Le grandi rivalità della Formula 1: Graham Hill contro Jim Clark


Il re di Monaco contro il mago della pole: i due grandi protagonisti degli anni 60, due eroi dei due mondi che si sono dati battaglia in pista, spartendosi vittorie e titoli

Due piloti dallo stile molto diverso, due fenomeni che hanno avuto la sfortuna/fortuna di trovarsi l’altro come avversario. Due piloti versatili capaci entrambi di vincere sia in F1 che nella più importante delle corse americane, la 500 miglia di Indianapolis. Graham Hill e Jim Clark, probabilmente due tra i più grandi di sempre della F1 e sicuramente i migliori piloti degli anni 60.

I due sono destinati ad incontrarsi in pista e a darsi battaglia, regalando ai fan campionati emozionanti e combattuti fino all’ultima gara. Le loro sfide hanno reso la loro rivalità, che però fu sempre limitata alla battaglia in pista, una delle più belle della F1.

Il modo in cui i due si trovano a correre in F1 non può essere più diverso. A Graham Hill inizialmente non interessano le auto, tanto che l’inglese si dedica alle moto e non prende la patente prima dei 23 anni, poi un giorno per caso vede una pubblicità che permette di girare a Brands Hatch per pochi soldi ed entra nel mondo delle quattro ruote. Hill debutta in F1 nel 1958, a quasi trent’anni, con un team debuttante, la Lotus, che ha grandi ambizioni per il futuro ma una macchina non molto competitiva, tanto che Hill si ritrova come pilota per caso, visto che all’inizio l’inglese doveva solo essere un meccanico nel team.

I primi due anni sono disastrosi e l’inglese termina solo quattro gare, senza ottenere punti. Il boss del team, Colin Chapman, vuole un gran pilota per la sua vettura e decide di puntare su un ragazzino poco più che ventenne che sta stravincendo gare su gare nelle serie minori: Jim Clark. Lo scozzese però è dubbioso sulla sicurezza della Lotus a causa di un incidente che, scherzi del destino, ha visto protagonista Hill, ma alla fine viene convinto e nel 1960 debutta in F1 con la Lotus. Ad Hill a questo punto non resta che trovarsi un altro team, l’occasione glieda concede la BRM che fa di lui il pilota di punta del team.

Il 1960 è un’ottima annata per entrambi: Clark arriva ottavo in classifica al debutto e disputando solo la metà delle gare, Hill coglie il primo podio in carriera. Nel 1961 Clark migliora e arriva settimo in classifica, ad Hill invece va malissimo e l’inglese conquista solo tre punti.

All’inizio del mondiale 1962 la favorita è la Ferrari, che ha stavinto l’anno prima, ma a sorpresa la prima gara dell’anno la vince Graham Hill su BRM. Dopo una gara incolore a Monaco, Hill parte dalla pole anche in Belgio. L’occasione per vincere e allungare in classifica è ghiotta, la vettura è ottima e Hill si sente carico ma c’è solo una cosa che non ha calcolato: Jim Clark. Lo scozzese parte dodicesimo ma rimonta furiosamente, passa tutti e vince davanti ad Hill, che rimane comunque in testa al mondiale. Clark sembra più in forma di Hill e a Silverstone lo batte davanti al suo pubblico, portandosi ad un solo punto in classifica generale.

L’inglese deve reagire o rischia di giocarsi il titolo e quale pista migliore del vecchio Nurburgring per mettere in mostra il proprio talento? Hill non va benissimo in qualifica ma in gara, sotto il diluvio, prende il comando e va a vincere, allungando in classifica. Si arriva al GP di Monza e Hill prova a dare un’altra mazzata a Clark: lo scozzese parte in pole ma rimane al comando per pochi metri, perchè l’inglese lo passa e si invola per poi vincere la gara, mentre Clark poi sarà costretto al ritiro. Se Hill vince il GP successivo in America è campione del mondo. I primi 20 giri del gran premio americano sono spettacolari con il duello in pista tra i due sfidanti per il titolo, ma Clark ne ha di più e vince la gara.

Si arriva all’ultimo appuntamento in Sudafrica: chi vince è campione del mondo. Clark domina le qualifiche, fa la pole, mantiene la vetta e si avvia a vincere gara e titolo. Hill lo segue ma può poco o nulla: il titolo gli sta sfuggendo di mano. A 20 giri dalla fine però il colpo di scena: Jim Clark ha rotto il motore, Graham Hill è campione del mondo. Il mondiale 1963 inizia nello stesso modo in cui era finito quello del 1962: sfida in pista tra la BRM di Hill e la Lotus di Clark. Di nuovo lo scozzese sta vincendo ma rompe il motore. La reazione di Clark è furiosa: vince sette delle nove gare successive e si prende il titolo mondiale. Hill non può che accontentarsi del secondo posto in classifica.

E si arriva al 1964. Dopo aver vinto un mondiale a testa Hill e Clark sono i favoriti e entrambi considerano l’altro come il più grande avversario per il titolo e, guardando come vanno le prime gare, anche il 1964 sembra una faccenda riservata a loro due e basta. Hill ha dalla sua una maggior costanza e il fatto di essere praticamente imbattibile a Monaco, Clark è più veloce in qualifica e quando arriva è spesso davanti al rivale.

A tre gare dalla fine del mondiale i due sono appaiati in vetta alla classifica e il terzo, Surtees, è staccatissimo. Tutti gli occhi sono su loro due e solo su loro due, anche quando a Monza Surtees vince mentre sia Hill che Clark hanno problemi tecnici. Penultima gara della stagione, Stati Uniti. Clark domina e sta stravincendo ma poi il solito problema al motore consegna la gara ad Hill. In Messico Clark per vincere il titolo dovrà vincere la gara e sperare che Hill arrivi quarto. In corsa per il titolo c’è anche Surtees ma il pilota della Ferrari è sicuramente quello con meno chance iridate.

Infatti in Messico tutta la gara si gioca sul duello Clark-Hill. Lo scozzese è primo, Hill balla tra la terza e la quarta posizione. Insomma se Hill arriva terzo vince il titolo, se arriva quarto vince Clark. E invece il destino decide che il titolo non lo deve vincere nessuno dei due. Hill viene coinvolto in modo incolpevole in un incidente e arriva fuori dai punti, Clark mentre sta per vincere il titolo viene fermato di nuovo dal motore: il titolo lo vince Surtees. Hill è furioso, ma non con il suo storico rivale Clark o con Surtees, ma con Bandini, l’altro pilota Ferrari, ovvero colui che lo ha tamponato. E la beffa è doppia: Hill ha fatto più punti di tutti gli altri piloti ma ha perso il titolo per la regola degli scarti.

Nel 1965 Graham Hill vuole vendicarsi e vincere il titolo. Deve farcela, se lo merita, nel 1964 lo ha perso non per sue colpe ed è ora di rimediare. L’inglese inizia con un podio e una vittoria, sulla sua Monaco, ed è in testa al mondiale. Ma il 1965 è l’anno di Clark: lo scozzese si permette il lusso di saltare una gara, va ad Indianapolis, vince la 500 miglia, torna nel mondiale di F1 e ne vince cinque di fila assicurandosi il titolo, costringendo il suo storico rivale al secondo posto in classifica.

Nel 1966 il palcoscenico della F1 sarà occupato dal primo round della sfida tra Brabham e Hulme, che poi si protrarrà anche nel 1967. Hill e Clark nel 66 finiscono quinto e sesto in classifica staccatissimi dalla vetta iridata: né BRM né Lotus hanno fatto buone vetture. La stagione di Hill però è positiva: l’inglese vince la 500 miglia di Indianapolis, riuscendo in quello che era riuscito al rivale l’anno prima. Nel 1967 c’è una grande novità: i due storici rivali saranno compagni di squadra in Lotus. Clark farà una buona stagione, Hill faticherà ad adattarsi alla nuova vettura, ma entrambi dovranno arrendersi alla superiorità evidente del team Brabham che si giocherà il titolo in famiglia.

Nel 1968 la Lotus è tornata ad essere la macchina migliore e Graham Hill si è finalmente adattato: che la sfida cominci. Il primo round va a Clark dopo che i due piloti del team Lotus si sono dati battaglia per ottanta giri. Si prospettano scintille e bei duelli per il proseguo della stagione. Non sarà così perchè la sorte si mette in mezzo. Prima della seconda gara stagionale Jim Clark muore in un tragico incidente in F2. Hill senza il suo grande rivale vince il titolo senza particolari problemi e pochi anni dopo entrerà nella storia vincendo la 24 ore di Le Mans e diventando il primo, e finora unico, pilota ad aver completato il triple crown.

La sorte non sarà indulgente nemmeno con lui visto che l’inglese perderà la vita in un tragico incidente aereo nel 1975 e non potrà assistere ai successi di suo figlio Damon, che diventerà il primo figlio di un campione del mondo a bissare l’iride del padre. Dei due rimarranno sempre le grandi battaglie in pista, i mondiali decisi sul filo di lana e le loro imprese sportive. Due piloti che a loro modo hanno rivoluzionato il mondo delle corse e che ancora oggi sono nel cuore dei tifosi. Cosa sarebbe stato senza quei due tragici incidenti non ci è dato saperlo, la vita a volte è beffarda e ingiusta.

Pare quindi giusto dare il tributo che meritano ai due, artefici di una delle rivalità più belle della storia della F1. Quando parlate di F1, quando guardate questo magnifico sport ricordatevi anche di loro e della loro sfida: Jim Clark e Graham Hill.

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