Bambole non c’è una lira (e neppure un lavoro…)


Dall’indagine dell’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro emerge che Ascoli è all’ultimo posto nella classifica dei redditi. Ma anche che ha la percentuale di occupati più bassa e il tasso di disoccupazione giovanile più elevato di tutta la regione. Record  negativo anche di inattivi e di “neet”

Non siamo messi molto bene. Lo sapevamo, non è certo una novità e non servivano certo indagini , dati e quant’altro per dimostrarcelo. Certo, però,  che quanto emerge dall’indagine “Le dinamiche del mercato del lavoro nelle province italiane”, effettuata dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro è davvero molto allarmante. E a rendere più inquietante il tutto c’è la netta sensazione che si continui a scherzare con il fuoco, a sottovalutare colpevolmente la gravità della situazione, non solo da parte delle istituzioni locali ma anche dall’opinione pubblica e i media.

I commenti del sindaco Castelli e del presidente di Confindustria Marche, Bruno Bucciarelli, sono disarmanti. Ancora di più, però, lo è una parte dell’informazione che sembra non voler capire quali debbano essere le priorità del territorio. Siamo rimasti basiti domenica 30 aprile nel leggere la locandina di un quotidiano locale che dava immenso risalto all’errore di Cacia in occasione di Latina – Ascoli (terminata 0-0), relegando il record degli stipendi più bassi d’Italia del nostro capoluogo in secondo piano.  E’ incredibile vedere che non è questo terribile dato, non è la disoccupazione che avanza, non è il numero di ragazzi che non studiano e non lavorano, non sono le tante attività commerciali in difficoltà e a rischio chiusura, non è la condizione sempre più precaria della scuole cittadine a provocare shock. Per una parte dell’informazione locale lo “shock” deriva dall’aver visto il bomber Cacia sbagliare il gol della possibile vittoria.

E’ un vecchio discorso sul quale è inutile tornare. Però forse bisognerebbe iniziare a riflettere sul fatto che se nel nostro territorio la crisi si è sentita in maniera ancora più marcata, se la situazione è precipitata in modo peggiore rispetto a tante altre zone, non è solo frutto del caso, degli errori e dell’inadeguatezza dei nostri politici e amministratori. Tornando all’indagine dell’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, ha colpito tutti e ha catturato l’attenzione la classifica dei redditi (retribuzione media dei dipendenti occupati tra i 15 e i 64 anni) che colloca Ascoli all’ultimo posto. Però quell’indagine non si limita a fotografare questa situazione, prende in considerazione tanti altri aspetti del mondo del lavoro e fornisce tanti altri dati che, purtroppo, contribuiscono a delineare i contorni ancora più foschi della situazione del nostro territorio.

E se è vero che, in altre classifiche, Ascoli non subisce l’onta di essere il fanalino di coda,  nel complesso tutti gli indicatori contribuiscono a fornire un quadro altamente preoccupante per il nostro capoluogo e il nostro territorio che, oltretutto, se messo a confronto con la situazione del resto della regione sembra davvero un’entità completamente estranea. Per questo è ancor più sconfortante leggere i commenti e le dichiarazioni dei nostri rappresentanti istituzionali (dal sindaco al presidente regionale di Confindustria) che sembrano vivere in un mondo virtuale completamente avulso dalla cruda realtà, che sembrano non riuscire a rendersi conto di quanto accade concretamente nel nostro territorio e, cosa ancor più grave, sembra che neppure hanno letto e visionato attentamente i dati riportati in quell’indagine.

Che, come detto, colloca Ascoli all’ultimo posto  (110°) per quanto riguarda la classifica dei redditi  con una retribuzione netta media mensile di 925 euro. Al primo posto di questa graduatoria c’è Bolzano con una retribuzione media mensile di 1.476 euro, ben 550 euro in più rispetto ad Ascoli. Ciò significa che un dipendente ascolano in un anno guadagna circa 7 mila euro di un suo collega altoatesino, quasi uno stipendio in meno. Quel che è peggio è che la differenza è molto marcata con tutti gli altri territori. Ragusa che precede Ascoli al 109° posto  ha una retribuzione media mensile di 1070 euro, quasi 150 euro in più. Marcata anche la differenza con il resto delle Marche, con Ancona che si colloca al 39° posto con 1.324 euro (399 in più rispetto ad Ascoli), Pesaro al 71° posto con 1.246 (321 in più), Macerata al 77° posto con 1.237 euro (312 in più) e Fermo al 100° posto con 1136 euro (211 in più).

A rendere più amaro un dato già difficile da digerire è il fatto che, a differenza della maggior parte dei territori, rispetto all’anno precedente la retribuzione media ad Ascoli scende, visto che nel 2015 era stata fissata a 1004 euro (79 euro in più al mese). Perplesso il sindaco Castelli che sembra non credere a quei dati.  “Ho trovato piuttosto singolare  la ricostruzione del centro studi dei consulenti del lavoro che hanno collocato la provincia di Ascoli all’ultimo posto della classifica sulla media degli stipendi degli occupati – commenta il sindaco Castelli – chiederò lumi agli analisti del centro studi ma anche ai sindacati e alla Confindustria del mio territorio atteso che, essendo gli stipendi del settore pubblico fissati per legge, l’oggetto della ricerca sono le retribuzioni medie del settore privato. Da quanto mi consta il problema del Piceno non sta tanto nel livello degli stipendi quando nel fatto che gli stipendi sono proprio pochi. Il tema che ci assilla, in sostanza, è quello della disoccupazione dopo che la grande crisi apertasi nel 2008 ha falcidiato la fiorentissima zona industriale della vallata del Tronto”.

Sorvolando sull’ironia del tutto fuori luogo del primo cittadino nel proseguo di quell’intervento e del suo riferimento ancor più inopportuno a Trilussa e a ciò che diceva della statistica (e che forse il sindaco non ha ben compreso, visto che i versi del poeta romano sulla statistica sono ancora più pessimisti…), è chiaro ed evidente che Castelli ha letto con molta superficialità quell’indagine. Perché se avesse avuto il buon senso di approfondire un po’ avrebbe innanzitutto scoperto che quella classifica del reddito non è frutto di un sondaggio, di una proiezione, di una serie di interviste ma deriva da dati concreti e precisi (i contratti). E, soprattutto, avrebbe visto che l’indagine stessa pone l’attenzione e l’accento anche sulla difficile situazione occupazionale del nostro territorio. Infatti sono tanti gli indicatori del mondo del lavoro che l’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro prende in considerazione.  E, purtroppo, per il nostro territorio sono praticamente tutti negativi  e tutti collocano Ascoli ampiamente all’ultimo posto nelle Marche (e spesso tra le situazioni peggiori dell’intero paese).

L’unico dato sostanzialmente positivo è quello relativo al “gender gap”, ciòè la differenza tra il tasso di occupazione maschile e femminile, con Ascoli che è al 19° posto (con una differenza di 12,6%), davanti a tutte le altre realtà delle Marche. Un unico, piccolo raggio di sole (che, per altro, si potrebbe prestare a diverse interpretazioni…) in un quadro desolante. Quell’indagine, infatti, evidenzia come Ascoli abbia di gran lunga il tasso di occupazione più basso dell’intera regione (57,1%) , addirittura in diminuzione rispetto all’anno precedente (Fermo è al 65,2%, Ancona al 64,3%, Macerata 62,7%, Pesaro 60,6%). Conseguenza praticamente inevitabile, alto anche il tasso di disoccupazione con una percentuale del 14,8% , in aumento del 3,6% rispetto al 2015, che colloca Ascoli sullo stesso livello delle peggiori realtà del meridione (Fermo è al 7,3%, Macerata al 9,3%, Ancona 9,5% e Pesaro al 12,5%). Elevata anche la percentuale di inattivi (cioè di persone che non partecipano al mercato del lavoro, non sono occupati e neppure in cerca di occupazione), ben il 32,4% rispetto al 28,8% di Ancona, il 29,5% di Fermo, il 30,7% di Pesaro e Macerata.

Situazione se possibile ancora più  pesante, per quanto riguarda i più giovani, con Ascoli che è di gran lunga la peggiore per quanto riguarda il tasso di disoccupazione giovanile e per neet (giovani che non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione). Anche da questo pungo di vista Ascoli si differenzia in maniera piuttosto evidente dal resto della regione, ad Ancona, ad esempio, il tasso di disoccupazione giovanile è del 21,4%, ad Ascoli è praticamente il doppio con il 42,6% (a Fermo è il 23%,  a Pesaro il 34,6% e a Macerata il 38%) che colloca il nostra territorio tra le peggiori realtà dell’intero paese. Situazione simile anche per quanto riguarda i neet che ad Ascoli sono il 26,2% (con una crescita dell’8,4%) rispetto al 14,7% di Ancona, il 16,4% di Fermo, il 20% di Pesaro e il 20,6% di Macerata.

Come può ben vedere anche il sindaco, quindi, l’analisi dell’Osservatorio è molto più ampia e, proprio per questo, delinea un quadro ancor più inquietante. Che, d’altra parte, è perfettamente attinente con la realtà quotidiana che si vive nel nostro territorio. O, almeno, che si vive nel mondo reale del nostro territorio… E se è giusto sottolineare che sarebbe del tutto illogico e molto demagogico attribuire grandi colpe al sindaco Castelli e all’amministrazione comunale per questa situazione, è altrettanto importante sottolineare che, proprio per la serietà del problema, sarebbe lecito attendersi dal primo cittadino e dalle istituzioni locali ben altro atteggiamento e, soprattutto, ben altra attenzione.

So bene il valore che gli imprenditori marchigiani danno ai loro collaboratori e, pertanto, so con certezza che questo dato non può essere attribuito a loro” spiega il presidente di Confindustria Marche Bruno Bucciarelli in una classica “excusatio non petita” che non serve a nulla e che lascia il tempo che trova. Non è questo il momento di giustificarsi (anche perché nessuno ha mosso particolari accuse), non è il momento di fare inutile ironia. E’ semplicemente il caso di prendere molto seriamente dati che confermano lo stato in cui versa il nostro territorio. Che, non a caso, è stato riconosciuto come area di crisi.

Quei dati – afferma il presidente D’Erasmo – verranno analizzati in profondità su un tavolo provinciale al quale siederanno rappresentanti politici, sindacali e delle imprese affinchè, con nuovi strumenti, misure adeguate, bandi per accedere a fondi comunitari, tutti insieme si riesca a creare le condizioni per attrarre nuove imprese. Da qui si può solo ripartire, non ci dobbiamo scoraggiare”. Questo è lo spirito, queste sono le parole che vogliamo sentire. Naturalmente, però, seguite al più presto da fatti concreti. Perché di buone intenzioni e di promesse simili ne abbiamo ascoltate anche troppe in questi anni…

 

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