Studenti a caccia di “fake news”


Partirà il prossimo 31 ottobre “I dieci comandamenti dell’era digitale”, il progetto promosso dalla presidente della Camera Laura Boldrini in collaborazione con il Miur per fornire alle nuove generazioni i mezzi adeguati per riconoscere e difendersi dalle “fake news”

Non poteva che partire dalla presidente della Camera Laura Boldrini il progetto che prenderà il via nelle scuole italiane, a partire dal 31 ottobre prossimo, per educare e insegnare alle nuove generazioni a riconoscersi e difendersi dalle fake news e dalle teorie cospirative che popolano il web. D’altra parte chi meglio di lei, che da anni ne è la principale vittima e che si è vista costruire intorno un castello gigantesco di menzogne che, una volta entrate in circolazione, sono quasi impossibili da smontare.

Emblematico, a tal proposito, è il caso dell’ennesima fake news nata da quello che il suo stesso ideatore, il capogruppo al Senato della Lega Nord Gian Marco Centinaio, ha definito un semplice scherzo. Parliamo del post in cui viene attribuito alla Boldrini l’ennesimo fratello, questa volta nominato (ovviamente grazie alla presunta sorella così influente) direttore generale del centro coordinamento delle regioni con uno stipendio mensile di 47 mila euro. Quel post su facebook ha avuto oltre 18 mila condivisioni e le successive smentite non sono però servite a convincere tutti coloro che ingenuamente avevano “abboccato”, per diversi di loro quel fantomatico fratello della Boldrini esiste realmente e davvero ha quel vergognoso stipendio.

La gente dovrebbe essere meno credulona” ha commentato lo stesso Centinaio in maniera davvero subdola perché intanto incassa gli effetti politici di quello che ha definito uno scherzo ma, nello stesso tempo, veste anche i panni del censore delle fake news. Che, è bene ricordarlo, non producono pesanti conseguenze solo in campo politico, anzi, ci sono settori in cui sono ancor più deleterie e pericolose. In particolare in campo sanitario, in questi anni il web ha permesso il diffondersi di pseudo cure alternative (soprattutto per quanto riguarda il cancro) di presunti “luminari” che in realtà nella maggior parte dei casi erano dei veri e propri “stregoni” (o, nella migliore delle ipotesi, di ex medici radiati dall’ordine o addirittura condannati).

E in questo caso le conseguenze di queste terrificanti “fake news” sono stati drammatici, con persone malate che hanno abbandonato le cure tradizionali (che garantivano una speranza di sopravvivere) per abbracciare queste “miracolose” terapie dall’inevitabile esito infausto. Per non parlare dell’effetto che le fake news hanno avuto e continuano ad avere sul problema dei vaccini, con la diffusione di una quantità incredibile di false informazioni e di teorie prive di alcun fondamento scientifico che hanno alimentato e alimentano il vasto e variegato fronte dei no vax.

“Un esperimento straordinario” ha definito l’iniziativa italiana il New York Times che ha presentato nei giorni scorsi, in un lungo e dettagliato articolo, il progetto “I dieci comandamenti dell’era digitale” che partirà dal 31 ottobre. Lo stesso New York Times ha sottolineato quanto quello delle “fake news” sia un problema di carattere internazionale.

Non a caso papa Francesco ha già annunciato che dedicherà il suo discorso in occasione della giornata mondiale della comunicazione nel 2018 al tema delle notizie false, senza dimenticare l’influenza assolutamente determinante che le fake news hanno avuto sulle elezioni presidenziali americane del 2016, al punto che è in corso un’indagine in proposito da parte del Congresso degli Stati Uniti. Per questo è davvero da apprezzare l’iniziativa promossa dalla presidente Boldrini insieme al Miur che inizialmente coinvolgerà 8 mila studenti.

Le fake news – spiega la Boldrini al New York Times – instillano gocce di veleno nella nostra quotidiana dose di web e noi finiamo per esserne infettati senza nemmeno accorgercene. Per questo è giusto dare ai ragazzi la possibilità di difendersi dalle bugie, fornendo loro gli strumenti adeguati per verificare e valutare le notizie”. Ed è fondamentale, per capire l’importanza e la portata di questo progetto, comprendere questo aspetto anche perché, è sin troppo facile immaginarlo, proprio su questo si scatenerà nei prossimi giorni la discussione.

L’obiettivo del progetto non è e non potrebbe certo essere quello di fornire ai ragazzi una “verità” preconfezionata ma semplicemente di fornire i mezzi per poter ricercare autonomamente la “verità”, basata sulla verifica certosina e attenta dei fatti, delle fonti e non semplicemente sulla fiducia, sulle suggestioni, sulla simpatia. E’un aspetto fondamentale e sostanziale perché si tratta di una questione di vitale importanza. Quel progetto è un modo per promuovere l’opportunità di ampliare le proprie conoscenze, per arricchire il proprio bagaglio culturale, per combattere l’ignoranza (intesa come mancanza di conoscenza) che non ci permette di avere i mezzi necessari per stabilire autonomamente cosa corrisponda al vero e cosa no ma ci obbliga a farlo su indicazione di altre persone, che siano esponenti di partito o di associazioni e comitati.

Fornire i mezzi per orientarsi e per riconoscere con certezza le notizie vere e verificabili da quelle false significa proprio questo, cioè dare alle nuove generazioni l’opportunità di decidere e di scegliere con la propria testa. E’ importante comprendere questo aspetto anche per capire che chi nei prossimi giorni cercherà di sollevare un polverone intorno a questo progetto lo farà perché ha bisogno di avere di fronte una platea di persone “ignoranti” e incapaci di orientarsi autonomamente per poterle condizionare e orientare senza difficoltà. In altre parole se, nel caso della fake news sul fratello della Boldrini, coloro che hanno letto e condiviso il post di Centinaio avessero avuto i mezzi e la capacità di orientarsi nella ricerca delle fonti, autonomamente avrebbero scoperto, in pochissimo tempo, che non esiste alcun coordinamento delle regioni e, meno che mai, un direttore di un ente inesistente.

In pratica avrebbero avuto la possibilità di comprendere autonomamente se quella notizia era vera o falsa. Ed è del tutto evidente che tutto ciò non può che far paura e non essere gradito a chi sulla manipolazione delle informazioni ha costruito le proprie fortune (o il proprio seguito), abusando della credulità di tante persone. Il progetto di educazione civica digitale verrà illustrato nel dettaglio nei prossimi giorni ed è stato intitolato “I dieci comandamenti dell’era digitale”. Tra questi ci sono non condividere notizie non verificate, richiedere sempre le fonti e le prove delle notizie pubblicate, ricordarsi sempre che internet e le reti sociali possono essere manipolate, tenere gli occhi aperti contro le Url “civetta”, l’invito a rivolgersi ad esperti per verificare le notizie.

Il programma mira a fare degli studenti dei cacciatori ausiliari di bufale, mostrando loro come creare il proprio blog o social account per mettere a nudo le notizie false e “far vedere come hai fatto a scoprirle”. Nell’intervista al New York Times la Boldrini ha sottolineato di aver incluso nel progetto Google e Facebook come riconoscimento del fatto che lo spazio virtuale è il luogo in cui vivono molti giovani italiani, pur non nascondendo, qualche dubbio sul reale impegno a mettere un freno alle fake news da parte di Facebook. Che, però, attraverso il capo delle politiche pubbliche per Italia, Grecia e Malta si affretta a manifestare il proprio sostegno sostenendo che “il programma rientra in uno sforzo internazionale. L’istruzione e l’alfabetizzazione mediatica rappresentano una componente decisiva del nostro sforzo per arginare la diffusione delle notizie false e la collaborazione con la scuola è determinante”.

La stessa Boldrini ha comunque sottolineato che Facebook sta dando già un apporto promuovendo l’iniziativa attraverso annunci mirati per gli allievi delle superiori, sottolineando anche che c’è la possibilità che quello italiano diventi un “programma pilota” di Facebook in tutta Europa. Emblematica e significativa la conclusione dell’articolo del New York Times: “in Italia i ragazzi hanno molto, molto spazio su cui agire”

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