Lavori alla scuola media Luciani, caos senza fine


Nella risposta all’interrogazione del consigliere comunale Ameli sui lavori di miglioramento sismico alla Luciani, il dirigente comunale smentisce clamorosamente il sindaco e mette in evidenza tutta l’impreparazione del Comune sul tema della sicurezza delle scuole

Non si può scherzare con la sicurezza delle scuole. Bisognerebbe ricordarlo all’amministrazione comunale che da mesi sta dando vita ad un indecente  teatrino  sulla scuola media Luciani, dove da alcuni giorni (esattamente dal 12 giugno) sono in corso i lavori di miglioramento sismico.

E già solo il fatto che ci si limiti ad un intervento di miglioramento, invece che ad un più opportuno adeguamento sismico, aveva scatenato non poche polemiche, alimentate ulteriormente dalla scoperta che la Luciani stessa nell’ottobre 2014 era stato oggetto di una  verifica di vulnerabilità sismica effettuata che aveva certificato la preoccupante situazione della scuola, con un indice di rischio addirittura inferiore a 0,2 (per essere completamente sicuro un edificio dovrebbe avere indice di rischio 1).

A peggiorare le cose e a rendere ancora più inquietante il quadro ora contribuirà la risposta scritta all’interrogazione presentata dal consigliere comunale Francesco Ameli il 1 giugno scorso. Risposta  per certi paradossale  che da un lato smentisce clamorosamente alcune affermazioni del sindaco (contenute nella lettera inviata il 4 maggio scorso alla dirigente scolastica dott.ssa Vincenza Agostini) ma dall’altra mostra l’imbarazzante superficialità ed impreparazione con cui l’amministrazione comunale affronta un problema così delicato come la sicurezza delle scuole.

L’interrogazione di Ameli prendeva spunto innanzitutto da quella verifica di vulnerabilità sismica del 2014 e dalla conseguente  lettera inviata dal sindaco alla dirigente scolastica ma anche dagli atti comunali (delibere e determine) inerenti l’intervento di miglioramento sismico che è partito nei giorni scorsi. In sintesi Ameli  chiedeva di sapere se il primo cittadino e la sua amministrazione comunale fossero già a conoscenza di quella verifica di vulnerabilità sismica il 24 agosto e il 30 ottobre 2016, per quale ragione, in caso affermativo, non avevano ritenuto opportuno prendere alcun provvedimento e  come mai non aveva predisposto un’ulteriore verifica, dopo l’incredibile sequenza sismica che poteva aver mutato sensibilmente il quadro e, di fatto, reso del tutto inadeguate le misure previste in seguito a quella verifica del 2014.

Ameli, poi, chiedeva al  sindaco chiarimenti riguardo l’intervento di miglioramento sismico alla luce di quanto affermato dal primo cittadino  stesso nella lettera (cioè che il realtà si trattava comunque di un intervento di adeguamento), in totale antitesi rispetto a quanto emergeva dagli atti ufficiali. La risposta,firmata dal dirigente comunale Settore Progettazione e Gestione OO.PP.,  apre uno squarcio davvero inquietante sul comportamento del sindaco e della stessa amministrazione in questa vicenda.

Come ampiamente previsto, il dirigente conferma che l’amministrazione comunale era pienamente a conoscenza dell’esito di quella verifica di vulnerabilità sismica ma, nonostante la situazione, non ha ritenuto opportuno fare nulla. E per giustificare questa grave mancanza, ricorre a tutto il campionario delle più  improbabili storielle ascoltate in questi mesi. Un interminabile “pippotto”  nel quale, però, tra mezze verità, evidenti contraddizioni, incauti riferimenti a leggi e circolari ministeriali,  il dirigente comunale finisce per perdersi al punto da sortire l’effetto opposto, cioè rendere ancora più inqualificabile il comportamento del Comune.

Si parte con la solita “favoletta”  sulla reale importanza delle verifiche di vulnerabilità sismica, con il dirigente comunale che vorrebbe sminuirlo ma, in realtà non si accorge che ottiene l’effetto contrario, finendo in pratica per confermare quello che da mesi hanno sempre sostenuto i rappresentanti del Comitato Scuole Sicure (così invisi al sindaco Castelli).  “L’indice di rischio ottenuto dalla verifica del 2014 – si legge nella risposta – è si da prendere in considerazione ma è legato a tutta una serie di parametri e variabili e tempi di ritorno di accelerazioni sismiche frutto di calcoli probabilistici evidentemente in valore assoluto di gran lunga superiore rispetto a quelle verificatisi”.

E’ proprio questo il nocciolo della questione, le verifiche di vulnerabilità sismica servono per valutare la tenuta di quell’edificio in caso di terremoto di una certa entità, nel caso specifico maggiore di quelli avvertiti ad Ascoli il 24 agosto e il 30 ottobre. E se i fatti ci hanno detto che la scuola media Luciani ha comunque riportato dei danni in occasione di quelle scosse, la verifica sismica del 2014 ci ha segnalato che in caso di scossa più forte la tenuta della scuola è a rischio (visto il basso indice di rischio).

Insomma un clamoroso autogol da parte del dirigente comunale che, poi, prova a rimediare citando la circolare della presidenza del Consiglio dei Ministri del 4/11/2010 (governo Berlusconi) nella quale si afferma che “la verifica è obbligatoria mentre non lo è l’intervento”, a testimonianza che la successiva inerzia del Comune era comunque permessa dalle norme in vigore. Nulla di nuovo, lo sapevamo già da tempo e per questo non finiremo mai di “ringraziare” il governo Berlusconi (e i governi che l’hanno preceduto)  che ha fornito un comodo alibi a chi in tutti questi anni se ne è infischiato della sicurezza delle scuole.

Per rafforzare il concetto viene, poi, citata una successiva circolare della presidenza del Consiglio, la n. 617. Che, però, afferma che “le decisioni da adottare dovranno necessariamente essere calibrate sulle singole situazioni in relazione alla gravità dell’inadeguatezza, alle conseguenze, alle disponibilità economiche e alle implicazioni in termini di pubblica incolumità”.

Certo si può disquisire e filosofeggiare su tutto, anche sul concetto di “grave inadeguatezza”. Ma se non si può definire tale un edificio scolastico che ha un indice di rischio inferiore allo 0,2, quando mai si potrà parlare di situazione di “grave inadeguatezza”? Probabilmente, secondo questo modo di vedere le cose, solo dopo che l’edificio sarà crollato…

Troppo insussistente come giustificazione, se ne deve essere reso conto al dirigente che, proseguendo, cerca ulteriori appigli, finendo però ancora una volta per esporsi all’ennesima “figuraccia”. “Nel caso specifico della Luciani – scrive – l’amministrazione rinunciando alla stessa come edificio strategico che svolge funzioni di protezione civile fino al periodo del rinforzo sismico di fatto ha innalzato quell’indice rischio inferiore allo 0,2 poiché quel valore è direttamente legato alla classe d’uso che in questo caso passerebbe da IV a III”.

Il dirigente comunale, poche righe dopo, sostiene di aver redatto lui stesso quella verifica di vulnerabilità sismica (evidentemente nel 2014 aveva  i requisiti per farla e ora no, visto che la verifica post intervento è stata affidata all’ing. Pelliccioni per circa 40 mila euro). Però, se davvero l’ha fatto, probabilmente ora ha un vuoto memoria e non ricorda cosa ha scritto. Perché nella relazione finale di quella verifica, in merito all’indice di rischio inferiore allo 0,2 si dice ben altro. +

Dal­l’a­na­li­si del­le tre op­zio­ni di cal­co­lo – si leg­ge nel­le con­clu­sio­ni di quel­la re­la­zio­ne – si evin­ce che l’in­di­ce di ri­schio in­fe­rio­re allo 0,2 è rap­pre­sen­ta­ti­vo del­la ri­spo­sta si­smi­ca del­l’in­te­ra strut­tu­ra e non di­pen­de dal­la cri­si di un sin­go­lo ele­men­to, per­tan­to la cri­si ri­le­va­ta in re­la­zio­ne alle push stu­dia­te fan­no pro­pen­de­re per un in­di­ce di ri­schio as­so­lu­to e non re­la­ti­vo. In­fat­ti con push in­cre­men­ta­te lun­go Y van­no in cri­si aste del cor­po più cor­to ge­ne­ran­do la la­bi­li­tà del­la strut­tu­ra; pa­ri­men­ti push in­cre­men­ta­te lun­go x man­da­no in cri­si aste del cor­po più lun­go con in­di­ci di ri­schio sem­pre mol­to bas­so, an­che se su­pe­rio­re allo 0,2 ma co­mun­que in­fe­rio­re allo 0,3”.

Da tramandare ai posteri, come una delle teorie scientifiche più rivoluzionarie del secolo, è poi la spiegazione che secondo il dirigente spiega perché, nonostante l’impressionante sequenza sismica che poteva aver decisamente mutato quadro rispetto al 2014, il Comune non ha ritenuto opportuno ripetere la verifica di vulnerabilità sismica alla Luciani prima di avviare l’intervento di miglioramento sismico.

La verifica di ottobre 2014 – scrive il dirigente comunale – stabiliva il grado di rischio che resta comunque identico anche in caso di eventi sismici plurimi che non cambino significativamente le condizioni al contorno (condizioni del sito, qualità dei materiali usati nella costruzione, classi d’uso etc). Quindi per un qualsiasi edificio non è l’accadimento di un evento sismico a far cambiare l’indice di rischio, fero restando che i dati di input restano uguali”.

Saremmo davvero curiosi di sapere su quali basi e in virtù di quali particolari studi l’amministrazione comunale può affermare una cosa simile, in palese contrasto non solo con l’opinione di tutti gli esperti del settore ma anche e soprattutto con i fatti degli ultimi mesi.  “Anche quei Comuni e quelle Province che hanno effettuato le verifiche di vulnerabilità sismica prima dell’agosto 2016  in pratica  ora è come se non le avessero fatte, dovrebbero rifarle perché dopo questo imponente sciame sismico di circa 70 mila scosse è chiaro che quelle verifiche fatte prima non hanno più alcuna attendibilità” dichiarava poco più di un mese fa, ad un incontro organizzato da “Save the Children Italia” ad Amatrice, il responsabile della Protezione civile della Regione Lazio Antonio Colombi.

Sulla stessa linea anche il prof. Elvezio Galanti, ex responsabile del Dipartimento della Protezione Civile e attuale docente dell’Università di Firenze dipartimento Scienze della terra. Non se ne avrà a male il dirigente comunale (e il sindaco Castelli che aveva anticipato questa bizzarra tesi in un incontro con i rappresentanti dei genitori i primi di giugno) ma, chissà perché, siamo portati a fidarci più di quegli esperti. Anche perché i fatti delle ultime settimane dimostrano esattamente il contrario di quanto sostiene l’amministrazione comunale

Si moltiplicano, infatti, le notizie di scuole ed istituti che hanno rifatto le verifiche di vulnerabilità sismica dopo la lunga emergenza sismica, ottenendo risultati nettamente difformi rispetto a prima. Addirittura ci sono due scuole umbre che, dalle verifiche effettuate a fine anno scolastico 2016, si erano viste attribuire indice di rischio rispettivamente di 0,75 e 0,80. Ebbene quelle stesse scuole ora, in base alle nuove verifiche, hanno visto l’indice di rischio precipitare rispettivamente a 0,21 e 0,26.

Come lo spiegano questo strano fenomeno “paranormale” il sindaco e il dirigente comunale? Che, poi, in merito ai lavori che sono partiti il 12 giugno scorso forniscono due versioni completamente differenti.  Per mettere a tacere le polemiche di chi chiedeva che l’intervento fosse di adeguamento e non di miglioramento sismico, come invece risultava dagli atti ufficiali del Comune, il sindaco nella lettera alla dirigente aveva dichiarato “pur es­sen­do l’in­ter­ven­to les­si­cal­men­te de­no­mi­na­to come “mi­glio­ra­men­to si­smi­co” , l’Am­mi­ni­stra­zio­ne Co­mu­na­le è riu­sci­ta a ga­ran­ti­re un in­ter­ven­to di ri­qua­li­fi­ca­zio­ne che con­sen­ti­rà di rag­giun­ge­re un ade­gua­men­to si­smi­co del­le strut­tu­ra con in­di­ce di ri­schio di Ir 1.093”.

Affermazione che in realtà non aveva per nulla convinto, anche in virtù del fatto che lo stesso costo dell’intervento (poco più di 500 mila euro) sembrava assolutamente insufficiente per lavori sicuramente più complessi (e costosi) che sono necessari in caso di adeguamento. In questo caso il dirigente comunale, nella risposta all’interrogazione, smentisce clamorosamente il sindaco su entrambi i punti.

Poiché il piano straordinario di messa in sicurezza sismica di cui all’art. 80 comma 21 della legge 27/12/2002  finanzia anche interventi di livello inferiore all’adeguamento si intende che il termine adeguamento è usato in senso generico e può comprendere anche la fattispecie del miglioramento e della riparazione locale, ove questi fossero appropriati alla soluzione dello specifico caso oggetto di verifica” spiega il dirigente nella risposta all’interrogazione per giustificare il fatto che quello in corso alla Luciani è un intervento di miglioramento e non di adeguamento.

Il valore effettivo dell’indice di rischio post intervento – prosegue poi il dirigente – può essere determinato con esattezza solo a seguito di un’adeguata progettazione esecutiva che si traduce in una verifica sismica post intervento”. Davvero superfluo aggiungere altro, i fatti in questo caso parlano sin troppo chiaro.

Per chiudere il dirigente sostiene che, per quanto riguarda la collocazione delle classi interessate dai lavori, si sta ancora valutando in quale struttura saranno collocate. In realtà da giorni tutti gli organi di informazione hanno riportato che quelle classi verranno trasferite in via Kennedy (presso le suore confezioniste). In pratica lo sanno tutti dove andranno, tranne chi in realtà dovrebbe decidere…

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