I più amati dai marchigiani


Nel consueto monitoraggio semestrale sul gradimento dei sindaci e dei presidenti di Regione di Index research ottimi risultati per tutti i sindaci marchigiani, con Ricci (Pesaro) al quarto posto e Calcinaro (Fermo) al quinto. Molto bene anche Castelli, tiene il presidente Ceriscioli

I sindaci più amati, il governatore Ceriscioli che, nonostante le vicende del terremoto, non perde consensi. E’ davvero un’isola felice, per gli amministratori e per i politici, la nostra regione, almeno a giudicare dalla fotografia che emerge dal tradizionale monitoraggio semestrale condotto da Index Research sul gradimento dei sindaci e dei presidenti di Regione.

Addirittura per quanto riguarda i sindaci due primi cittadini marchigiani sono ai vertici della classifica, il sindaco di Pesaro Matteo Ricci e quello di Fermo Paolo Calcinaro, rispettivamente al quarto e il quinto posto con un indice di gradimento del 60,2 e del 60%. Ma conferma un gradimento alto anche il sindaco di Ascoli Guido Castelli, 17° con il 58,4% e quello di Macerata, Romano Carancini che sale 28° posto con il 56,3%. Entra per la prima volta nella classifica anche il sindaco di Ancona Valeria Mancinelli che, rispetto al semestre precedente, guadagna l’1,7% e con il 55% di gradimento si attesta al 38° posto.

E 38 sono anche i sindaci dei comuni capoluogo (su 110) che riescono ad entrare nella classifica di “Indexcittà” che, come al solito, inserisce sono i primi cittadini che raggiungono o superano il 55% di gradimento. In tutta Italia sono poco più di un terzo ed è davvero significativo che, invece, nelle Marche 5 su 5 entrino in graduatoria. Non meno significativo è il risultato ottenuto dal presidente della Regione Ceriscioli che nonostante le polemiche e le proteste per il post terremoto praticamente non perde quasi nulla rispetto alla precedente rilevazione (48,8% rispetto al 49,1%), restando a metà classifica.

Da evidenziare, pur tenendo nella debita considerazione che stiamo parlando comunque di un sondaggio i cui risultati sono ovviamente da prendere con le dovute cautele, che il governatore marchigiano due anni fa era stato eletto con il 41% dei voti. Quindi se dobbiamo prendere per buono il rilevamento di Index research in 2 anni avrebbe guadagnato quasi l’8% di gradimento. Dando uno sguardo generale alle due classifiche, come detto emerge innanzitutto che sono in netta minoranza i sindaci che ottengono un buon gradimento. In testa c’è il sindaco di Firenze Dario Nardella con il 62,1% di gradimento, seguito al secondo posto dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e da quello di Cuneo Federico Borgna.

Perde molto rispetto al precedente semestre ma resta comunque ai vertici (quinto posto) il sindaco di Bergamo Giorgio Gori che scende dal 62,6 al 60% di gradimento e che 6 mesi fa guidava la classifica. Bisogna scendere fino al quattordicesimo posto per trovare la prima donna sindaco, Silvia Marchionini di Verbania, ancora più indietro (ventunesimo posto) il primo cittadino Chiara Appendino che solo sei mesi prima era al decimo posto. Nonostante non rientrino nella classifica, perché non raggiungono il 55% di gradimento, Index Research nel pubblicare la classifica rende noti anche i risultati dei sindaci dei due più grandi comuni italiani, Milano e Roma.

Il sindaco milanese Giuseppe Sala guadagna consensi e sale nella classifica, arrivando al 49° posto con il 54,3% di gradimento. Vera e propria debacle, invece, per la sindaca di Roma Virginia Raggi che con il 44,4% di gradimento precipita all’88° posto. Per quanto riguarda i presidenti di Regione in testa c’è il governatore del Veneto Zaia, seguito da quelli del Piemonte Chiamparino, della Puglia Emiliano e della Toscana Rossi. Naturalmente, come detto, trattandosi di un sondaggio i risultati vanno presi per quello che sono.

Anche perché ricordando quanto accaduto qualche tempo fa all’ex primo cittadino di Torino Piero Fassino, ai vertici della classifica dei sindaci con oltre il 60% di gradimento un paio di mesi prima delle elezioni in cui poi è stato sconfitto, la prudenza non è mai troppa.

 

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