Occupazioni abusive e rispetto delle legalità: due pesi e due misure


Giusto sgomberare lo stabile di via Curtatone, invocando il rispetto della legalità. Ma lo stesso metro  andrebbe usato per l’immobile di via Napoleone III, da anni sede “abusiva” di Casapound, e per altri edifici pubblici occupati, sempre abusivamente, da movimenti e associazioni

Non avrei immaginato che potesse accadere, ma per una volta mi trovo incredibilmente d’accordo con la sindaca di Roma Virginia Raggi e con Casapound in merito alla vicenda dello sgombero di via Curtatone.

Un edificio occupato abusivamente e sottratto ad un gruppo di imprenditori – ha spiegato la Raggi in un lungo intervento pubblicato sul proprio profilo facebook – mi riferisco a centinaia di uomini, donne e bambini finiti in strada senza un tetto. Questa è la conseguenza di anni di disinteresse, è il segno dell’inadeguatezza dell’attuale politica sull’immigrazione  sull’accoglienza. Il Comune di Roma ha compiuto fino in fondo il proprio dovere, attenendosi alla legge. E’ bene sapere che a Roma ci sono un centinaio di stabili occupati abusivamente che, inutile nasconderlo, attirano l’attenzione della criminalità e di alcune frange estremiste dei movimenti per la casa. Dobbiamo intervenire per ristabilire la legalità. Non servono solo più fondi ma un vero e coraggioso cambio di visione”.

E’ stato giusto sgomberarli, la Polizia quando fa questo tipo di operazioni farebbe meglio a stare zitta ma l’intervento di sgombero della palazzina occupata abusivamente è sacrosanto” ha più volte ribadito il vicepresidente di Casapound Simone Di Stefano. Al netto delle considerazioni che ci sarebbero da fare sui tanti e complessi aspetti di questa vicenda e sugli ingiustificati eccessi delle forze dell’ordine, senza entrare nel merito dell’inverecondo rimpallo di accuse tra il Comune, la Regione e il governo, è impossibile non essere d’accordo con la Raggi e con Di Stefano. Anche perché la legge e la giurisprudenza consolidata non tollerano in alcun modo e non giustificano in alcuna maniera l’occupazione abusiva di un alloggio, di un edificio.

Lo hanno ribadito diverse sentenze della Cassazione e del Tar, né lo stato di necessità né il cosiddetto “diritto alla casa” possono legittimare un atto che è considerato un reato. Il Tar del Lazio, nella pronuncia del marzo del 2015, ha solamente sancito che lo “stato di necessità” può essere invocato in sede penale per evitare una più pesante condanna. Non solo, il Tar (come già la Cassazione) ha ribadito come in questi casi sia necessario l’esercizio del potere di autotutela da parte della pubblica amministrazione che si traduce nell’ordine di sgombero da eseguire anche in forma coattiva.

Le pronunce del Tar e della Cassazione hanno, inoltre, ribadito che semmai la pubblica amministrazione, in presenza di uno stato di bisogno grave, deve attivare specifici servizi a tutela dei meno abbienti quale la temporanea ospitalità in strutture convenzionate, sussidi economici o l’assegnazione in deroga di case popolari. Ha quindi perfettamente ragione la sindaca Virginia Raggi quando sostiene di aver fatto solamente il suo dovere, che lo sgombero era un atto dovuto.

Siamo pienamente d’accordo con lei, siamo stufi di questo malvezzo tipicamente italiano di tollerare determinate illegalità cercando di trovare sempre un appiglio, sempre una giustificazione (l’abusivismo di necessità, l’occupazione abusiva per stato di bisogno, ecc.). Sogniamo un paese in cui la legge venga sempre e comunque rispettata, senza se e senza ma, nel quale l’illegalità sia sempre considerata tale senza nascondersi dietro a motivazioni di comodo e con i rappresentanti istituzionali che siano sempre in prima fila per combattere con ogni mezzo questo tipo di illegalità, senza sconti e senza piegarsi a reali o presunte motivazioni di carattere sociale. Bene ha fatto, quindi, Virginia Raggi (forse è il primo provvedimento giusto della sua “sciagurata” esperienza amministrativa…).

Che, non abbiamo dubbi, nei prossimi giorni, probabilmente nelle prossime ore, dimostrerà ulteriormente quanto per lei sia fondamentale il rispetto della legalità ordinando immediatamente lo sgombero dell’immobile di via Napoleone III, occupato abusivamente dal dicembre 2003 da Casapound e da allora sede nazionale del movimento di estrema destra, e di altri edifici pubblici occupati, sempre abusivamente, da altri movimenti e associazioni. A meno che, naturalmente, prima del provvedimento d’imperio arrivi lo sgombero volontario da parte di Casapound che, non abbiamo dubbi, dimostrerà piena coerenza con le affermazioni  del suo vicepresidente Di Stefano.

Per la verità qualche anno fa l’allora leader del movimento di estrema destra Gianluca Iannone parlava di “occupazione a scopo abitativo da parte di un nucleo di famiglie” che, a suo dire, avrebbe sottratto quel luogo all’abbandono. In pratica il solito misero tentativo da “azzeccagarbugli” per tentare di giustificare ciò che invece in uno stato civile non può e non deve essere tollerato (per non parlare, poi, del fatto che non si capisce cosa c’entra la sede di Casapound con un’eventuale “occupazione a scopo abitativo”…).  Ma ora, viste le inequivocabili dichiarazioni di Di Stefano (“l’intervento di sgombero della palazzina occupata abusivamente è sacrosanto”), sicuramente il movimento di estrema destra dimostrerà tutta la sua credibilità e la sua coerenza, abbandonando senza attendere alcun provvedimento coercitivo lo stabile di via Napoleone III.

Ma sarà davvero così?  Ironia a parte, e sperando davvero di sbagliare, siamo abbastanza convinti del contrario. Perché il sospetto, quasi la certezza, è che ancora una volta in questo paese il rispetto della legalità vale solo nei confronti dei più deboli, degli ultimi. D’altra parte se davvero si voleva mandare un segnale in questo senso, se davvero si voleva dimostrare che la legalità, sempre e a prescindere, è un valore irrinunciabile, si doveva imporre un provvedimento del genere proprio nei confronti di quei movimenti, di quelle associazioni che non hanno neppure la giustificazione (presunta e comunque insufficiente) dello “stato di necessità”.

Invece Virginia Raggi, almeno sotto questo punto di vista, si sta muovendo nel solco di quanto hanno fatto i suoi predecessori che hanno messo da parte la legalità per perseguire la convenienza politico-elettorale. Alemanno, addirittura, aveva provato a sanare la situazione di Casapound, inserendo nel bilancio 2012 l’acquisto dello stabile (alla modica cifra di 12 milioni di euro) in maniera così da poter regolarizzare ed eliminare (con i soldi di tutti i cittadini romani) l’inaccettabile illegalità del movimento di estrema destra. L’operazione, poi fallita per diatribe interne alla maggioranza stessa, non era particolarmente osteggiata neppure dall’opposizione di sinistra, visto che di situazioni per certi versi analoghe (e che riguardavano movimenti e associazioni di sinistra) ce ne erano (e ce ne sono) a iosa.

Dopo Alemanno, Marino ha tranquillamente voluto che tutto rimanesse come fosse, guardandosi bene dallo scontentare la sua parte di elettorato di sinistra e, in tal modo, al tempo stesso facendo un grosso favore a CasaPound. Ma a mettere “nero su bianco”  quello che, purtroppo, è da sempre un dato di fatto della derelitta realtà italiana, cioè che il rispetto irrinunciabile della legalità vale solo nei confronti degli ultimi, è stato nella primavera 2016 l’allora commissario del Campidoglio, Francesco Paolo Tronca, firmando una “vergognosa” delibera inerente il piano degli sgomberi.

Un atto che prevedeva un doppio elenco di interventi, il primo con gli stabili (complessivamente 16) da liberare prima possibile, senza indugi. Nel secondo elenco, che comprendeva poco meno di 60 stabili, sono stati invece inseriti tutti gli immobili occupati da centri sociali e organizzazioni politiche, come appunto quello di via Napoleone III occupato da CasaPound, sui quali bisognava, invece, procedere con la massima cautela. Va, per altro, sottolineato come il commissario Tronca era stato costretto a predisporre quel piano su pressante richiesta della Corte dei Conti. Che, però, aveva chiesto che venisse ripristinata la legalità in tutti gli immobili occupati abusivamente, a prescindere da chi fossero gli occupanti.

Invece il commissario Tronca, d’accordo con il prefetto Gabrielli e il questore D’Angelo, ha deciso che la legalità doveva essere immediatamente ripristinata in tutte quelle situazioni in cui ad occupare abusivamente erano i “disperati”, famiglie senza casa e senza occupazione, extracomunitari, sfrattati. Per quelle occupazioni abusive da parte di determinate realtà politiche, invece, la legalità poteva tranquillamente aspettare, si è ritenuto molto conveniente tergiversare, fingere di non vedere.

In quella seconda lista oltre allo stabile di Casapound c’erano, ad esempio, il centro sociale Corto Circuito, il Metropoliz di via Prenastina, il centro Ostuni nell’ex commissariato del Quarticciolo. Naturalmente lo stabile di via Curtatone era stato inserito nella prima lista, insieme al palazzone di via Carlo Felice, ai locali in viale Policlinico, lo stabile alla Bufalotta, i due locali in via Tiburtina. In quei luoghi, e solamente in quelli, bisognava intervenire subito per rispettare la volontà espressa dalla Corte dei Conti.

Poi, come succede spesso in questo paese, anche quelli che erano considerati interventi prioritari, sono slittati, fino a terminare nel dimenticatoio. Un anno dopo ecco l’intervento in via Curtatone deciso dalla Raggi, spinta da varie motivazioni, probabilmente ultima delle quali il rispetto della legalità. La sindaca di Roma in pratica si è mossa nel solco della vergognosa delibera del commissario che l’ha preceduta. Siamo pronti a ricrederci e ad applaudirla sinceramente se e quando deciderà che la legalità va ripristinata anche in via Napoleone e in situazioni simili. Già, se e quando…

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