Storie di ordinario sessismo


Dall’aggressione subita sabato sera a Firenze da una ragazza di 25 anni, salvata da un venditore di rose del Bangladesh, agli insulti e le offese sessiste nei confronti di una giovane arbitro romana fino all’indegna vignetta di Natangelo pubblicata sul “Fatto Quotidiano”

C’è un filo neppure troppo sottile che lega quanto accaduto sabato sera nel centro di Firenze con la gazzarra che si è scatenata domenica ad Arpino (dove a dirigere una partita di Eccellenza c’era un arbitro donna) e con l’indecente vignetta pubblicata mercoledì 18 ottobre sul “Fatto Quotidiano” firmata da Natangelo.

Lo spiega con assoluta chiarezza Chiara, la ragazza di 25 anni che sabato a Firenze è stata molestata da un gruppo di una ventina di ragazzi e che è stata salvata da un venditore di rose del Bangladesh (Hossein). “Ho deciso di raccontare cosa mi è accaduto – afferma – perché molti pensano che non ci sia bisogno del femminismo, dell’antisessismo, dell’integrazione, che la misoginia non esiste, che l’uomo e la donna sono uguali, che hanno gli stessi diritti e le stesse libertà. Ecco noi sappiamo che non è così, noi tutte dovremmo trovare la forza di dire ciò che ci accade, anche se proviamo vergogna, dobbiamo trovare il coraggio di parlare, per essere solidali e per non abituarci a questa mentalità macista e per liberarcene”.

Per chi non l’ha capito parliamo (così come Chiara) del sessismo, nella forma più odiosa e becera, che permea nel profondo la nostra società, il nostro paese, che ancora ci spinge a pensare che certi episodi in qualche modo siano, se non giustificabili, comunque comprensibili perché in un certo senso “provocati”, che non ci permette di concepire che un uomo e una donna possano fare le stesse cose, che non ci fa comprendere a pieno cosa significhi essere vittima di determinati abusi, di determinate violenze. Era quello che aveva evidenziato in maniera emblematica ed eloquente la relazione della commissione Cox, presieduta dalla presidente della Camera Laura Boldrini ma a cui avevano lavorato parlamentari di tutti i partiti e di tutti gli schieramenti politici, oltre che rappresentanti del Consiglio d’Europa, delle Nazioni Unite, dell’Istat, di centri di ricerca e associazioni impegnate nel settore.

Doveva essere un motivo e un momento di riflessione per cercare di capire certe dinamiche ancora resistenti nel nostro paese. Invece è diventata l’ennesima occasione, per alcuni mezzi di informazione, per alcuni esponenti politici, per prendersela con la presidente della Camera (come se tutti gli altri esponenti politici ed esperti non fossero altro che dei burattini in sua mano). E per farlo ci si è spinti in alcuni ambiti a minimizzare certi fenomeni, a sminuire la portata e la pericolosità sociale di certi atteggiamenti. Che, invece, periodicamente, quasi quotidianamente si ripresentano in diverse forme, con diversi episodi, tutti, appunto, con il filo comune del trionfo del sessismo più becero e sfrenato.

In tal senso la vicenda di Chiara è sin troppo emblematica. Qualche settimana fa, nei giorni successivi all’esplosione del caso di Firenze, delle due ragazze americane che hanno denunciato di aver subito violenza sessuale da due agenti di polizia, il senatore di Ala Vincenzo D’Anna aveva esposto la sua sconfortante teoria secondo cui una donna non dovrebbe andare in giro da sola dopo una certa ora di sera. Una sorta di indecoroso e inaccettabile “copri fuoco” necessario perché nella più becera mentalità maschilista una donna che va in giro da sola in certi orari inevitabilmente deve essere una poco di buono. Chiara, invece, è semplicemente una ragazza di 25 anni a cui piace camminare, in particolare in giro per il centro di Firenze la sera.

Mentre camminava ad un certo punto è stata avvicinata da un gruppo di una ventina di ragazzi, tutti italiani, un po’ alticci che ridono, scherzano, le chiedono un selfie. Lei all’inizio si ferma un attimo a parlare e scherzare con loro, poi in un attimo la situazione precipita. La invitano ad andare “a divertirsi con loro”, “dai facciamo una gang bang” le dicono con fare sempre più minaccioso. Chiara a quel punto ovviamente respinge sdegnata le richieste dei ragazzi e prova ad andarsene ma viene accerchiata, iniziano a strattonarla, la tengono per un braccio, iniziano ad insultarla sempre più pesantemente chiamandola “troia”, “tanto si vede che sei una puttana, che sei solo una ciucciac…”, le tirano addosso bicchieri e cannucce, le sputano mentre lei cerca di andarsene.

Quando la situazione rischia di degenerare in sua difesa interviene Hossein, un venditore di rose ambulante che la soccorre, la porta via da quel gruppo di ragazzi, le da un fazzoletto per asciugare le lacrime, poi la porta a mangiare e bere e infine le regala una rosa. “Se non ci fosse stato Hossein quella sera non avrei potuto raccontare questa storia” confessa Chiara. Non ci interessa e non ha senso, in questa sede, fare discorsi inutili sull’extracomunitario “buono” e gli italiani “cattivi”. Detto che è da ammirare il comportamento di Hossein, abbiamo sempre detto che non è una questione di razza, di nazionalità, di colore della pelle.

Quello che, invece, ci interessa sottolineare come sotto il post di Chiara e sotto i post che raccontano la storia di quella serata oltre le tantissime testimonianze di solidarietà e di vicinanza alla ragazza non mancano decine e decine di commenti sarcastici e censori nei confronti della 25enne, con il solito vecchi clichè del “te lo sei andata a cercare”. Perché è indiscutibile e innegabile che quello espresso dal senatore D’Anna è un pensiero e un sentimento largamente diffuso, una ragazza che cammina di sola di sera e che si ferma a scherzare con un gruppo di ragazzi in fondo poi non può troppo lamentarsi se rischia di finire in una brutta situazione come quella vissuta da Chiara. Secondo il vocabolario della lingua italiana con il termine sessismo si indica la tendenza a valutare l’attività delle persone in base al sesso, ad attuare una discriminazione sulla base del sesso.

Passeggiare di sera tarda da soli, fermarsi a parlare con un gruppo di persone, se sei un maschietto puoi farlo, se sei una donna non è assolutamente il caso. E se lo fai poi non puoi lamentarti se rischi o peggio ancora ti accade qualcosa. E come mai si potrebbe definire quello che, invece, è accaduto domenica ad Arpino a Sara, una 23enne con la passione dell’arbitraggio. Sara era impegnata ad arbitrare l’incontro tra la squadra locale e l’Itri calcio. La 23enne romana non è certo una novellina, ha alle spalle 6 anni di esperienza, decine di partite arbitrate. Le è capitato più volte di sentirsi rivolgere le solite offese sessiste, in particolare dal pubblico.

Domenica, però, qualche parolina era già scappata a qualche giocatore dell’Itri. La partita è tesa e nervosa, dura, con scontro tra i giocatori delle due squadre e Sara cerca di evitare di inasprire gli animi. Tutto, però, ha un limite e, quando mancano 15 minuti al termine, di fronte ai ripetuti appellativi offensivi che le rivolge un giocatore dell’Itri decide di estrarre un sacrosanto cartellino rosso. Il giocatore espulso reagisce con nuovi insulti, accompagnati da minacce. Alcuni suo compagni provano a portarlo ma uno di loro, invece, inizia a sua volta ad insultare Sara, a rivolgerle le solite offese sessiste.

La 23enne romana non può far altro che estrarre il rosso anche per lui. I due giocatori espulsi, però, non hanno alcuna intenzione di abbandonare il campo, proseguono a rivolgerle i peggiori insulti sessisti possibili, la minacciano, con gli altri compagni di squadra che pian piano sembrano schierarsi dalla parte dei due. Sara a quel punto non ha scelta, dichiara chiusa la partita e si chiude negli spogliatoi con i suoi collaboratori mentre giocatori e dirigenti dell’Itri perdono la testa.

Tremava ed era terrorizzata quando è corsa negli spogliatoi – racconta il presidente dell’Arpino – ma è stata decisa e ha mostrato una determinazione che pochi avrebbero avuto. Altri al suo posto, con le minacce e gli insulti che continuavano ad arrivare, ci avrebbero pensato due volte prima di interrompere la partita”. Non bastasse quel comportamento sul campo nei giorni successivi arriva anche l’imbarazzante comunicato stampa dell’Itri calcio che spende appena due parole sulla reazione eccessiva dei propri giocatori e non si sente neppure in dovere di scusarsi per le offese e gli insulti sessisti che Sara ha dovuto sopportare.

Anzi, si sottolinea e si ripete più volte che l’arbitro non è stato oggetto di alcuna aggressione fisica, tutto il resto conto poco o nulla. Non c’è scritto chiaramente nel comunicato ma è sin troppo evidente, il concetto semplice è lineare che si vuole esprimere è che se è accaduto tutto ciò è solo perché era un arbitro donna. E, in fondo, che sarà mai qualche insulto e qualche offesa sessista… Sarebbero sufficienti già queste storie, queste vicende.

A completare un quadro davvero desolante, poi, ci ha pensato mercoledì 18 ottobre il “Fatto Quotidiano”, con l’ignobile vignetta firmata da Natangelo, un vero e proprio pugno allo stomaco. L’obiettivo dell’autore, almeno in teoria, sarebbe il programma di Fabio Fazio, ma la risposta della ragazza, che all’uomo che la invita a casa a vedere il programma di Fazio, dice “Violenza per violenza almeno stuprami” è raggelante. “Questa non è satira, non è umorismo, questo è sputare su un dramma enorme della nostra società, questo è promuovere, alimentare, perpetuare un modello culturale violento e orribilmente radicato. Gli uomini proprio non si rendono conto di che atto disumano sia lo stupro, questa vignetta è il degno prodotto della violenza strutturale e culturale di questo paese”.

Il commento di Benedetta sotto il post del Fatto Quotidiano, uno delle centinaia di commenti dello stesso tenore da parte di donne, per noi è da condividere, parola per parola. E’ l’esatta fotografia di quello che è il pensiero diffuso (fortunatamente non di tutti) nel nostro paese, di come anche se ci riempiamo la bocca e fingiamo di indignarsi profondamente in fondo pensiamo qualcosa di diverso riguardo lo stupro. E’ emblematico vedere, sotto il post del “Fatto Quotidiano”, come ci siano diversi uomini che giustificano e in qualche modo apprezzano la vignetta (fortunatamente ce ne sono anche molti che la condannano), mentre tra le centinaia di donne che intervengono i commenti sono durissimi e solamente due di loro provano a giustificare la vignetta.

Ecco, il punto della vicenda è tutto qui, il guaio è che continuiamo a vedere e giudicare certe situazioni con gli occhi, la mentalità e la sensibilità tipicamente maschile. Dovremmo sforzarci a metterci nei panni delle donne, dovremmo avere l’umiltà di guardare le cose, quegli accadimenti con i loro occhi, con la loro sensibilità. E allora forse potremmo renderci conto di quanto deleteri e inopportuni siano certi stereotipi tipicamente maschili…

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