Piccoli intolleranti crescono


Come degna conclusione di un’estate terrificante per la crescente intolleranza e i ripetuti episodi di razzismo e omofobia, a Pontida la giunta leghista approva un regolamento per la sosta nei parcheggi rosa riservato esclusivamente a donne etero e comunitarie

Se per un attimo provassimo a non pensare alla serietà di una vicenda che tocca corde molto sensibili e mette in evidenza cosa può scaturire da sentimenti come il razzismo e l’omofobia, il regolamento comunale per la disciplina della sosta nei parcheggi riservati alle donne gestanti e alle donne puerpere, approvato dal Comune di Pontida, sarebbe da catalogare come un documento di rara e unica comicità.

Purtroppo la vicenda è serissima e non solo perché è il segnale di una deriva sempre più pericolosa ma anche e soprattutto perché giunge al termine di un’estate terrificante dal punto di vista della crescente intolleranza verso alcune categorie di persone. Quasi superfluo sottolineare che Pontida, sede storica del tradizionale raduno leghista (è in programma domenica prossima), è amministrata da un sindaco della Lega, Luigi Carozzi. Che, insieme all’assessore al territorio Emil Mazzoleni, ha ideato questa novità del regolamento comunale dei “parcheggi rosa” per le donne incinte.

Messa così sarebbe anche una buona cosa, se non fosse che i suddetti parcheggi sono esclusivamente per donne comunitarie ed etero. In pratica quella che poteva essere un’importante iniziativa di carattere sociale, in realtà si è trasformata in una imbarazzante e vergognosa “crociata” contro i migranti e contro la comunità Lgbt. Al punto che il regolamento, che sembra scritto da un ubriaco, più che un supporto rivolto alle mamme incinte, sembra un atto di accusa contro quelle categorie di persone. Già l’art. 1 (Finalità) è tutto un programma

La Città di Pontida – è scritto al comma 1 – intende con il presente regolamento comunale promuovere il sostegno alle famiglie naturali, formate dall’unione di un uomo ed una donna a fini procreativi, nucleo fondante della società civile”. E per ribadire meglio il concetto al comma 2 si sottolinea che “sono esplicitamente esclusi dall’ambito di applicazione del presente regolamento comunale i soggetti non appartenenti ad un nucleo familiare naturale”.

A dir poco surreale il successivo art. 2 nel quale si specifica che “per ‘nucleo familiare naturale’ si intende una famiglia composta dall’unione di un uomo ed una donna a fini procreativi” (neppure negli ambienti religiosi più bigotti e chiusi si trova più una simile definizione di “nucleo familiare naturale”) e che “per ‘donna’ si intende un individuo umano con sesso femminile risultante dai registri anagrafici della Città di Pontida” (e quelle risultanti da registri anagrafici di un’altra città come bisognerà chiamarle?).

Ma il punto più basso si tocca con l’articolo 4 (Soggetti), un delirante mix di razzismo, omofobia, intolleranza allo stato puro e irrazionale illogicità. “Possono richiedere rilascio gratuito di idoneo permesso  – è scritto nell’art. 4 – esclusivamente i soggetti che presentano congiuntamente il possesso dei cinque seguenti requisiti soggettivi: a) essere donna; b) essere appartenenti ad un nucleo familiare naturale; c) essere in fase di gestazione o di puerperio; d) essere cittadina italiana o di un paese membro dell’Unione Europea; e) essere residente nella Città di Pontida”.

In altre parole per aver diritto al permesso per i parcheggi rosa non basta essere un individuo umano con sesso femminile (cioè una donna) e far parte di una famiglia composta dall’unione di un uomo ed una donna a fini procreativi (cioè di un nucleo familiare naturale) ma bisogna essere comunitaria e, naturalmente, risiedere a Pontida. Il successivo comma 4 dimostra che, in realtà, sindaco e giunta leghista devono essersi resi conto di aver un po’ esagerato. Per questo l’opportunità di usufruire di quei parcheggi viene allargata anche a chi non risiede a Pontida, naturalmente extracomunitarie e lesbiche escluse.

Di certo per i vigili che dovranno fare in modo che il regolamento venga rispettato non sarà troppo difficile scoprire se una donna è comunitaria o extracomunitaria. Un po’ più complesso potrebbe essere comprendere se sia etero o lesbica, visto che ancora su nessun documento vengono ufficialmente riportate le abitudini delle persone (magari se arriverà a governare la Lega sanerà questa grave mancanza…). Chissà, se avessero riflettuto meglio sindaco e assessori avrebbero potuto pensare a qualche prova particolare a cui sottoporre chi vuole parcheggiare per capire se è etero o lesbica. Ironia a parte siamo davvero ben oltre i limiti della decenza, definire quel regolamento un’insana follia è davvero riduttivo.

Non riesco a trovare le parole per esprimere il mio dissenso, in pratica con questa decisione qualcuno sostiene che a Pontida esistono donne di serie A e di serie B. Si può essere più cattivi?” commenta amaramente il capogruppo del gruppo civico “Viviamo Pontida Gionata Ghilardi. “Una mamma è una mamma, che sia svizzera, cinese o africana. Il resto è schifo e vergogna. Con queste persone e queste idee quale sarà il prossimo passo?” accusa il consigliere regionale del Pd Scandella, mentre i rappresentanti del Movimento 5 Stelle dichiarano di essere a disposizione di chiunque volesse impugnare e fare ricorso contro questo farneticante regolamento.

Al di là del senso di repulsione che è impossibile da non provare nei confronti di chi si è reso protagonista di una simile indecenza, il vero problema è che la vergogna di Pontida è solo l’ultimo capitolo (e si spera il più indecente, anche se non ne siamo sicuri) di un’estate imbarazzante, costellata da episodi di intolleranza verso migranti e omosessuali. Solo per limitarci ai più eclatanti, come non ricordare l’ignobile risposta del proprietario di una struttura ricettiva calabrese che, a due giovani omosessuali in cerca di una camera per qualche giorno soggiorno, ha categoricamente risposto “qui non accettiamo né gay né animali”.

O quanto accaduto qualche settimana fa ad Ascoli alla prima coppia che usufruito della nuova legge sulle unioni civili, per non parlare dell’incredibile aggressione subita da uno studente originario del Camerun, sulla linea Macerata-Camerino, da un bigliettaio non in servizio. Ancora più eclatante la discriminazione subita da un giovane di colore residente a Milano non assunto in un albergo a Cervia, al contrario di quanto già avevano concordato, proprio per il colore della sua pelle. “Mi dispiace Paolo ma non posso mettere i ragazzi di colore in sala. Qui in Romagna la gente è molto indietro con la mentalità. Scusami ma non posso farti venire giù” l’incredibile sms con il quale l’albergatore di Cervia ha comunicato al ragazzo la decisione. “Può il nostro Paese, nel 2017, accettare che a un proprio cittadino venga impedito di lavorare perché ha la pelle nera?” si chiedeva allora la presidente della Camera Laura Boldrini.

Può un paese civile, aggiungiamo noi, accettare che nel 2017 vengano discriminate future mamme in base al paese di provenienza o alle proprie abitudini sessuali? Certo che no e forse è arrivato il momento di sostenerlo con forza, non accettando più simili vergognose iniziative…

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