Videosorveglianza in centro: oltre il danno, la beffa


Dopo l’ennesimo episodio di teppismo in pieno centro storico (imbrattata una delle fontane di piazza Arringo) si torna a parlare del sistema di videosorveglianza, inattivo dal 2015 a causa del guasto di un videoregistratore la cui sostituzione costa meno di 500 euro

La Prefettura di Ascoli ha convocato un comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza che dovrà fare il punto su quelle che sono le situazioni e i punti sensibili anche in vista del prossimo Anno Santo, per monitorare e isolare rischi terroristici. Per quanto riguarda il Comune di Ascoli abbiamo già stanziato 200mila euro per la videosorveglianza, dimostrando di non tirarci indietro rispetto agli obblighi che abbiamo”.

Era il novembre del 2015 quando il sindaco Castelli, dopo i tragici fatti di Parigi, annunciava l’intervento e l’impegno dell’amministrazione comunale per rendere più sicuro il centro cittadino. C’è poco da scherzare sulle vicende che riguardano possibili atti terroristici. Però, 2 anni dopo, viene da sorridere all’idea che davvero qualcuno allora potesse pensare di fermare eventuali possibili terroristi grazie alla videosorveglianza quando non si riesce neppure ad individuare i responsabili di brutti episodi di teppismo e maleducazione che si ripetono nei luoghi più caratteristici della nostra città.

L’ultimo, in ordine di tempo, si è verificato la notte tra martedì e mercoledì, con una delle due fontane di piazza Arringo ignobilmente imbrattata con alcune scritte. Ma nei giorni scorsi erano stati imbrattati anche alcuni dei nuovi cartelli turistici legati ai sestieri della Quintana, per non parlare delle ripetute scritte che quasi quotidianamente spuntano in fondo alle logge di piazza del Popolo o al chiostro di San Francesco e delle vie del centro storico utilizzate come veri e propri bagni pubblici (la settimana scorsa, per un paio di sere consecutive, l’odore di urina in alcune zone del centro, compreso piazza Arringo e piazza del Popolo in corrispondenza di alcune rue, era davvero insopportabile).

Certo alla base di tutto principalmente c’è l’imbecillità, la maleducazione e la mancanza di rispetto di chi compie simili gesti. Però un buon sistema di videosorveglianza, se probabilmente non ci metterebbe al riparo da possibili atti terroristici, di certo permetterebbe di individuare facilmente gli autori di quegli atti e, di conseguenza, contribuirebbe ad evitare il loro ripetersi. Il punto però è proprio questo, che fine ha fatto il sistema di video sorveglianza negli anni passati più volte sbandierato dal sindaco Castelli come una sorta di panacea per la sicurezza e il decoro del centro storico?

Siamo alle solite, ancora una volta siamo di fronte ad una  vicenda caratterizzata dai soliti annunci e ritardi, con le solite promesse roboanti puntualmente non rispettate. Le prime telecamere per la videosorveglianza nel capoluogo piceno sono state posizionate nel 2006, con Celani sindaco. Il progetto, approvato con delibera n. 91 del 7 giugno 2006, prevedeva un costo complessivo di 134.400 euro, di cui 53.760 finanziati dalla Regione (e il resto dal Comune).

A fine novembre venivano ufficialmente attivate le prime 7 postazioni, come si legge nell’”Informativa ai cittadini sull’attivazione di un sistema di videosorveglianza nel centro storico di Ascoli Piceno ai sensi dell’art. 13 del codice in materia di protezione dei dati personali” pubblicata sul sito internet comunale, in 7 punti strategici del centro storico: angolo via XX settembre – via Pretoriana, angolo corso Trento e Trieste-corso Mazzini, angolo via del Trivio – corso Mazzini, angolo via dei Bonaccorsi – piazza Arringo, angolo via Giudea – piazza del Popolo, chiostro San Francesco.

Con il passare degli anni il numero di telecamere è aumentato, con l’installazione anche in altre zone della città, anche se il sistema ha mostrato non poche crepe, tanto che pian piano della videosorveglianza ci si è quasi dimenticati. Con il sindaco e l’amministrazione che, ogni tanto, ce ne ricordavano l’esistenza annunciando quel rilancio in grande stile che, però, è sempre rimasto una mera intenzione. Nel dicembre del 2015, poi, dopo gli attentati di Parigi e in vista del Giubileo, l’amministrazione comunale decideva (con delibera n. 294 del 9 dicembre) “di affidare la progettazione e il coordinamento degli impianti di videosorveglianza cittadina al Servizio Ced”, nominando anche un coordinatore per l’attività di progettazione e consolidamento, con tanto di responsabilità per il loro corretto funzionamento.

Pochi mesi dopo, a primavera, il primo cittadino annunciava l’intenzione di ampliare il sistema di videosorveglianza, portando addirittura a trenta il numero di telecamere, con un ulteriore investimento di 130 mila euro, “con l’obiettivo di colpire vandali e malviventi”. “Sostituiremo tutte le attuali telecamere – affermava il sindaco – e aumenteremo il loro numero andando anche a presidiare le aree verdi del centro, come ad esempio piazza San Tommaso ed il teatro romano. Altra zona che monitoreremo è piazza Bonfine. E proprio di queste zone da sorvegliare stiamo parlando con la Questura.

Alla fine, in centro arriveremo ad una quindicina di telecamere ed in totale, includendo le 17 già funzionanti in piazza Diaz, a Campo Parignano, avremo una trentina di telecamere tutte in rete, controllate dal Comando dei vigili urbani. Il progetto di massima già c’è e in tempi stretti procederemo con la validazione. Entro l’estate contiamo di avviare il nuovo sistema di videosorveglianza. Un sistema implementabile, che andrà ad integrare anche i varchi elettronici e che garantirà un grado di nitidezza delle immagini tale da fornire un’eventuale identificazione corretta e quindi utilizzabile anche a livello legale”.  

Come siano andate, poi, le cose è storia recente. L’estate 2016 è passata ma della nuova rete di videosorveglianza con 30 telecamere non si è vista traccia. Naturalmente, come per tutti i ritardi e le mancate promesse degli ultimi tempi, l’amministrazione comunale si è appigliata al terremoto. Peccato, però, che, secondo quanto promesso dal sindaco, quel nuovo sistema quando è arrivata la prima violenta scossa del 24 agosto doveva essere già attivo (o, quanto meno, sul punto di essere attivato).

Nulla di nuovo, quindi, ritardi e inadempienze per le quali si cerca in maniera strumentale di ripararsi dietro il comodo paravento del terremoto. In ogni caso ovviamente da fine estate, vista la situazione, di videosorveglianza non si è più parlato per mesi. Poi, a febbraio, due determine nell’arco di pochi giorni hanno riportato l’attenzione sulla vicenda, con una clamorosa e imbarazzante sorpresa. Naturalmente del progetto della nuova rete con 30 telecamere non si parla più. In compenso, però, si è finalmente programmato un intervento necessario a riattivare l’impianto di videosorveglianza già esistente nel centro storico.

Ma riattivare significa che, quindi, il sistema a febbraio 2017 non funzionava.. In realtà  la determina n. 108 del 7 febbraio ci svela che la videosorveglianza non funzionava già da diverso tempo, almeno da novembre 2015. “ A seguito della riunione del 16/11/2015 – si legge nel documento istruttorio della determina – è stato chiesto a questo servizio di verificare lo stato di funzionamento del sistema di videosorveglianza in oggetto e di provvedere al ripristino funzionale dello stesso”. In altre parole quando il sindaco, dopo gli attentati di Parigi, parlava del sistema di videosorveglianza in realtà già sapeva del suo non funzionamento, come lo sapeva quando nel dicembre 2015 approvava la delibera 294, nella quale però non si fa in alcun modo menzione della riunione del 16 novembre  e del riscontrato mancato funzionamento.

Preso atto che si è guastato il dispositivo di videoregistrazione delle riprese delle telecamere – si legge ancora nel documento istruttorio – e che pertanto non è possibile né registrare né visualizzare gli eventi ripresi dalle telecamere, vista l’urgenza di procedere al ripristino della piena funzionalità del sistema di videosorveglianza del centro storico, sostituendo l’apparato DVT guasto, si propone di impegnare la somma di 670 euro”.

Si, avete letto bene, non c’è alcun errore. Almeno dal novembre 2015 la videosorveglianza non funziona perché si è rotto un videoregistratore dal costo di 670 euro (anzi di poco meno di 500 euro, visto che 20 giorni verrà approvata una nuova determina che corregge la n. 108 e riduce la spesa per il nuovo apparato di 200 euro). Da rimanere senza parole, sorvolando per decenza sul fatto che, dopo quasi due anni, si ha il coraggio di scrivere che c’è “l’urgenza di procedere”. Parlare di superficialità, di ennesima dimostrazione di incapacità di programmare e di amministrare è a dir poco riduttivo.

Resta, oltretutto, da capire se da febbraio ad oggi (cioè dopo 6 mesi) si sia finalmente provveduto a riattivare il sistema di videosorveglianza. In realtà tutti gli indizi portano a credere che non sia così, visto che gli episodi di teppismo continuano a ripetersi con imbarazzante frequenza e che nessuno è mai stato identificato.

Sembra uno scherzo, si è speso quasi  200 mila euro per installare le telecamere, si potrebbe finalmente far pagare chi compie simili sconcezze ma ciò non accade perché da quasi due anni si attende un intervento da meno di 500 euro. Da far cadere le braccia…

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