La vergogna delle tasse ai terremotati


In una lettera ai sindaci del cratere il commissario De Micheli ricorda che dal prossimo 16 dicembre “riprenderà la riscossione dei tributi non versati” ma senza l’applicazione di sanzioni e interessi (e ci mancherebbe pure…). “Decisione gravissima” protestano i comitati

Secondo il vocabolario della lingua italiana con il termine tassa si intende un “tributo che viene corrisposto allo Stato o ad altro ente pubblico per il godimento di 

certi servizi”.

E’ del tutto evidente che basterebbe la definizione del vocabolario per chiudere ogni discorso sulla prossima fine (16 dicembre) dell’esenzione dal pagamento della tasse nell’area del cratere. A partire da quella data i terremotati del Centro Italia dovranno ricominciare a pagare le tasse, comprese quelle non versate, grazie alla sospensiva accordata a suo tempo dal Governo. Se c’erano dubbi e qualcuno nutriva ancora qualche speranza a spazzarle via ci ha pensato la lettera inviata nei giorni scorsi ai sindaci dei comuni del cratere dal commissario per la ricostruzione Paola De Micheli.

Caro sindaco – scrive la De Micheli – come certamente ricorderai, dal 16 dicembre prossimo, per i titolari di reddito di impresa e di lavoro autonomo e per gli esercenti attività agricole riprenderà (senza applicazione di sanzioni e interessi) la riscossione dei tributi non versati per effetto delle sospensioni ad oggi vigenti nonché per i tributi dovuti dal 1° dicembre 2017 al 31 dicembre 2017”.

Se fosse ancora vivo Paolo Villaggio indosserebbe i panni del ragionier Fantozzi per regalarci una delle sue più famose esclamazioni: “Come è umano lei!”. In effetti bisogna inchinarsi e ringraziare di fronte ad a tanta umanità, di fronte ad una simile dimostrazione di sensibilità. Non vengono neppure applicate sanzioni ed interessi, che slancio di generosità… Ironia (amarissima) a parte, è inevitabile che la decisione lascia sbigottiti e non può che provocare sconcerto e indignazione.

E’ gravissimo che il commisssario De Micheli e il governo non si rendano conto che le predette categorie non siano ancora nelle condizioni di produrre, generare profitti e quindi pagare le tasse – accusa il Comitato Terremoto Centro Italia – la lettera inviata ai sindaci è emblematica della lontananza abissale della politica dalle reali esigenze dei terremotati e delle piccole imprese. La manifestazione dello scorso 21 ottobre era un modo pacifico per richiedere al commissario De Micheli un cambio di passo. E’ evidente che non vogliono accogliere le nostre istanze”.

Nella lettera la De Micheli ricorda anche che “in previsione di tale scadenza l’Abi e la Cassa depositi e prestiti hanno sottoscritto lo scorso 3 luglio hanno sottoscritto la convenzione “Plafond Moratoria Sisma Centro Italia” che contiene le linee guida e le regole applicative per la concessione di finanziamenti agevolati, garantiti dallo Stato, finalizzati proprio alla ripresa della riscossione tributaria nei territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria. In particolare, i soggetti di reddito di impresa e di reddito di lavoro autonomo, nonché gli esercenti attività agricole, possono chiedere alle banche aderenti (sulla base di un contratto tipo già predisposto) un finanziamento agevolato per far fronte al pagamento dei: tributi sospesi e tributi dovuti dal 1 dicembre 2017 al 31 dicembre 2017, tributi dovuti dal 1 gennaio 2018 al 31 dicembre 2018”.

Si dedicassero a preparare incentivi e interventi strutturali per evitare la chiusura delle aziende, ad oggi quasi 2 mila, e la perdita di posti di lavoro, ad oggi quasi 20 mila, anziché proporre convenzioni con le solite banche – replica il Comitato – fa rabbia constatare che per pagare i tributi i terremotati dovranno indebitarsi. E per i prestiti è il governo a consigliare una lista di banche aderenti ad una convenzione tra lo Stato, tramite la Cassa depositi e prestiti, e l’associazione banche italiane Abi”.

Immediata la reazione dei sindaci dei Comuni maceratesi (ancora non pervenuti quelli della provincia di Ascoli…) che hanno subito chiesto un incontro con il presidente del Consiglio Gentiloni. Siamo davvero di fronte ad una situazione incredibile, al limite del paradosso, che lascia esterrefatti. Perché è sicuramente vero che, quando era stata decisa la temporanea esenzione per i territori colpiti dal terremoto, era stato confermato che si trattava di un provvedimento temporaneo. Però è anche vero che, così come si era detto che l’esenzione era temporanea, si erano anche assicurati e promessi tutta una serie di interventi che, invece, tardano ad essere concretizzati.

La situazione nelle aree maggiormente colpite dal terremoto è sotto gli occhi di tutti, le macerie in gran parte sono ancora tutte a terra, le realizzazione e la consegna delle casette procedono con estremo ritardo, con appena un terzo delle casette stesse che sono state consegnate. Gli sfollati sono ancora circa 30 mila e solo una minima parte delle aziende della zona ha ripreso la propria attività, con tutte le difficoltà del caso. Non vogliamo riaprire la discussione sulle responsabilità e le ragioni di simili clamorosi ritardi, è sicuramente giusto tenere nella dovuta considerazione le oggettive difficoltà e la particolarità della situazione.

Ma tutto ciò non cambia in alcun modo la situazione, non è possibile e non è accettabile che uno Stato che (per colpe proprie e per difficoltà oggettive) non è ancora riuscito a fare a pieno ciò che doveva e che aveva promesso di fare in quelle zone non si faccia scrupoli di chiedere nuovamente il pagamento delle tasse. Che, se dobbiamo prendere per buona la definizione tipica che troviamo nel vocabolario della lingua italiana, è un tributo che viene pagato a fronte di determinati servizi. E’ innegabile ed è sotto gli occhi di tutti che nelle zone del terremoto, per le ragioni di cui sopra, i servizi minimi e indispensabili latitano. Per questo sarebbe eticamente giusto che lo Stato, finchè in quelle zone la situazione sarà tale, continui a non esigere il pagamento delle tasse.

Uno Stato che fa una cosa simile – commenta duramente Oscar Giannino – non ha dignità e senso della misura. Mi dispiace, ma merita tutto il disprezzo possibile. Uno Stato che, come in questo caso, non ha quello che deve e riprende l’esazione delle tasse nonostante sia venuto meno al suo dovere pubblico è spregevole”.

C’è ancora tempo per ritrovare quella dignità e quel senso della misura che, al momento, sembra davvero perso…

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