Terremoto, emergenza senza fine


Nel decreto legge per la crescita del Mezzogiorno inserite due norme per il terremoto: lo stanziamento di 100 milioni di euro per la rimozione delle macerie e la proroga dello stato di emergenza, che doveva terminare il prossimo 19 agosto, al 28 febbraio 2018

L’emergenza terremoto non finisce più. Quella che può sembrare un’amara constatazione, vista la sempre più precaria situazione che dopo 11 mesi si vive ancora nelle zone maggiormente colpite dal sisma, oggi assume un significato in qualche modo positivo. Perché da settimane si parlava dell’avvicinarsi della data del 19 agosto, giorno in cui era stata fissata la scadenza dello stato di emergenza proclamato subito dopo il primo terremoto del 24 agosto, con una certa apprensione, con la preoccupazione sulle conseguenze che ciò avrebbe comportato.

Invece, come avviene sempre nel paese le scadenze sono fatte per non essere rispettate, come ormai è ampiamente noto l’Italia è una repubblica fondata sulla proroga e il post terremoto non poteva fare eccezione. Così ieri (martedì 25 luglio) la commissione bilancio del Senato ha dato il via libera al decreto legge per la crescita del Mezzogiorno all’interno del quale, anche quella di inserire altre norme che non c’entrano nulla con la materia della legge in discussione è una prassi tipicamente italiana, sono state inserite alcune importanti novità che riguardano il terremoto del centro Italia.

Sulla prima, con lo stanziamento di 100 milioni di euro a valere sul fondo europeo per la rimozione delle macerie (complimenti per la tempestività, appena 11 mesi dopo “già” si pensa alle macerie…), meglio stendere un velo pietoso, limitandoci a ricordare che molti mesi fa c’era chi si era proposto di farlo gratuitamente mettendo a disposizione i propri enormi mezzi. La seconda, invece, merita una maggiore attenzione perché riguarda lo stato di emergenza che è stato prorogato praticamente di altri 6 mesi, fino al 28 febbraio 2018.

E se da un lato la decisione non può che essere accolta con soddisfazione e anche un sollievo, viste le preoccupazioni che il termine prossimo dell’emergenza stava procurando, dall’altro c’è l’amara constatazione che si sta ancora navigando a vista, che si è ancora in alto mare, al punto che bisogna fare un’eccezione alla norma. Che prevede che la durata dello stato di emergenza è di 180 giorni prorogabili di altri 180. Ma la situazione è tale che si è resa necessaria una deroga alla norma e la proroga di altri 180 giorni, sperando che sia un tempo sufficiente.

In realtà che si potesse andare verso questa soluzione lo si era intuito e se ne era parlato sabato scorso a Fornara (località nei pressi di Acquasanta) nel corso della due giorni organizzata dalla Brigate di Solidarietà Attiva (Bsa) per fare il punto proprio sul terremoto, per presentare le relazioni sul lavoro svolto sui vari aspetti di cui si stanno occupando i volontari delle Bsa. E a tal proposito molto interessante era risultato l’intervento di uno dei rappresentanti dello Sportello legale che, appunto, aveva proprio parlato dell’imminente scadenza dello stato di emergenza e delle sue conseguenze, in particolare per coloro che usufruiscono del contributo di autonoma sistemazione (Cas).

Con la fine dello stato di emergenza – aveva spiegato – la Protezione civile se ne va e finisce anche il potere di ordinanza della Protezione civile stessa. Il Cas 2 dovrebbe essere poi inserito in un decreto ma non si sa se verranno garantite le coperture economiche. Già sono stati applicati tagli a livello locale”.

E’ giusto sottolineare come intorno al Cas da settimane si è aperta una discussione, in particolare anche e soprattutto a seguito della denuncia fatta dal sindaco di Comunanza Alvaro Centurioni che, in una lettera inviata al presidente del Consiglio Gentiloni, al commissario straordinario Errani e al presidente della Regione tra le altre cose aveva denunciato da un lato quanti usufruivano del Cas non avendone diritto, dall’altro chi stava speculando su questa situazione con i clamorosi rincari nel mercato degli affitti.

Ma dalla relazione dello sportello legale delle Bsa è emerso un altro particolare se possibile ancora più inquietante. “In qualche Comune il Cas è usato come strumento di ricatto politico ed è stato riconosciuto solo a chi ha votato il sindaco eletto e la sua giunta” ha denunciato il rappresentante dello sportello legale. Che non ha citato il comune o i comuni dove ciò sarebbe accaduto ma la cui affermazione meriterebbe un serio approfondimento, anche se ora la proroga dello stato di emergenza di fatto fa diminuire la preoccupazione su quanto sarebbe potuto accadere nel caso si fosse rispettata la scadenza del 19 agosto, con la gestione dei Cas che sarebbe di fatto passata ai Comuni stessi.

Solo per capire meglio di cosa stiamo parlando occorre sottolineare che, solo nelle Marche, sono più di 23 mila le persone che usufruiscono del Cas (dati aggiornati a fine maggio), complessivamente 11.692 famiglie per una spesa che a maggio ha superato i 7,5 milioni di euro. Preoccupazioni minori, invece, c’erano per quanto ancora sono alloggiati nelle strutture alberghiere della costa, visto che già nei giorni scorsi erano stati rinnovati per altri 6 mesi gli accordi con gli hotel. E quello probabilmente era un segnale che si era già deciso di prolungare lo stato di emergenza.

Cosa che sicuramente contribuirà ad evitare ulteriori problemi alle popolazioni colpite dal terremoto ma che testimonia in maniera inequivocabile come in questi 11 mesi le cose non siano andate come dovevano

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