Rimozione delle macerie, “arrivano i nostri”


Visti i ritardi e la lentezza nella rimozione delle macerie, tornano le forze armate nei luoghi del terremoto. In accordo con il Dipartimento della Protezione Civile, costituita una task force del genio dell’Esercito. Il primo nucleo con 100 militari già all’opera ad Arquata del Tronto

La storia si ripete, dopo quasi un anno e viste le difficoltà “arrivano i nostri”. Che, in altre parole, significa che visti i problemi che ci sono stati in questi quasi 12 mesi è stato deciso che ora sarà l’esercito ad occuparsi della rimozione delle macerie. Come detto un film già visto, era accaduta la stessa cosa a L’Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

Finalmente, a quasi un anno dal sisma, qualcosa si muove  e ieri, tra le proteste del popolo delle carriole che teme che durante la selezione si perda materiale di valore, la rimozione delle macerie è partita. Vigili del fuoco e artiglieri dell’Esercito in quasi dieci ore hanno tolto 300 tonnellate di macerie da Piazza Palazzo. E ieri, primo giorno, si è andati lentamente anche per avviare il coordinamento. Secondo il sindaco Massimo Cialente dovrebbe durare un mese e mezzo l’operazione per liberare il centro dalle diecimila tonnellate di macerie” annunciava il 19 marzo 2010, poco meno di un anno dopo il terremoto, il quotidiano abruzzese “Il Centro.

Che, poi, nel proseguo dell’articolo parlava del grande dispiegamento di mezzi militari che si era visto in piazza Palazzo. In realtà poi, nonostante l’esercito, ci volle qualche mese in più per liberare il centro aquilano dalle macerie, mentre le frazioni hanno poi dovuto attendere ancora di più (a Paganica dopo 2 anni non era stata rimossa neppure una maceria…). Questo a testimonianza che chi oggi “vaneggia” sulla rimozione rapida delle macerie a l’Aquila (sulla base di una riedizione del “quando c’era lui” con Bertolaso protagonista) o ha un terribile vuoto di memoria o si inventa improbabili favolette.

Tornando all’attualità la situazione di oggettiva ed evidente difficoltà (secondo i dati forniti nei giorni scorsi dalla Regione, nelle Marche fino ad ora sono state rimosse appena 120 mila tonnellate di macerie) ha fatto si che ancora una volta si è chiesto aiuto alle forze armate, con la decisione di costituire un’apposita task group del genio dell’Esercito, in concorso al Dipartimento della Protezione Civile. Il primo nucleo di circa 100 militari è già all’opera da ieri (giovedì 10 agosto) ad Arquata del Tronto con il compito di provvedere alle demolizioni e al trasporto delle macerie verso l’area di stoccaggio individuata nel territorio di Monteprandone.

Nei prossimi giorni, sulla base delle richieste che verranno formulate dai territori, il Task Group metterà a disposizione fino a 300 militari e 190 mezzi, con cui costituire due ulteriori unità, che opereranno, rispettivamente, nella provincia di Macerata e nelle zone tra Lazio e Abruzzo. “Già dopo il terremoto del 24 agosto scorso – si legge nella nota che annuncia l’arrivo dell’esercito per la rimozione delle macerie – le Forze Armate era intervenute con un dispositivo che raggiunse circa 1.800 unità e oltre 500 mezzi per lo svolgimento di attività di soccorso alla popolazione, di ripristino della viabilità e delle infrastrutture essenziali, di vigilanza anti-sciacallaggio, di confezionamento e distribuzione del vitto.

L’impegno si era esteso poi, ai lavori di urbanizzazione per le Soluzioni Abitative d’Emergenza, alle verifiche di stabilità di edifici pubblici e privati, nonché al recupero di opere d’arte. Impegno che era ulteriormente incrementato in seguito alle nuove scosse sismiche nel gennaio 2017, allora in poche ore era salito a 3.300 il numero de militari impiegati e a 950 quello dei mezzi messi a disposizione. Schierati anche assetti delle Forze Speciali per il recupero di persone rimaste isolate in frazioni montane e rurali, a riprova della caratteristica di dual use delle unità militari”.

Tutto come in occasione del terremoto a L’Aquila, quindi. Con la speranza che, come invece è accaduto allora in Abruzzo, non si debba aspettare tre anni prima di vedere quasi completamente rimosse le macerie.

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