Un reddito di dignità per le famiglie in difficoltà


Mentre a gennaio 2018 debutta il reddito di inclusione, il Comune sta pensando ad un intervento di supporto alle famiglie e alle persone in difficoltà che non sia solo una misura assistenzialistica ma che sia legato ad un progetto personalizzato che accompagni verso l’autonomia

Dopo il reddito di inclusione (Rei), presto potrebbe arrivare anche il “reddito di dignità”. Il Rei, approvato il via definitivo il 29 agosto scorso con decreto legislativo 147/2017, debutterà a partire dal 1 gennaio 2018 e si tratta di un intervento strutturale rivolto alle famiglie in condizioni di povertà.

Il reddito di dignità, invece, è una misura ancora in fase di predisposizione da parte dell’amministrazione comunale e fa riferimento all’obiettivo strategico, indicato nel Documento Unico di Programmazione 2016-2018, di “tutelare la famiglia, gli anziani i minori, ridurre il disagio ed attivare politiche per equità”. Il primo importante passo verso la sua attivazione è stato compiuto il 27 ottobre scorso con l’approvazione della delibera n. 212 “Indirizzi in merito alla realizzazione del progetto denominato reddito di dignità”.

L’obiettivo che si pone l’amministrazione comunale è quello di mettere in piedi un intervento a favore dei nuclei familiari e anche dei singoli cittadini residenti nel territorio comunale che si trovano in condizione di disagio sociale e che al momento risultano esclusi da altri analoghi interventi sociali.

La grave crisi occupazionale ed economica che ha colpito il nostro territorio – si legge nella delibera n. 212 – ha portato molte famiglie a vivere sotto la soglia di povertà mettendo in difficoltà la stessa tenuta sociale della nostra città. Il solo reddito non basta ad uscire dalla povertà in quanto lo stesso, spesso, non ne è causa ma il suo effetto, mentre invece le cause possono essere diverse e, tipicamente, di natura multidimensionale. Per evitare “trappole della povertà” è importante agire sulle cause della stessa con una progettazione personalizzata che individui i bisogni della famiglia, predisponga interventi appropriati e l’accompagni verso l’autonomia

Nell’intenzione dell’amministrazione comunale, quindi, il “reddito di dignità” non deve essere visto come una misura meramente assistenzialistica, un beneficio economico “passivo” in quanto al beneficiario sarà chiesto l’impegno a svolgere delle attività, sulla base di un progetto personalizzato condiviso, che lo accompagni verso l’autonomia.

L’intervento previsto – si legge ancora nella delibera n. 212 – prevede l’erogazione del sostegno economico solo condizionatamente all’adesione a un progetto personalizzato in cui il beneficiario si impegni a svolgere delle attività lavorative utili alla comunità. Il progetto prevede un percorso in cui i servizi in rete – sociali, socio-sanitari, centri per l’impiego, associazioni di categoria che si fanno carico dei cittadini più fragili si attivino nello svolgere delle attività lavorative anche a favore della comunità.

Al sostegno economico quindi si deve accompagnare un vero e proprio progetto, in cui si individuano le attività da svolgere, gli obiettivi e i risultati attesi, i sostegni necessari forniti dai servizi e gli impegni assunti dal beneficiario. I comportamenti richiesti ai beneficiari vanno sicuramente riferiti non solo allo svolgimento di un’attività utile alla comunità ma anche alla ricerca attiva di lavoro (corsi di formazione e riqualificazione). La regia è affidata al servizio sociale, nella logica della rete integrata dei servizi e del pieno coinvolgimento del Terzo settore, delle parti sociali, delle altre istituzioni con particolare riferimento all’ufficio del lavoro, e di tutta la comunità”.

Stabiliti i principi che ispirano l’intervento ora c’è da definire nel dettaglio i particolari del progetto, a partire dai requisiti per accedere al “reddito di dignità” proseguendo per l’entità stessa del contributo per il quale il Comune ha deciso di stanziare 200 mila euro per la prima annualità e altrettanti per la seconda annualità.

Spetterà al dirigente del Settore Servizi Sociali occuparsi della concreta attuazione dell’intervento “autorizzandolo alla costituzione e coordinamento di un gruppo di lavoro composto da personale dei Servizi Sociali, Servizio Personale, Ufficio Tecnico, Ambito Territoriale Sociale XXII” che avrà il compito di redigere lo studio finalizzato alla successiva approvazione da parte dell’amministrazione del definitivo progetto denominato “contenente, in particolare, criteri di ammissibilità, e gli adempimenti gestionali ed amministrativi necessari, nonché il coinvolgimento delle Istituzioni ed in particolare la Formazione professionale e Politiche attive del Lavoro della Regione Marche, (per la formulazione del progetto individuale), le Associazioni di categoria (per l’individuazione delle aziende che possono ospitare i beneficiari dell’intervento), i patronati e le associazioni sindacali maggiormente rappresentative (per dare massima diffusione all’intervento)”.

Bisognerà, innanzitutto, capire la compatibilità del “reddito di dignità” con il reddito di inclusione, in particolare bisognerà fare attenzione che questo importante intervento di supporto sia indirizzato a chi ne ha realmente bisogno e a chi, per una ragione o per un’altra, è escluso da altri interventi simili.

Nel complesso non si può non approvare e condividere lo spirito del progetto dell’amministrazione comunale (sperando che diventi presto realtà), anche se resta qualche perplessità sull’importo stanziato. Perché con 200 mila euro all’anno è impensabile poter sostenere concretamente un discreto numero di famiglie e di persone che si trovano in situazione di difficoltà

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