Quella “maledetta” notte impossibile da dimenticare


E’ già passato un anno dalla drammatica notte del 24 agosto che ha portato morte e distruzione ad Arquata, Amatrice e Accumoli e che ha praticamente cancellato l’intero paese di Pescara del Tronto

Sono passati 12 mesi ma le sensazioni, i volti spauriti di chi era con noi, le emozioni, il terrore, l’angoscia, il senso di smarrimento di quella dannata notte restano indelebili come se li avessimo vissuti poche ore fa. Soprattutto non riusciremo mai a dimenticare quell’agghiacciante e terrificante boato, che sembrava preannunciare la fine del mondo.

L’urlo del diavolo di Forca Canapine, come lo ha definito Giovanni Battistuzzi in uno splendido articolo pubblicato su “Il Foglio” che, pochi giorni dopo quel dannato 24 agosto, raccontava la storia di Aldo Bini, un gregario di Bartali che durante un allenamento solitario sulla strada che saliva verso Forca Canapine “sentì un boato tale da fargli tremare le budella”. Esattamente come Bini quella notte anche noi abbiamo sentito il Diavolo, il suo terrificante urlo, accompagnato dal rumore e dagli scricchiolii sinistri del rifugio in cui eravamo che sembravano il preludio dell’inevitabile crollo. Così non è stato e, pur a pochi passi dalla faglia che ha provocato la violenta scossa, abbiamo avuto la fortuna di scamparla, di poter tornare a casa. Sarà impossibile dimenticare quella notte e, siamo certi, il suo ricordo ci procurerà per sempre brividi di autentica angoscia.

Ma nonostante tutto quel 24 agosto siamo stati fortunati, quegli interminabili secondi di quella drammatica notte sono costati la vita a 299 persone, hanno portato morte e distruzione. Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto sono divenute un cumulo di macerie (e ovviamente la situazione è peggiorata con le scosse dei mesi successivi), Pescara del Tronto è stata praticamente cancellata. E allora le sensazioni che proviamo noi in queste ore sono nulla al confronto con quanto starà provando chi abitava in quei paesi e quella notte ha perso le persone e le cose più care, chi da quel momento ha avuto la propria vita stravolta, senza più un posto da poter chiamare e dove sentirsi a casa.

Per tutti loro  quel 24 agosto è iniziato un lungo ed interminabile incubo, probabilmente vissuto e rivissuto nella propria testa ogni sera, ogni notte prima di addormentarsi. In questi lunghi e difficili 12 mesi, nella drammaticità della situazione, abbiamo avuto l’onore di conoscere alcuni di loro, di rimanere colpiti e ammirati dalla loro straordinaria fierezza pur in una condizione di cupa disperazione. Le loro storie, la loro impareggiabile dignità nell’affrontare le tante difficoltà che, giorno dopo giorno, invece di scemare sembrano addirittura accrescersi, ci hanno commosso, ci hanno emozionato.

Siamo rimasti rapiti e conquistati dall’indomabile caparbietà di Maria Luisa, dal coraggio di Adriana, dalla struggente umanità di Elena, dalla fiera baldanza di Chiara, dalla impareggiabile cordialità di Gino. Nel corso di questo difficilissimo anno abbiamo raccontato le loro e le battaglie di tutte quelle persone che si trovano nella stessa loro situazione, abbiamo cercato di fare luce sulle inefficienze e sui ritardi delle istituzioni, abbiamo provato a denunciare le tante situazioni e vicende paradossali legate all’emergenza terremoto.

Oggi, però, non è il tempo delle polemiche, delle critiche, delle accuse, delle domande. Torneremo a farlo, per quanto nelle nostre possibilità, da domani. Ora per noi è il momento del silenzio, per rivolgere un pensiero, un omaggio sentito e accorato a quelle persone e a quanti stanno vivendo la loro stessa difficile situazione.

E per ricordare con commozione e nostalgia quel luogo a noi così caro (Forca Canapine) che, da quella dannata notte e chissà per quanto tempo ancora (probabilmente diversi anni), è sprofondato nel silenzio e nella più cupa desolazione

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