Non è un capoluogo da premio Oscar


Il sindaco annuncia il probabile spettacolo a luglio del premio oscar Roberto Benigni ma sui social si scatena un’indegna gazzarra da parte di chi non vuole l’artista toscano, “colpevole” di aver appoggiato il si al referendum e di aver manifestato simpatia per Renzi

Chissà come avrà votato Nduccio al referendum sulla modifica della riforma costituzionale o in quale partito si riconoscono “Mariano e i belli dentro”. E’ importante saperlo perché la prossima estate, oltre ai tradizionali appuntamenti con la Quintana e la notte bianca, c’è da sperare che siano loro gli eventi clou del cartellone estivo del capoluogo piceno, magari insieme a qualche serata con comici e cabarettisti di terzo e quarto ordine . Si perché se dovessimo giudicare il livello culturale della nostra città dal tenore degli interventi e dei commenti che abbiamo letto in questi giorni sui social, inevitabilmente dovremmo concludere che grandi concerti, spettacoli di attori da oscar e personaggi di fama internazionale non sono bene accetti ad Ascoli, molto meglio “accontentarsi” di serata e esibizioni tipiche delle feste paesane (con tutto il rispetto che meritano).

Naturalmente la nostra è una provocazione che nasce dallo sconcerto, dallo sbigottimento che abbiamo provato nel leggere sui social una parte delle reazioni di un consistente numero di ascolani alla notizia della probabile presenza ad Ascoli dell’attore e premio oscar Roberto Benigni. Lo ha svelato il sindaco Castelli la settimana scorsa nel corso di un convegno al Circolo Cittadino, annunciando il probabile spettacolo dello straordinario attore e comico toscano nel prossimo mese di luglio, con data ancora da stabilire e dettagli da perfezionare. Ingenuamente abbiamo creduto che una simile notizia, ovviamente da confermare, sarebbe stata accolta con grande soddisfazione, con entusiasmo dalla città.

Non pensavamo che ci fosse neppure la necessità di sottolineare cosa potrebbe significare per Ascoli avere l’opportunità di ospitare un simile spettacolo, un evento di questa portata che, sicuramente, sarebbe indiscutibilmente annoverato tra gli eventi principali non dell’estate ascolana ma di quella dell’intera regione. E, allo stesso modo, credevamo che non fosse necessario evidenziare che genere di impatto potrebbe avere un simile evento per una città come la nostra che, sappiamo tutti, sta attraversando uno dei momenti più duri e difficili della sua storia. In altre parole ci aspettavamo un plauso praticamente unanime all’annuncio del sindaco, a prescindere dai legittimi gusti personali (perché naturalmente è lecito, anzi, è più che normale che ci siano persone a cui Benigni non piaccia), certamente con tutti gli aspetti concreti da approfondire e valutare.

Invece abbiamo assistito sui social ad una vera e propria sollevazione (ovviamente di una parte, sia pure abbastanza consistente) per cercare di spingere l’amministrazione comunale a fare un passo indietro e a far saltare il promesso evento, addirittura con qualcuno che ha invitato gli ascolani a scendere in piazza e contestare. Ecco, ci mancherebbe che si svolgesse davvero una simile manifestazione di protesta in una città che nella sua storia ha accettato ogni genere di sopruso supinamente, in silenzio. Che in questi decenni non ha mai neppure pensato di manifestare mentre chiudevano tutte le principali fabbriche, mentre venivano portati via lavoro e speranze per il suo futuro, che in tutto questo tempo è scesa in piazza per far sentire la propria indignazione solo in due occasioni, la prima contro la chiusura al traffico di piazza Arringo nel 1998, la seconda qualche anno fa per chiedere le dimissioni dell’allora presidente dell’Ascoli calcio, guarda il caso un altro Roberto Benigni.

Sarebbe davvero paradossale se , dopo anni di inerzia anche di fronte ad eventi drammatici per il territorio, dovessimo assistere ad una manifestazione di piazza per contestare qualcosa che potrebbe portare solo giovamento alla città… Quello che è ancora più paradossale sono le motivazioni che sono alla base di questa avversione nei confronti di Benigni: le sue posizioni e simpatie politiche.  “Non si possono spendere soldi pubblici per un comunista”  “Ha appoggiato il suo amichetto Renzi” “Si è venduto la Costituzione per farsi bello con i potenti” “Pur di vendersi agli americani per ingraziarseli e vincere l’oscar ha stravolto la storia, il campo di concentramento di Auschiwitz è stato liberato dai russi e non dagli americani come mostra nel suo film”. “Uno che prima esalta la Costituzione e poi fa una campagna per riformarla è poco credibile”.

Questi alcuni dei commenti che abbiamo dovuto leggere in questi giorni, un mix esplosivo di intolleranza, demagogia, luoghi comuni e, soprattutto, ignoranza. “Davvero incomprensibile – commenta sulla sua pagina facebook il consigliere comunale Giancarlo Luciani Castiglia – è un artista di fama mondiale che avrebbe un richiamo enorme di cui la nostra Città ha certamente bisogno, da molteplici punti di vista. Chi dissente può semplicemente non comprare il biglietto, senza costringere la Città a privarsi di un’opportunità unica”.

Sembra incredibile che ci sia anche solo il bisogno di puntualizzare un concetto che dovrebbe essere scontato. Il problema è che quanto sta accadendo ad Ascoli intorno a Benigni  purtroppo non è altro che la conseguenza di una pericolosa deriva che da tempo ormai investe il nostro disastrato paese. Dove si continua a mescolare proditoriamente e in maniera assolutamente irragionevole politica e spettacolo, dove si continua a dare un’importanza esagerata e incomprensibile alle posizioni e alle simpatie politiche di artisti che finiscono poi per essere giudicati non per il loro valore artistico, ma per le proprie convinzioni politiche. E’ un vecchio vizio che, è giusto sottolinearlo, per anni è stato tipico di un certo mondo di sinistra un po’ snob che, vantando il sostegno di scrittori, attori di fama, cantanti e cantautori impegnati, voleva con questo dimostrare una certa superiorità culturale della sinistra stessa.

Uno snobismo che si è accentuato nel ventennio berlusconiano, mentre ora la nuova frastagliata geografia politica del nostro paese ha un po’ rimescolato le cose e questa “mania” di appuntarsi come medaglie al valore le simpatie e l’appoggio di questo o quel personaggio famoso sembra aver contagiato soprattutto i fans del Movimento 5 Stelle. Fenomeno che viene ulteriormente alimentato dai media che, in occasione di ogni appuntamento elettorale (che siano elezioni politiche o referendum), dedicano tantissimo tempo a scoprire per chi vota, in quale schieramento si colloca questo o quell’artista. Come se l’appoggio politico di Sabrina Ferilli, Jovanotti, Roberto Benigni, Fiorella Mannoia, Piero Pelù (tanto per citare alcuni tra i più gettonati dai media in queste situazioni) fosse davvero sinonimo di una maggiore credibilità di questo o quello schieramento.

Un vezzo che, comunque, sarebbe assolutamente inoffensivo se, poi, non ci fosse quella inarrestabile macchina di fango che possono essere i social, con vere e proprie campagne con l’obiettivo di demolire non il credo politico ma l’intera personalità di questo o quel personaggio che si è schierato con la parte avversa. E’ quello che è accaduto a Roberto Benigni, “colpevole” di aver dichiarato il proprio voto favorevole al referendum sulla riforma costituzionale che si è svolto il 4 dicembre scorso, con l’aggravante (almeno secondo i suoi detrattori) che quel “si” arrivava proprio da chi in passato aveva decantato la bellezza della nostra Costituzione (in particolare la prima parte della Costituzione, quella non modificabile e non oggetto del referendum…), al punto da farne l’oggetto di un apprezzatissimo spettacolo. La campagna di fango scatenata contro l’attore toscano dai soliti “dispensatori di odio” sul web, condita dalle solite “bufale” e da una serie di interpretazioni forzate, alla fine ha dato i suoi frutti, almeno su una parte di persone facilmente influenzabili.

E quello che sta accadendo ora ad Ascoli, almeno su una parte di opinione pubblica, ne è la più evidente dimostrazione. Il nocciolo della questione è che non è importante in questa sede discutere  sulla fondatezza (in gran parte inesistente) delle accuse mosse in quell’occasione nei confronti del comico toscano (che, come chiunque altro, ha tutto il diritto di avere al riguardo una propria opinione). L’unica precisazione che ci sembra doveroso fare, perché ci deve essere un limite all’ignoranza, riguarda la storiella del presunto falso storico nel film “La vita è bella”.

Chi gli muove questa accusa (sono in tanti a farlo), sostenendo che i campi di sterminio furono liberati dai sovietici e non dagli americani, parla evidentemente senza conoscere la storia. Infatti il maggior numero di campi di concentramento presenti nel territorio europeo (11) furono liberati proprio dagli eserciti americani, mentre è vero che il campo di Auschiwitz fu liberato dalle truppe sovietiche. Ma lo stesso Benigni e tutta la produzione hanno più volte ribadito che quello nel film “La vita è bella” non è certo identificabile con un campo di concentramento specifico. Di certo, però, chiunque conosca un minimo di storia e di geografia sa perfettamente che non potrebbe comunque essere quello di Auschiwitz che non è certo circondato da tutte quelle montagne che, invece, si vedono nel film.

Fatta questa doverosa digressione, quello che ci preme ribadire è che non si può continuare a confondere e mescolare i due piani, quello artistico e quello politico. Che Benigni sia un grandissimo attore, probabilmente al momento l’artista più apprezzato e conosciuto tra quelli italiani anche a livello internazionale, è un dato di fatto.  Che un suo eventuale show a luglio rappresenterebbe per Ascoli un qualcosa di molto importante è altrettanto indiscutibile (certo poi ci sarebbe da discutere sui costi dell’operazione, sul prezzo dei biglietti, sulla location e su tanti altri aspetti). Soffermarsi su altro che nulla ha a che vedere con tutto ciò è assolutamente fuori luogo e privo di senso. Se domani Benigni si presentasse come candidato sindaco o  candidato premier allora avrebbe un senso discutere delle sue posizioni politiche.

In questo caso, invece, la discussione dovrebbe incentrarsi esclusivamente sul suo valore artistico. Anche perché in caso contrario allora si potrebbe discutere sull’opportunità di ospitare qualsiasi artista, qualsiasi spettacolo. Negli anni passati, ad esempio, ad Ascoli si sono esibiti personaggi del calibro di Dario Fo e Giorgio Albertazzi, il cui valore artistico non credo che possa essere messo in discussione. Però, se avessimo applicato ad entrambi il metodo che ora si vuole applicare a Benigni, avremmo dovuto protestare e chiedere l’annullamento dei loro spettacoli. Albertazzi, infatti,  non ha mai rinnegato la sua partecipazione alla Repubblica sociale e non ha mai preso le distanze da quelle barbarie.

Dario Fo, dal canto suo, non ha mai preso le distanze (anzi) dagli eccessi di certi movimenti di estrema sinistra nei primi anni ’70 e, per certi versi, potrebbe essere accusato al pari di Benigni di incoerenza, viste le sue precedenti esperienze politiche e la successiva conversione al Movimento 5 Stelle. Con questo inaccettabile criterio potremmo mettere in discussione gran parte degli artisti, sarebbe da considerare legittima, allora, anche un’eventuale richiesta di non far venire ad Ascoli Fiorella Mannoia (che invece, fortunatamente, si esibirà nei prossimi giorni al Ventidio Basso), in passato paladina della sinistra e del Pd nella lotta contro Berlusconi e la destra, poi paladina del Movimento 5 Stelle nella lotta contro il Pd (e, a quanto pare, ora fortemente critica nei confronti del sindaco di Roma Raggi).

Con questo folle modo di approcciare le cose, contro di lei potrebbero scendere in piazza per chiedere di non farla venire i simpatizzanti di destra, di sinistra e forse anche i grillini. Siamo ai limiti della follia, così facendo si potrebbe mettere in discussione qualsiasi artista, qualsiasi genere di spettacolo. Eppure non dovrebbe essere difficile capire che le due cose devono necessariamente essere scisse, un conto è il valore artistico, un conto sono le convinzioni politiche. Quello che dice o che pensa Benigni (o la Mannoia o chiunque altro artista) in merito al referendum, al governo, a Renzi, a Grillo e a qualsiasi altro argomento politico può essere al massimo motivo di curiosità, non certo il metro per giudicare il suo valore artistico.

Da questo punto di vista va dato merito al sindaco Castelli e alla sua amministrazione comunale di non aver mai ceduto a questo genere di “follia”. Si possono condividere o meno le loro scelte artistico culturali ma, di sicuro, mai sono state condizionate da questo fattore. Più volte, ad esempio, il primo cittadino ha invitato per incontri e per appuntamenti culturali ad Ascoli Massimo Cacciari che, di certo, non è in alcun modo vicino alla sua visione politica. Benigni, tra l’altro, ne è l’ulteriore controprova ed è la dimostrazione che questo genere di scelte si devono fare pensando all’impatto e al ritorno che possono avere per la città, non certo sulla base della vicinanza o meno con le posizioni politiche dell’artista in questione.

Il sindaco e la sua amministrazione in questo caso lo hanno ampiamente capito. Peccato che, invece, tanti altri ascolani non riescano a comprenderlo…

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