Campioni senza età


Mentre Francesca Piccinini a 38 anni porta Novara a conquistare il primo tricolore  e aggiunge l’ennesimo titolo al proprio straordinario palmares, Gianluigi Buffon a 39 anni si appresta a vincere l’ennesimo scudetto e conquista la finale Champions. Intanto a 36 anni Roger Federer continua ad incantare, trionfando agli Australian Open e ai Master 1000 di Miami e Indian Wells

Nel suo celebre discorso durante la cerimonia di ingresso nella hall of fame Michael Jordan spiegava che i limiti e le paure sono spesso delle illusioni. A giudicare da quanto ci stanno mostrando in questi mesi alcuni tra i più celebri campioni dello sport nazionale e internazionale viene da pensare che in alcuni casi anche l’età è un’illusione. Si è infatti soliti pensare che per uno sportivo, con l’avanzare degli anni, arriva il momento in cui è normale avere un calo fisico.

Certi campioni, però, sembrano proprio non sentire l’età e continuano, dopo tanti anni ai massimi ai livelli, ad incantare e ad emozionare i tifosi e gli spettatori. Ma, soprattutto, continuano a mietere successi. Proprio in questa settimana, ad esempio, gli sportivi italiani hanno potuto applaudire le gesta di due gloriosi “vecchietti” che hanno scritto pagine indimenticabili nella storia dello sport italiano e che sembrano non tramontare mai. Gianluigi Buffon, all’età di 39 anni, martedì scorso ha conquistato con la Juventus il diritto a giocarsi una nuova finale di Champions League, il trofeo  internazionale che manca al suo straordinario palmares. E domenica prossima a Roma potrebbe cucirsi sul petto l’ottavo scudetto, stabilendo insieme alla sua squadra un nuovo incredibile record (6 scudetti consecutivi).

Francesca Piccinini, 38 anni compiuti, giovedì sera sul parquet della capitale del volley italiano (Modena) ha condotto l’Agil Volley Novara alla conquista del suo primo storico scudetto, dopo ben 6 finali tricolori perse. Per lei si è trattato del 21° trofeo conquistato. Sempre restando in Italia, ad inizio anno la 30enne (nel pattinaggio un’età assai elevata, come dimostra il fatto che nessuna delle sue rivali supera i 20 anni di età) Carolina Kostner, dopo 3 anni di stop per le note vicende legate al suo ex fidanzato Alex Schwazer, era tornata a gareggiare e subito aveva conquistato il bronzo ai campionati europei di Ostrava. Ma l’inizio dell’anno, a livello internazionale, era stato indiscutibilmente segnato dalle clamorose gesta di un altro “vecchietto” terribile, Roger Federer, il genio della racchetta, che aveva prima conquistato il suo 18° titolo del Grand Slam (l’Australian Open), poi  i due Master 1000 di Miami e Indian Wells.

Un denominatore comune caratterizza le loro storie di campioni senza età, dati troppo prematuramente per finiti. Le loro recenti gesta sono uno spot di cosa sia lo sport, di cosa vuole dire essere campioni, di come alle indiscusse qualità naturali bisogna unire l’abnegazione, la forza di volontà, naturalmente l’amore viscerale per il proprio sport ma, soprattutto, tantissima umiltà. Che chi ha vinto tanto come loro potrebbe  pian piano perdere e che invece è l’elemento che caratterizza e contraddistingue quei campioni.

Per molti anni, per la verità, l’umiltà non sembrava certo essere la dote principale di Gianluigi Buffon, per gran parte della critica il miglior portiere della storia del calcio. Un campione predestinato, già al suo esordio in serie A a 17 anni (novembre 1995 Parma – Milan) si era capito che avrebbe fatto tantissima strada. Due anni dopo, ad appena 19 anni, arrivava l’esordio in Nazionale e non in una partita qualunque ma nell’andata (a Mosca) dello spareggio contro la Russia per conquistare l’accesso ai mondiali del 1998 in Francia. L’anno dopo con il Parma il primo prestigioso successo (la Coppa Uefa). Il primo di una lunga serie, per il momento sono 17 a livello di club, vinti inizialmente con il Parma poi con la Juventus dove è approdato nella stagione 2001-2002. Grande protagonista nel mondiale 2006 in Germania vinto dagli azzurri, al suo prestigioso palmares manca solo la Champions League.

Nel 2015, con la finale persa a Berlino contro il Barcellona, sembrava aver definitivamente detto addio al sogno di conquistare anche quell’ambito trofeo. Dopo quella finale persa, in tanti erano convinti che per lui fosse iniziato il viale del tramonto. Già dopo il brutto mondiale 2014 in Brasile diversi pseudo “esperti” lo volevano fuori dalla Nazionale. Lui ha assorbito tutte le critiche senza replicare, continuando a lavorare e ad allenarsi se possibile con maggiore intensità e rispondendo come ogni vero campione dovrebbe fare, cioè con le prestazioni sul campo. Così lo scorso anno ha disputato  una delle sue migliori stagioni di sempre, decisivo in campo e fuori (quando la Juventus, in avvio stagione, arrancava e sembrava tagliata fuori dalla corsa scudetto), mettendo la sua impronta sul quinto scudetto consecutivo dei bianconeri, con l’aggiunta del nuovo record di imbattibilità (974 minuti).

buffon5748E quest’anno se possibile sta facendo ancora meglio, come al solito protagonista nella corsa verso il sesto scudetto consecutivo (impresa mai riuscita ad alcuna squadra in Italia) e assolutamente decisivo anche in Chiampions League. Dove non solo ha stabilito il nuovo record di imbattibilità (690 minuti) ma è risultato assolutamente determinante nella partita capolavoro dei bianconeri contro il Barcellona (finita 3-0). Tutti hanno esaltato le prodezze di Dybala (autore di una doppietta) ma in pochi hanno sottolineato l’autentico miracolo compiuto da Buffon su Iniesta. Si era ancora sull’1-0 ed un eventuale pareggio del Barcellona avrebbe potuto cambiare l’andamento non solo della partita ma anche del quarto di finale.

Straordinario campione in campo, con il tempo ha perso quell’aria da “sbruffoncello” che lo ha accompagnato per molti anni, diventando un esempio da seguire anche fuori dal campo. Come ha dimostrato nei giorni scorsi quando non ha esitato ad “incenerire”i pseudo tifosi bianconeri autori delle ignobili scritte a Superga. Cosa rappresenti non solo per i suoi tifosi e per i suoi compagni di squadra, ma anche per gli avversari, è dimostrato dallo sguardo frustrato e ammirato che gli ha rivolto martedì sera Radamel Falcao (attaccante del Monaco) dopo che il numero uno bianconero con un balzo aveva respinto una sua conclusione a “colpo sicuro” (anche se in realtà l’arbitro aveva già fischiato).

E a proposito di sguardi emblematici da parte degli avversari, altamente significativo è quello stupefatto e ammirato che ha rivolto Laura Heyrman, centrale della Liu Jo Modena, a Francesca Piccinini nel corso di gara 2 della finale scudetto. Dopo aver perso il primo set, Modena stava conducendo il secondo parziale, sfruttando proprio la “fast” della centrale belga che Novara non riusciva a prendere a muro e neppure a difendere. Poi è arrivato il graffio della campionessa, un incredibile muro “a uno” della Piccinini a bloccare la fast della Heyrman e a dare il via alla rimonta della sua squadra che poi ha vinto l’incontro 3-0.

tricolore piccininiEra la partita “chiave” della finale scudetto (al meglio delle 5 partite), Modena aveva vinto gara uno in casa e Novara doveva assolutamente pareggiare i conti. I campioni sono decisivi nei momenti che contano. Lo è stata nell’occasione Francesca Piccinini che ha guidato le sue compagne alla vittoria con una straordinaria prestazione che le è valsa il premio di Mvp della partita. E, ancora, in gara 3, dopo che Modena aveva vinto il primo set, è risultata determinante nel secondo e terzo parziale. Poi ieri sera, con la vittoria per 3-0, ha conquistato il suo quinto scudetto e, soprattutto, ha guidato Novara a conquistare il suo primo storico tricolore.

Nelle storie incredibili e affascinanti che solo lo sport sa raccontare, con questa impresa la Piccinini ha contribuito a spezzare quella sorta di maledizione in cui era sprofondata Novara anche per colpa della campionessa toscana. Infatti nel 2004 Novara, alla prima finale scudetto della sua storia, aveva praticamente le mani sul tricolore. In vantaggio sulla Foppapedretti Bergamo per 2-0, nella terza partita si era trovata avanti 2 set a 1 e 24-21 nel quarto parziale. Sembrava fatta ma Novara non aveva fatto i conti con il cuore delle bergamasche e con l’infinita classe di un’allora giovane Piccinini che riuscirono ad annullare i tre match point e poi a vincere la gara al tie break. Copione simile anche in gara 4, con Novara sul 14-12 nel tie break ma Bergamo guidata dalla Piccinini in grado di rimontare ancora e vincere prima la gara poi, in gara 5, anche lo scudetto. E per la società piemontese era iniziata una sorta di maledizione, con 5 finali disputate e puntualmente perse. Fino alla sesta che Novara ha disputato con la Piccinini dalla sua parte.

Quello che tocca diventa oro” ha detto di lei il cronista di Raisport. Eppure anche lei, proprio come Buffon, da diversi “esperti” già da qualche anno era data quasi per finita. Anche lei come il numero uno bianconero una predestinata, aveva esordito in serie A ad appena 14 anni e in nazionale a 16 anni. A 17 anni (1996) erano arrivati i primi due trofei (Supercoppa europea e Coppa delle Coppe) di un palmares che, poi, si è arricchito con ben 21 trofei (6 Champions League) a livello di club e 4 ori (Campionato mondiale, campionato europeo, Coppa del mondo e Grand Champions Cup) con la Nazionale. L’ultimo grande trofeo con il club, però, l’aveva vinto nel 2011 (scudetto con Bergamo) e qualcuno lo scorso anno aveva sorriso quando Casalmaggiore l’aveva presa per disputare la Champions League. Sorrisi ironici che la Piccinini ha trasformato in applausi di ammirazione, conducendo Casalmaggiore, contro ogni pronostico, a conquistare la sua prima storica Champions League, superando due autentiche corazzate come le russe della Dinamo Kazan e le turche del Vafibank Instanbul.

In una finale che, neanche a dirlo, è stata dominata dalla campionessa toscana, poi nominata Mvp della competizione. Solo qualche mese dopo, però, la sua decisione di lasciare la Nazionale e non partecipare alle Olimpiadi dopo che, nelle finali della World Gran Prix (in preparazione dell’appuntamento olimpico) l’allenatore azzurro Bonitta l’aveva assegnato un ruolo di comprimaria per dare spazio alle più giovani. Una scelta che, poi, sul campo si è rivelata assolutamente disastrosa. Sempre sorridente e disponibile con tutti i suoi fans, proprio in quell’occasione la Piccinini aveva ulteriormente catturato l’attenzione dell’opinione pubblica parlando del comportamento poco professionale e per nulla umile delle giovani atlete di oggi. Umiltà che lei ha ancora una volta dimostrato quest’anno, riuscendo anche a superare un fastidiosissimo stiramento che aveva messo in forse la sua partecipazione ai playoff, per condurre Novara alla storica impresa.

L’umiltà è sicuramente anche una delle caratteristiche fondamentali di Roger Federer, il genio della racchetta che nella prima parte del 2017 ha stupito il mondo intero. A 36 anni, quando quasi tutti lo consigliavano di smettere, si è rimesso in gioco cambiando preparazione fisica, allenatori e modificando quel gioco che, pure, lo aveva portato a vincere 17 tornei del Grand Slam e decine di tornei Atp. Era reduce dall’annata peggiore della sua carriera, senza aver vinto neppure un torneo e finito per la prima volta dopo 14 anni fuori dai primi 10 posti della classifica. “Non ha più le motivazioni giuste”. “Fisicamente non può reggere il contronto con Djokovic, Murray e Nadal” sostenevano diversi critici.

federer - nadalCome Buffon e la Piccinini, Federer ha risposto loro sul campo,  da quell’impareggiabile campione che è. Si è presentato in sordina al primo appuntamento con un torneo del Grand Slam della stagione (Australian Open) ma partita dopo partita ha convinto anche i più scettici, finendo per vincere il torneo e aggiudicarsi il suo 18° Slam. E non solo grazie al suo tennis sublime ma anche grazie ad una condizione fisica perfetta, come hanno dimostrato le due partite vinte al quinto set in semifinale contro Wawrinka e in finale contro Nadal (il re indiscusso del quinto set). Non pago ha vinto e incantato anche nei primi due Master 1000 della stagione, a Miami e Indian Wells, portando a 91 il numero dei tornei vinti.

Ora si è perso una piccola pausa e non ha ancora sciolto il nodo sulla sua partecipazione al Roland Garros. Chi ama il tennis e lo sport non può che augurarsi che ci sia ma, in ogni caso, sappiamo già che mal che vada lo ritroveremo protagonista sull’erba inglese di Wimblendon. Per lui, come per Buffon e la Piccinini il tempo sembra davvero essersi fermato. “I veri campioni non hanno età e sono sempre più forti dei ragazzini” ha dichiarato qualche tempo fa un altro vecchio campione dello sport italiano, Nicola Pietrngeli.

Come dargli torto, dopo aver visto all’opera questi autentici fenomeni dello sport che, per le emozioni che continuano a regalarci, vorremmo davvero che fossero eterni.

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