Un’interrogazione sugli abusi edilizi in via delle Begonie


La presenterà nei prossimi giorni il consigliere comunale Giancarlo Luciani Castiglia che incalza il Comune di Ascoli: “E’ al corrente del palese almeno dal 2004, perché non si è costituito parte civile? Perché non risponde alla domanda di sanatoria?”

Ha provocato molto scalpore la storia degli abusi edilizi in via delle Begonie che, come sottolinea il consigliere comunale Giancarlo Luciani Castiglia, si trova a Monticelli, non a Scampia. Una vicenda che si trascina da quasi 20 anni.

Da quando una nota ditta edile ascolana ha realizzato 37 villette a schiera, di cui 9 completamente abusive (la concessione edilizia n. 62/96 prevedeva complessivamente la realizzazione di 28 villette), con le 29 che attualmente sono abitate che mancano del certificato di abilità, delle certificazioni dell’impianto elettrico, idraulico e del gas, del collaudo statico e della certificazione antisismica. Uno scandalo che probabilmente non sarebbe venuto a galla se due famiglie non avessero avviato una battaglia legale contro i costruttori una volta scoperti gli abusi e visto che passavano gli anni ma il certificato di agibilità/abitabilità promesso continuava ad arrivare.

Una battaglia legale che ha portato una prima sentenza civile (la n. 556 dell’11 maggio 2015 del tribunale di Ascoli) totalmente favorevole ad una delle due famiglie (vedi articolo “Abusi edilizi: l’incredibile storia delle villette di via delle Begonie”) e che vede attualmente in corso anche il giudizio penale (che vede sul banco degli imputati i due costruttori e il direttore dei lavori). Ma naturalmente non c’è solo l’aspetto legale al centro della discussione, c’è anche il comportamento in questi lunghi anni da parte dell’amministrazione comunale.

Il Comune di Ascoli – afferma il Luciani Castiglia – è al corrente del palese abuso almeno dal 2004, anno nel quale vi è anche il tardivo deposito di istanza di condono (il 17 dicembre 2004 mentre la legge regionale fissava la data ultima al 10 dicembre 2004). Da allora la situazione non è cambiata, il condono non è stato effettuato. Né sarà possibile farlo visto l’ordine di grandezza della cubatura abusiva rispetto a quella consentita e per altri vincoli esistenti. Un procedimento civile ed uno penale sono aperti. Non voglio ora esprimere giudizi. Il giacobinismo, molto in voga ora in politica non mi appartiene.

Il punto è un altro: come si sta comportando il Comune di Ascoli? A seguito di questo evidente abuso, riconosciuto dal Comune stesso e dal tribunale di Ascoli in prima sentenza, vi è stato il pagamento a favore del Comune di Ascoli per le unità abusive, e quindi non ufficiali, degli oneri di urbanizzazione e dei costi di costruzione per oltre 70 mila euro (secondo calcoli ben approssimati) da parte della Ditta? Io penso di no ma attendo risposte importanti in tempi di magra finanziaria. Quindi in tal caso perché l’amministrazione non ha mostrato i denti questa volta? Perché non si è costituita parte civile? Ha intentato una causa per il recupero di un credito così palesemente dovuto? Se non lo ha fatto, perché? Perché non risponde alla domanda di sanatoria? Com’è potuto accadere tutto questo alla luce del giorno? Domande che a distanza di troppi anni attendono veloce risposta. Proprio per questo ho preparato apposita interrogazione che presenterò nei prossimi giorni e a cui il sindaco dovrà rispondere in Consiglio Comunale”.

In realtà già nel 2014 il consigliere comunale Francesco Ameli aveva presentato un’interrogazione (n. 16 dell’11 dicembre 2014) sulla vicenda, chiedendo se la situazione dal punto di vista urbanistico risultava regolare e, in caso contrario, quali fossero i provvedimenti che l’amministrazione intendeva intraprendere. La risposta del Comune come al solito è vaga e ambigua, da un lato si afferma che “le funzioni di vigilanza edilizia hanno verificato che in via delle Begonie una società costruttrice ha aumentato senza titolo il numero di unità immobiliari, tanto da essere censite n. 9 abitazioni e n. 9 garage in più rispetto all’originario titolo edilizio assentito”. Però, poi, non si ritiene opportuno adottare alcun provvedimento, né si indicano azioni che l’amministrazione comunale intende promuovere per tutelarsi rispetto all’evidente ed acclarato abuso.

Ma sin dall’inizio di questa vicenda il comportamento del Comune è a dir poco incomprensibile. A partire dal momento della stessa presentazione di istanza di condono, protocollata solamente il 17 dicembre 2004 (protocollo n. 67901). La legge regionale 23/2004 in proposito è sin troppo chiara. “La domanda di sanatoria è presentata dagli interessati al Comune territorialmente competente dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino al 10 dicembre 2004” si legge nel comma 1 dell’articolo 6. E, se ci fosse ancora qualche dubbio in proposito, nelle note all’art. 1 comma 1 si attesta che “la domanda relativa alla definizione dell’illecito edilizio è presentata al Comune competente, a pena di decadenza, tra l’11 novembre 2004 e il 10 dicembre 2004”.

In uno Stato di diritto le leggi si rispettano, ancor più quando a farlo deve essere un ente pubblico come, appunto il Comune di Ascoli. Che, sulla base di quanto stabilito dalla legge regionale, doveva dichiarare immediatamente decaduta l’istanza di condono presentata ben 7 giorni dopo la scadenza. Da 13 anni, quindi, è in atto una discussione su qualcosa che neppure dovrebbe esistere, siamo oltre ogni impensabile paradosso.

Non ci sarebbe da aggiungere altro, invece l’iter è proseguito e il comportamento del Comune non è certo migliorato negli anni, anzi. L’11 novembre 2011, dopo anni di incomprensibile silenzio, l’allora dirigente dello Sportello unico per l’edilizia comunicava il diniego dell’istanza di condono presentata dalla ditta Tamarix “qualora non venisse integrata la pratica entro 10 giorni”. Il 21 novembre successivo (alla scadenza dei termini fissati dal dirigente comunale) allo Sportello unico per l’edilizia non è arrivata alcuna integrazione.

Il giorno successivo, quanto meno per non smentire se stesso, il dirigente comunale avrebbe dovuto sancire la decadenza e il non accoglimento dell’istanza di condono. Invece, guarda il caso, nulla è accaduto, il Comune ha finto di non ricordare quella scadenza per diversi mesi ancora, fino al luglio del 2012. Quando, lo stesso dirigente, in una lettera comunicava ai proprietari delle villette, alla Procura e alla ditta Tamarix che “non risultano definite in quanto l’istruttoria, per la quale si attendono ancora le integrazioni richieste alla ditta Tamarix, è attualmente sospesa anche per dare modo ai consulenti tecnici dell’ufficio di adempiere alle funzioni di verifica dei fatti di cause affidategli…”.

Una farsa, non ci sono altri termini per definire l’accaduto, lo stesso dirigente che 7 mesi prima poneva l’ultimatum di 10 giorni non si vergogna di ammettere che quell’ultimatum è stato ignorato ma non è accaduto nulla. Così come nulla accade per altri 3 anni, fino a quando sempre lo Sportello unico per l’edilizia (ora con un nuovo dirigente) convoca una riunione con i proprietari delle villette nella quale il Comune specifica che i proprietari stessi dovranno subentrare alla ditta nella procedura di condono (pagando oneri e oblazioni).

Un evidente e imbarazzante favore alla ditta che ha commesso gli abusi edilizi che, invece di essere in qualche modo perseguita, viene addirittura aiutata dall’amministrazione comunale. Che però, vista la mala parata (ovviamente la coppia che ha ottenuto la sentenza favorevole non presta il proprio consenso al subentro), con un nuovo giro di valzer, sostiene che a sua volta la ditta ha titolo per sostituirsi alla coppia nella richiesta di sanatoria. Gli altri proprietari a quanto pare decidono, invece, di subentrare anche se poi alcuni di loro non pagano né gli oneri né le oblazioni. Al punto che il Comune (sempre attraverso lo Sportello unico per l’edilizia), l’11 luglio scorso (con documento presentato anche nel corso dell’ultima udienza del procedimento penale in corso presso il tribunale di Ascoli) scrive ai proprietari stessi chiedendo il pagamento di quanto dovuto (complessivamente 3.689 euro tra oblazione, contributo costi di costruzione e contributo oneri di urbanizzazione).

Si precisa inoltre – si legge nella lettera del Comune – che ai sensi dell’art. 32 della legge n. 662 del 23 dicembre 1962, la mancata presentazione di quanto sopra, entro tre mesi dalla notifica della presente, comporta l’improcedibilità della domanda e il conseguente diniego del permesso di costruire in sanatoria per carenze di documentazione”.

Visti i precedenti di questi lunghi 13 anni è davvero difficile credere che questa volta c’è da prendere sul serio la scadenza ormai prossima…

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