Vergogna all’Olimpico, oltraggio alla memoria di Federico Aldrovandi


Negato l’ingresso  nel settore ospiti alla bandiera raffigurante il volto di Federico Aldrovandi che i tifosi della Spal portano sempre dentro lo stadio, in casa e in trasferta. “Non sono previste commemorazioni” l’improbabile giustificazione che scatena polemiche e proteste

La vergogna va in scena poco prima delle 18 allo stadio Olimpico, all’ingresso del settore degli ospiti. Arrivano i circa mille tifosi della Spal che, come sempre, portano con loro una bandiera raffigurante il volto di Federico Aldrovandi, il ragazzo 18enne di Ferrara ucciso la mattina del 25 settembre 2005 da quattro poliziotti.

Una vicenda che ha fatto molto clamore che, a livello giudiziario, si è conclusa con la condanna a 3 anni e 6 mesi dei 4 rappresentanti delle forze dell’ordine. Federico era uno come loro, per questo i ragazzi della curva della Spal gli hanno dedicato una grande bandiera con la sua immagine che portano sempre dentro lo stadio, in casa e in trasferta. E che avrebbero sventolato anche ieri sera all’Olimpico nella partita che vedeva i propri beniamini opposti alla Roma. Già avrebbero voluto farlo, come ogni domenica, ma a qualcuno quella bandiera, quell’immagine che ricorda una delle pagine più vergognose per le forze dell’ordine (non solo per la drammatica vicenda in se ma per i successivi comportamenti indegni dei rappresentanti di qualche sindacato di polizia…) a 12 anni di distanza continua a dare troppo fastidio.

Così si è consumata l’ennesima vergogna, i rappresentanti delle forze dell’ordine presenti all’ingresso del settore ospiti hanno vietato l’ingresso della bandiera, senza alcuna apparente ragione (e quale ragione mai poteva esserci?). Nei giorni precedenti la partita le radio e i siti dei tifosi giallorossi avevano a lungo parlato della vicenda Aldrovandi, avevano ricordato l’accaduto invitando tutti i tifosi della Roma ad applaudire quella bandiera, per tener vivo il ricordo. Inevitabilmente, poi, il discorso era caduto sulla vicenda Fanesi (il tifoso della Samb ricoverato da 20 giorni in gravi condizioni a Vicenza per gli incidenti del post partita) e a quanto accaduto in occasione del derby il 19 novembre scorso, sempre a Roma.

In quell’occasione la Roma, con un gesto molto apprezzato, aveva invitato la famiglia Sandri (Gabriele Sandri fu ucciso l’11 novembre 2007 dall’agente Luigi Spaccarotella nel piazzale dell’autogrill di Badia al Pino, nei pressi di Arezzo, mentre con alcuni amici si recava a Milano per Inter-Lazio) allo stadio. Per l’occasione la Curva nord, il tempo del tifo laziale, aveva preparato una coreografia davvero suggestiva, con il volto di Gabriele affiancato a quello dell’aquila (simbolo della squadra biancoazzurra). Mamma Daniela, accompagnata dal marito, di fronte a quella coreografia in lacrime si stava recando sotto la curva per ringraziare i tifosi quando, con modi anche piuttosto bruschi, era stata fermata dalle forze dell’ordine che, per improbabili motivi di sicurezza, avevano vietato ai genitori di Gabriele di compiere quel gesto. Per protesta la famiglia Sandri aveva poi abbandonato lo stadio.

Chissà, magari le discussioni dei giorni precedenti, i toni astiosi di quei forum sul web e sulle radio hanno provocato la reazione e la decisione di negare l’ingresso a quella bandiera che, in ogni caso, resta un gesto inqualificabile e inaccettabile.  “Non sono previste commemorazioni” il laconico commento di un funzionario di polizia alla richiesta di spiegazioni dei tifosi ferraresi. Che  hanno reagito in maniera composta e senza alimentare tensioni, poi una volta dentro lo stadio sono rimasti per tutta la partita in silenzio, come forma di protesta. Inevitabilmente, però, nelle ore successive alla partita è arrivata la reazione, con interventi e post al vetriolo sui social e non solo dei tifosi ferraresi.

Durissimi i siti dei tifosi giallorossi che, ovviamente, hanno espresso tutta la propria solidarietà ai tifosi della Spal (e alla famiglia Aldrovandi).  “Si aggiunge così un’altra incomprensibile pagina alla storia della gestione dell’ordine pubblico in questo stadio – si legge su “Il Romanista” – una vicenda che fa il doppione a quella, altrettanto assurda, del gennaio scorso, quando ai tifosi della Sampdoria fu vietato di esporre uno striscione di solidarietà con le popolazioni terremotate del centro Italia. Scusaci Federico”.

Durissimo il commento pubblicato su “Sport People”, sito espressione dei ragazzi delle curve. “Pensate davvero che vietando l’ingresso a una bandiera raffigurante il volto di Federico Aldrovandi la gente dimentichi del suo (il vostro) omicidio? – si legge in un durissimo editoriale – vi ha dato fastidio che dei ragazzi provenienti dalla sua città, con la sua effige e con la loro voglia di ricordare al mondo come nella civilissima Italia si possa morire un notte qualunque per mano di chi dovrebbe difendere la tua incolumità, volessero sventolarvi in faccia il suo sguardo per novanta minuti? E ora come vi sentite? Già, ma forse molti di voi sono gli stessi che assieme al Coisp si dilettano da anni a tormentare la mamma e il papà di Federico.

Magari sono gli stessi che due settimane fa, col ghigno sul volto, hanno vietato alla famiglia Sandri di raggiungere la Curva Nord per ringraziare gli ultras laziali della coreografia in memoria di Gabriele. “Per ordine pubblico” avete detto. E così dicendo avete ampliato ancor più quella voragine ormai immensa tra lo Stato e i cittadini. E poi ci parlate di senso civico. E poi ci parlate di regole. E poi ci parlate di educazione. E tutto quelli che si indignano per un coro, per un adesivo, per uno slogan politicamente scorretto oggi dove sono? Oggi non ci sono giornali o telegiornali che aprono con la notizia “Vergogna a Roma: nessun rispetto per Federico Aldrovandi, ucciso dallo Stato”.  Del resto è una questione di priorità. Ditelo alla famiglia di Stefano Cucchi. Che, come quella di Federico, ha dovuto smuovere mari e monti prima di avere un minimo di visibilità ed esser presa in considerazione. In un Italia dove la ragione è a prescindere quella di Stato. E non proprio nella sua nobile accezione manzoniana.

Del resto cosa ci si poteva aspettare da chi è riuscito a vietare l’ingresso di uno striscione per i terremotati del Centro Italia?  Complimenti a tutti. Avete solo confermato l’arcaicità e l’inadeguatezza di Roma e, in generale, della gestione dell’ordine pubblico in Italia. A nome della città chiedo scusa io ai tanti, civili, tifosi spallini giunti all’Olimpico per sostenere la loro squadra, malgrado l’orario e il giorno a dir poco scomodi. Dispiace aver dato un’accoglienza tanto brutta quanto vergognosa. Pure in una partita senza tensioni e in un contesto che doveva essere soltanto di festa. Non posso chiedere scusa alla famiglia Aldrovandi invece. Per l’ennesima volta offesa dalla bietta pretesa di dare un colpo di spugna alla vicenda.

Però sappiate che questo genere di comportamenti sortiscono esattamente il risultato contrario. Ad esempio oggi nessuno avrebbe ritirato fuori l’omicidio di Federico, stigmatizzando l’operato della polizia e mettendo in dubbio la credibilità delle istituzioni. E invece, grazie a questi colpi di genio, ci viene ricordato ancora una volta come nel nostro Paese un ragazzo possa esser massacrato di botte e ucciso dalla forza pubblica”.

Non c’è molto da aggiungere, se non evidenziare ancora una volta, come già accaduto in occasione della vicenda Fanesi, che questi incomprensibili e ingiustificabili comportamenti, rischiano di allargare una distanza che già esiste e non aiutano certo ad aumentare il rispetto dei cittadini nei confronti delle forze dell’ordine, facendo ulteriormente affievolire la loro credibilità.

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