Trump, Putin, il nuovo ordine mondiale e il paese degli “allocchi”


Quella di Trump era stata salutata da alcuni sprovveduti leaders politici italiani come “la vittoria del popolo contro i grandi gruppi bancari e i poteri forti”. Ora, però, il nuovo presidente degli Stati Uniti ha chiamato a far parte del suo governo proprio i rappresentanti di quei gruppi che qualcuno (in Italia) si era illuso fossero stati sconfitti…

Sono quelli che osano, gli ostinati, i barbari che porteranno avanti il mondo. E noi siamo barbari! E i veri imbecilli, populisti e demagoghi sono i giornalisti e gli intellettuali di regime, completamente asserviti ai grandipoteri. Trump ha mandato a fanculo tutti: massoni, grandi gruppi bancari, poteri forti”. “E’ la rivincita del popolo, del  coraggio, dell’orgoglio, dei temi del lavoro e della sicurezza, alla faccia dei banchieri e degli speculatori. Oggi il popolo americano ha battuto i poteri forti 3-0”.

Così il 9 novembre scorso, rispettivamente Beppe Grillo e Matteo Salvini, commentavano con veemente entusiasmo la vittoria di Trump alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Sullo stesso piano, sia pure con meno veemenza e trasporto, anche diversi esponenti di Forza Italia come il governatore della Liguria Giovanni Toti e il deputato Daniele Capezzone. Quasi tre mesi più tardi, dopo che il nuovo presidente degli Stati Uniti si è insediato ed ha scelto la sua squadra, parafrasando quelle dichiarazioni così colorite si potrebbe tranquillamente dire che in realtà Trump ha mandato “a fanculo” il popolo e che i poteri forti, i grandi gruppi e le banche hanno battuto il popolo stesso per 5-0.

E, usando lo stesso linguaggio dei leaders del Movimento 5 Stelle  e della Lega,  se i giornalisti e gli intellettuali “di regime” sono “imbecilli”, perché non hanno capito nulla di quello che stava maturando tra gli elettori americani, lostesso appellativo puo’  tranquillamente essere rivolto agli stessi Grillo e Salvini che, evidentemente, non hanno capito nulla di Trump.  Non che ci fossero dubbi (almeno non ce ne erano per chi vive nel mondo reale), ma  la scelta dei ministri del governo Trump eventualmente li ha definitivamente spazzati via.  Allora vediamo questo gruppo di novelli “Robin Hood”,  pronti a schierarsi con il popolo nella guerra contro i ricchi, contro le banche, contro i grandi gruppi di affari. Ministro dell’economia è Steve Mnuchin, noto miliardario e, soprattutto, dirigente di spicco della Goldman Sachs.

Si, avete capito bene, parliamo proprio di quella Goldman Sachs, una delle più grandi banche di affari del mondo, quella che (insieme alla JP Morgan) secondo le tesi complottiste più in voga in alcuni settori proprio del Movimento 5 Stelle fa parte della cupola della finanza mondiale che deciderebbe i destini dei governi e dei popoli. Tesi complottiste a parte, tra i consulenti e i collaboratori italiani della Goldman Sachs spiccano Mario Monti, Mario Draghi e, prima ancora di loro, Gianni Letta (il braccio destro di Berlusconi e zio dell’ex presidente del Consiglio Enrico Letta). Tutti personaggi in Italia noti per le loro furibonde battaglie contro le banche, l’alta finanza e i poteri forti…

Ma andiamo avanti, come Segretario di Stato  è stato nominato un altro miliardario, Rex Tillerson amministratore delegato di Exxon Mobile, la più grande compagnia petrolifera mondiale. Come ministro del commercio la scelta è invece caduta su Wilbur Ross, anche lui banchiere e anche lui vicino alla Goldman Sachs, noto come il “re del fallimento” perché ha fatto le sue fortune comprando aziende fallite con potenzialità e rivendendoli a determinati gruppi di potere. Poi ancora, ministro del lavoro Andrew Puzder amministratore delegato della CKE Restaurants Holding e a capo della più potente lobby americana nel campo della ristorazione. Come ministro per l’energia è stato scelto Rick Perry, per 15 anni governatore del Texas, legato alle lobby del petrolio e a Bush padre. E poi ancora all’ambiente Scott Pruitt, noto per le sue posizioni negazioniste sul riscaldamento globale, all’interno e alla difesa due ex generali dei marines, John Kelly e James Mattis, noti sostenitori di una politica estera ultrainterventista degli Stati Uniti.

Che dire, proprio un bel gruppo vicino alle esigenze del popolo e “nemico” di quei poteri forti e di quei grandi gruppi dai quali, in realtà, provengono praticamente tutti. Nulla di strano e nulla di inatteso, in realtà. Diciamolo francamente, ci voleva e ci vuole una smisurata dose di fantasia anche solo per pensare che Trump potesse rappresentare davvero il paladino del popolo contro i poteri forti, contro i grandi gruppi, i banchieri. Certamente non lo era neanche lontanamente la Clinton, l’avversaria di Trump in un confronto che non a caso da più parti (non solo in Italia) era stato delineato come uno scontro tra due impresentabili.  Però stupisce che quel tipo di interpretazione simbolica della vittoria di Trump come vittoria del popolo contro il vecchio sistema di potere si ritrovi ancora oggi in altre dichiarazioni del Movimento 5 Stelle.

Quel che è certo – scriveva ancora pochi giorni fa il grillino Carlo Sibilia – è che la vittoria di Trump ha creato un corto circuito facendo letteralmente impazzire quel sistema di potere che ha retto gli Usa negli ultimi decenni”. La verità è che quel “sistema di potere” non è stato minimamente scalfito dalla vittoria di Trump (e non lo sarebbe stato, ovviamente, anche in caso di vittoria della Clinton) e continua tranquillamente ad essere garantito dal nuovo presidente degli Stati Uniti. Si potrebbe, invece, sostenere che almeno Salvini e la Lega una qualche vicinanza politica con il nuovo leader a stelle e strisce possono trovarla sul tema dell’immigrazione.  Ironizzando si potrebbe evidenziare che quel muro che Trump vuole costruire ai confini con il Messico, ai tempi di Umberto Bossi, sia pure se non nei programmi ufficiali, la Lega lo paventava simbolicamente per dividere il nord dal sud Italia.

Parlando più seriamente anche il famoso ( e applaudito negli ambienti non solo della Lega ma anche di una certa parte della destra italiana) stop all’arrivo di cittadini musulmani negli Stati Uniti per presunti motivi di sicurezza in realtà, sotto certi aspetti, è la conferma di come comunque si continui a salvaguardare non certo il popolo ma gli interessi dei soliti potentati. Al di là di ogni considerazione critica o sul consenso che un simile provvedimento provoca, la cosa importante da sottolineare è che il decreto di Trump vieta l’arrivo non di tutti i cittadini musulmani ma di quelli provenienti da 7 paesi (Iraq, Iran, Yemen, Libia, Siria, Somalia, Siria) ma ha escluso dal divieto Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Libano. Che, guarda il caso, sono i paesi con cui la Trump organization , tutta la lobby dei petrolieri e l’alta finanza  a stelle strisce hanno in corso importanti affari.

Eppure la maggior parte dei terroristi dell’11 settembre arrivarono proprio da questi stati (che tuttora sono una vera e propria fucina di terroristici islamici). Anche in questo caso, però, nulla di nuovo, anche allora, dopo l’11 settembre, mentre si chiudevano le frontiere, mentre si bloccavano tutti i voli, il presidente Bush in persona si preoccupava di far ripartire per l’Arabia Saudita la famiglia di Bin Laden (si, proprio quello che da subito era stato individuato come l’ideatore dell’attacco terroristico) con la quale, però, la famiglia Bush aveva da sempre importanti affari commerciali. E’ davvero difficile credere che qualcuno nel nostro paese, al di là della legittima soddisfazione nel vedere sconfitta l’insopportabile Hillary Clinton, potesse realmente credere che Trump rappresentasse questa ventata di novità, questa rivoluzione da mettere in discussione i potentati che da sempre se non governano comunque indirizzano e condizionano la politica americana.

Certo, qualche drastico cambiamento rispetto alla presidenza Obama c’è o è in procinto di esserci. Quanto questo sia positivo, però, è tutto da vedere. La scelta di Tom Price per la Sanità, ad esempio, è un chiaro segnale che l’Obama Care, la riforma sanitaria che si fonda sul principio che la sanità è un diritto inalienabile di tutti, senza distinzione di reddito, e che ha garantito l’assistenza stessa a milioni di americani prima esclusi perché privi di polizza assicurativa, ha i giorni contati. “Se Trump voleva un segretario che potesse aiutare a smantellare e sostituire la riforma sanitaria, non avrebbe potuto trovare qualcuno più preparato di Price, che studia il modo di raggiungere questo obiettivo da oltre sei anni” commentava il New York Times subito dopo la sua nomina. Difficile pensare che questo possa essere positivo per il cosiddetto popolo…

Un cambiamento si percepisce (ma era stato annunciato) anche in politica estera, con Putin che non è più un nemico pericoloso, maggiore sostegno ad Israele, diverso rapporto con l’Europa ma, di certo, non minore aggressività come qualcuno ha cercato di far credere. Se questo produrrà effetti positivi sul panorama internazionale lo vedremo, anche se già ora i rischi di questa nuova situazione sembrano chiari. Non è un caso che, nelle settimane scorse, aerei Usa hanno bombardato lo Yemen, mentre la Russia ha ripreso un atteggiamento molto aggressivo e minaccioso nei confronti dell’Ucraina. E, volendo, si può aggiungere che Israele dopo diversi anni ha dato il via libera alla costruzione di nuove case di coloni in territori palestinesi. La sensazione chiara è che siamo di fronte all’inizio di un nuovo ordine mondiale, dove i potenti non si pestano i piedi tra loro e con l’Europa, stretta nella morsa tra Putin e Trump,  sempre più ai margini.

Magari sarà solo una casualità, un’impressione sbagliata del momento. Quel che c’è di certo è il paradosso, tutto italiano, di quegli esponenti politici, di tutta una larga parte di opinione pubblica che ha questi improvvisi e incomprensibili innamoramenti per leader stranieri che, pure, nel proprio paese attuano politiche che, quella stessa parte che in Italia ne rimane affascinata, nel nostro paese combatte ferocemente (a volte senza neppure che ce ne siano i presupposti). Trump a parte, l’esempio più lampante è il leader russo Putin, spesso da certi ambienti  della destra e dal mondo leghista citato ad esempio, come un modello politico da emulare anche nel nostro paese. Parliamo di un leader che, è storia, da quando è al potere in Russia in pratica ha messo a tacere tutta l’informazione libera, con decine di giornalisti fatti uccidere (in diversi casi il coinvolgimento degli apparati di potere è più che un sospetto).

Preso ad esempio, in Italia, da chi grida alla censura, all’informazione di regime, all’attentato alla libertà di informazione già solamente se la Rai dedica qualche minuto in più al governo piuttosto che all’opposizione. Ogni ulteriore commento è davvero superfluo…

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