Colpa di Alfredo…


Da mesi il sindaco Castelli, di fronte a qualsiasi problema, a qualsiasi inefficienza del Comune, ripropone lo stesso ritornello. Dalle mancate verifiche di vulnerabilità sismica nelle scuole ai ritardi nei sopralluoghi post terremoto, dall’emergenza neve fino alla “stangata” della Corte dei Conti: per il primo cittadino le responsabilità sono sempre di altri…

Non so se abbiamo avuto un’allucinazione, ma nel corso della terza serata di Sanremo, quella dedicata alle cover delle grandi canzoni della storia della musica italiana, ci è sembrato di vedere salire sul palco dell’Ariston il sindaco Castelli per interpretare uno dei vecchi successi di Vasco Rossi, “Colpa di Alfredo”, con il titolo cambiato in “Colpa di Gentiloni”. Scherzi a parte,  quello è il ritornello che ormai da tempo ripete meccanicamente il primo cittadino di fronte a qualsiasi problema, a qualsiasi inefficienza, a qualsiasi clamoroso errore della sua amministrazione. Che, poi, in realtà non è certo rivolto all’attuale presidente del Consiglio (se non in minima parte) ma, più in generale, al governo o, se serve, alla Regione e a qualsiasi altra istituzione  o ente su cui si possano scaricare le proprie responsabilità.

Ci sono ancora più di 6 mila sopralluoghi post terremoto da effettuare? Colpa del governo. Nonostante 13 anni di tempo e miliardi di euro messi a disposizione da Protezione Civile, Stato e Regione non sono state fatte le verifiche di vulnerabilità sismica nelle scuole cittadine? Naturalmente è colpa del governo! Solo dopo 4 giorni di neve il Comune si rende conto della gravità della situazione e, quindi, si moltiplicano i disagi per i cittadini ascolani (soprattutto delle frazioni)? La responsabilità non può che essere del governo. Così come dell’esecutivo e della Ue è la colpa della bocciatura, da parte della Corte dei Conti, del vecchio bilancio del Comune, con conseguente rischio sanzione di 900 mila euro per il Comune stesso.

Se davvero dovessimo dar credito al sindaco Castelli (ma  c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di credere a queste storielle?),  dovremmo dedurne che quello del primo cittadino è un ruolo semplicemente di facciata, che ci sia o meno cambia poco o nulla, tanto dipende tutto o quasi tutto dal volere e dalle decisioni di altre istituzioni. Allora, però, sarebbe opportuno eliminare la figura del sindaco, tanto conta poco o nulla secondo Castelli, sostituendola con un semplice dirigente che si limita ad eseguire quanto deciso e previsto da governo, Regione e altri enti.

Ovviamente la nostra è una provocazione, proprio i fatti relativi a quelle vicende in realtà dimostrano l’esatto contrario. E, cioè, quanto sia importante avere un sindaco e un’amministrazione comunale competente, in grado di assumersi le proprie responsabilità, sempre attenti alle reali esigenze della città e dei cittadini, capace di capire quali siano le priorità della propria comunità. Laddove ci sono sindaci e amministrazioni comunali del genere, anche in occasione di emergenze come quella terremoto o quella neve, sicuramente non mancano problemi e difficoltà, ma si riesce ad affrontarli in maniera concreta , limitando al minimo i disagi che devono sopportare i cittadini.

Di contro, nei Comuni dove sindaci e amministrazioni comunali agiscono con superficialità, approssimazione, scarsa competenza e senza alcun tipo di programmazione, in quelle circostanze i problemi e le difficoltà si moltiplicano. E, allora, non resta che “piangere” e cercare di prendersela con il mondo intero per provare a spostare l’attenzione, per tentare di scaricare le responsabilità, che sono in gran parte proprie, verso altri. E se si hanno buone capacità comunicative e una buona dose di sfrontataggine e destrezza nel riuscire anche a cambiare più volte versione, in un paese come il nostro, dove la memoria collettiva è ridotta all’osso e dove anche in politica più che sostenitori esistono ultras con i “paraocchi”, ecco che il gioco è fatto, si riesce addirittura a far accettare ad alcuni certe improbabili storielle.

Al primo cittadino ascolano la capacità di comunicare di certo non manca, quindi, nonostante le sue giustificazioni siano improponibili, riescono ugualmente a far breccia su alcuni suoi ultras pronti a credere anche che esiste Babbo Natale e che gli asini sono in grado di volare. A tal proposito la vicenda relativa alla sicurezza delle scuole è assolutamente emblematica. La situazione è sin troppo chiara, il Comune di Ascoli ha avuto 13 anni di tempo per fare le ormai famose analisi di vulnerabilità sismica, per legge doveva farle entro la fine del 2013. Non solo, da Protezione Civile, governo e Regioni sono stati messi a disposizione negli anni oltre 5 miliardi di euro per farle, complessivamente oltre 3 mila scuole di decine e decine di Comuni e Province hanno usufruito di quei finanziamenti per effettuarle. Non a caso il 70% delle scuole che sono in zone sismiche A e B sono a norma.

Di fronte ad una situazione così evidente, che non lascia spazio ad interpretazioni e dubbi, un sindaco con un minimo di buon senso e un reale interesse per la salute e la sicurezza dei suoi cittadini avrebbe dovuto, non ora ma già ad agosto, ammettere il grave  errore commesso, correre immediatamente ai ripari e trovare soluzioni provvisorie per non mettere a rischio l’anno scolastico. Ancor più se, come il sindaco Castelli, consapevole dell’importanza di quelle verifiche, tanto da definirle nel 2011 (Consiglio Comunale del 4 marzo) “estremamente necessarie”  (promettendo di farle l’anno successivo). Invece il primo cittadino ascolano da agosto (primo terremoto) a dicembre addirittura ha finto di non sapere neppure di cosa si stesse parlando, trincerandosi dietro alla semplice agibilità delle scuole.

Poi, una volta messo spalle al muro, ha vestito i panni di Don Chisciotte per lanciare la sua battaglia contro i mulini a vento, fino a coprirsi di ridicolo con quella tragicomica lettera nella quale ha chiesto l’intervento del presidente del Consiglio. Che, in realtà, avrebbe dovuto rispondergli senza esitazioni di smetterla di piagnucolare, visto che aveva avuto anni e anni di tempo per fare quelle verifiche , con fondi dello Stato.  Ma, visto che Gentiloni, per decenza, non gli ha risposto, ecco che allora Castelli ha riproposto le sue storielle con il solito articolo sull’Huffington Post  (dove aveva già pubblicato l’altra improbabile storiella sulla polizza assicurativa che poi si è rivelata una clamorosa bufala).

Nel quale, per altro, si fondono la prima versione del primo cittadino, quella rassicurante (“le scuole del mio Comune, per metà, non hanno subito un graffio dai quattro terremoti che si sono succeduti dal 24 agosto a oggi e, per l’altra metà, hanno subito solo danni lievi, immediatamente riparati in via di somma urgenza. Scuole dichiarate agibili, certificate come utilizzabili e documentalmente capaci di resistere a crisi sismiche identiche a quelle che si sono propagate da queste parti negli ultimi 5 mesi”), con quella più recente del “piagnone” (“Basta essere laureato per trovare lavoro? No. Basta l’indice di vulnerabilità per escludere danni di fronte a un sisma? No. Serve per sollevare qualcuno dalle responsabilità. Serve a passare il cerino come dimostra il fatto che in Italia non esiste una norma che indichi l’indice al di sotto del quale è obbligatoria la messa in sicurezza della struttura. Di fronte alle emergenze non ci si salva passandosi il cerino. Si salverà qualche burocrate o qualche amministratore, ma la vita dei cittadini e delle città hanno bisogno d’altro”).

Il tutto condito con dati buttati lì a casaccio, senza un minimo di fondamento (“solo il 10-15% dei miei colleghi ha pagato per affidare la perizia capace di compilare l’indice di vulnerabilità”) e solo per gettare ulteriore fumo negli occhi (“non chiedeteci di pagare consulenze milionarie che finirebbero magari per far chiudere le scuole”). Abbiamo già chiesto al sindaco, che ovviamente si guarda bene dal rispondere e dal confrontarsi con chi conosce davvero l’argomento in questione, di fornirci la fonte di quei dati assolutamente inattendibili, visto che le fonti ufficiali parlano di numeri completamente opposti. Ma è serio e responsabile un sindaco che, di fronte ad una così importante emergenza, continua a raccontare storie improponibili, a non assumersi le proprie responsabilità e a sparare cifre e numeri a caso?

La risposta è scontata ma, evidentemente, il primo cittadino deve averci preso gusto, al punto da riproporre la versione della vittima di errori altrui anche per altre circostanze. Venerdì 10 febbraio, ad esempio, con un comunicato stampa il Comune ci ha informato che il sindaco “ha inviato una lettera all’Ufficio speciale per la ricostruzione post terremoto per lamentare le poche squadre Fast che vengono assegnate al Comune per il disbrigo delle attività di verifica”.  Come al solito nessuna autocritica, nessuna seria analisi di eventuali errori commessi.

Se ad Ascoli, a differenza di tutti gli altri comuni più o meno colpiti dal terremoto, i sopralluoghi stanno procedendo con incredibile lentezza, tanto che su 6.601 richieste ne sono stati effettuati fino ad ora appena 300 (praticamente una media di 2 al giorno…), la colpa non può che essere di altri, il Comune non ha alcuna responsabilità. Anche se già a fine agosto, dopo la prima violenta scossa, da più parti si chiedeva all’amministrazione comunale di cambiare passo, di prendere più seriamente la situazione altrimenti si sarebbero rischiati tempi biblici per le verifiche (cosa che è puntualmente accaduta). La verità è che tutta la gestione del post terremoto è stata a dir poco ondivaga e per certi superficiale da parte del Comune che, inizialmente, per diversi giorni, ha perso tempo cercando di far passare il messaggio che la città aveva risposto benissimo, che non c’erano problemi. Poi, di fronte all’evidenza, non si è potuto fare a meno di prendere finalmente sul serio una situazione molto complessa e delicata, anche se tutto è stato fatto con una certa confusione e improvvisazione (chiunque ha avuto la sventura di dover frequentare gli uffici comunali preposti in quel periodo non ha potuto non notare il caos e la disorganizzazione che regnavano sovrani).

Non è certo un delitto ammettere che non si era preparati ad affrontare una simile situazione, più grave invece il fatto che si sia continuato a perdere tempo, disperdendo energie in altre vicende che, vista l’emergenza, sarebbero dovute passare in secondo piano. O ad inseguire la notorietà su giornali e tv, vantando improbabili colpi di genio (a proposito, che fine ha fatto la famosa polizza di assicurazione che avrebbe permesso in tempi rapidissimi di ottenere rimborsi fino a 5 milioni di euro? ad oltre 6 mesi dal terremoto non si hanno più notizie…).

D’altra parte, per rendersi conto di come l’amministrazione comunale abbia avuto in questi mesi un comportamento sempre terribilmente ondivago,  basterebbe andare sul sito internet del Comune alla pagina dedicata al terremoto (che, poi, nel corso dell’emergenza neve è diventata “Eventi sismici ed emergenza neve”) per verificare come l’attenzione del Comune stesso è stata molto alta solo  nei giorni immediatamente successivi alle scosse. Dopo quella del 24 agosto, ad esempio, fino al 16 settembre ci sono tante notizie e informazioni, poi improvvisamente più nulla fino al 26 ottobre in occasione delle due scosse forti avvertite tra pomeriggio e sera. Dopo l’ulteriore scossa del 30 ottobre, la pagina torna a “popolarsi” di notizie e informazioni fino a metà novembre quando, sull’emergenza terremoto, scende nuovamente il silenzio (a parte l’annuncio di un convegno e della riapertura di alcuni cimiteri delle frazioni). Rotto solamente il 18 gennaio, dopo le 4 scosse di magnitudo intorno a 5.

Nella lettera inviata all’Ufficio ricostruzione il sindaco lamenta anche l’assenza di sgravi fiscali e sostegni finanziari “per consentire la rivitalizzazione delle imprese e del commercio”. In realtà le attività commerciali cittadine del centro storico già a novembre avevano lanciato l’allarme, rivolgendo un accorato appello al Comune nel quale si chiedeva di sospendere, vista la oggettiva situazione di difficoltà, le tasse comunali che gravano sulle attività commerciali stesse. Anche in questo caso, però, il primo cittadino ha preferito scaricare la responsabilità su altri enti ed ora accusa altri di non aver fatto quello che la sua amministrazione, ovviamente per quanto gli compete, neppure ha fatto.

Emblematica del modo di operare del sindaco in queste circostanze è, però, la recente emergenza neve che ha investito il centro Italia a metà gennaio. Ampiamente annunciata, anche nelle dimensioni che poi ha assunto, dagli allerta meteo della Protezione civile della settimana precedente, la neve è puntualmente comparsa già dal pomeriggio di domenica 15. Proprio in virtù di quegli allerta, la maggior parte dei Comuni della zona si è subito mobilitata. A Fermo e Macerata già da domenica pomeriggio sono stati aperti i Centri Operativi Comunali (COC), con il costante e continuo monitoraggio della situazione che, ad esempio, ha permesso nel Fermano di chiedere già lunedì l’intervento dell’esercito a supporto.

Ad Ascoli, invece, nulla di tutto ciò accaduto, anzi, il sindaco nei giorni di domenica, lunedì e ancora martedì addirittura si divertiva a prendere bonariamente in giro chi mostrava preoccupazione, ignorando il grido di aiuto che già da lunedì arrivava da diversi frazioni cittadini. Fino a mercoledì 18, quando alla neve si sono aggiunte le scosse di terremoto, per l’amministrazione comunale di fatto non esisteva alcuna emergenza. Solo dopo le prime 3 scosse il primo cittadino ha bruscamente cambiato atteggiamento.

E, come è suo costume, prima ancora di fare i passi necessari a livello istituzionale, si è preoccupato di andare a “piangere” in tv, lamentando (prima di ancora di attivarsi a livello istituzionale…) di essere stato abbandonato dallo Stato e reclamando l’intervento dell’esercito che, in realtà, ancora non aveva neppure chiesto (e che in quelle ore era già all’opera nei comuni e nelle zone che si erano mobilitate immediatamente). Solo dopo lo show sulle varie tv si è preoccupato di attivare il COC (per altro nell’atto di attivazione giustificato più per il terremoto che per l’emergenza neve…).

Ma anche in questo caso, invece di fare una seria autocritica e di rendersi conto della superficialità con la quale aveva agito, ha preferito scaricare ancora una volta le responsabilità su altri, dalla Protezione civile allo Stato. Un ruolo improbabile di vittima che, evidentemente, deve piacergli davvero tanto, visto che ora ha pensato di riproporlo anche per altre vicende.

Come nel caso della bocciatura, da parte della Corte dei Conti, del ricorso in merito alle irregolarità nel bilancio 2012. In questo caso il vittimismo del primo cittadino ha raggiunto vertici inimmaginabili. “Si tratta di una vicenda paradossale che la dice lunga sulla condizione intollerabile in cui i Comuni da alcuni anni a questa parte sono chiamati ad operare: siamo bersagliati da tagli asfissianti e da regole burocratiche sempre più oppressive” afferma, all’interno di un lungo comunicato stampa, Castelli.

Che, questa volta, oltre al governo chiama in causa addirittura la Ue e la Merkel (“il pregiudizio deriverebbe dal conseguente sforamento del patto di stabilità, l’orrenda creatura con cui nel 2012 la premiata ditta Merkel & Monti taglieggiavano i comuni”) e dimostra inequivocabilmente la sua allergia alle regole (e alla verità verrebbe da dire…) chiedendosi “che senso ha sanzionare come sforamento del patto 2012 una vicenda accertata 5 anni dopo e sostanzialmente priva di effetti economici per Ascoli e per l’Italia?” Al di là del fatto che, in realtà, la vicenda era stata accertata due anni dopo e che, se giunge a conclusione solo ora, è per i ripetuti ricorsi proposti (e puntualmente bocciati) dal Comune, la Ue, la Merkel, Monti e i presunti tagli che “taglieggiano” i Comuni in questo caso non c’entrano assolutamente nulla.

Semplicemente c’è una norma, che tutti i Comuni rispettano, che prevede che le somme incassate dalla vendita di patrimonio devono essere destinate esclusivamente per spese strutturali e non per coprire le spese correnti. Come, invece, ha fatto in questo caso l’amministrazione comunale, pur sapendo perfettamente di commettere una grave irregolarità.

Al di là dei dettagli anche tecnici che evidenziano il grave errore – afferma il consigliere comunale Luciani Castiglia – la vicenda dimostra che il sindaco non perde il vizietto, pesantissimo per le conseguenze che ha portato sulle casse cittadine negli anni, di utilizzare risorse che sarebbero destinate ad effettuare investimenti per la città per sostenere, invece, le spese correnti. Forse il sindaco non se ne accorge, ma continuare a dire che quei soldi (oltre 1,5 milioni di euro per il 2011) sono stati utilizzati correttamente per mandare avanti la semplice macchina amministrativa, significa riconoscere che, come fa sempre da quando è al comando della città, le risorse le destina per tappare i buchi in bilancio e non per il futuro della città. Per singolare coincidenza, quei 1,5 milioni di euro avrebbero potuto e dovuto utilizzarli, ad esempio, per le schede di vulnerabilità sismica delle scuole, come aveva promesso a marzo del 2011. I soldi c’erano, ma li ha utilizzati per la spesa corrente e non per le scuole”.

E per gli ascolani ora al danno rischia di aggiungersi la beffa, perché per questa grave irregolarità è in arrivo una sanzione di circa 900  mila euro. Che, ovviamente, ricadrà sulle loro tasche e non certo su quelle di chi ha commesso questo grave errore. A Napoli si direbbe “cornuti e mazziati”…

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