Ricostruzione e sicurezza, al Senato le proposte del Comitato Scuole Sicure


All’incontro, promosso dalla senatrice marchigiana Serenella Fucksia per presentare una proposta di legge per la ricostruzione e per l’adozione di un piano anti sismico, hanno partecipato amministratori locali, tecnici, professionisti e il vice rettore del Politecnico di Torino, prof. Bernardino Chiaia

 “Nemo propheta in patria” (nessuno è profeta nella propria patria). La famosa locuzione che si trova nei Vangeli sembra davvero tagliata su misura per il Comitato Scuole Sicure. Ostinatamente osteggiato dal sindaco Castelli (che in 10 mesi non si è neppure degnato di incontrarlo almeno una volta) e dall’amministrazione comunale ad Ascoli, censurato (dopo i primi slanci iniziali) da gran parte della stampa locale (per carità di patria sorvoliamo sulle motivazioni di questo ostracismo…), è ormai diventato un interlocutore credibile e imprescindibile per le più alte istituzioni ma anche per le associazioni italiane e internazionali che si occupano di determinate questioni.

E se mai ce ne fosse stato  bisogno, l’ennesima emblematica dimostrazione è arrivata lunedì 12 giugno al Senato dove era in programma l’incontro “La ricostruzione giusta – Disposizioni per la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare, nonché delega al Governo per l’adozione di un piano antisismico nazionale”, organizzato dal gruppo parlamentare Federazione della Libertà. Per certi versi è davvero stupefacente constatare in queste circostanze come, pur in presenza di interlocutori altamente qualificati (oltre ai senatori che hanno organizzato l’iniziativa hanno partecipato e sono intervenuti anche amministratori locali, tecnici di enti locali, ingegneri,  architetti, il prof. Bernardino Chiaia, vice rettore del Politecnico di Torino), alla fine a monopolizzare l’attenzione sono sempre loro, i rappresentanti dei Comitati Scuole Sicure (in Senato erano presenti i rappresentanti del Comitato Italia, di Ascoli, dell’Abruzzo, del Lazio).

Era già accaduto mercoledì 7 giugno ad Amatrice in occasione dell’incontro promosso da Save the Children Italia per presentare lo studio, realizzato in collaborazione con il Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università degli Studi di Padova, “L’impatto degli eventi sismici in Italia Centrale sui diritti dei bambini e degli adolescenti”. Si è ripetuto anche questa volta in Senato, probabilmente perché nei loro interventi, nelle loro parole, pur sempre assolutamente pertinenti e tecnicamente impeccabili, traspare in maniera evidente quella passione, quella appassionata partecipazione che inevitabilmente finisce per emozionare e coinvolgere la qualificata platea presente.

Ma sarebbe riduttivo limitarsi a sottolineare solo questo suggestivo aspetto. Come avviene con puntualità da 10 mesi a questa parte, i rappresentanti dei Comitati Scuole Sicure hanno anche e soprattutto avanzato proposte concrete, hanno fornito importanti spunti che sicuramente (lo hanno confermato gli stessi senatori che hanno organizzato l’incontro) andranno ad integrare e a completare la proposta di legge per la ricostruzione nel centro Italia, messa a punto dal gruppo Federazione della Libertà con la preziosa collaborazione del prof. Chiaia.

Perché, e questo è l’aspetto più importante, l’incontro che si è svolto lunedì scorso in Senato non era certo un’inutile passerella per far guadagnare a qualche politico 5 minuti di notorietà o qualche pugno di voti in più, né  uno dei tanti (troppi) appuntamenti che si susseguono da 10 mesi a questa parte per creare quell’atmosfera di umana compartecipazione per il dramma che stanno vivendo quelle popolazioni ma che, poi, non si traduce in alcun intervento in qualche modo utile. Quello di lunedì 12 era, infatti, un incontro estremamente tecnico e molto concreto da un punto di vista dei contenuti,  era l’occasione proprio per presentare una proposta di legge per la ricostruzione del centro Italia che, come ha sottolineato il senatore Quagliariello, abbia la capacità “di trasformare un dramma in un’opportunità di modernizzazione del paese”.

Per questo è un vero peccato che non fosse presente (pur se invitato, come tutti gli amministratori del cratere) il sindaco Castelli. Certo, c’era da aspettarselo, non eravamo nei salotti di qualche tv ma in un’aula del Senato, a discutere di contenuti e di interventi concreti. E sappiamo bene che, quando si tratta di discutere di contenuti concreti (e non di lanciare vuoti slogan solo per apparire meglio davanti agli schermi televisivi), il primo cittadino preferisce dileguarsi, probabilmente perché ha poco o nulla da dire. Peccato perché per un bravo politico spesso ascoltare è più importante che parlare (o straparlare…). E, oltretutto, in questa occasione Castelli avrebbe forse avuto modo di capire ciò che non è riuscito a comprendere in questi 10 mesi. Cioè che quella portata avanti dal Comitato Scuole Sicure non è certo una guerra personale, contro di lui o contro qualsiasi altro amministratore, ma semplicemente una battaglia per affermare un sacrosanto diritto. E che in quest’ottica il Comitato poteva e potrebbe essere una risorsa importante, fondamentale per il territorio.

Lo hanno fortunatamente capito la senatrice marchigiana Serenella Fucksia, che ha avuto la sensibilità e ha compreso quanto fosse importante coinvolgere chi da mesi si batte per la sicurezza delle scuole, e il senatore Quagliariello (capogruppo di Federazione della Libertà) che ha ascoltato con molta attenzione gli interventi e le proposte avanzate dal Comitato. Che, attraverso la voce inizialmente commossa (“sono molto emozionata ma non perché parlo davanti ad una platea così qualificata ma perché parlo di un argomento che mi sta molto a cuore”) del suo presidente Iride Luzi ha innanzitutto spiegato come è nato e si è sviluppato.

Dopo il 24 agosto abbiamo subito pensato alle scuole cittadine – ha raccontato – che non hanno riaperto nei termini previsti per permettere i controlli per l’agibilità (le schede Aedes). Ma l’agibilità non basta per assicurare la tenuta, abbiamo avuto l’esempio dalla tragica esperienza della Casa dello Studente a L’Aquila dove, pochi giorni prima del terremoto del 6 aprile, i tecnici avevano detto che la struttura era agibile, che potevano stare tranquilli.  Per questo ci siamo allarmati quando abbiamo appreso che nelle nostre scuole, dopo il 24 agosto, sono state fatte le verifiche di agibilità. Che, abbiamo visto,  non servono a nulla, non forniscono garanzie sulla sicurezza.

Siamo stati fortunati perché il terremoto si è verificato sempre con le scuole chiuse. Altrimenti avremmo contati i morti, ad Amatrice dove pure la scuola era stata oggetto di miglioramento sismico. Ma anche ad Ascoli, dove l’unica scuola costruita dopo il 1992, quindi in teoria nel rispetto delle norme antisismiche, è stata dichiarata inagibile E, in pratica non ci si può più rientrare, è da rifare. E a Fiastra e Muccia dove, dopo la scossa del 26 ottobre, le scuole erano state dichiarate agibili il venerdì ma poi sono crollate per la scossa 6.5 del 30 ottobre  che, fortunatamente, era domenica. Allora ci siamo resi conto che la situazione era la stessa ovunque, a Teramo, a Chieti, a L’Aquila, a Rieti”.

La presidentessa Luzi ha, poi, esaminato con estrema lucidità la situazione da un punto di vista legislativo. “L’Opcm (Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri) del 2003 imponeva agli enti locali di effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica negli edifici pubblici di rilevanza, quindi scuole comprese – ha sottolineato – da allora sono passati 14 anni ma appena il 30% delle scuole ha effettuato quelle verifiche. L’ordinanza, lo dice il termine stesso, è un ordine, Comune e Province dovevano farlo e invece non l’hanno fatto, dicendo che non c’erano fondi. Una balla, in questi anni sono stati a messi a loro disposizione ingenti somme per rispettare la norma.

E’ mancata la volontà di farle, l’esempio evidente è quanto accaduto ad Appignano, un piccolo paese di 3 mila persone, che però ha avuto la fortuna di avere un sindaco che aveva davvero a cuore questo problema (Nazzarena Agostini) e che ha trovato 1,3 milioni di euro per fare non solo la vulnerabilità ma anche il successivo intervento di adeguamento sismico. Che è l’unico che ha senso, il miglioramento sismico non ha alcun significato, basta vedere cosa è accaduto ad Amatrice. Noi non vogliamo sentire più parlare di miglioramento, non vogliamo sentire più la scusa dei soldi. Però non guardiamo più al passato, azzeriamo tutto. Ma vogliamo iniziare a parlare seriamente della sicurezza dei nostri ragazzi? Perché devono essere costretti a frequentare strutture vecchie, in ex manicomi, in centri storici a rischio crolli?. Non sarebbe meglio dare loro strutture nuove, moderne, sicure, open space, con grandi spazi, ampie vetrate?”.

Dopo di lei è intervenuta anche Leda Ragas , presidentessa dell’Associazione Comitati Scuole Sicure Abruzzo, che innanzitutto ha illustrato la situazione del proprio territorio (“il terremoto non ci ha colpito direttamente eppure abbiamo 5 scuole chiuse nella provincia di Teramo e 25 in tutto l’Abruzzo”). Poi, dopo aver evidenziato come sia difficile il confronto con la politica, ha sottolineato come “negli ultimi 30 anni sono stati spesi centinaia di milioni di euro inutilmente per le scuole che continuano ad avere gravi carenze. Chi ha paura che la possibile delocalizzazione delle scuole dal centro possa nuocere deve rendersi conto che, invece, è la mancanza di sicurezza che sta vuotando le città”.

Elisa Di Giambattista del Comitato Scuole Sicure Lazio, ha invece sottolineato un aspetto spesso sottovalutato, ma di certo non meno rilevante, cioè il risvolto psicologico per i ragazzi costretti a stare in edifici non sicuri. “L’aspetto psicologico è molto importante – ha spiegato – perché rischia di produrre danni che non sono immediatamente visibili. I nostri bambini vanno in edifici che non sono sicuri e ci dicono che la scuola è un posto brutto. Mentre noi continuiamo a parlare di tecnicismi continuano a subire questa situazione. E per i bambini subire dei traumi del genere significa poi avere in futuro problemi comportamentali.

Uno studio effettuato recentemente evidenzia che quando i bambini subiscono un trauma come quello del terremoto ci sono due soluzioni possibili. La prima è evitare che siano ancora esposti a situazioni che ricordano il trauma vissuto, l’altra è assicurarli che le strutture in cui si trovano, in cui vanno sono sicure. Noi possiamo dirla una cosa del genere? Bisogna fare in fretta, bene o male siamo arrivati all’estate, ora che le scuole sono chiuse ci si dimenticherà di questo problema. Ma a settembre rischiamo seriamente di tornare a scuola con le stesse problematiche che abbiamo oggi”.

Delineati in maniera così nitida e esaustivi i contorni della situazione, i rappresentanti dei Comitati Scuole Sicure hanno poi avanzato le loro proposte. A partire dalla necessità di non limitarsi, come invece avviene nei vari decreti post terremoto, a porre l’obbligo di effettuare le verifiche di vulnerabilità sismica, assolutamente inefficace in assenza di un qualsiasi provvedimento sanzionatorio nei confronti di chi non ottempera nei tempi previsti all’obbligo stesso.

Poi tempi certi per la realizzazione di nuove scuole, una più attenta e seria valutazione sull’opportunità di realizzare nuove e più moderne strutture piuttosto che effettuare costosissimi interventi di adeguamento, una maggiore trasparenza con l’obbligo di condividere gli atti che riguardano le scuole, una differente attenzione nella redazione dei piani di emergenza che non devono essere degli inutili spot ma, piuttosto, devono prevedere dettagliatamente e con assoluta precisione tutti gli aspetti connessi ad un’eventuale emergenza, un piano uniforme ed univoco per le evacuazioni nelle scuole che non può e non deve essere demandata a docenti, quasi sempre non in grado di gestire situazioni così complesse.

E’ stata, poi, sottolineata l’importanza dell’informazione, in particolare nei confronti dei nostri amministratori che devono sapere cosa devono fare, come devono intervenire, quali sono nel dettaglio gli obblighi a cui devono adempiere. Spunti e suggerimenti importanti che potranno andare a completare una proposta di legge che, come ha sottolineato il senatore Quagliariello, si può sintetizzare in 6 punti: necessità di cambiare il sistema valutazione del rischio sismico (passando da un approccio probabilistico ad un approccio deterministico), passare da una legislazione di emergenza ad una legislazione di prevenzione (“dobbiamo prendere atto della realtà del nostro paese, non farlo sarebbe criminale”), coinvolgere e impiegare risorse private (“non tutto può essere richiesto allo stato”), introdurre sconti fiscali tangibili, certi e più ampi, prestare una grande attenzione all’educazione e all’informazione dei cittadini (“si deve prendere coscienza che questo non è un problema eccezionale che riguarda l’emergenza ma che entra nella vita di ognuno di noi”).

Il prof Chiaia, prima di addentrarsi nella spiegazione tecnica di alcuni possibili interventi, in poche battute e con alcuni significativi dati ha fotografato al meglio la paradossale situazione che vive il nostro paese. “Negli ultimi 50 anni, a partire da quello del Belice del 1968 – ha sottolineato – lo Stato ha speso 150 miliardi per far fronte solo ai danni diretti provocati dai terremoti. Questo significa che in media spendiamo 3 miliardi all’anno, praticamente circa il 15% delle risorse annuali inserite in finanziaria. Che, di fatto, servono per coprire in emergenza ciò che non è stato fatto in prevenzione”.

Chiaia ha poi spiegato la filosofia che ispira la proposta di legge, partendo dal presupposto che il rischio sismico è determinato da 3 differenti aspetti (la pericolosità, l’esposizione e la vulnerabilità). “Il punto di partenza da cui dobbiamo partire – ha spiegato – è in che modo possiamo ridurre il rischio. A tal proposito lo Stato deve definire quale sia il rischio accettabile, atteso che il rischio zero non esiste. E’ evidente che non possiamo intervenire sulla pericolosità che è data dalla conformazione geologica del nostro paese. Allo stesso modo non possiamo e non è nelle nostre intenzioni intervenire sull’esposizione, vorrebbe dire dover evacuare intere città, interi territori. L’unico aspetto su cui possiamo intervenire è sulla vulnerabilità. Dobbiamo lavorare per ridurre la vulnerabilità, dobbiamo lavorare sulla sicurezza strutturale dei nostri edifici”.

Il nodo centrale della prevenzione è stato sottolineato anche dalla senatrice Serenella Fucksia. “In un paese fortemente esposto al rischio sismico – ha affermato – bisognerebbe promuovere una cultura della prevenzione che, invece, è ancora assente. Non abbiamo fatto tesoro delle esperienze del passato”. Quanto al testo della proposta di legge, la senatrice marchigiana ha evidenziato come ci siano alcune parole chiave che rappresentano la sua struttura portante. “Semplificazione, chiarezza normativa e armonizzazione normativa – ha sottolineato – aggiungere altre leggi che non sono armonizzate con quelle già esistenti crea solo confusione. Fondamentali, poi, sono anche la certezza della copertura ma anche dei rimborsi, la conoscenza del territorio, la verifica delle competenze”.

Significativa l’importanza del tema legato proprio alle scuole sottolineata dalla Fucksia (“La scuola è l’emblema della sicurezza perché permette di costruire un modello semplice, rispetto agli altri edifici abitati”) che, poi, ha evidenziatocome sia stato un grave errore non seguire il modello vincente di ricostruzione adottato in occasione del terremoto nelle Marche del 1997. “Non servivano nuove norme, bastava fare riferimento alla legge quadro 61 inerente il modello di ricostruzione Marche – Umbria dopo quel terremoto” ha aggiunto l’arch. Evangelisti dell’ufficio tecnico del Comune di Fabriano.

Il suo, come gli interventi di alcuni tecnici e professionisti (architetti ed ingegneri) hanno sicuramente portato degli ulteriori spunti e sollecitazioni utili per arricchire la proposta di legge. Che davvero potrebbe rappresentare un importante punto di partenza per far si davvero che la prevenzione del rischio sismico diventi davvero una priorità di tutto il paese.

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