Chi si accontenta gode


Tornata elettorale favorevole al centrodestra, con l’inattesa ennesima rinascita di Berlusconi, indiscutibilmente aiutato dall’insipienza politica dei suoi avversari, da Bersani a Renzi da D’Alema a Grillo. Che provano a raccontare un’altra storia per attenuare al delusione

Una volta c’era il giaguaro. Ora siamo al leopardo. Non resterà famosa come quella della campagna elettorale 2013 di Bersani (che voleva smacchiare il giaguaro, cioè Berlusconi), ma il primo commento di Renzi , a notte inoltrata, sul secondo turno delle elezioni amministrative è sembrato quasi un omaggio al precedente segretario del Pd, ora finito con il Mdp.

I risultati delle amministrative 2017 sono a macchia di leopardo” ha scritto su facebook Renzi. A cui, davvero, in questo periodo non ne va dritta una. Poteva magari trovarsi al centro dell’attenzione per le dichiarazioni più controverse del post elezioni ma la sua speranza è durata solo poche ore. Poi sulla scena sono arrivati l’ineffabile Luigi DI Maio che l’ha sparata davvero grossa (“Il Movimento 5 Stelle continua la sua inesorabile crescita”), i vari esponenti della miriade di “cespuglietti” della sinistra (o presunta tale), esultanti non si sa bene per quale motivo,  e quelle del leader del Pd all’improvviso sono quasi sembrate frasi ragionevoli.

Come dice il famoso detto “chi si accontenta gode” e, come si sa, in queste elezioni c’è sempre qualcosa di particolare a cui appigliarsi per far finta di essere soddisfatti. Il Pd perché comunque numericamente è quello che ha preso più Comuni, il Movimento 5 Stelle perché pochissimo rispetto a niente è comunque qualcosa di più. Ecco, magari, i cespuglietti della sinistra non avrebbero neppure quel vago appiglio ma provare a capire cosa passa per la mente di quegli esponenti è fatica sprecata, è come cercare di capire che gusto provocano i masochisti a farsi riempire di botte…  Ironia a parte nulla di nuovo nello scenario politico italiano, sono decenni che dopo ogni elezione assistiamo allo stesso tragicomico spettacolo.

Eppure mai come in questo caso i risultati delle elezioni amministrative (che, almeno in teoria, avrebbero l’obiettivo di far scegliere gli amministratori locali…) sono chiarissimi. Ha vinto in maniera netta ed evidente il centro destra, ha vinto Berlusconi (a volte, anzi molto spesso, ritornano), ha vinto Salvini. Che poi questo sia il primo passo verso un successo alle prossime elezioni politiche e alla conseguente conquista del governo è tutto da vedere.

Innanzitutto perché mettere insieme le principali forze del centro destra intorno a candidati locali è molto più semplice che tenere uniti gli stessi Berlusconi e Salvini che, al momento, su quasi tutti i principali nodi della politica nazionale sembrano distanti anni luce (ma, si sa, che in politica le distanze a volte si riducono assai più rapidamente di quanto si possa credere).

E poi perché con l’attuale legge elettorale anche confermando a livello nazionale il dato locale (e sempre ammesso che si presenti unito), il centrodestra sarebbe comunque lontano dall’avere una parvenza di maggioranza in Parlamento. Quel che è certo, però, che sono loro i vincitori di questa tornata. Così come è indiscutibile il duro colpo subito dal Pd e dal centrosinistra (ma esiste ancora?), come la pesante debacle del Movimento 5 Stelle che nella maggior parte dei comuni sopra i 15 mila abitanti (dove, quindi, era previsto anche un eventuale secondo turno) non è neppure arrivato al ballottaggio.

Fa davvero sorridere sentire Di Maio parlare di successo del suo Movimento e di debacle del Pd, a fronte dei 67 comuni conquistati dal partito di Renzi e degli appena 8 dai “grillini” (che in molti dei comuni capoluoghi dove si è votato non solo non raggiungono ma neppure sfiorano la soglia del 10%). E’ un po’ come vedere i tifosi dell’Inter esultare ed essere soddisfatti del 7° posto in campionato (e l’eliminazione prematura in Europa League e Coppa Italia) solo perché la loro storica rivale, la Juventus, dopo aver vinto campionato e coppa Italia ha perso la finale di Champions League…

Continuando nel paragone calcistico, al di là di quello che dicono i crudi numeri, è comunque innegabile che il Pd, soprattutto ai ballottaggi, ha subito un durissimo colpo, appunto simile a quello accusato dai tifosi bianconeri per l’ennesima finale di Champions persa. “Nel numero totale di sindaci vittoriosi siamo avanti noi del Pd, ma poteva andare meglio: il risultato complessivo non è granché” ha dichiarato Renzi.

In realtà se il numero complessivo dei sindaci consente sicuramente di non parlare di debacle, il colpo c’è stato e di una certa entità. Perché è vero che il Pd conquista comunque 67 comuni (e ne governava appena uno in più, 68) rispetto ai 59 del centrodestra. Ma è sin troppo evidente che la perdita di alcune roccaforti storiche (come Genova, La Spezia, Piacenza, Budrio, Sesto San Giovanni) pesa e non poco.Considerando che il Pd neppure era arrivato al ballottaggio a Verona, è innegabile che quasi tutte le sfide più importanti sono state perse nettamente.

Pesa tantissimo, tra l’altro, la sconfitta a L’Aquila. Le vittorie a Lecce, Taranto e Padova consentono di tirare un sospiro di sollievo e rende meno negativo il consuntivo, ma la battuta d’arresto c’è ed è innegabile. Come è sin troppo evidente che il risultato peggiore di queste elezioni amministrative è tutto del Movimento 5 Stelle. Che, a dispetto del Pd, ha avuto più tempo per assorbire il colpo perché la debacle si è materializzata già al primo turno, non solo per i pochi ballottaggi conquistati ma anche per la bassissima percentuale ottenuta quasi ovunque.

E’ vero che si tratta di elezioni amministrative che, quindi, sono più complesse per un Movimento ancora giovane e non strutturato, che si basa quasi esclusivamente sul carisma del proprio leader. E’ altrettanto innegabile che sarebbe azzardato proiettare questa debacle a livello nazionale, vaneggiando l’inizio di un declino che non appare esserci (quanto meno in termini vistosi). Ma è altrettanto ridicolo non ammettere l’evidenza, attaccarsi ad improponibili e cervellotici calcoli per negare l’innegabile. Un brutto segnale perché sembra essere l’ennesima conferma che quella differenza rispetto ai partiti tradizionali, tanto vantata alle origini, è sempre più un lontano ricordo.

Ancora più difficile capire l’euforia, vista sin dall’uscita dei primi dati ufficiali, degli esponenti dei vari inutili cespugli della sinistra. Che, in realtà, dopo queste elezioni sembrano ancora più inutili e marginali. Perchè, se proprio vogliamo ad andare a cercare il pelo nell’uovo, emerge con chiarezza che il Pd è addirittura andato peggio in quei comuni dove si è presentato insieme a quei cespugli. Certo Renzi, il nemico giurato per la maggior parte di loro, ha comunque subito una battuta di arresto.  Ma cosa ci sarà mai da festeggiare, per esponenti e movimenti che dichiarano di rappresentare la vera anima della sinistra, in un’elezione che vede trionfare la destra peggiore (almeno agli occhi della sinistra) rappresentata da Salvini e che segna l’ennesima resurrezione del nemico storico Berlusconi, è davvero un mistero.

Certo, però, che il “caimano”, al di là delle sue qualità, è davvero un uomo politico fortunato. Quando sembra ormai finito, trova sempre qualche imprevisto alleato pronto a risollevarlo. Prima D’Alema, poi Rutelli, poi Veltroni ed ora addirittura tutti insieme appassionatamente Renzi, Bersani, ancora D’Alema e Beppe Grillo. Che in un modo sono riusciti a dare fiato all’ex presidente del Consiglio. Che sembrava davvero ad un passo dalla pensione (politicamente parlando) e che, invece, ora potrebbe tornare a giocare un ruolo di primo piano in vista delle prossime elezioni politiche.

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