La vergogna di Bolzaneto tra torture e inaccettabili silenzi


Passata quasi sotto silenzio la  pronuncia della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che ha condannato l’Italia per le ignobili comportamenti dei membri delle forze dell’ordine ma anche perché lo Stato non ha mai condotto indagini efficaci

Non c’era certo bisogno della pronuncia della Corte europea  dei diritti umani  di Strasburgo. Però ora c’è un tribunale internazionale  che ha sancito che quelli commessi dalle forze dell’ordine a Bolzaneto nei giorni del G8 del 2001 sono stati atti di tortura.

Una pagina vergognosa, una macchia indelebile per la storia nella nostra repubblica, il punto più basso toccato da un paese che pure di fragorose cadute non ne ha avute poche. Torture e violenze inaccettabili per un paese civile per le quali le forze dell’ordine e il governo italiano non hanno mai chiesto scusa e che hanno colpito cittadini provenienti da diverse parti d’Europa. Nei giorni scorsi la Corte europea di Strasburgo ha condannato l’Italia per le ignobili azioni dei membri delle forze dell’ordine ma anche perché lo Stato non ha mai condotto indagini efficaci e serie. I giudici hanno riconosciuto ad una quindicina di persone il diritto a ricevere rimborsi fino a poco meno di 100 mila euro per quanto accaduto tra il 20 e il 22 luglio 2001 nella caserma di Bolzaneto.

Le motivazioni della sentenza gettano ulteriore pesante discredito nei confronti delle forze dell’ordine e del governo italiano e rappresentano un marchio infamante e indelebile per tutto il sistema. “L’insieme dei fatti emersi – scrivono i giudici di Strasburgo – dimostra che i membri della polizia presenti, gli agenti semplici, e per estensione, la catena di comando, hanno gravemente contravvenuto al loro dovere deontologico primario di proteggere le persone poste sotto la loro sorveglianza“. Non solo, i giudici sottolineano anche come “nessuno ha passato un solo giorno in carcere per quanto inflitto ai ricorrenti“. E la ragioni di tutto ciò sono un’ulteriore pugnalata alla credibilità della forze dell’ordine.

Perché se da un lato si sottolineano “le lacune strutturali dell’ordine giuridico italiano” (la Corte sottolinea di aver preso nota con soddisfazione della nuova legge sulla tortura entrata in vigore il 18 luglio scorso che, però, ovviamente non può essere applicata a questo caso) dall’altro si evidenzia l’impossibilità di identificare gli agenti coinvolti “sia perché a Bolzaneto non portavano segni distintivi sulle uniformi, sia per la mancanza di cooperazione della polizia”.

Quale mai credibilità possono avere e che rispetto possono pretendere coloro che dovrebbero far rispettare la legge e che, invece, si autoconferiscono una sorta di impunità, che sono i primi a farsi beffa della legalità, chiudendosi corporativamente a riccio in difesa del proprio gruppo, anche delle “mele marce” presenti al loro interno. Quella dei giorni scorsi è la seconda sentenza del genere da parte della Corte europea dei diritti umani sulla vergogna di Bolzaneto, una simile ce ne era già stata a giugno, mentre il governo nei mesi scorsi aveva trovato un accordo con alcuni ricorrenti che avevano accettato l’ammissione di colpa del governo stesso e un risarcimento di quasi 50 mila euro ciascuno.

Non stupisce più di tanto, purtroppo, che una sentenza così importante e dura, con accuse così circostanziate e pesanti nei confronti delle forze dell’ordine e di chi in tutti questi anni ha fatto di tutto per coprire le loro gravi colpe, sia passata quasi sotto silenzio. Ne hanno dato notizia alcuni quotidiani, mentre le tv l’hanno praticamente ignorata. Meglio non parlarne piuttosto che riflettere su come si sia voluta coprire una simile vergogna, di come non si sia avuto il coraggio di togliere definitivamente e senza indugi la divisa a coloro (e purtroppo non sono pochi) che si sono resi protagonista di certi ignobili comportamenti, di come si sia persa un’occasione unica per dare credibilità e lanciare un messaggio ben preciso di assoluta tutela della legalità, sempre e comunque.

Ancora più grave che, chi giustamente da sempre sottolinea quanto difficile sia il compito delle forze dell’ordine di fronte ad una legislazione che consente a chi delinque diverse possibilità di scappatoia (prescrizioni, indulti, sconti di pena), non abbia esitato un attimo ad utilizzare a piene mani quelle disprezzate scappatoie per evitare conseguenze peggiori. Una vergogna e un peccato perché a 16 anni di distanza bisognava quanto meno avere il coraggio di parlare di quei giorni maledetti e avere il buon senso di fare un profondo mea culpa, chiedendo scusa delle atrocità commesse, indegne per un paese civile. E visto che nessuna delle nostre istituzioni ha il coraggio di farlo vogliamo farlo noi, ricordando alcune delle atrocità commesse a Bolzaneto in quei giorni.

Partendo da un importante ed emblematico presupposto. Nessuno delle centinaia di persone portate in quella caserma in quei giorni e oggetto delle torture da parte delle forze dell’ordine è stato poi implicato in qualche procedimento per i disordini del G8. Centinaia di innocenti, vittima di una frangia altamente politicizzata delle forze dell’ordine che in quei giorni ha forse creduto di essere nell’Argentina dei colonnelli, nel Cile Pinochet o anche nell’Unione Sovietica del kgb. La caserma di Bolzaneto in quei giorni era stata approntata come centro per l’identificazione dei fermati, da trasferire poi nelle carceri italiani.

Secondo il rapporto dell’ispettore Montanaro in caserma transitarono 240 persone di cui 184 in stato di arresto. Oggi sappiamo che, in realtà, furono circa 500 le persone che transitarono da Bolzaneto. E che nei giorni successivi al G8 tutti gli arrestati transitati da quella caserma furono scarcerati per l’assoluta insussistenza delle accuse (sancita da diversi giudici). Nei giorni del G8 il ministro della giustizia, il leghista Roberto Castelli, visitò la caserma e dichiarò poi di non essersi accorto di nulla, così come il magistrato antimafia Alfonso Sabella.

Vista la situazione in cui versava Bolzaneto in quei giorni, a meno che i due non si fossero fermati fuori, senza neppure entrare, era praticamente impossibile non capire ciò che stava accadendo. Non a caso qualche settimana dopo Sabella cambierà precipitosamente versione. Alcuni racconti, certificati e dichiarati assolutamente veritieri dai vari processi che si sono succeduti, possono aiutare a rendere un’idea delle terribile atrocità commesse. Ad un italiano di 25 anni G.A. un agente di polizia  divaricò le dita fino lacerargli la carne. Nella caserma di Bolzaneto fu suturato con 25 punti, senza alcuna anestesia e da allora ha un’invalidità permanente.

Per la cronaca l’autore di quell’abuso, condannato a tre anni e due mesi, non ha fatto un giorno di carcere, non è stato cacciato con disonore dalla polizia  ed è tranquillamente tornato a lavorare alla Questura di Genova. Dove, nel corso del 2005, ha violentato quattro prostitute rumene. Per questo ora è stato condannato a 12 anni e 6 mesi di reclusione, con i giudici che hanno lanciato dure accuse al ministero dell’Interno, condannandolo a risarcire le vittime, perché, dopo la condanna per i fatti di Genova, non avrebbe dovuto rimetterlo a contatto con persone fermate.

La ragazza tedesca K.L appena arrivata a Bolzaneto venne sbattuta in terra in una cella, presa a calci e minacciata “ti facciamo fare la stessa fine di Sole” (attivista del centro sociale di Collegno arrestata con l’accusa di ecoterrorismo e poi impiccatasi in circostanze misteriose in cella). Poi le alzarono la testa, tirandole i capelli, e le spruzzarono a lungo uno spray sulla bocca e sul viso fino a farla vomitare (vomito e sangue). Poi le spinsero la testa contro il suo stesso vomito fino a farla svenire. Si sveglierà più tardi in infermeria dove un dottore con la maschera e una maglietta della polizia penitenziaria, mentre la insultava pesantemente, si stava preparando a farle un’iniezione.

La ragazza chiese disperatamente di sapere di cosa si trattasse e allora due agenti la riportarono in cella, trascinandola lungo il corridoio e poi buttandola sul suo stesso vomito. E. P. ventenne italiana dopo alcune ore che era rinchiusa in cella chiese di andare al bagno e due agenti l’hanno presa costringendola a camminare lungo il corridoio con la testa abbassata e le mani sulla testa, mentre veniva colpita da altri agenti con calci, insultata e minacciata. Una volta arrivata in bagno un agente le ha spinto la testa all’interno del bagno alla turca.

Poi, sempre costringendola a tenere la testa dentro il bagno alla turca, calpestata da un agente con gli anfibi, due agenti dietro hanno iniziato ad insultarla con riferimenti sessuali sul suo lato b, dandole anche un paio di colpi manganello ripetendole “ti piacerebbe il manganello nel c…”. A.K. una ragazza francese 23enne, dopo alcune ore passate in cella, viene presa e trascinata a calci e spintoni in un atrio, dove ci sono 5-6 agenti che la insultano e la offendono con chiari riferimenti sessuali. Poi viene fatta spogliare completamente nuda, sempre davanti agli agenti, e costretta a rimuovere il piercing vaginale, nonostante avesse le mestruazioni, mentre gli agenti la irridono.

Poi, dopo che uno di loro le ha passato un manganello lungo il corpo, la trascinano ancora nuda di nuovo in cella dove solo qualche ora dopo le restituiranno i vestiti. C. B., uno spagnolo di 24 anni, nel corridoio che porta al bagno viene fatto spogliare e poi ripetutamente colpito con calci e manganellate sui genitali. Poi gli agenti presenti lo obbligano a cantare alcune canzoncine di ispirazione fascista che, ovviamente, il ragazzo non conosce. Allora per punirlo ogni volta che sbaglia gli spengono una sigaretta sulle mani. Scarcerato dopo tre giorni, ha impiegato quasi tre mesi per riprendere un uso sufficiente delle mani.

Potremmo proseguire a lungo, potremmo parlare del terribile pestaggio ad opera di un ragazzo austriaco con un arto artificiale, delle ragazze con le mestruazioni a cui sono stati tolti con la forza gli assorbenti, per poi costringerle ad usare dei pezzi di vestiti, sempre di fronte ad altre persone.

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