Raccolta differenziata, beffa senza fine


Alla luce delle nuove disposizioni sulla raccolta differenziata”, con ordinanza del 3 luglio scorso, il sindaco ha eliminato le 10 aree cittadine dove si potevano conferire gli scarti vegetali, delle utenze domestiche che ora devono essere portati all’Ecocentro comunale.

A volte basta davvero molto poco per risolvere un problema. La dimostrazione più lampante ce l’ha fornita il Comune di Ascoli con la vicenda relativa al conferimento degli scarti vegetali, degli sfalci d’erba e delle potature da parte delle utenze domestiche nelle aree di conferimento istituite nelle varie zone della città.

Nei mesi scorsi si erano levate non poche polemiche sull’indecente condizione in cui versava la maggior parte di quelle aree, con cumuli di scarti vegetali lasciati lì per giorni in attesa di essere ritirati e il conseguente indecoroso spettacolo di sporcizia diffusa che caratterizzava quelle zone. Sui social ma anche sugli organi di informazione si succedevano foto emblematiche con commenti e critiche per un servizio che evidentemente non stava per nulla funzionando. Da più parti si chiedeva l’intervento dell’amministrazione comunale per risolvere una situazione che stava diventando insostenibile.

E bisogna dare atto al sindaco Castelli che, in questo caso, non si è lasciato pregare, raccogliendo immediatamente l’appello dei cittadini. “A mali estremi, estremi rimedi”, recita un famoso detto popolare a cui deve essersi ispirato il primo cittadino. Che non ci ha pensato due volte e ha deciso per la soluzione drastica: la cancellazione del servizio. Dal 3 luglio scorso non sono più attive le aree di conferimento e per gli scarti vegetali, gli sfalci d’erba e le potature c’è solamente la possibilità di conferirli direttamente all’Ecocentro di Relluce.

In realtà ci sarebbe un’alternativa, il compostaggio domestico in compostiere chiuse in materiale plastico, con l’amministrazione comunale che si preoccupa subito di precisare che “la fornitura delle compostiere non è compresa nel contratto di appalto con la Ditta esecutrice” e quindi chi vuole deve provvedere direttamente al suo acquisto. Ad onoro del vero inizialmente, come si può vedere nel sito di Ascoli Servizi Comunali che lo gestiva, erano tre le modalità di effettuazione del servizio: il conferimento all’Ecocentro, il ritiro su chiamata e il conferimento nei punti raccolta.

A tal proposito l’amministrazione comunale aveva individuato ben 10 punti di raccolta: via dei Ciliegi, via delle Begonie, via delle Camelie, via Cagliari, via De Dominicis, via Mariani, via dei Gelsomini, via delle Zinnie, via dei Narcisi e Poggio di Bretta. “Dette aree – si legge sul sito di Ascoli Servizi Comunali – sono state istituite allo scopo di consentire ai cittadini di conferire merci quantitativi di sfalci e potature provenienti, ad esempio, via ordinaria manutenzione di giardini”.

Così è stato fino al 3 luglio scorso quando l’ordinanza del sindaco n. 729 (“Provvedimenti relativi al conferimento di scarti vegetali da parte delle utenze domestiche nell’ambito del territorio comunale – Revoca precedenti ordinanze sindacali in materia”). Che, come si sottolinea nella premessa, prende spunto dal Disciplinare del servizio raccolta differenziata approvato con delibera di giunta n. 4 del 26 gennaio 2017 e”redatto in conformità al nuovo capitolato tecnico del servizio di igiene urbana”.

Il primo clamoroso paradosso di questa vicenda salta subito all’occhio. Già nel 2016 gli ascolani hanno dovuto subire l’ennesima stangata tari, lo scorso anno giustificata per far fronte ai costi proprio del nuovo servizio (che, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, dovrà far impennare la percentuale di raccolta differenziata ad inizio 2017 ferma a poco più del 40%) che, poi, non è neppure partito nel corso dell’anno e solo nei mesi scorsi ha preso il via. Intanto è arrivata un nuovo aumento della tari, tanto per gradire. Ma a fronte di questi ripetuti aumenti per far fronte al nuovo sistema il servizio invece di migliorare peggiora, in particolare peggiora per i cittadini. Che, in sostanza, pagano molto di più per avere meno servizi a disposizione rispetto a prima. Un capolavoro, saremmo curiosi di sapere chi è che ha avuto questo colpo di genio.

Dalla disamina della relazione istruttoria  – si legge ancora nell’ordinanza – si evince la necessità di revocare le sotto indicate ordinanze sindacali a suo tempo adottate per disciplinare il conferimento nelle apposite aree individuate nel territorio comunale”. In realtà, però, nel documento istruttorio allegato all’ordinanza non si dice nulla di nuovo o niente che possa spiegare le ragioni di questa decisione, ci si limita a prendere atto che “alla luce delle nuove disposizioni sulla raccolta differenziata, è necessario revocare le ordinanze sindacali a suo tempo adottate”.

Al di là di ogni altra considerazione, però, i tempi di attuazione di questa decisione parlano da soli. Il nuovo regolamento sulla raccolta differenziata è di gennaio 2017 però per 6 mesi le aree di conferimento sono tranquillamente rimaste. Poi nelle ultime settimane sono iniziate le polemiche e le proteste dei cittadini per lo stato indecoroso in cui si trovavano, chiedendo una maggiore attenzione all’amministrazione comunale. Che, invece, ha deciso di risolvere il problema eliminando le aree stesse.

Concretizzando, così, l’ennesima beffa ai danni dei cittadini ascolani che pagano molto di più per un servizio peggiore. Superfluo aggiungere altro.

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