Se potessi avere… 18 milioni di euro!


Grazie al Bando Periferie Ascoli ottiene 18 milioni di euro per un progetto di riqualificazione del quartiere di Monticelli che prevede la realizzazione del ponte sul Tronto, un parco fluviale e il prolungamento della pista ciclabile. Soddisfazione per l’ingente finanziamento ottenuto ma anche qualche perplessità sui reali benefici che il progetto porterà a Monticelli e al centro storico

Quello di lunedì 6 marzo è stato un giorno molto importante per la nostra città. E’ giusto e doveroso partire da questa considerazione per parlare di quanto accaduto ieri a Palazzo Chigi, con la firma del presidente del Consiglio Gentiloni che ha sbloccato i finanziamenti per il bando periferie. Al netto della debordante propaganda di sindaco, assessori e dei “Castelli’s boys” (più che comprensibile, dopo un periodo così buio e difficile per Castelli era inevitabile che alla prima “buona nuova” lui i suoi fans dessero fiato alle trombe) non si può che essere lieti per l’ingente finanziamento ottenuto (18 milioni di euro, se la memoria non inganna dovrebbe essere il più grande finanziamento mai ottenuto dal capoluogo piceno).

E’ giusto, quindi, attribuire il merito al sindaco e alla sua amministrazione per l’importante risultato ottenuto, ancor più significativo perché arriva mentre Ascoli sta forse vivendo uno dei peggiori momenti della sua storia, alle prese con il difficilissimo post terremoto che ha dato il colpo di grazia ad una città già alle corde. In una simile situazione riuscire ad ottenere 18 milioni da investire nella crescita della città (anche se l’intervento riguarda soprattutto Monticelli) è davvero molto importante ed è la prima buona notizia per il capoluogo piceno da diversi mesi a questa parte. Comprensibile, quindi, l’entusiasmo  del sindaco e dei suoi fans che in questo caso, al netto degli slogan da propaganda elettorale, dovrebbe essere condiviso da tutti i cittadini.

Per correttezza, però, è giusto sottolineare anche l’importante ruolo giocato dal governo in questa vicenda. Il bando periferie è stato fortemente voluto dall’allora presidente del Consiglio Renzi, insieme al ministro Boschi (che ieri era accanto al presidente Gentiloni al momento della firma), che ha impegnato in questa iniziativa oltre 2 miliardi di euro e che ha fatto in modo che tutti i progetti presentati venissero accolti e finanziati. Infatti se è vero che la firma di ieri a Palazzo Chigi permette di sbloccare i fondi per i primi 24 progetti, è comunque già certo e stabilito (dal novembre scorso) che tutti i 120 progetti verranno presto (nel giro di un paio di mesi) finanziati.

Ascoli è l’unica città tra Marche, Umbria e Abruzzo ad essersi collocata in posizione utile per il finanziamento nazionale” ha dichiarato Castelli all’uscita dalla cerimonia di Palazzo Chigi. In realtà il capoluogo piceno è l’unico comune di quelle tre regioni a far  parte del primo nucleo dei 24 progetti finanziati ma già a novembre il governo Renzi (e a gennaio il presidente Gentiloni ha provveduto ad inserire le risorse in bilancio) aveva dato il via libera al finanziamento di tutti i progetti presentati. Per quanto riguarda le Marche, quindi, anche Ancona, Macerata, Fermo, Pesaro e Urbino vedranno finanziati i propri progetti, così come tutti i capoluoghi di provincia di Abruzzo e Umbria . Fatta questa doverosa premessa e attribuiti, altrettanto doverosamente, i  giusti meriti al sindaco e al governo, cerchiamo di capire cosa prevede il progetto del Comune, che come  detto riguarda essenzialmente la riqualificazione del quartiere di Monticelli, e come in concreto esso può influire e migliorare la vita del popoloso quartiere e di tutta la città.

Al centro dell’iniziativa c’è la realizzazione del ponte sul fiume Tronto, all’altezza di Croce di Tolignano, che permetterà di collegare direttamente Monticelli con la zona industriale e con la Piceno Aprutina (costo complessivo dell’opera 7 milioni di euro). Il secondo intervento strategico è la realizzazione del parco fluviale che dovrebbe estendersi da San Pietro in Castelli fino a Monticelli (costo complessivo 4 milioni di euro). Previsto poi il prolungamento della pista ciclabile tra il villaggio del fanciullo e Villa Sant’Antonio che, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, dovrebbe completare e perfezionare la ciclovia che unirà Piazza Arringo a Porto d’Ascoli. Infine  sono previsti spazi verdi, aree sportive e infrastrutture sociali che, potrà sembrare anche paradossale, sinceramente a noi sembrano la parte più interessante di tutto l’intervento.

“Ho seguito scrupolosamente tutte le fasi di un progetto concepito e pensato prima del 24 agosto – afferma il sindaco Castelli – ma che, proprio per quanto accaduto dopo, risulterà di vitale importanza per Ascoli. Questo è l’esito di una progettualità concepita nel tempo e portata avanti in maniera scrupolosa e che corrisponde perfettamente al nostro interesse di ricucire la parte est della città con il centro storico. Già prima del 24 agosto sapevamo che era una priorità ma dopo quel giorno ci siamo resi conto che a beneficiare di questi interventi  sarà anche e soprattutto il centro lesionato dal sisma che non vogliamo abbandonare ma curare”.

Sarebbe, però, interessante capire come in concreto il centro storico cittadino possa ottenere benefici da quegli interventi, in particolare dalla realizzazione del ponte sul fiume Tronto che sinceramente fatichiamo già a capire il concreto giovamento che potrebbe portare al traffico nelle due direzioni di marcia. Infatti chi da Monticelli (o da Brecciarolo e Poggio di Bretta) deve recarsi verso il centro non trarrà certo alcun giovamento dal ponte, avendo già ora a disposizione due possibili opzioni come il transito attraverso il ponte di San Filippo o attraverso la circonvallazione che arriva allo stadio e poi prosegue verso Campo Parignano. In realtà anche nell’altro senso di marcia il giovamento che il ponte potrebbe portare al traffico ci appare davvero estremamente limitato. Chi da Monticelli deve dirigersi verso la superstrada Ascoli-Mare o verso la zona industriale (e la Piceno Aprutina) grazie al ponte guadagnerebbe al massimo qualche minuto rispetto alle soluzioni che può avere al momento.

Davvero troppo poco per vedere nel ponte (che, non dimentichiamolo, è l’opera più significativa e più costosa di tutto l’intervento) la struttura attraverso la quale si realizza quell’opera di cucitura di cui parla il sindaco, tanto meno per pensare che possa produrre un qualche pur minimo beneficio per il centro cittadino. Qualche perplessità solleva anche la pista ciclabile, non tanto per l’utilità della sua realizzazione, quanto piuttosto per il significato che si prova ad attribuirgli. Detto che è sicuramente positivo l’intervento per il suo prolungamento dal villaggio del fanciullo fino a Villa Sant’Antonio, è del tutto evidente quanto sia completamente fuori luogo e per nulla realistico sostenere che in tal modo si realizza il “completamento e perfezionamento della ciclovia che collega il centro storico con Porto d’Ascoli”.

Perché in realtà nel centro cittadino e fino al quartiere di Monticelli non esiste una vera e propria pista ciclabile quanto, piuttosto, un abbozzo della pista stessa. Che, infatti, parte dal Battistero e si interrompe bruscamente dopo circa 200-300 metri, alla fine del ponte di porta Maggiore. Da lì  e fino all’imbocco del ponte di San Filippo, poi, non c’ è nessuna pista ciclabile ed appare sin troppo evidente che non appare per nulla semplice, soprattutto in alcuni tratti, anche solo pensare ad una sua eventuale realizzazione. Stessa cosa dal termine del ponte di San Filippo fino all’inizio di Monticelli, in quel lungo tratto al momento non c’è e dubitiamo fortemente che possa mai esserci alcuna pista ciclabile.

Questo naturalmente non toglie importanza al completamente del tratto che dal villaggio del fanciullo va fino a Villa Sant’Antonio. Ma legarlo in qualche modo con il centro storico, con una pista ciclabile che non c’è, sempre nell’ottica di quei presunti benefici che tutto il progetto porterebbero anche al centro stesso, non ha alcun senso. Detto che in linea teorica il parco fluviale da San Pietro in Castello a Monticelli è un’opera sicuramente interessante, sarebbe importante conoscere più nel dettaglio cosa concretamente si andrà a realizzare quando si parla di “spazi verdi, aree sportive e infrastrutture sociali” che, come detto, ci sembrano la parte più interessante del progetto (anche se marginale). Tralasciando ogni discorso sugli eventuali tempi di realizzazione degli interventi e ribadendo quanto sia comunque positivo per Ascoli l’aver ottenuto un simile finanziamento,  le precedenti considerazioni portano con se un paio di importanti interrogativi.

Il primo, inevitabile e scontato, è se davvero la realizzazione di quel ponte, di quel parco  e di tutte  le opere previste nel progetto aiutino in concreto a risolvere le vere emergenze di un quartiere complesso come Monticelli. Il secondo, ovvia conseguenza del primo, se si poteva pensare e predisporre un progetto più ambizioso, di più larghe vedute, che magari andasse ad incidere in altre forme sulla qualità della vita dei residenti di Monticelli. Come, invece, sembra avvenire per alcuni degli altri 23 progetti finanziati in questo primo step. Come, ad esempio, quello del Comune di Torino (18 milioni di euro) che si muove su 5 assi principali (spazio pubblico, casa, lavoro e commercio, scuola e cultura, comunità e partecipazione) che in concreto prevede la realizzazione di edilizia popolare pubblica, di interventi di manutenzione e riqualificazione della scuole, con la realizzazione di parchi e campi sportivi, la sistemazione di strade e marciapiedi e la realizzazione di un suggestivo polo tematico a Parco Dora.

O come quello del Comune di Bergamo  (18 milioni di euro), che prevede la riconversione in funzione sociale di alcune strutture dismesse, la realizzazione di edilizia residenziale pubblica, di una serie di parchi, della sistemazione di un ex convento per realizzarci una struttura di accoglienza e supporto per le persone e le famiglie in difficoltà, oltre ad una serie di interventi per il potenziamento delle reti sociali di quartiere. O, ancora, quello di Genova che prevede innanzitutto l’ampliamento della fibra ottica in alcuni quartieri cittadini (Sampierdarena, Campasso, Certosa), il recupero di alcuni edifici storici, la realizzazione di una scuola dell’infanzia e di un campo sportivo nel quartiere Certosa, oltre alla ristrutturazioni di alcuni edifici da utilizzare per ospitare strutture a servizio dei quartieri stessi ed un atelier a servizio dell’Accademia della moda.

A nostro avviso, per rispondere così al primo quesito, probabilmente Monticelli avrebbe avuto bisogno di progetti dai contenuti simili, più che spendere 7 milioni di euro per la realizzazione di un ponte forse avrebbe avuto bisogno di servizi innovativi e strutture al servizio della comunità, per non essere più identificato come un quartiere dormitorio. Probabilmente stiamo parlando di due visioni differenti, da un lato c’è un Comune, ci sono amministrazioni comunali che negli anni, quando si parla di riqualificazione e rigenerazione, hanno quasi sempre optato per la realizzazione di infrastrutture come ponti, rotonde, bretelle. A noi qualche volta piacerebbe vedere anche qualche progetto di ampie vedute, rivoluzionario, come quello (per capirci) che quasi casualmente ha postato su facebook proprio ieri l’avv. Paola Romanucci . Che, prendendo spunto dal terremoto, da come ormai questo evento deve purtroppo entrare a far parte della nostra vista, ha proposto una visione rivoluzionaria per il centro storico e l’area Carbon.

Ne butto là una – scrive  Paola Romanucci su facebook –  e se facessimo di necessità virtù e, previa verifica dell’idoneità geologica, mettessimo in sicurezza le scuole ascolane (e già che ci siamo, anche altre funzioni collettive come il tribunale, gli uffici tecnici) utilizzando i 27 ettari di Area Carbon per una vera ricostruzione antisismica, impegnando i costruttori in un programma di realizzazione di nuova edilizia pubblica con tecniche e materiali di ultima generazione? Una vera e propria cittadella dello studio e dei servizi, sicura e resiliente alle prossime inevitabili scosse, immersa in una cintura di verde attrezzato per fare sport e attività all’aria aperta. In cambio si potrebbero cedere le corrispondenti volumetrie non adeguabili, da destinare a nuova residenzialità o altro, per trasformare il centro storico in una elegante galleria a cielo aperto di spazi commerciali, culturali e ricreativi, da offrire a un turismo più curioso e stanziale.

Il fascinoso cuore storico della città che batte accanto agli organi pulsanti della vita collettiva. Si tratta di ripensare le scelte urbanistiche alla luce delle priorità imposte da quella prepotente di madre natura, tenendo presente che mettere in sicurezza il territorio da terremoti, dissesti idrogeologici e cambiamenti climatici, oggi più che mai si traduce in nuova economia e benessere per le comunità. Ma tutto questo richiede politiche di bilancio capaci di spostare le risorse su capitoli dedicati alla prevenzione e alla messa in sicurezza, piuttosto che alla dominante “cultura” (?) dell’emergenza che predilige pagare alloggi provvisori per dieci anni o noleggiare turbine quando la neve raggiunge i due metri.  Chissà se si può fare”.

Già, forse è solo un’utopia, forse nel capoluogo piceno un progetto così ambizioso e rivoluzionario non si potrà mai realizzare. Però, pur senza voler sminuire il risultato ottenuto comunque per la città dal sindaco Castelli, permetteteci di entusiasmarci e di emozionarci per un simile innovativo progetto, piuttosto che per la realizzazione di un ponte ed il completamento di una pista ciclabile “virtuale”…

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