La scoperta dell’acqua calda: ad Ascoli aumento record della tassa rifiuti


Secondo un’indagine della Uil Ascoli è tra i capoluoghi di provincia dove negli ultimi 3 anni si è verificato il maggior aumento della tassa rifiuti (tari). Per giunta per un servizio che è addirittura peggiorata e che rischia di produrre risultati disastrosi…

E’ per certi versi sorprendente e paradossale il clamore che ha destato in queste ore l’esito dell’indagine effettuata dal Servizio Politiche Territoriali della Uil sulla tassa rifiuti (tari) la cui rata di acconto andrà pagata entro il prossimo 31 luglio. Infatti non c’era certo bisogno di quell’indagine per scoprire che nel capoluogo piceno dal 2014 la tassa è aumentata di quasi il 30%. D’altra parte, come recita un famoso detto, la matematica non è un’opinione, la tassa è  aumentata nel 2015, nel 2016 e nel 2017 ed il risultato dell’indagine non poteva essere diverso.

Anzi, è già da considerare positivo il fatto che ci siano 4 capoluoghi di provincia che abbiamo fatto registrare aumenti maggiori rispetto ad Ascoli che, quindi, si piazza al quinto posto in questa poco piacevole (per i cittadini) graduatoria. Va, per altro, sottolineato come l’indagine del Servizio della Uil riguarda 100 città capoluogo di provincia e prende come riferimento il costo che grava su una famiglia con una casa di 80 mq, con 4 componenti e un reddito isee di poco più di 17 mila euro.

Ebbene Ascoli è al quinto posto tra le città capoluogo che hanno fatto registrare il maggior aumento con il 28,8%, dietro a Matera (+49,4%), Cremona (43,4%), Brindisi (40,4%) e Torino (+34,1%). A fare da contraltare al capoluogo piceno c’è, nella nostra regione, Macerata che è tra i capoluogo di provincia che, nello stesso periodo, ha fatto registrare la maggiore diminuzione (12,3%),  preceduta in questa particolare graduatoria solo da Avellino, Belluno e Pavia. E grazie a questa consistente diminuzione, Macerata è al terzo posto nella classifica dei capoluoghi di provincia con la tari più bassa. C’è un dato, su tutti, che dovrebbe far riflettere.

Nel 2014 in media una famiglia ascolana pagava per la tari oltre 50 euro in meno rispetto ad una famiglia di Macerata. Ora, dopo gli aumenti da una parte e le diminuzioni dall’altra, quella stessa famiglia ascolana paga 23 euro in più rispetto ad una famiglia maceratese. Altre due considerazioni vanno fatte sempre relative all’indagine della Uil. La prima è che quello studio, come detto, prende in considerazione la situazione di una famiglia media. E, quindi, sostanzialmente all’amministrazione comunale ascolana è andata bene perché se è vero che anche le famiglie ascolane hanno dovuto sopportare consistenti aumenti, molto peggio è andata alle attività commerciali cittadine che hanno subito aumenti addirittura maggiori.

La seconda è che nel complesso in Italia in questi ultimi 3 anni si è verificato una discreta diminuzione della tari. Questo rende più significativi i ripetuti aumenti operati dall’amministrazione comunale ascolana e, oltretutto, ripropone quello che il punto centrale della vicenda, cioè la raccolta differenziata. Nonostante le tante storielle raccontate dal sindaco Castelli in questi anni il concetto è chiarissimo: quei Comuni (come Macerata) che hanno attuato una valida politica di programmazione e che ora raccolgono i frutti (in termini di elevate percentuali di raccolta differenziata) riescono addirittura ad abbassare di anno in anno la tassa.

Di contro quei Comuni (purtroppo come Ascoli) incapaci di fare la stessa cosa e che, di conseguenza, hanno percentuali di raccolta differenziata molto basse sono invece costretti di anno in anno ad aumentare sempre più la tassa. Ora questo dato, che abbiamo sempre sostenuto e ribadito in passato, è confermato in maniera inequivocabile da questa indagine che, quindi, per quanto riguarda il capoluogo piceno non aggiunge nulla di cui non si era a conoscenza. Piuttosto in proposito ci sono altre considerazione da fare.

La prima è che, nonostante l’evidenza dei fatti, il sindaco Castelli e l’amministrazione comunale non hanno mai avuto neppure il coraggio di ammettere ciò che è sotto gli occhi di tutti, cioè che gli aumenti sono dovuti ai risultati disastrosi della differenziata. Con in più la clamorosa beffa che per due anni gli ascolani hanno pagato un aumento, giustificato dall’amministrazione comunale per far fronte alle spese del nuovo progetto di raccolta porta a porta in tutta la città, per un servizio che poi non è neppure stato avviato. Solo ad inizio 2017 quel progetto è realmente partito, con il primo cittadino che ancora una volta ha provato a mettere in mezzo il terremoto.

E’ vero che gli aumenti del 2015 e del 2016 erano finalizzati ad attuare il progetto della raccolta porta a porta – spiegava Castelli alcuni mesi fa in un intervento sulla tari – ma gli eventi del 24 agosto e quelli successivi ci hanno imposto lo stop”. Ora, al di là del fatto che non si capisce cosa possa entrarci il terremoto dell’agosto 2016 con il mancato avvio di quel servizio un anno prima, i documenti ufficiali del Comune dimostrano inequivocabilmente che già diversi giorni di quel maledetto 24 agosto (basta leggere l’articolo del 19 agosto 2016 “Di­sa­stro ri­fiu­ti, il Co­mu­ne sca­ri­ca le col­pe sui cit­ta­di­ni”)  l’amministrazione comunale aveva stabilito che il nuovo servizio non sarebbe partito prima del 2017.

Le cose, quindi, sono due: o il sin­da­co non la rac­con­ta giu­sta op­pu­re ha doti da veg­gen­te, una sor­ta di mago Otel­ma, al pun­to da pre­ve­de­re in an­ti­ci­po il ve­ri­fi­car­si di cer­ti even­ti  come il terremoto del 24 agosto (e al­lo­ra do­vreb­be pro­por­si come col­la­bo­ra­to­re del­l’Ingv e del­la Pro­te­zio­ne ci­vi­le…).

Ma questo riguarda il passato, il presente ci dice che oggi, dopo 3 aumenti per 3 anni di fila il servizio non solo non è migliorato ma, addirittura, è peggiorato come dimostra la vicenda dei giorni scorsi relativa al servizio del conferimento degli scarti vegetali, degli sfalci d’erba e delle potature delle utenze domestiche (“Raccolta differenziata, beffa senza fine”). E, quel che è peggio, il futuro è ancora più grigio e nebuloso.

Manca totalmente una strategia e una programmazione sul sistema di gestione dei rifiuti cittadini – accusa il consigliere comunale Giancarlo Luciani Castiglia – nell’ultimo consiglio comunale sul tema chiesi ad uno smarrito assessore Lattanzi quale fosse il cronoprogramma dell’avviamento della raccolta differenziata ad Ascoli. Gli chiesi: avete presente mese per mese, almeno per i prossimi 12 mesi, a quale percentuale di raccolta differenziata intendete arrivare? Smarrito. Nessuna risposta, per un motivo semplice. L’attuale amministrazione non programma, insegue emergenze, improvvisa, raffazzona soluzioni.Questi sono i risultati: i cittadini pagano sempre di più (anche per investimenti già finanziati dalla Tari degli anni precedenti) ed il servizio non migliora, mentre i sacchetti sparsi per il centro città si moltiplicano”.

E con simili premesse poi non ci sarà molto da stupirsi se, nei prossimi anni, il capoluogo piceno, in indagini simili a quella della Uil, risulterà ancora tra i capoluoghi di provincia che hanno aumentato di più la tari…

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