Comune alle prese con la sindrome della “tela di Penelope”


Dalla tribuna est al ponte di San Filippo, dalla piscina al teatro Filarmonici, stesso iter per tutte le principali opere pubbliche del Comune: iniziale promessa di tempi rapidissimi, poi intoppi, imprevisti, ritardi, rinvii, aumento dei costi e lavori che sembrano non terminare più. L’incredibile caso della riqualificazione dell’area di viale De Gasperi

Chi ha studiato la mitologia greca, conosce perfettamente la storia della tela di Penelope. La consorte del re di Itaca Ulisse, da anni lontano dal suo regno prima per la guerra di Troia, poi a causa delle varie traversie del suo viaggio di ritorno (narrato da Omero nell’Odissea), per evitare nuove nozze aveva subordinato la scelta del suo futuro marito all’ultimazione del lenzuolo funebre per il suocero Laerte. E, per rimandare “sine die” la sua scelta, aveva escogitato un particolare stratagemma: di giorno si mostrava ai vari pretendenti alla sua mano intenta a tessere la tela, di notte, poi, di nascosto disfaceva tutto il lavoro svolto durante la giornata, in modo che quel lenzuolo non venisse terminato e, di conseguenza, non arrivasse mai il momento della temuta scelta.

Al Comune di Ascoli, almeno a quanto ci risulta, non c’è in ballo alcun matrimonio, alcuna scelta di un futuro (o futura) consorte per il sindaco o per  degli assessori. Eppure c’è qualcuno che, per i più importanti lavori pubblici comunali, praticamente sta mettendo in atto  lo stesso stratagemma usato da Penelope per la sua tela, disfacendo di notte i lavori che vengono effettuati di giorno.  Non si spiegherebbe, altrimenti, come è possibile che ogni intervento, ogni opera pubblica importante  non viene terminata mai nei tempi previsti.  Anzi, quasi sempre si trasforma in un’interminabile telenovela che, tra colpi di scena, imprevisti (reali o presunti), ritardi, aumento dei costi, si trascina quando va bene per mesi, spesso addirittura anche per anni. Il guaio è che questa ormai è divenuta una prassi al punto che, non solo ritardi e slittamenti vengono considerati fisiologici e normali, ma spesso si verificano situazioni a dir poco paradossali, che rasentano e, in qualche circostanza, vanno oltre il ridicolo.

Come, ad esempio, quando si vaneggia, senza alcuno scrupolo, di “accelerazione finale”, di “Comune che va in pressing” per un’opera che ha già un paio di anni di ritardo. O, ancora, di lavori che “stanno procedendo in maniera spedita” per un altro intervento che è già in ritardo 3-4 mesi. Sarà per l’imminente inizio del periodo carnevalesco, ma quando nei giorni scorsi abbiamo letto certe imbarazzanti affermazioni (riferite ai lavori per la nuova tribuna est e la piscina comunale) abbiamo sperato che si trattasse di uno scherzo di Carnevale, di un’amministrazione comunale già in pieno clima goliardico, magari in previsione di qualche bella mascherata ironica su quegli argomenti.

Purtroppo, però, Carnevale non c’entra nulla, nessuno scherzo o cose simili. D’altra parte ormai il copione è sempre lo stesso, quando c’è un’importante (sia per entità dell’intervento ma anche per l’impatto che può avere sulla città) opera pubblica da realizzare si parte sempre con previsioni e promesse improntate al massimo dell’ottimismo. Poi, quando è il momento di passare dagli annunci ai fatti, puntualmente iniziano i ritardi, i problemi, gli intoppi (veri o presunti), la data di ultimazione dell’opera inizia ad essere spostata di mese in mese, senza che si veda mai concretamente la fine. Il tutto spesso accompagnato da un contemporaneo aumento dei costi dell’opera stessa e dai ripetuti proclami, assolutamente fuori luogo, da parte dell’amministrazione comunale (soprattutto da parte del sindaco) che, invece di chiedere scusa ai cittadini ascolani per le “lungaggini” e gli interminabili ritardi, prova a cambiare le carte in tavola, tentando di trasformare situazioni di evidente difficoltà in improbabili “grandi successi”.

Il tutto condito  da atteggiamenti molto teatrali da parte del primo cittadino, ad uso e consumo delle telecamere, da consumato showman. Come non ricordare, ad esempio, le immagini e il video in cui il primo cittadino si faceva immortalare con caschetto e picozza allo stadio per enfatizzare l’inizio di quei lavori che ora si candidano a battere ogni record di lentezza. Per non parlare dell’indecorosa sceneggiata da avanspettacolo di bassissimo livello in occasione della riapertura parziale, con mesi e mesi di ritardo, del ponte di San Filippo.

Quelle due opere sono l’emblema della sindrome della “tela di Penelope” di cui soffre il Comune. Senza ripercorrere le lunghissime vicende di quei due interventi, basterebbe ricordare che, per quanto riguarda la nuova tribuna est, a maggio 2015, dopo la sfortunata gara di playoff contro la Reggiana, in conferenza stampa il presidente Bellini (senza poi essere smentito dal primo cittadino) dichiarò che Castelli aveva assicurato che la struttura sarebbe stata pronta per l’inizio del successivo campionato. Poi sono iniziati tutti gli intoppi possibili e immaginabili (anche quelli inimmaginabili) e,di rinvio in rinvio, si è arrivati alla definitiva (almeno così sembrava) data di fine 2016.

tribuna estNiente da fare, con l’avvicinarsi della nuova scadenza ecco spuntare un imprevisto e mai citato (neppure negli atti ufficiali) terzo stralcio dei lavori, con conseguente aumento del costo dell’opera di 750 mila euro e slittamento della consegna della struttura all’Ascoli per l’inizio del prossimo campionato (ma con la conferma che entro fine 2016 la tribuna sarebbe stata comunque pronta). Quale sia attualmente il reale stato dei lavori (2 mesi dopo la presunta fine dei lavori stessi) è sotto gli occhi di tutti (foto a destra) e, addirittura,  ora apprendiamo che il Comune “va in pressing” prova “un’accelerazione finale” per cercare (quindi non si ha la certezza di farcela) di terminare l’intervento entro il prossimo settembre. Al confronto Penelope era una vera dilettante, non avrebbe potuto fare meglio (p peggio, è sempre una questione di punti di vista…).

Così come  non avrebbe potuto fare meglio per quanto riguarda l’interminabile attesa per la riapertura del teatro Filarmonici, annunciata già 16 anni fa (era il 2001). Poi la solita serie di lavori, di milioni di euro spesi, di imprevisti, ritardi, intoppi di ogni genere, con nel mezzo anche una riapertura “farsa” per i capricci del sindaco che voleva legare quella struttura al festival “L’Altra Italia”. Poi, finalmente, ad inizio 2016, l’avvio dei lavori per 2,2 milioni di euro che doveva portare alla riapertura entro novembre dello stesso anno. Anche in questo caso, in prossimità della data stabilita ecco spuntare i soliti inattesi imprevisti, con l’altrettanto tradizionale aumento di spesa (poco meno di 400 mila euro in più), e la riapertura è slittata ancora. Probabilmente a fine marzo, come si ripete in questi giorni (con tanto di servizio andato in onda a Rai 3 Marche).

Come detto situazione analoga per quanto riguarda il ponte di San Filippo i cui lavori (nel suo complesso) sarebbero dovuti terminare ad inizio aprile 2017, mentre la prima parte dei lavori (con conseguente riapertura parziale) doveva concludersi inizialmente il 4 ottobre. Poi il solito slittamento di 45 giorni ma neppure la nuova data prevista (il 18 novembre) è stata rispettata. Si è dovuto attendere quasi un altro mese (8 dicembre) per la parziale riapertura, con la triste sceneggiata del sindaco tra bicarbonato e gufi. Per quella definitiva e completa inutile fare previsioni, di certo non ad inizio aprile visto che, dopo la riapertura parziale, di nuovi lavori per la seconda fase di intervento non se ne parla neppure.

Per non parlare, poi, della vicenda, anche in questo caso dal finale da scrivere, della piscina comunale che inizialmente doveva essere pronta a novembre, poi di rinvio in rinvio a marzo, mentre ora il sindaco ci ha detto che bisognerà attendere ancora un paio di mesi (quindi fine aprile – inizi di maggio nella migliore delle ipotesi). Ma il vero emblema di questo imbarazzante e incomprensibile modo di portare avanti praticamente tutti i lavori pubblici comunali è, a nostro avviso, l’incredibile telenovela relativa ai lavori di riqualificazione del parco di viale De Gasperi.

Un intervento che, a giudicare dall’importo dei lavori stessi (meno di 200 mila euro), sarebbe dovuto terminare in poco tempo e che invece si sta trasformando nell’ennesimo interminabile tormentone. Una vicenda che definire paradossale è limitativo, già nel febbraio scorso (2016) in un paio di articoli pubblicati su alcuni quotidiani locali avevamo sollevato i ritardi di lavori iniziati a settembre 2015  che avrebbero concludersi in pochi mesi e che, invece, stavano andando avanti a singhiozzo. “Mistero al parco, lavori di riqualificazione fermi da mesi” era il titolo di uno di quegli articoli.

A settembre – avevamo scritto nell’articolo, corredato anche da foto – il parco è stato transennato e chiuso in vista dell’avvio dei lavori, poi il 14 settembre 2015 (almeno secondo quanto è riportato nei cartelli nei pressi del parco stesso) sono stati consegnati i lavori all’impresa che avrebbe dovuto realizzare l’intervento. E mai come in questo caso il condizionale d’obbligo visto che da quel giorno nella zona gli operai si sono visti solo nel primo mese, più che altro per la preparazione del cantiere, poi di loro si sono perse le tracce“.

Pochi giorni dopo quell’articolo (inizio marzo) d’incanto i lavori erano ripartiti e, un paio di giorni ancora, puntuale era arrivato il comunicato del Comune che spiegava che il lungo stop era stato provocato da un intoppo burocratico e che ora i lavori sarebbero proseguiti spediti (un termine che nel gergo di questa amministrazione è tutto un programma…), per concludersi in breve tempo. Dodici mesi dopo siamo ancora in attesa della fine dei lavori (con la conseguente riapertura del parco) e di una telenovela che, addirittura, si trascina  da quasi 10 anni.

Era, infatti, il 16 ottobre 2007 quando in una delibera di giunta, allora presieduta dal sindaco Celani, si parlava per la prima volta del progetto di riqualificazione di quel parco, finito poi nel dimenticatoio per circa 5 anni. Fino a quando tornava d’attualità e veniva inserito nel piano delle opere pubbliche (n. 14 dell’elenco annuale) da realizzare nel 2013. Il 22 ottobre 2013, poi, con determina n. 1882 venivano affidati gli incarichi professionali per la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva dell’intervento stesso, per un importo di poco più di 33 mila euro. Neppure iniziata nel corso del 2013, la riqualificazione dell’area di viale De Gasperi veniva riproposta nel piano opere pubbliche del 2014, questa volta addirittura n. 2 dell’elenco annuale e con la chiara indicazione che l’opera doveva essere portata a termine entro la fine dell’anno stesso.

Il 2 febbraio 2014, con delibera n. 24, veniva approvato il progetto definitivo dell’importo di 250 mila euro, con la conseguenza trasmissione del progetto stesso alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Marche “per l’acquisizione del relativo parere di competenza” (che puntualmente arrivava in brevissimo tempo). Tutto pronto, quindi, per l’avvio dei lavori? Neanche per sogno, a progetto definitivo ampiamente approvato, ecco che all’improvviso si scopre che, per la realizzazione di un bagno pubblico autopulente presente nel progetto stesso, si rende necessaria “la relazione geologica per verificare la caratteristica morfologica, geologica ed idrogeologica del terreno, indispensabili per valutare la compatibilità tra l’opera in progetto ed il contesto geologico-ambientale” e, di conseguenza, c’è la necessità di affidare l’incarico ad una geologa.

Bisogna aspettare altri 5 mesi per arrivare finalmente, con determina n. 2096 del 29 ottobre 2014, all’indizione della gara a procedura negoziata. Poco meno di un mese dopo, con determina n. 2276 del 25 novembre 2014, si procede all’aggiudicazione dell’appalto ad un’impresa di Ascoli per un importo complessivo di 162 mila euro. Per uno di quei misteri irrisolvibili che avvengono sempre in Comune in occasione delle opere pubbliche, bisognerà però attendere altri 7 mesi (24 giugno 2015) per stipulare il contratto tra il Comune e la ditta che si è aggiudicata l’appalto.

parco viale de gasperiE solamente il 14 settembre 2015 (foto a sinistra) finalmente si apre il cantiere e partono i lavori. Che, almeno inizialmente, sembrano procedere regolarmente, tanto che il 23 dicembre successivo, con determina n. 1972  viene approvata la prima perizia di assestamento somme. Appena una settimana dopo, però,  spuntano degli inattesi lavori di completamento per la riqualificazione di viale De Gasperi (termine che farebbe pensare che siamo quasi alla conclusione  dei lavori) che vengono affidati a trattativa privata con determina n. 2035. Dalla quale, per altro, emerge che quei lavori di completamento consistono nella realizzazione di una recinzione in ferro e nel posizionamento di giochi all’interno del parco, per un totale di 60 mila euro.

ringhiera parcoMa nella determina con la quale era stata indetta la gara a procedura negoziata (la n. 2096 del 29 ottobre 2014), se nella descrizione delle opere da realizzare si stabiliva con assoluta chiarezza che “la fornitura e la posa in opera delle opere in ferro battuto sarà esclusa dall’appalto”, con altrettanta chiarezza si sanciva, invece, che il posizionamento dei giochi all’interno del parco faceva parte dell’appalto stesso. Un’evidente stranezza, non l’unica dell’appalto. Il cui progetto, si legge sempre in determina, ha come obiettivo non solo quello di aumentare la fruibilità degli spazi pubblici ma anche di accrescere la sicurezza del parco stesso. Per questo in corrispondenza degli ingressi “saranno installati dei cancelli, sempre in ferro battuto”, con il chiaro scopo di chiudere l’area nelle ore notturne per evitare il verificarsi di atti di teppismo. Tutto molto bello e condivisibile se non fosse per il fatto che nella via laterale al parco stesso (via D’Annunzio) l’area è recintato con un muretto alto pochi centimetri rispetto al marciapiede, con una ringhiera molto bassa (foto a destra) che anche un bambino sarebbe in grado di scavalcare (naturalmente se avesse voglia di introdursi nell’area stessa nelle ore in cui i cancelli sono chiusi).

Incongruenze a parte, come detto da fine 2015 per diversi mesi nell’area, recintata, non si vedono più gli operai al lavoro. Dopo la spiegazione fornita dal Comune per qualche giorno finalmente si torna a lavorare ma l’intervento, che dovrebbe concludersi in poco tempo, continua ad andare avanti a singhiozzo. Ogni tanto spunta qualche imprevista novità (a giugno l’inattesa sistemazione della fontana, ad agosto, la fornitura di cestini porta rifiuti a novembre). Intanto, però, il tempo passa e la fine di lavori, che dovevano durare solo pochi mesi, non si vede. Dall’aggiudicazione dell’appalto sono passati quasi 2 anni e mezzo, quanto tempo ancora bisognerà attendere per poter finalmente poter tornare a fruire di quell’area?

Forse dovremmo chiederlo alla misteriosa Penelope comunale che, di notte, si diverte a disfare tutti i lavori realizzati durante il giorno, facendo così slittare all’infinito la fine anche di interventi sulla carta rapidi come, appunto, avrebbe dovuto essere quello di riqualificazione di viale De Gasperi…

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