“Lascia passare Michael”: storia degli ordini di scuderia in Formula 1


E’ uno degli aspetti più odiati della formula 1. Ma gli ordini di squadra spesso, nel bene o nel male, hanno deciso le sorti di un mondiale. Ma non mancano clamorosi episodi vergognosi come quello della Ferrari in Austria nel 2002

“Rubens, let Michael pass for the championship”. Siamo nel 2001, si sta correndo il gran premio d’Austria e all’ultimo giro le Ferrari sono in seconda e terza posizione. Per una volta Barrichello è davanti a Schumacher e si sta avviando a portare a casa un secondo posto prezioso per il morale. All’improvviso una frase di Jean Todt gela il brasiliano. L’ordine è chiarissimo e Barrichello non ha scelta. La rabbia però lo porta ad eseguire l’ordine nel modo più polemico possibile. All’ultima curva Barrichello inchioda e lascia passare Schumacher a pochi metri dal traguardo. Dopo la gara ovviamente fioccano le polemiche e la Ferrari viene accusata di un comportamento antisportivo.

Le polemiche però sono ingiustificate. L’ordine di scuderia serviva visto che Schumacher è in lotta per il mondiale con Coulthard e ogni punto può fare la differenza. A quel punto della stagione lo scozzese era davvero vicino in classifica e il successivo crollo era quasi impronosticabile.

Il disastro arriva l’anno dopo, sempre in Austria. Barrichello è ancora una volta più veloce di Schumacher e stavolta sta andando a vincere la gara davanti al tedesco. Ma ecco, ancora una volta, l’ordine di lasciarsi passare per aiutare il suo capitano a vincere il titolo. Il comando della Ferrari è completamente senza senso. Schumacher è primo in classifica con un vantaggio già quasi incolmabile e non ha bisogno di qualche punto in più per vincere il mondiale. Ancora una volta Barrichello decide di alimentare le polemiche e si fa passare sul rettilineo finale.

Sia lui che Schumacher si prenderanno i fischi del pubblico e la stessa FIA deciderà di aprire un’inchiesta. La Ferrari la passerà liscia, il regolamento consente giochi di squadra ma le cose cambieranno radicalmente. L’episodio austriaco spingerà la Federazione a dichiarare illegali gli ordini di squadra.

La F1 perde quindi uno dei suoi aspetti più caratteristici. Il primo ordine di squadra fu dato già nel 1950, anno del primo mondiale di F1. A Monza l’italiano Taruffi venne obbligato a cedere la sua vettura al più quotato compagno di team Fangio, che si stava giocando il mondiale. Nel 1955 lo stesso Fangio fu vittima di un ordine di scuderia. L’argentino stava guidando il gran premio d’Inghilterra ma fu costretto dal suo team a far passare il beniamino di casa Moss per fargli vincere il gran premio.

Nel 1964 il mondiale fu deciso proprio da un ordine di squadra. In Messico Surtees aveva bisogno di un secondo posto per vincere il titolo ma all’inizio dell’ultimo giro era terzo. Bandini, compagno di Surtees, rallentò su ordine della Ferrari e lasciò passare l’inglese. Nel 1978 la Lotus favorì per tutta la stagione Andretti e sfavorì invece lo svedese Peterson. Nel 1999 prima Salo in Germania poi Schumacher in Malesia lasciarono passare Irvine, che era in corsa per il mondiale, e rinunciarono a vittorie certe.

Altre volte invece è capitato di vedere ordini di squadra non rispettati o non dati che poi hanno inciso sulla classifica finale del mondiale. Nel 1967 Hulme si rifiutò varie volte di dare spazio al suo compagno di squadra Brabham, che era anche il suo capo, e vinse il mondiale, per poi venire licenziato. Nel 1982 ad Imola Pironi ignorò l’ordine di squadra di non attaccare Villeneuve e superò il canadese all’ultimo giro.

Poche gare dopo in Francia Arnoux si rifiutò di lasciare passare Prost, in corsa per il titolo, per poi venire licenziato a fine anno. Nel 1981 Reutemann non fece passare Jones in Brasile e la lotta tra i due favorì Piquet che a fine anno vinse il mondiale. Nel 1986 la Williams non scelse una prima guida e la rivalità Mansell-Piquet portò Prost a vincere il mondiale.

Anche dopo il divieto di effettuare ordini di scuderia nel 2002 non sono mancati episodi clamorosi. Nel 2006 in Turchia Massa non fece passare Schumacher facendo perdere punti preziosi al tedesco. Poche gare dopo in Giappone il brasiliano rimediò lasciando sfilare il tedesco dopo pochi giri. Nel 2007 a Monaco la Mclaren ordinò ad Hamilton di non attaccare Alonso infrangendo il divieto nato nel 2002 ma se la cavò senza conseguenze.

Sempre nel 2007 poi la Mclaren non diede più ordini di scuderia e la rivalità Hamilton-Alonso aiutò Raikkonen a vincere il mondiale. Il finlandese proprio nell’ultima gara nel mondiale vinse solo grazie ad un team order ben mascherato. Nel 2008 in Cina Raikkonen fece passare Massa, in corsa per il mondiale, simulando un guasto per aggirare il divieto di team orders. Nel 2010 in Turchia un mancato ordine di squadra portò all’incidente tra Webber e Vettel, con i due piloti Red Bull che buttarono una doppietta certa.

“Fernando is faster than you. You confirm you understood that message?” Nel gran premio di Germania 2010 la Ferrari con questo team radio cerca di aggirare il divieto di giochi di squadra. Massa sta guidando la gara ma Alonso, secondo, si gioca il mondiale. Il brasiliano si lascia passare platealmente e lo spagnolo vince la gara. La FIA non ci sta, l’ordine di squadra è stato nascosto troppo male e il gesto di Massa è stato plateale. La Ferrari viene chiamata in giudizio ma non ci sono estremi per una penalità seria.

Sono passati otto anni dall’introduzione del divieto di team orders ma le squadre fanno come gli pare e piace, avendo trovato ormai molti modi per mascherare un gioco di squadra. Questo episodio porta la FIA a riconsiderare la regola dei giochi di squadra. Visto che è impossibile fermarli tanto vale renderli regolari, così dal 2011 è tornato possibile farne purchè non siano antisportivi (in modo da evitare un’altra Austria 2002).

E sin da subito tutti i team, nessuno escluso, hanno ricominciato a dare ordini di squadra. I casi dal 2011 ad oggi sono innumerevoli. Tra i più famosi possiamo ricordare l’ordine a Webber di non attaccare Vettel a Silverstone nel 2011. Nel 2013 in Malesia Vettel ricevette l’ordine di non sorpassare Webber ma il tedesco se ne fregò e sorpasso l’australiano e sempre nella stessa gara a Rosberg fu vietato di attaccare Hamilton. Nello stesso anno in India la Lotus impose a Raikkonen di far passare Grosjean, con il finlandese che ignorò il team e fu sorpassato solo dopo un dura lotta.

Ancora nel 2014 in Ungheria la Mercedes ordinò ad Hamilton di lasciar passare Rosberg, con l’inglese che disobbedì e rimase davanti. Nel 2016 a Monaco fu Rosberg a ricevere l’ordine di lasciarsi sfilare da Hamilton. Il tedesco, a differenza dell’inglese, obbedì all’ordine. Poche gare dopo a Baku la Ferrari ordinò a Raikkonen, che aveva una penalità, di lasciare strada a Vettel. Quest’anno in Bahrein la Mercedes ha ordinato a Bottas di lasciar passare Hamilton in ben due diverse fasi di gara, con il finlandese che ha prontamente eseguito.

Le critiche ai giochi di squadra quindi, pur a volte comprensibili, sono inutili e spesso anche fuori luogo. I team orders ci sono sempre stati nella storia della F1 e, si è visto, sono impossibili da eliminare. Brutto vedere episodi come Austria 2002 e giustissimo condannarli. Se un ordine di squadra è insensato allora spesso è anche antisportivo, quindi si può e si deve sanzionare. Ma questi casi sono una minoranza, visto che maggior parte degli ordini di scuderia hanno un senso.

Quando ci si gioca un mondiale, o semplicemente un risultato importante, pochi punti possono fare la differenza. Giusto quindi, se c’è la possibilità, dare tutto l’aiuto possibile alla prima guida del team. E se i secondi sono tali è perchè sono più lenti dell’altro pilota del team.

Una squadra non può permettersi di perdere un mondiale per far restare davanti un pilota che è più veloce dell’altro solo due o tre volte l’anno. E quindi ci sarà poco da indignarsi o da meravigliarsi se domenica sentiremo un “Sebastian is faster than you” o un “Let Lewis pass for the championship”. (DDS)

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