Asili troppo cari, da Regione e Ministero un aiuto alle famiglie ascolane


I 5,3 milioni di euro ripartiti dalla Regione tra i Comuni marchigiani potranno essere utilizzati o per rendere i nidi e le scuole materne più qualificati e sicuri o per renderli accessibili a tutte le famiglie. Cosa che ora non avviene ad Ascoli che ha le tariffe più care della regione

Potrebbe arrivare dalla Regione (e dal Ministero) un possibile aiuto alle famiglie ascolane con i figli in età da asilo nido e scuola materna. Che, come ha evidenziato il dossier “Servizi in Comune. Tariffe e qualità di nidi e mense” di Cittadinanzattiva (vedi articolo “Ad Ascoli gli asili nido e le mense scolastiche più care della regione”), sono costrette a pagare per gli asili nido le tariffe più elevate della regione, con un costo maggiore anche di 600-700 euro all’anno rispetto ai principali comuni delle Marche.

E’, infatti, di ieri la notizia che la Regione ha stanziato oltre 5 milioni di euro (5.318.025 euro per l’esattezza), da ripartire tra i comuni marchigiani, per rendere i nidi e le scuole materne più qualificati, più sicuri e con costi più bassi e accessibili a tutte le famiglie. Quest’ultima cosa che, come abbiamo visto, nel capoluogo piceno non avviene, visto che in media una famiglia ascolana paga per quel servizio 318 euro al mese rispetto ai 294 della media regionale, addirittura ben 66 euro in più rispetto ad una famiglia di Macerata che, in media, paga 252 euro al mese.

I fondi che la Regione mette a disposizione dei Comuni sono quelli assegnati dal Ministero dell’istruzione nell’ambito del piano pluriennale di azione nazionale per la promozione del sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6. “E’ un atto di essenziale importanza – spiega l’assessore regionale Loretta Bravi – perché si prefigge di attuare probabilmente una delle novità più salienti introdotte dalla Legge sulla “Buona Scuola”: un sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino a sei anni con risorse specifiche per il potenziamento dei servizi offerti alle famiglie e l’abbassamento dei costi sostenuti dai genitori. 

L’intenzione è quella di sviluppare le potenzialità di relazione, autonomia creatività e apprendimento, pari opportunità di educazione e di istruzione, lungo tutto l’arco della vita, a partire dalla prima fascia di età: 0-6 anni. Allo stesso tempo vogliamo sostenere le famiglie nell’espletamento delle funzioni educative e nella difficoltà a conciliare il lavoro e gli impegni familiari che condizionano fortemente le scelte della coppia per ciò che riguarda il numero dei figli e la partecipazione al mondo del lavoro”.

Il Piano si prefigge, in particolare, di promuovere l’inserimento dei servizi educativi nell’ambito del sistema dell’istruzione, favorendone l’integrazione con la scuola dell’infanzia. Per fare questo è necessario il progressivo consolidamento e ampliamento dei servizi educativi sul territorio. “La territorialità – prosegue l’assessore – insieme agli indirizzi dati dal MIUR, è il principio che ci ha guidato perché il sistema integrato 0-6 deve avere una ricaduta ovunque nelle Marche.

Ci sono poi risorse destinate ai Coordinamenti pedagogici territoriali, strumenti fondamentali per consentire ai servizi per l’infanzia di avere una loro continuità di esperienza e quindi di compiere un salto di qualità.Come Regione – conclude l’assessore Bravi – ci siamo battuti convintamente ai tavoli nazionali ottenendo le risorse necessarie per intraprendere questo percorso. Fondi che si aggiungono ai  4,2 milioni di euro, annunciati pochi giorni fa, che l’Inail investirà nelle Marche per realizzare nuovi Poli per l’infanzia. Anche queste risorse sono state assegnate dal Miur con l’obiettivo di realizzare fino a un massimo di tre strutture scolastiche per l’infanzia (0 – 6 anni) a gestione pubblica”.

Quello che è più importante, però, è che ciascun Comune potrà destinare le somme assegnate o per interventi per la sicurezza e la riqualificazione delle strutture  (interventi di nuove costruzioni, ristrutturazione edilizia, restauro e risanamento conservativo, riqualificazione funzionale ed estetica, messa in sicurezza meccanica e in caso di incendio, risparmio energetico e fruibilità di stabili di proprietà delle Amministrazioni pubbliche) o per rendere i costi degli stessi più accessibili a tutte le famiglie ( finanziamento di spese di gestione, in quota parte dei servizi educativi per l’infanzia e delle scuole dell’infanzia, in considerazione dei loro costi e della loro qualificazione e quindi al fine la partecipazione finanziaria delle famiglie e nel contempo di favorire la permanenza dei bambini nei servizi educativi dell’infanzia piuttosto che inserirli come anticipatari nella scuola dell’infanzia).

Come ha evidenziato l’indagine di Cittadinanzattiva (che, per altro, non ha fatto altro che confermare un dato già ampiamente noto) l’emergenza nel capoluogo piceno per quanto riguarda il servizio è quella relativa alle tariffe troppo elevate, non accessibili a tutte le famiglie. E’ quindi presumibile e sarebbe logico che l’amministrazione comunale utilizzi i fondi regionali proprio a tal fine. E sarà importante tenerlo a mente e ricordarselo perché è chiaro che, grazie a quei fondi, nel prossimo bilancio l’amministrazione comunale dovrà necessariamente provvedere ad abbassare le tariffe stesse.

Per quanto concerne i criteri adottati per il riparto sono basati sui dati Istat relativi alla popolazione e ai servizi del settore presenti sui territori e si ispirano sostanzialmente a quelli applicati dal Miur. Dei 5,3 milioni di euro a disposizione 4,7 sono destinati ai servizi per i bambini dai 0 ai 6 anni (2,3 milioni per i bimbi dai 0 ai 3 anni iscritti ai servizi educativi accreditati; 1,9 milioni di euro per la popolazione residente tra i 0-6 anni;  478mila euro per la popolazione tra i 3-6 anni non iscritta alla scuola dell’infanzia statale). I restanti 531mila euro andranno per l’80% (425mila euro) ai bambini iscritti alle Sezioni Primavera e per il 20% (106mila euro)  al Coordinamenti pedagogico e alla formazione continua.

Il progetto pedagogico della Sezione Primavera prevede un ambiente di cura educativa, con una attenzione forte al tema dell’accoglienza. In particolare, nelle Marche le risorse  per il potenziamento dei coordinamenti pedagogici presenti sul territorio regionale, in numero di 23, in ciascun ambito sociale, sono assegnate al Comune capofila dell’ambito e ripartite, tra gli stessi, in proporzione al numero di servizi per l’infanzia coordinati.

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