Dopo la solidarietà ora la verità sul dramma di Luca Fanesi


Crescono i dubbi sulla versione ufficiale fornita dalla polizia sull’incidente che, al termine della partita Vicenza – Samb, ha portato al ricovero in ospedale del 44enne tifoso rossoblu, costretto nei giorni scorsi a sottoporsi ad un delicato intervento alla testa

Domenica passata, prima di Ascoli – Foggia, avevano mostrato uno striscione di solidarietà nei suo confronti anche gli ultras bianconeri perché di fronte a determinati drammi non possono esserci rivalità che tengono. Striscioni simili e solidarietà nei confronti di Luca Fanesi, il 44enne tifoso rossoblu (fratello dell’ex giocatore e diesse della Samb Massimiliano Fanesi) da 10 giorni ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Bartolo di Vicenza dopo gli scontri avvenuti nel corso della partita Vicenza –Samb del 5 novembre scorso , sono apparsi un po’ ovunque negli stadi italiani lo scorso fine settimana.

Solidarietà a parte, la sua vicenda ora rischia di trasformarsi in un caso nazionale perché prima sussurrate, poi sempre con maggiore frequenza stanno emergendo aspetti a dir poco sconcertanti che sollevano più di un dubbio su quanto sia realmente accaduto. Per essere chiari, è sempre più forte il sospetto che le cose non siano andate come fino ad ora è stato raccontato dalle versioni ufficiali (polizia e Questura) e da più parti si parla di numerosi testimoni che avrebbero raccontato ben altra e più inquietante storia, pur restando nell’anonimato per ovvie e comprensibili ragioni.

Tutto accade al termine della partita, secondo la ricostruzione farraginosa e incompleta fatta dalla polizia l’incidente sarebbe avvenuto nei pressi di viale Margherita quando, da un pulmino che trasportava i supporter della Samb, alcuni di loro sarebbero scesi per affrontare una quindicina di tifosi del Vicenza. Come tutto sia nato non è stato spiegato ufficialmente, testimonianze e ricostruzioni parlano che tutto sarebbe nato in seguito ad un lancio di oggetti (sassi, qualcuno parla anche di lacrimogeni). Il reparto della celere che accompagnava i tifosi rossoblu interviene immediatamente e nel “fuggi fuggi” che ne scaturisce Luca Fanesi sarebbe scivolato, sbattendo la testa, sempre secondo la versione della polizia.

Quando arriva in ospedale in ambulanza è cosciente, i primi accertamenti evidenziano sospette fratture nella parte posteriore del cranio. Le sue condizioni sono gravi, sabato scorso è stato sottoposto ad un delicatissimo intervento alla testa ed ora Luca è in coma, in condizioni che il fratello Massimiliano ha definito stabili ma gravi. Nei giorni successivi al suo ricovero, però, iniziano a montare dubbi e sospetti, diversi organi di informazione raccolgono testimonianze che raccontano un’altra storia, che parlano di manganellate subite da Luca. Le voci si fanno sempre più insistenti e della vicenda di Fanesi se ne occupa anche l’inviato di “Striscia la notizia”, Cristiano Militello, che in un post in cui definisce la versione ufficiale fornita dalla polizia una “dinamica che odora di dispaccio anni ’70 e ‘80, decenni in cui era pieno di gente che scivolava”.

Ci sarebbe da augurarselo – aggiunge Militello – visto che c’è chi sostiene che la situazione di Luca sia dovuta a una violenta manganellata in testa da parte delle Forze dell’ordine. La cosa suggestiva è che, pur nell’era delle mille telecamere in ogni dove, si fa fatica a trovare lo straccio di un video dell’accaduto”.  Il sito “Fanpage” oggi pubblica un articolo nel quale si sostiene che alcuni testimoni (“che preferiscono restare anonimi ma dei quali abbiamo potuto ascoltare un racconto”) hanno riferito ben altra versione dell’accaduto. “Ad un certo punto – si legge nell’articolo – il cordone della polizia si è chiuso. C’erano due persone. Una è riuscita a scappare, l’altro è rimasto è terra. Era Luca ed è stato colpito tre o quattro volte con i manganelli”.

Ci sarebbero, poi, altri particolari importanti che farebbero vacillare la versione della polizia. Il primo, il più importante, è il referto medico sulle condizioni di Luca che sembra essere completamente in contrasto con la versione data dalla Digos, visto che i numerosi ematomi alla testa non possono essere stati causati da una semplice caduta. A tal proposito l’avvocato della famiglia Fanesi ha chiesto di avere il primo referto del Pronto Soccorso Luca è stato trasportato dopo l’incidente e dove, da quanto sembra, lo stesso Luca avrebbe riferito di aver ricevuto delle manganellate da parte della polizia. La famiglia di Luca al momento si limita a chiedere chiarezza attraverso le parole del fratello Massimiliano.

Vogliamo capire cosa è accaduto esattamente – afferma – e se, come dice la questura, mio fratello è davvero finito in queste condizioni dopo una scivolata accidentale”. In loro aiuto si sono mossi anche i tifosi del Vicenza con un comunicato che da qualche giorno circola sui social “Gentili concittadini, la sera del 5 Novembre, subito dopo la partita di calcio Vicenza – Sambenedettese, in prossimità delle Vostre abitazioni, si è verificato un qualcosa di grave – si legge nel comunicato – parliamo ancora di “un qualcosa” perché non è semplice ricostruire le dinamiche che fanno sì che oggi, dopo dieci giorni, Luca Fanesi sia ancora in stato di incoscienza su un lettino di ospedale nel reparto di rianimazione di San Bortolo dopo aver riportato alcune fratture alla parte posteriore del cranio ed aver subito un delicatissimo intervento nel pomeriggio di sabato.

Come Vostri conterranei lanciamo un appello a Voi tutti affinché la verità possa emergere tramite un qualsiasi fotogramma, un video o anche solo un frammento catturato con un dispositivo mobile come già alcuni di Voi hanno recentemente fatto. Il materiale Vi chiediamo di mandarlo al fratello maggiore di Luca, Massimo, che sta vivendo insieme alla moglie, i due figli, la madre, il fratello minore, parenti e amici tutti una lotta di amore e verità con profonda dignità e speranza. Per invio di materiale o altro: forzalucasamb@libero.it“.

Dalla Questura di Vicenza ci si limita a far presente che le indagini sono ancora in corso e che, quindi, non si può ancora dire nulla. Naturalmente, proprio come Militello, speriamo fortemente che le cose siano davvero andate come è stato raccontato dalla polizia. Certo non possiamo negare che abbiamo la sgradevole sensazione di “deja vu”, le dichiarazioni ufficiali, i dubbi, le testimonianze (vere o presunte), i particolari rilevanti che non riportano ci ricordano un film già visto troppe volte.

Speriamo solamente che in questo caso il finale, comunque siano andate le cose, sia decisamente differente. E, naturalmente, speriamo vivamente che a raccontarcelo sia proprio Luca…

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