Laboratorio analisi del Mazzoni, tanto rumore per nulla


Dalla lettura della delibera 422 del 28 aprile e degli atti regionali precedenti risulta completamente infondato l’allarme per la possibile chiusura del laboratorio analisi dell’ospedale Mazzoni. Che, come confermano il presidente della Regione Ceriscioli e il vicepresidente Casini, al momento non corre alcun rischio

L’ospedale Mazzoni non corre alcun rischio di perdere il laboratorio analisi (almeno nell’immediato). La situazione della sanità nel territorio piceno resta preoccupante ma almeno in questo caso si è trattato di un falso allarme. A provocarlo un articolo pubblicato su un quotidiano locale giovedì 11 maggio che non lasciava spazio a dubbi e interpretazioni. “L’ospedale Mazzoni perde il laboratorio di analisi” si leggeva nel titolo, con il sottotitolo che rincarava la dose: “Area vasta, prosegue lo smantellamento dei servizi. Sarà Marche Nord a riorganizzare tutto il piano”.

All’interno dell’articolo, poi, si evidenziava lo smembramento della sanità ascolana a vantaggio di Ancona e Pesaro che monopolizzerebbero praticamente tutto. “ Si ha l’impressione che se gli ospedali che insistono nelle singole Aree vaste  avessero le ruote, nel Nord si porterebbe a casa anche quelli” si leggeva nell’articolo. Nel quale, poi, si sottolineava come ad Ancona ci sono le centrali operative del 118  delle Aree vaste e sono state trasferiti i servizi amministrativi e tecnici territoriali, mentre ora ci sarebbe l’intenzione di trasferire a Marche Nord i laboratori di analisi cliniche delle Aree vaste.  Di fronte ad un simile scenario, che è apparso credibilissimo perché in effetti negli ultimi anni la nostra sanità è stata concretamente depauperata, è più che  comprensibile, anzi  doveroso infuriarsi e polemizzare. Già, ma se davvero le cose stessero in quel modo.

La realtà, almeno quella che emerge dagli atti ufficiali regionale, fortunatamente è ben diversa e ci dimostra in maniera inequivocabile come l’allarme sia assolutamente infondato e i timori suscitati completamente immotivati (almeno per quanto riguarda il laboratorio analisi). Tutto nasce dalla delibera di giunta regionale n. 422 approvata il 28 aprile scorso “Art. 3 comma 2 della legge regionale 13 del 2003, Direttiva Vincolante per i Direttori generali degli Enti del SSR. Polo unico per le funzioni produttive Medicina Trasfusionale e Laboratorio analisi” che però non prospetta certo quanto paventato in quell’articolo.

La giunta regionale – si legge – delibera  di incaricare il Direttore dell’AOU Ospedali Riuniti di Ancona ed il Direttore del Dirmt (Dipartimento regionale medicina trasfusionale) di redigere, di concerto con i Direttori degli altri Enti del SSR un progetto per la realizzazione del polo unico per la centralizzazione delle funzioni produttive in Medicina trasfusionale, in ambito regionale; di incaricare il Direttore dell’AO Riuniti Marche Nord di redigere, di concerto con i Direttori degli altri Enti del SSR, un progetto per la realizzazione del polo unico per la centralizzazione delle funzioni dei laboratori analisi in ambito regionale; di stabilire che nei progetti siano previsti: stima dei vantaggi economici e/o funzionali con il progetto a regime, stima dei costi complessivi per la realizzazione del progetto, identificazione dei beni necessari per l’espletamento delle funzioni di propria competenza, quantificazione dell’onere di acquisizione in base ai correnti prezzi di mercato”.

Sottolineato come le due relazioni devono essere presentate entro il 30 giugno prossimo, nel documento istruttorio si ricorda come i due progetti sono in linea con la delibera regionale 1377 del 2016 che aveva disposto, anche allo scopo di ottimizzare l’uso delle risorse, di intraprendere un percorso di centralizzazione di alcune funzioni di logistica, a partire da quella del farmaco e da quella della riorganizzazione del 118. La delibera si muove in linea con precedenti atti regionali (le delibere 1345  e 1219, alcune determine Asur di fine 2015). Ma da tutti quegli atti si evince con chiarezza che non è in corso e al momento neppure esiste l’ipotesi di avviare alcuna procedura per togliere il laboratorio analisi dall’ospedale Mazzoni.

Infatti quegli atti regionali prevedono un laboratorio unico di Area Vasta per tutte le procedure diagnostiche e un laboratorio per garantire le attività dell’ospedale negli altri presidi ospedalieri. Quindi in ogni caso l’ospedale di Ascoli continuerà ad avere un laboratorio completo , mentre quello di San Benedetto avrà un laboratorio per interni e per gli esami che vengono normalmente chiesti per i ricoverati. E’, invece, allo studio il progetto per un laboratorio di lavorazione del sangue (trasfusionale e non laboratorio analisi) in un’unica sede, mentre è stato dato mandato al direttore di Marche nord di effettuare uno studio per verificare eventuali vantaggi e svantaggi di un modello di gestione delle analisi cliniche basato su un unico centro di analisi ma multipli centri di prelievo, come avviene da anni in Emilia Romagna.

Che l’ospedale Mazzoni non corra alcun rischio di perdere il laboratorio analisi ce lo conferma anche il vicepresidente della giunta regionale Anna Casini, mentre un comunicato stampa della Regione con le dichiarazioni del presidente Ceriscioli (che ha anche la delega alla sanità) specifica ulteriormente il significato di quella delibera. “La giunta regionale – si legge nel comunicato – ha approvato una delibera, nello scorso mese di aprile, con la quale incaricava i direttori delle aziende ospedaliere di Torrette di Ancona e di Marche nord di redigere progetti finalizzati a valutare se la centralizzazione di alcune attività possa recare vantaggi economici e/o funzionali per la sanità regionale, così come già avviene in altre regioni.Tale delibera segue un precedente provvedimento del novembre scorso, in cui veniva incaricato il Direttore dell’ASUR, in raccordo con gli altri Direttori degli Enti del SSR, di predisporre un progetto mediante una strutturata analisi di fattibilità in ordine agli aspetti finanziari ed organizzativi, per una nuova logistica del farmaco e per la riorganizzazione delle funzioni del 118”.

Gli studi richiesti – spiega poi il presidente Ceriscioli – sono finalizzati a verificare se le centralizzazioni possano essere funzionali e possano contribuire ad ottimizzare i servizi per i cittadini e a migliorarli qualitativamente, riducendo anche le spese. Servizi che in alcune Regioni sono già centralizzate. In particolare per quanto riguarda la centrale unica del 118 la giunta ha già deciso e dato mandato ad Asur di individuare l’area più idonea e più centrale. Mentre per le ultime due si tratta ancora di un’indagine, un approfondimento e  solo eventualmente si procederà con le linee programmatorie. Tutte e tre le centrali dovranno, per ovvi motivi, avere una collocazione baricentrica rispetto al territorio regionale”.

Nessun trasferimento dei laboratori a Pesaro (che non può certo essere considerato baricentrico rispetto al territorio regionale), quindi, e al momento solo l’ipotesi (ancora da concretizzare) di un centro unico di lavorazione. Si provvederà, invece, a studiare se esistono i presupposti per riproporre anche nella nostra regione il modello dell’Emilia Romagna. Che dal 2009 prevede un laboratorio centralizzato di riferimento (situato a Pievesestina), 7 laboratori a risposta rapida dislocati all’interno degli ospedali di Ravenna, Lugo, Faenza, Cesena, Forlì. Rimini e Riccione e 93 punti prelievo diffusi su tutto il territorio regionale.

Secondo quanto sostengono i vertici sanitari regionali romagnoli “questa organizzazione del laboratorio unico della Romagna è una rete di servizi attiva 24 ore su 24 che garantisce a tutti gli ospedali romagnoli un sostegno tempestivo e di qualità nel campo della medicina di laboratorio, operando senza distinzione alcuna fra routine e urgenza e garantendo un turn round time (tempo che occorre dall’arrivo della provetta al referto) breve per tutte le tipologie di prestazioni. Il laboratorio centrale di riferimento ha il compito di analizzare tutti i prelievi di pazienti esterni e gli esami specialistici di II° e III° livello dell’intera rete; i laboratori a risposta rapida, invece, devono eseguire le analisi di base per pazienti interni al presidio di riferimento al fine di soddisfare le esigenze della medicina d’urgenza, della diagnostica del triage e della attività medica di routine”.

Sempre secondo i vertici regionali sanitari questo nuovo tipo di organizzazione permette di aumentare la qualità delle prestazioni, in modo da fornire emocomponenti con standard qualitativi uniformi su tutto il territorio, garantendo al tempo stesso una riduzione dei costi. Per la verità va detto che negli anni il modello di laboratorio unico non è certo stato esente da critiche, mentre da più parti è stata  messa  in discussione sia la qualità che il risparmio che un simile modello comporterebbe. Va però detto che nel “Libro bianco” delle Best practice della sanità della Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) viene espressamente quello del laboratorio unico dell’Emilia Romagna viene citato come modello virtuoso da riproporre in altre regioni. Vengono anche forniti dei dati contabili secondo cui, con l’avvio del laboratorio unico, si è passati da un costo medio unitario di 2,47 euro a 2,21 euro, con un complessivo risparmio quantificato in oltre 5 milioni di euro. E nessuno, almeno fino ad ora, ha messo in discussione la veridicità di quei dati.

Tornando alla nostra realtà regionale, vedremo cosa scaturirà dagli studi promossi dalla giunta regionale. Di certo, come ampiamente ribadito, il laboratorio analisi del nostro ospedale per ora non corre alcun rischio e, soprattutto, non c’è alcuna volontà di smantellare a favore del Pesarese, almeno in questo campo. Ciò naturalmente non cancella i tanti problemi che affliggono la sanità nel nostro territorio né le palesi diseguaglianze che esistono con il nord della regione. Ma, proprio per questo, se è giusto non rassegnarsi e continuare a lottare per difendere la nostra sanità, sarebbe comunque opportuno farlo per ragioni concrete. E non certo in un’inutile e improduttiva caccia alle streghe

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