Il dramma di Peppina tra circo mediatico e “passerelle elettorali”


Mentre la 95enne di San Martino di Fiastra domenica è tornata nella sua casetta, in attesa che venerdì 6 ottobre il tribunale del riesame decida sul ricorso contro il sequestro, le Bsa accusano: “Peppina usata per le passerelle dei politi ma nessuno ha trovato una soluzione”

La premessa, d’obbligo, è che non si può non essere dalla parte di Peppina, la 95enne di San Martino di Fiastra da settimane al centro di una vicenda che sta facendo scalpore. Però il circo mediatico e politico che si è scatenato intorno a questa storia è a dir poco indecente.

Dopo che sabato l’anziana donna si era trasferita dalle figlie a Castelfidardo, domenica ecco il ritorno nella sua casetta a San Martino dove di sicuro resterà fino al prossimo 6 ottobre quando il suo destino si compirà definitivamente. Quel giorno il tribunale del riesame esaminerà il ricorso contro il sequestro della casetta di legno e stabilirà se Peppina può rimanere o se deve andarsene, in questo caso definitivamente. Nel corto circuito mediatico che si è innestato Peppina se ne era andata nonostante lo sgombero fosse stato “congelato”, in attesa appunto della decisione del prossimo venerdì.

Poi sabato sera la comunicazione della Procura (chissà perché si è atteso sabato sera e non è stata fatta il giorno o i giorni precedenti, visto che tra l’altro tutti gli organo di informazione in questi giorni hanno fatto una sorta di countdown…) ed il ritorno a Fiastra. Al netto delle tante (troppe) speculazioni e di quanti hanno provato e stanno provando a sfruttarla a fini propagandistici, da questa vicenda sono emersi con evidenza due aspetti.

Il primo è che siamo di fronte ad un caso in cui da un lato c’è il rispetto delle norme e dall’altro una situazione indiscutibilmente straordinaria di emergenza che si è venuta a creare in seguito al terremoto che si sarebbe dovuto affrontare prima, non ora che l’età e la vicenda di Peppina l’hanno portata all’attenzione dei media. Il secondo è che tutta questa storia è stata gestita nel peggiore dei modi da quasi tutte le parti al punto che si ha la netta sensazione che l’interesse primario non fosse certo quello di tutelare e aiutare la 95enne.

Va anche ricordato che, dopo il clamore sollevato dai media per lo “sfratto” ricevuto dalla donna, c’era stato un incontro tra i familiari della 95enne e il consulente giuridico del presidente Ceriscioli al termine del quale la Regione, in un comunicato stampa, sosteneva che erano state trovate le soluzioni idonee, tanto che l’assessore Sciapichetti sosteneva che “i familiari hanno avuto tutte le rassicurazioni e la signora Peppina potrà restare nella struttura provvisoria che ha realizzato”. Secondo i consulenti regionali, che avevano anche consigliato di chiedere al Tar la sospensiva immediata dell’ordinanza di abbattimento del Comune, la soluzione era quella della sanatoria.

La signora Peppina ne ha diritto – si legge nel comunicato della Regione – perché la volumetria realizzata delle casetta in legno, costruita su area edificabile di proprietà della stessa signora, è sostitutiva di quella della casa storica danneggiata dal terremoto. Abitazione quest’ultima che non sarà più edificata”. Nei giorni seguenti, mentre a San Martino di Fiastra proseguiva la “processione” di politici in cerca di 5 minuti di notorietà, i legali della famiglia di Peppina hanno espresso forti perplessità sulle soluzioni proposte dalla Regione e ci sono state divergenze di vedute.

I tempi stretti in cui bisognava cercare di muoversi non hanno certo facilitato ma è proprio qui che sta il vero punto della vicenda, il fatto che ci si sia mossi solo dopo il clamore che ha suscitato il caso di Peppina che, pure, è per certi versi identico a decine di altri casi che si susseguono nella zona del cratere da mesi. Come al solito molto lucida e assolutamente condivisibile l’analisi fatta domenica dalle Brigate di Solidarietà Attiva che da sempre seguono casi come quelli della 95enne di Fiastra.

Peppina – si legge in un post – è stata usata per le passerelle dei politici (di centrosinistra e di estrema destra, soprattutto), ma nei fatti nessuno ha trovato una soluzione, nessuno è riuscito a produrre una legge che risolvesse la situazione di Peppina e delle altre centinaia di persone che vivono nella stessa condizione. A noi è sembrato assolutamente ridicolo, ve lo confessiamo, che per Peppina si siano cercate non so quante soluzioni fantasiose, cavillose, ma individuali (e fallimentari): come se il problema riguardasse solo Peppina, come se non ci fossero centinaia di terremotati che si sono auto-costruiti delle soluzioni abitative precarie visto che dallo Stato nulla stava arrivando. La soluzione la stiamo proponendo da molto tempo. Dopo più di un anno che chiediamo, coi comitati, che sia garantita la possibilità di costruire le casette su terreno privato, con obbligo di rimozione, tutta questa grottesca situazione ci pare una farsa”.

Molti mesi fa si era posto il problema delle auto costruzioni, un modo rapido per chi era rimasto senza casa per avere un tetto e non aveva voglia di attendere i “tempi eterni” dello Stato. Più volte nei mei scorsi dal territorio si era chiesto un intervento normativo in merito, le stesse Brigate di Solidarietà Attiva avevano sollecitato l’approvazione di norme che, naturalmente nel rispetto di determinati limiti, consentissero e rendessero possibile quel tipo di auto costruzioni. Partendo dal presupposto che, in una situazione di assoluta e così grave emergenza, è giusto, anzi è indispensabile avere una maggiore elasticità nel porre determinati vincoli, alcuni dei quali possono e devono essere superati laddove sussistano evidenti e indiscutibili necessità di sopravvivenza.

Allora, però, nessuno dei tanti politici che sono sfilati in queste settimane a Fiastra si è preoccupato della situazione, ha pensato concretamente di proporre una norma che potesse regolare questa situazione e fornire un concreto aiuto a chi si trovava e si trova in questa situazione. Sono passati mesi e mesi, c’era tutto il tempo per far approvare una simile norma e non lasciare il tutto al “buon senso” di questa o quella istituzione locale. Però allora non c’era ancora stato il clamore della vicenda di Peppina, le telecamere non si erano accese e non c’era la possibilità di avere la visibilità che invece si ha in questo momento.

Nel quale, nella drammaticità (perché comunque quanto sta accadendo a quella anziana di 95 anni, comunque la si pensi, è di certo qualcosa di drammatico) della situazione, si assiste a questa indecente sfilata di politici che fanno a gara a promettere proposte di legge che sanno perfettamente che ormai non potrebbero in alcun modo arrivare in tempo per risolvere la situazione di Peppina. Si è più volte detto in questi giorni, anche con qualche ragione, che in questi giorni è morto lo Stato. Se quei politici, quei parlamentari che sono sfilati in queste settimane a Fiastra in cerca di visibilità rappresentano in qualche modo lo Stato allora sarebbe stato meglio se fosse morto ancora prima, almeno ci saremmo evitati questo indecente spettacolo.

Si sono mostrate, sulla pelle di Peppina e di tutti coloro che sono nella sua condizione, tutte le contraddizioni di una legalità ingiusta imposta a suon di sigilli e minacce legali e Polizia – si legge ancora nel post delle Brigate di Solidarietà Attiva – perchè davvero, questo caso esemplifica piuttosto chiaramente come legalità e giustizia non vadano più di pari passo. Ma pare ci sia davvero poco interesse a risolvere i problemi reali di chi vive nel cratere del Centro Italia, mentre al contrario c’è grande interesse alla telecamera. A tutti coloro che sono nella situazione di Peppina, che rischiano denunce o sgomberi, ribadiamo che siamo a disposizione, dal punto di vista legale, umano, politico: noi sappiamo che Peppina è una di molti, alcuni in condizioni ben peggiori delle sue. Noi non lasceremo solo nessuno”.

Loro, i ragazzi e tutti i volontari delle Bsa, lo hanno fatto davvero sin dal primo minuto, sono stati davvero a fianco di tutte quelle persone, di quanti si sono trovati nella stessa situazione di Peppina, sin dal primo minuto, anche e soprattutto quando su di loro non si erano accese le telecamere. Per quanto riguarda la vicenda della 95enne di San Martino di Fiastra venerdì probabilmente ci sarà una parola definitiva sul suo destino.

Umanamente è impossibile non sperare che Peppina possa restare nella sua casetta di legno. Con la speranza che poi si spenga il clamore mediatico e, magari, finalmente si affronti la situazione seriamente, nei luoghi e nelle sede più opportune, cercando di risolvere il problema e non solamente di strappare 5 minuti di notorietà.

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