Discarica abusiva e bare scoperchiate dietro al cimitero, la fotogallery della vergogna


Una discarica a cielo aperto, con sfalci d’erba, rami secchi e montagne di rifiuti nella strada vicino il cimitero. Nella cui area retrostante sono depositate bare e materiali di scarto delle estumulazioni, in spregio delle norme sullo smaltimento dei rifiuti cimiteriali

Le foto che pubblichiamo nella galleria fotografica sono sin troppo eloquenti. Ma possiamo assicurarvi che sono poca cosa al confronto della squallore che si prova a vedere “dal vivo” quella desolante situazione e, soprattutto, nessuna foto, nessun articolo potrà mai riuscire a rendere l’idea del senso di nausea che si prova sentendo l’insopportabile tanfo che emanano quelle bare e quel materiale di scarto ricavato dalle estumulazioni delle bare stesse e dei corpi per le loro successive traslazioni.

Un tanfo che ti si appiccica addosso e che ti sembra di sentire per diverso tempo, anche quando sei lontano miglia da quel posto infernale. Basterebbero queste poche considerazioni per descrivere l’ignobile vergogna che si sta consumando da mesi (o forse sarebbe meglio dire da anni) nella zona del cimitero comunale di Porta Cappuccina, nella zona retrostante il cimitero stesso (per capire meglio subito dietro il cimitero, all’inizio della stradina che porta a Mozzano). Una vergogna ampiamente nota a tutti da tempo, dal Comune alla Asl, fino alla cooperativa che gestisce i servizi cimiteriali, ma mai nessuno fino ad ora abbia fatto nulla per fermare e sanare questa ignobile indecenza.

Una vicenda davvero surreale sotto diversi punti di vista, a partire da un evidente problema di decoro cittadino (già, ma chi se ne frega del decoro in una zona semi nascosta, dietro al cimitero…) passando per una grave e inaccettabile violazione delle norme (quelle relative allo smaltimento dei rifiuti da esumazione e da estumulazione), fino ad arrivare ad un chiaro problema igienico-sanitario, senza dimenticare il rischio sicurezza (nella discarica a cielo aperto che è diventata quella zona vengono spesso gettati anche consistenti sfalci di erba, con rami secchi e foglie e non ci vuole certo un genio per capire che basterebbe davvero poco, con tutti gli alberi che sono intorno, per far accendere un incendio di vaste proporzioni).

A portare alla luce questa vergognosa situazione, assolutamente indegna per una società che si vuole definire civile, è toccato all’esasperata famiglia residente proprio in quella zona, proprietaria per altro non solo della casa, ma anche delle terre che confinano con la parte retrostante del cimitero dove avviene l’indegno deposito di bare vuote e di materiale di scarto delle estumulazioni. E’ di loro proprietà anche la stradina brecciata che, di fatto, è ormai diventata un’indegna discarica a cielo aperto. Percorrendo quel breve tratto di strada lo spettacolo (si fa per dire…) è davvero sconcertante, ai lati ci sono  rifiuti di ogni genere, alternati ad enormi cumuli di sfalci d’erba, rami secchi.

In quell’allucinante discarica abusiva a cielo aperto che è diventata quella stradina si può davvero trovare davvero di tutto, enormi cassoni di cemento che avrebbero dovuto essere (o forse sono stati) dei loculi, cassoni di dubbia provenienza, bidoni che non si capisce cosa potessero contenere, vecchie tv, scatoloni di vario tipo, una gomma per camion, perfino un bidet, addirittura fino a qualche tempo fa c’era un camion buttato tra gli altri rifiuti, per giunta con l’inequivocabile scritta sulla fiancata che non lasciava dubbi sull’appartenenza.

Qualche settimana fa – ci racconta Oliviero, proprietario insieme ai suoi fratelli e a sua madre della casa che sorge a fianco di quella stradina (di loro proprietà) e delle terre circostanti – è venuta l’Arpam con gli escavatori per togliere il camion con la scritta della cooperativa”. Non certo per una questione di decoro o di decenza, visto che tutto il resto è rimasto dov’era, molto più probabilmente per togliere quel camion che, di fatto, rappresentava una sorta di firma sull’indecente situazione. Quello che colpisce ulteriormente è vedere al bordo della stradina come siano state praticamente divelte quasi tutte le reti di recinzioni, con la difficoltà di capire se ciò sia avvenuto per la pressione dei tanti rifiuti, anche di grandi dimensioni, gettati o a causa della fretta e della inesistente attenzione di chi, con mezzi pesanti, in fretta e furia è venuto lì a scaricare di tutto.

Andando avanti su quella stradina sulla sinistra c’è la casa di quella famiglia, come detto circondata dalle terre di loro proprietà, dove presto dovrà venire a vivere la madre (i figli stanno finendo di sistemare le ultime cose) che ha avuto l’abitazione dove viveva nel centro storico dichiarata inagibile dopo il terremoto. “Avevamo pensato di mettere dei lampioncini con le luci sulla stradina – ci confessa Oliviero – per abbellire e rendere più accogliente la via che porta verso la casa ma come si fa anche solo a pensare di fare qualsiasi intervento con quell’indecenza lungo la via, con tutti quei rifiuti, con quelle reti divelte”.

Ma se quello che appare lungo quella stradina è già cosi uno spettacolo indecente e sconcertante, purtroppo c’è decisamente di peggio. Al termine di quella stradina, dopo una curva a destra, c’è un cancello dietro al quale c’è la zona retrostante del cimitero (confinante e separata dalle terre di proprietà di quella famiglia da una rete di recinzione) che, di fatto, è diventata un’area di stoccaggio dei rifiuti cimiteriali, in particolare di quelli derivanti da esumazione e estumulazione. E non è certo esagerato definire quell’area un vero e proprio girone infernale. Lo scenario che appare è davvero surreale, c’è un grande cassone verde naturalmente insufficiente per contenere l’enorme mole di rifiuti da esumazione e da estumulazione. Che, di conseguenza, vengono incredibilmente ammucchiati lì a fianco.

Poco distante da quel cassone c’è una collinetta con tutto il materiale di scarto (pietre e vecchie lapidi) ricavato dalle estumulazioni, qualche metro ancora ed ecco apparire una vera e propria montagna di bare aperte, rotte, scoperchiate. Ad accompagnare l’ignobile e vergognoso spettacolo un odore nauseabondo che in pochi attimi penetra nelle narici ed è praticamente impossibile da togliersi per diverse ore. Una vera e propria inaccettabile indecenza che indigna e sconcerta non solamente per una questione di decoro e di rispetto e per l’evidente problema igienico-sanitario che ne consegue.

Ma anche e soprattutto perché c’è un’evidente e grave violazione delle leggi, visto che lo smaltimento dei rifiuti cimiteriali, in particolare di questo genere di rifiuti (da esumazione e estumulazione), è regolata da precise norme, quelle sancite da Decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 15 luglio 2003.

Che, all’art. 12 (rifiuti da esumazione e da estumulazione)  prevede che “ i rifiuti da esumazione ed estumulazione devono essere raccolti e trasportati in appositi imballaggi a perdere flessibili, di colore distinguibile da quelli utilizzati per la raccolta delle altre frazioni di rifiuti urbani prodotti all’interno dell’area cimiteriale e recanti la scritta Rifiuti urbani da esumazioni ed estumulazioni” (comma 2) e che “i rifiuti da esumazione ed estumulazione possono essere depositati in apposita area confinata individuata dal comune all’interno del cimitero, qualora tali operazioni si rendano necessarie per garantire una maggiore razionalità del sistema di raccolta e trasporto ed a condizione che i rifiuti siano adeguatamente racchiusi negli appositi imballaggi a perdere flessibili di cui al comma 2” (comma 3).

A distanza di 5 mesi dalle visite effettuate da rappresentanti del Comune – confessa sconsolato Oliviero – è ancora tutto fermo. Sto pensando di inviare una richiesta a Striscia la notizia, forse dopo lo “sputtamento” qualcuno finalmente si deciderà a muoversi”. Una vicenda davvero incredibile che ora è anche oggetto  di una denuncia presentata in Procura. Ma è allucinante che si debba ricorrere a denunce o ad appelli come quello fatto da Oliviero per risolvere una situazione che, nel suo complesso, è una vera e propria vergogna.

Proprio nei giorni scorsi il sindaco, con un’ordinanza, ha imposto lo stop ai cantieri in tutti i cimiteri comunali, dal 23 ottobre al 12 novembre, in vista delle commemorazioni dei defunti, con il contestuale ordine di rimuovere ponteggi e materiali per non creare intralcio e offrire un’immagine decorosa. Sarebbe oltre modo opportuno, quindi, che si occupi immediatamente anche di questa indecente vergogna.

Perché in caso contrario saremmo di fronte al classico esempio della trave e della pagliuzza…

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