Quel che resta dell’estate ascolana


Cartellone delle manifestazioni estive in tono minore e, secondo quanto affermano il sindaco e gli assessori, all’insegna del rispetto dei “principi di sobrietà e di economicità”. Ma analizzando gli atti comunali emerge una realtà differente e sorgono dubbi sui costi dell’estate ascolana

Basterebbero alcuni evidenti paradossi per farsi un’idea di come sia andata l’estate ascolana per quanto riguarda eventi e manifestazioni. Potevamo avere a costo zero George Benson, uno dei miti della musica internazionale, abbiamo avuto per 19 mila euro Paolo Belli.

La sera in cui in una piazza del Popolo con tante sedie vuote andava in scena lo spettacolo dell’estate, lo show di Pio e Amedeo, a pochi chilometri di distanza il concerto degli ascolani “La Rua” riempiva la piazza di Stella di Monsampolo con migliaia di spettatori. Davvero singolare il rapporto del gruppo ascolano con la propria città (o forse sarebbe meglio dire con l’amministrazione comunale). La sera del 31 dicembre, mentre loro riempivano piazza Giorgini a San Benedetto (oltre 5 mila spettatori), in piazza del Popolo “quattro gatti” (non più di un centinaio di persone) assistevano allo spettacolo di fine anno che aveva come attrazione principale la street band torinese Bandakadabra, costato al Comune di Ascoli 25 mila euro.

Quanto a George Benson a luglio era stato l’organizzatore di eventi Nazario Malloni a sottolineare la clamorosa e irripetibile persa dall’amministrazione comunale per dare una scossa alla grigia estate ascolana. “Sono stato contattato nei primi giorni di luglio dall’agenzia – spiega Malloni – che mi ha proposto un possibile concerto di Benson ad Ascoli. Sarebbe stata una delle due uniche date in Italia, considerando quella già programmata in Veneto, di questo tour mondiale. E Ascoli avrebbe potuto quindi catalizzare l’attenzione di tutto il centro e sud Italia. Ho contattato l’Amministrazione comunale per ottenere la disponibilità di piazza del Popolo per una data da individuare, dopo il 17 luglio, senza costi per il Comune. Ho chiesto una risposta in tempi brevi perché l’agenzia chiedeva di avere conferma subito. Quella risposta dall’Arengo non è mai arrivata e la data a questo punto è saltata. Una grande occasione persa per Ascoli…”.

Davvero un’occasione unica, quel concerto sarebbe indiscutibilmente diventato l’evento dell’estate marchigiana, i riflettori dei media si sarebbero accesi sul capoluogo piceno. Invece nulla, l’amministrazione comunale (forse in coerenza con il lugubre nuovo sistema di illuminazione…) ha deciso di spegnere i riflettori, ha preferito puntare sulla comicità trash del duo Pio e Amedeo, de gustibus…

Paradossi a parte, di questa grigia estate ascolana resterà poco o nulla, le polemiche per la “pagliacciata” di piazza di Popolo trasformata per una sera in un’improbabile spiaggia (con tanto di sabbia, ombrelloni e lettini), l’incoerenza di fondo di un’amministrazione comunale che a parole continua a proclamare di voler “valorizzare il ruolo della città di Ascoli quale polo culturale di eccellenza” ma che, poi, in concreto fa di tutto per svilire e umiliare il nostro patrimonio culturale e, probabilmente, il ricordo dell’unico evento degno di un certo interesse (quello che ha visto protagonista Sgarbi).

In realtà nulla di nuovo, non era andata meglio lo scorso anno quando, a parte il costosissimo concerto di Antonello Venditti, l’estate non aveva offerto altri spunti di rilievo.  Ormai è da anni che è così, l’ultima estate di rilievo (da un punto di vista delle manifestazioni e degli eventi culturali) risale al 2013 quando, oltre agli appuntamenti tradizionali (Quintana, Sant’Emidio, Altra Italia, notte bianca) quel cartellone prevedeva anche la lirica in piazza (Rigoletto), le rassegne musicali “Piceno Country Festival) e “Malatesta Rock Festival”, la finale regionale di miss Italia, i concerti in piazza del Popolo di Mario Biondi, Moreno e Gilda Giuliani e lo spettacolo di Gigi Proietti.

Da allora la lirica in piazza è scomparsa (costava troppo, oltre 100 mila euro), quelle rassegne musicali pure, sugli eventi in piazza in Popolo meglio stendere un velo pietoso (Sgarbi escluso) e anche la rassegna “L’Altra Italia” si è trasformata in una semplice passerella elettorale, un evento che da culturale si è trasformato in propagandistico. Senza contare che quando è nato si svolgeva nell’arco di una settimana mentre quest’anno si è ulteriormente ridotto ad appena tre giorni (d’altra parte per fare semplicemente propaganda è anche troppo…). Per onestà bisogna dire che quel cartellone comportò una spesa, per l’amministrazione comunale, di oltre 400 mila euro.

Una spesa che oggi sarebbe improponibile, come sottolinea la stessa amministrazione comunale nel documento istruttorio della delibera n. 87 del 19 giugno (“Programma eventi estate 2017. Atto di indirizzo”) nel quale si impegna a rispettare “i principi di sobrietà ed economicità imposti dal regime di contenimento della spesa (spending review)”. A tal proposito si potrebbe comunque obiettare che non è per forza necessario spendere grandi somme per organizzare e portare eventi di livello e di richiamo.

Abbiamo già visto che c’era la possibilità di far venire gratis George Benson, ma abbiamo anche l’esempio della vicina Folignano che è riuscita ad organizzare una manifestazione di grande livello e di grandissimo richiamo (“Agricultura” il green festival), spendendo poco più di 10 mila euro. E stiamo parlando di un evento che, tra convegni e dibattiti a tema e un cartellone di spettacoli di ottimo livello (Bandabardò, Caro De Andrè, la Compagnia dei Folli, il comico di Zelig Campagna), complessivamente è costato circa 80 mila euro. Il Comune di Folignano, però, è stato molto abile ed efficiente, sfruttando le tante opportunità che quest’anno c’erano di ottenere fondi per la promozione culturale e turistica per i comuni del cratere ma anche riuscendo a coinvolgere privati.

Cosa che, invece, non è accaduta all’amministrazione comunale che anche quest’anno si è limitata a raccogliere i contributi tradizionali che arrivano da Piceno Gas Vendita, dalla Camera di Commercio di Ascoli e dal Bim Tronto. Al di là di questo, siamo poi certi che davvero il cartellone estivo del Comune si è ispirato ai principi di sobrietà ed economicità? In assenza di un bilancio dettagliato dei costi fornito dall’amministrazione comunale (alla faccia della trasparenza…), spulciando i vari atti amministrativi comunali sorge più di un dubbio.

Perché alla fine, pur mancando ancora il costo di alcuni eventi e della maggior parte del cosiddette spese tecniche, siamo già ben oltre i 200 mila euro. Questo significa che all’incirca ben che vada alla fine saremo intorno ai 300 mila euro, una spesa comunque consistente e non molto differente da quella del 2013, quando il cartellone era molto più ricco e di ben altro livello. Anzi, a ben vedere la differenza di spesa rispetto ad allora è determinata praticamente solo dalla lirica in piazza, nel 2013 costata 110 mila euro. Ma, allora, con una simile spesa non era forse lecito attendersi molto di più? Andando ad analizzare nel dettaglio il costo maggiore è stato sostenuto per le festività di Sant’Emidio, ben 56 mila euro di cui 16 mila per lo spettacolo pirotecnico.

Non viene ancora riportata la spesa complessiva per la Quintana che negli anni passati si aggirava intorno ai 40-50 mila euro. Qualche spicciolo in meno di 40 mila euro (39.796 euro per la precisione) è costata la notte bianca, di cui 11 mila euro per il programma proposto dall’associazione Wap e poco meno di 20 mila euro (19.800 euro) per il cachet di Paolo Belli. Diminuisce, rispetto allo scorso anno, il costo della rassegna “L’Altra Italia” che passa da 50 mila e 31.600 euro, mentre per Tam (teatro Romano) la spesa ammonta ad 8 mila euro.

Stessa somma per le iniziative per la valorizzazione del polo culturale S. Agostino, 5 mila euro è l’impegno di spesa sostenuta dal Comune a supporto di Ascoli Piceno Festival.  Da segnalare, poi, alcune voci di spesa che suscitano non poche perplessità. Come, ad esempio, i 13 mila euro per una sfilata di moda e l’identica cifra per le notti bianche di Porta Maggiore e Monticelli, finanziate con il fondo per il sostegno e rivitalizzazione delle attività commerciali post sisma (che c’entra con la notte bianca di Monticelli?).

Per non parlare, poi, degli 8.500 euro per il progetto “Asculum” (“un’iniziativa ambiziosa ed innovativa con la finalità di organizzare momenti di approfondimento e riflessioni realizzati per riscoprire le antiche connessioni, perse con il passare dei secoli e lo sviluppo della nostra società e cultura contemporanea, esistenti tra natura, cultura e spiritualità” si legge nella delibera 119 del 14 luglio) proposto e organizzato da “Il Sutra del Cuore” di Porto San Giorgio. Che, come si legge nel proprio sito, è “un’associazione culturale che ha per scopo l’insegnamento, la pratica e la diffusione delle discipline bionaturali ed olistiche ma soprattutto vivere nell’amore, nel rispetto e nell’armonia, contribuendo a costruire un mondo migliore, partendo dal nostro cuore per cambiare la nostra vita, famiglia, comunità, nazione, il nostro mondo!”.

Davvero superfluo ogni commento, è semplicemente sconcertante che un’amministrazione comunale spenda soldi pubblici in questo modo… Tornando al cartellone estivo, ci sarebbe poi da evidenziare come, al paragone con i principali comuni marchigiani (non solo gli altri capoluoghi di provincia), ancora una volta Ascoli risulta ampiamente il peggiore. E di come l’estate marchigiana, al di fuori di Ascoli, sia stata come al solito ricca di grandi appuntamenti, di rassegne di altissimo livello (Musicultura, Macerata Opera Festival, Rossini Opera Festival, Festival Internazionale della danza, Festival internazionale teatri dei bambini, Summer Jamboree, ecc.) . Ma forse è meglio non pensarci per evitare lo scoramento…

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