La guerra di Guido


Da mesi al sindaco Castelli capita sempre più di frequente di perdere la ragione, di essere preda di improvvisi e immotivati attacchi di collera. Questa volta a farne le spese è un funzionario regionale e fratello del vicepresidente della Regione Casini, oggetto di inaccettabili insinuazioni

Una caduta di stile senza precedenti”.  Ha davvero ragione, anzi è sin troppo tenero,  Carlo Casini, il funzionario regionale e fratello del vice presidente della Regione Anna Casini, oggetto del vergognoso attacco del sindaco Castelli nel corso del Consiglio comunale della settimana scorsa. Non possiamo dire che non immaginavamo che il primo cittadino potesse cadere così in basso perché già nei mesi scorsi era stato protagonista di altri imbarazzanti “cadute di stile”.

Ma questa volta ha davvero toccato il fondo,  cercare di scaricare responsabilità che sono innanzitutto proprie (in merito ai ritardi sulle verifiche post terremoto) su di un semplice funzionario regionale (mettendo per giunta in discussione la sua serietà e la sua professionalità con bieche e inaccettabili insinuazioni a sfondo politico) è davvero il segnale  che è ormai “alla frutta”, che non regge più la pressione e  non sa più a che santi votarsi. Abbiamo aspettato a parlarne perché , anche se chi riveste una simile carica dovrebbe avere una maggiore attenzione  e un maggior controllo, può comunque capitare a chiunque di perdere un attimo il lume della ragione e dire sciocchezze di cui, magari, dopo pochi minuti ci si pente.

Il guaio è che negli ultimi tempi al sindaco Castelli capita con sempre maggiore frequenza di perdere la ragione, di essere preda di improvvisi e immotivati attacchi di collera che lo espongono ad imbarazzanti “figuracce”. Era già accaduto a novembre quando, nel giro di pochi giorni, se l’era presa senza alcuna valida ragione prima contro un quotidiano locale (ricordate lo sconcertante video nel quale invitava a non comprarlo più o a gettarlo nell’immondizia?), colpevole di aver pubblicato la notizia relativa alla pericolosità della torre Merli (poi di fatto confermata dal sindaco stesso e dagli eventi successivi), poi con una cronista di una tv locale, colpevole solamente di effettuare le riprese, in Consiglio comunale, nel corso di un intervento critico del consigliere comunale (per giunta della maggioranza) Umberto Trenta.

Qualche settimana dopo la nuova imbarazzante “sceneggiata” in occasione della riapertura, in clamoroso ritardo, del ponte di San Filippo, con il bicarbonato per quelli (cioè coloro che non avevano fatto altro che evidenziare questo ritardo…) che nella visione distorta del sindaco erano i “gufi” (come se chi osa criticare l’amministrazione comunale per un ritardo poi possa essere dispiaciuto quando comunque quell’opera giunge a compimento…). In tutte quelle occasioni, però, almeno c’era un presupposto concreto, certo assolutamente non tale da giustificare in alcun modo lo “sclero” del sindaco, ma quanto meno non nasceva tutto dalla fervida immaginazione del primo cittadino.

Questa volta, invece, non c’è nulla di concreto, non c’è in alcun modo un atto, un provvedimento, un qualsiasi minimo appiglio che possa non giustificare (perché è davvero ingiustificabile) ma quanto meno far comprendere i motivi di questa  inaccettabile “caduta di stile”. “Chiederò una commissione di inchiesta – ha affermato il primo cittadino nel corso del Consiglio comunale – per sapere se queste mancate verifiche sono frutto di quale scelta discrezionale, di chi ha fatto queste scelte e se le scelte sono state riferibili al fratello del vice presidente della Regione Anna Casini”.

Un’illazione indecente e indegna per chi riveste una carica istituzione così importante, priva di ogni fondamento (“E’ un attacco offensivo non tanto per la mia persona quanto per la verità dei fatti che i cittadini hanno il dovere di conoscere: il lavoro che il Comune di Ascoli, che è anche la città in cui vivo, è stato svolto dall’Ufficio speciale per la ricostruzione e io non sono certo il direttore” ha spiegato il diretto interessato)  e del tutto inopportuna. Inutilmente abbiamo sperato che Castelli, nei giorni successivi a questa indecorosa uscita, si rendesse conto  del suo gravissimo errore, magari chiedendo scusa al diretto interessato ma anche a tutto il Consiglio comunale che non merita simili indecenti spettacoli.

In realtà nessuno si era illuso che potesse realmente accadere, ormai il primo cittadino ascolano è completamente immerso in  questo mondo surreale nel quale o sei con lui o sei contro di lui, dove chi non loda e osanna ogni sua scelta, ogni sua decisione e, anzi, magari ha addirittura “l’impudenza” anche solo di mettere in discussione la bontà della scelta stessa, diventa inevitabilmente un nemico da combattere e possibilmente “abbattere”. Non è certo una novità che Castelli sia “allergico” ad ogni forma, sia pure minima, di critica, da sempre di fronte a queste situazioni le sue reazioni sono ogni volta sopra le righe.

Il problema è che in questi mesi difficili, non solo per il terremoto ma anche per tutte le  imbarazzanti “magagne” dell’amministrazione comunale che stanno venendo a galla, il sindaco ha accentuato e portato all’estremo questa sua tendenza, finendo non solo per reagire male ad ogni appunto ma creando un clima di “guerra” perenne, finendo per costruirsi degli improbabili nemici solo per poter così giustificare qualunque cosa accada. E allora ecco che se emerge la grave mancanza dell’amministrazione comunale, colpevole negli anni passati di non aver fatto le verifiche di vulnerabilità sismica imposte per legge (e finanziate dal governo stesso), alla fine per il sindaco la colpa è comunque del governo stesso, additato come il principale nemico degli enti pubblici e dei Comuni in particolare, colpiti da continui e ripetuti tagli.

Insieme al governo l’altro nemico acerrimo del Comune di Ascoli e del primo cittadino è sicuramente la Regione, notoriamente “ancona centrica”, per giunta ora anche con un presidente pesarese (che quindi non può che accentuare questa propensione per il nord delle Marche a scapito del sud) e anche della parte politica opposta. Certo ci sarebbe da chiedersi perché certe differenze politiche influiscono (almeno nella visione “distorta” del sindaco) solo sul Comune di Ascoli. Ma è davvero fuori luogo cercare qualcosa di logico in una costruzione che di logico non ha nulla. Il disastro rifiuti, poi, con l’aumento della tassa per tre anni di fila e la “ridicola” percentuale di raccolta differenziata (che poi è alla base dell’aumento stesso) ha portato il sindaco ad annoverare tra i nemici con i quali instaurare un clima di “guerra perenne” anche la Provincia e, soprattutto, il presidente D’Erasmo.

Ci sono poi quei “zelanti” giudici contabili della Corte dei Conti che hanno il “brutto vizio” di star sempre a spulciare tra i conti e i bilanci delle amministrazioni pubbliche e che hanno avuto l’impudenza di non credere ad una delle sue favolette in merito allo sforamento del patto di stabilità, respingendo tutti i ricorsi del Comune ora a rischio di una pesante sanzione (poco meno di un milione  di euro). Inevitabile che anche loro siano entrati a far parte delle schiera dei nemici del primo cittadino. Se fossimo degli psicologi forse potremmo provare a diagnosticare al primo cittadino un principio di disturbo paranoide di personalità  (sindrome caratterizzata da diffidenza e sospettosità che spingono ad interpretare le motivazioni degli altri sempre come malevole, a pensare che gli altri sono sempre ostili e sono sempre in guerra contro la propria persona).

Da semplici cronisti ci limitiamo ad evidenziare che questa continua guerra contro tutto e contro tutti rischia di procurare ulteriori danni alla città e ai cittadini. Anche perché il sindaco concretamente adotta comportamenti a dir poco discutibili e assolutamente controproducenti nei confronti di quelli che considera come i suoi nemici. Così, ad esempio, nei mesi scorsi più volte ha disertato gli incontri in Provincia in cui si parlava di strategie e progetti per quanto riguarda il problema rifiuti, con la conseguenza che Ascoli si è trovata isolata e contrapposta non solo alla Provincia stessa ma anche a tutti gli altri Comuni del territorio.

Stessa situazione con la Regione, la settimana scorsa, ad esempio, si è svolto proprio ad Ascoli un importante incontro per fare il punto sulle prospettive per l’aria di crisi del Piceno al quale hanno partecipato il vicepresidente della Regione Casini e l’assessore Bravi. Erano presenti molti degli amministratori del Piceno ma non il sindaco (e nessun altro rappresentante istituzionale del Comune), cosa che inevitabilmente finisce per penalizzare i cittadini ascolani stessi che, invece, avrebbero bisogno di essere rappresentati dal Comune in questo importante iniziativa. Come detto, però,  per quanto  insensata e controproducente (per la città) possa essere questa “guerra” contro le altre istituzioni, si può comunque almeno comprendere che tra enti a differente guida politica e con differenti visioni ci possano essere degli attriti (che però non possono mai arrivare a questo livello di conflittualità).

Quando, però, il nemico da combattere diventa un funzionario regionale o il rappresentante di un comitato che ha a cuore solo la sicurezza delle scuole (la settimana passata nel corso di un intervento in una tv locale il sindaco ha più volte lanciato inopportuni e incomprensibili “strali” nei confronti del presidente del Comitato Scuole Sicure Ascoli), allora è evidente che c’è qualcosa che non va, che il primo cittadino è in una situazione di palese difficoltà. Umanamente comprensibile, per carità, che sia un periodo duro è sin troppo evidente.

Ma se un rappresentante delle istituzioni, se un amministratore pubblico non è capace di mantenere almeno un pizzico di lucidità, evitando certi imbarazzanti scivoloni o, quanto meno, avendo il buon senso di rendersi conto e poi chiedere scusa per l’inaccettabile comportamento avuto, allora forse sarebbe il caso che facesse una piccola autocritica, che si fermasse un attimo a riflettere per capire se è nelle condizioni per proseguire in questa difficile

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