Quando c’era lui: Bertolaso e le “leggende metropolitane” sul terremoto a L’Aquila


Le gravi inefficienze del post terremoto, oltre ad aumentare i problemi delle popolazioni colpite dal sisma, hanno provocato un altro nefasto effetto: il tentativo di riabilitazione postuma di Bertolaso. Che, però, si scontra con le sconcertanti notizie che arrivano da L’Aquila

Che le cose non stiano assolutamente funzionando come dovrebbero nel dopo terremoto è sotto gli occhi di tutti. Che i gravi ritardi, le inefficienze e l’incapacità mostrate dalle istituzioni in questi mesi stiano penalizzando e procurando gravi ulteriori danni alle popolazioni già così duramente colpite dal sisma, è altrettanto evidente.

Ma in un paese come il nostro, in cui la memoria storica è praticamente inesistente e la propaganda politica sfrutta ogni opportunità, ogni occasione, senza un minimo di rispetto nei confronti dei cittadini che soffrono o che hanno sofferto,  le gravi inefficienze del post terremoto hanno prodotto un altro “nefasto” effetto: il tentativo di riabilitazione postuma, quasi di “santificazione” di Guido Bertolaso. Per i pochi che non lo sapessero Bertolaso era il responsabile della Protezione Civile all’epoca del terremoto a L’Aquila (aprile 2009).

A lui l’allora premier Silvio Berlusconi affidò pieni poteri per la gestione dell’emergenza prima e della ricostruzione poi, con il famoso progetto C.A.S.E. e la successiva realizzazione delle new town, terrificanti quartieri dormitorio realizzati in tutta fretta, pensando esclusivamente al ritorno di immagine politico e non certo alle reali esigenze delle persone colpite dal terremoto. La sua gestione, sia prima del violento sisma del 6 aprile 2009 (per la famosa vicenda della riunione della Commissione Grandi Rischi del 30 marzo 2009, 6 giorni prima la scossa “fatale”, fu rinviato a giudizio con le accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni, risultando poi assolto per non aver commesso il fatto) che dopo finì ben presto nel mirino e di fatto è stata la ragione principale che ha poi spinto i successivi governi a cambiare la struttura della Protezione Civile stessa e le modalità di gestione dell’emergenza e della successiva fase del post calamità.

Al di là delle questioni giudiziarie, però, ancora oggi a L’Aquila e nelle zone colpite da quel terremoto Bertolaso è considerato dannoso quasi quanto il violento sisma. Eppure, di fronte alle clamorose inefficienze viste in questi mesi, qualcuno ha avuto addirittura l’ardire di evocare l’ex capo della Protezione Civile, tessendone impropriamente le lodi raccontando una storia improbabile e assolutamente non corrispondente alla triste e ben più tragica realtà.

Abbiamo dovuto leggere e ascoltare sciocchezze di ogni tipo, un campionario di “favole” che solo chi non ha mai messo piede (dal 2009 ad oggi) a L’Aquila può avere la spudoratezza di raccontare. “Con Bertolaso dopo un paio di mesi le macerie erano state tutte rimosse”, “gli aquilani e gli abruzzesi ancora oggi lo ringraziano per quello che ha fatto”, “in appena 6 mesi è riuscito a riportare tutti gli aquilani a casa, assicurando loro un tetto sicuro e case all’avanguardia” sono solo alcune delle vere e proprie “leggende metropolitane” raccontate in questi mesi da troppi illusionisti e visionari.

La realtà, come chi conosce la situazione aquilana ben sa, purtroppo è completamente differente. Ed un’ulteriore conferma è arrivata proprio nei giorni scorsi (la settimana scorsa), quando altre 70 famiglie residenti nelle new town hanno appreso che presto dovranno sgomberare perché gli alloggi in cui si trovano sono stati dichiarati inagibili. Per loro inizierà un nuovo incredibile incubo, costretti di nuovo a tornare a vivere la condizione di sfollati, in cerca di una sistemazione provvisoria (che, per altro, visto il periodo estivo non sarà neppure troppo facile trovare, visto che hotel e alberghi della costa inizieranno presto a riempirsi di turisti).

Qualche giorno prima, esattamente il 31 maggio, altre 24 famiglie erano state costrette a sgomberare le loro abitazioni nelle new town. “I vigili del fuoco ci hanno lasciato pochi minuti per recuperare qualche oggetto, poi ci hanno trasferiti all’Hotel Amiternum in attesa di trovarci un’altra sistemazione. Anche se per la verità non siamo stati colti di sorpresa  perché da mesi facevamo segnalazioni perché nei locali sotterranei pioveva vistosamente” racconta Debora. Si è scoperto che il problema deriva da una guaina impermeabilizzante tagliata male e montata al contrario.

Sono, così, partiti ulteriori controlli su 11 piattaforme installate dalla stessa ditta che hanno evidenziato come altre 3 piastre presentano lo stesso problema. “E’ un problema di progettazione realizzazione di quelle strutture – afferma il sindaco Cialente – le guaine sono state installate male da chi ha eseguito i lavori nel 2009, bisognava fare tutto in grande fretta e questo è il risultato”. Un risultato disastroso che da tempo ormai è sotto gli occhi di tutti (almeno di chi non ha paura di vedere).

Quello che all’epoca Berlusconi e Bertolaso definivano un “miracolo” e che oggi ancora qualcuno cerca di spacciare come tale, si sta dimostrando (per altro come ampiamente previsto) come uno dei più clamorosi flop.  Nelle new town sono ormai quasi 600, su un totale di 4500, gli alloggi inagibili, per non parlare di intonaci che si staccano ovunque (già dai primi mesi per la verità), delle caldaie in tilt e degli isolatori sismici non omologati. E poi i balconi crollati, quelli (circa 800) sequestrati.

Secondo il sindaco Cialente, per altro, la situazione è destinata a peggiorare e la cosa migliore da fare sarebbe quella di smantellare tutte le piastre, praticamente di azzerare il progetto C.A.S.E. e le conseguenti new town. La cui realizzazione, è giusto ricordarlo, è costata oltre un miliardo di euro (700 milioni dallo Stato, 350 milioni dall’Ue), senza contare le decine di milioni spesi dal Comune per interventi di manutenzione. Davvero, di fronte a simili dati, c’è qualcuno che ha ancora il coraggio di parlare di Bertolaso, dei grandi risultati ottenuti nel post terremoto a L’Aquila?

Se così fosse ancora un paio di considerazioni, giusto per smontare definitivamente anche le altre “leggende metropolitane” che si sono diffuse in queste mesi. Partendo dalla “favoletta” delle macerie rimosse in pochi mesi a L’Aquila, mentre ora, dopo ben 10 mesi, sono ancora lì, tragicamente in vista.

In questo caso non servono tante parole, le foto che vedete sopra e in basso sono state scattate il 6 aprile 2011, esattamente due anni dopo la terribile scossa. C’è poco altro da aggiungere, 24 mesi dopo tutto era ancora come quella tragica notte, altro che macerie rimosse dopo pochi mesi.

Quanto all’affetto e alla stima che avrebbero nei confronti di Bertolaso, gli aquilani l’ hanno ampiamente dimostrato lo scorso anno, proprio di questi tempi, quanto l’ex capo della Protezione civile presentò la sua candidatura a sindaco della Capitale, con lo slogan davvero di pessimo gusto, “Roma è una città terremotata come l’Aquila” (facendo intendere che era pronto a ripetere il presunto miracolo compiuto nella capitale abruzzese) .

E li hanno espressi in una lunga lettera indirizzata ai romani, siglata dalla quasi totalità delle associazioni cittadine (3e32 /CaseMatte, Appello per L’Aquila, Link Studenti Indipendenti L’Aquila, Unione degli Studenti L’Aquila, Legambiente L’Aquila, Asilo Occupato L’Aquila), che sin dalle prime righe non lasciava dubbi: “Cari romani, con questa lettera vorremmo cercare di raccontarvi tutti i danni, le speculazioni e le ingiustizie che ha causato Guido Bertolaso sul nostro territorio; L’Aquila”.

La missiva proseguiva con una serie di accuse suddivise per argomenti: le menzogne (“Il 30 marzo 2009, una settimana prima del terremoto, Bertolaso organizza a L’Aquila la commissione Grandi Rischi. ‘Un’operazione mediatica’, come la definisce lui stesso nelle intercettazioni, con lo scopo di ‘tranquillizzare la popolazione’. Per effetto di questa ‘operazione’ molte persone sono rimaste serene nelle proprie case la notte del terremoto. Dopo il terremoto, le menzogne hanno continuato ad essere protagoniste: dalla grottesca idea del G8 – che ha avuto il solo merito di blindare la città e far costruire due inutili strade – alla favola ‘dalle tende alle case’”), la repressione  (“Fin da subito dopo il terremoto, Bertolaso, commissario per l’emergenza, ha utilizzato i suoi poteri per ostacolare in tutti i modi la partecipazione e l’autorganizzazione della popolazione, vietando assemblee e volantinaggi nelle tendopoli, trasferendo metà della popolazione in altre città e in altre regioni, e reprimendo ogni tipo di protesta, grazie alla complicità del prefetto e vice commissario Franco Gabrielli”), la speculazione  (“Con le palazzine del Progetto Case e le sue 19 ‘new town’ Bertolaso ha sostanzialmente contribuito alla devastazione del territorio aquilano, occupando circa 460 ettari fuori città (più dell’estensione del centro storico aquilano) e favorendo, grazie alla deroga sugli appalti dovuta all’emergenza, le imprese che hanno costruito tali alloggi ad un costo intorno ai 3mila euro a metro quadro. La Protezione Civile è arrivata perfino ad utilizzare isolatori sismici non collaudati e difettosi (forniti dalla fondazione Eucentre di Gian Michele Calvi), dal costo gonfiato, per cui Mauro Dolce, in qualità di responsabile del procedimento di realizzazione del Progetto Case è stato condannato. Ovviamente sia Calvi che Dolce facevano parte del Dipartimento dei Protezione Civile ed erano vicini a Bertolaso”), l’ipocrisia (“Bertolaso aveva creato un modello di Protezione Civile, a servizio del Governo Berlusconi, teso a nascondere dietro la propaganda mediatica le grande speculazioni, come quella di Anemone e Balducci (entrambi già condannati). E’ successo a L’Aquila, nell’emergenza rifiuti in Campania, per i lavori del G8 alla Maddalena, per i mondiali di nuoto proprio a Roma, e in molti altri casi. Era una prassi talmente collaudata che Bertolaso ha perfino cercato di trasformare la Protezione Civile in una S.p.A.! Solo le proteste dei movimenti, in primis di noi terremotati, sono riuscite a scongiurare una simile follia”).

Potremmo continuare per ore – conclude la lettera – purtroppo questa gente non conosce dignità, come dimostra il fatto che oggi Bertolaso sia candidato a sindaco di Roma. Oggi ha la faccia apparentemente innocua del burocrate e dell’operatore di soccorso: in una parola del tecnocrate, ma la sostanza non cambia. Bertolaso , ma non ti vergogni neanche un pò?” .  C’è davvero poco da aggiungere, se non un umile consiglio da dare a chi in questi mesi ha parlato a sproposito, non essendo a conoscenza dei fatti  (almeno si spera…).

E’ giusto e sacrosanto protestare contro i ritardi e le inefficienze di questa difficilissimo post terremoto, ancora di più è farlo per cercare di tutelare quanti questa tragedia la stanno vivendo sulla propria pelle. Ma non è corretto e non è dignitoso farlo raccontando improbabili “favole” e improbabili “leggende metropolitane” che rischiano di umiliare, ferire e offendere chi ha vissuto una tragedia simile e di certo non meno cruenta di quella che stanno vivendo le popolazioni di Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria.

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