguono concerti e musica, che insieme raccolgono oltre il 10% della spesa, e cinema con oltre il 7% del valore degli acquisti”.

In barba a tutte le previsioni più pessimistiche, quei dati sono estremamente positivi e dimostrano che l’iniziativa è assolutamente valida. Già il fatto che oltre 600 mila ragazzi (circa il 65% degli aventi diritto) ne hanno usufruito è un ottimo dato, reso ancora più soddisfacente da quell’80% di ragazzi che ha utilizzato quei 500 euro per comprare libri. Ben 131 milioni di euro sono stati spesi per comprare, un dato doppiamente positivo sia da un punto di vista strettamente culturale (allora forse i giovani di oggi non sono proprio come ce li descrivono quasi quotidianamente la maggior parte dei mezzi di informazione…) ma anche perché quei soldi finiscono in un mercato e in un settore che non sta certo attraverso un gran momento.

Si tratta di ottimi risultati – afferma il ministro Franceschini – che giustificano la conferma della misura nella legge di bilancio 2018 all’esame del Parlamento”. Una conferma assolutamente da sponsorizzare e da sostenere. E pazienza se chi prevedeva breve durata per il provvedimento rimarrà deluso o se chi parlava di “mance elettorali” rincarerà la dose…

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