Caos scuola, sindaco sull’orlo di una crisi di nervi


Probabilmente a causa dell’allarme lanciato dalla Commissione Grandi Rischi, per la prima volta da agosto il sindaco ha preso coscienza del rischio che stanno correndo le scuole cittadine. Ma, invece, di reagire e agire di conseguenze, si è lanciato in un’improbabile “crociata” contro la Commissione stessa , chiedendo l’intervento del presidente del Consiglio

Un uomo sull’orlo di una crisi di nervi, una persona disperata che non sa più come giustificare certi errori e certe dimostrazioni di inadeguatezza. Dobbiamo ammettere che ci ha ispirato quel senso di pietas cristiana, che ispirano le persone in grave difficoltà che non sanno più a che santi votarsi, il sindaco Castelli nell’ennesimo video stile “The blair witches project” (il film del 1999 che è una pietra miliare del genere, con quei primi piani così ravvicinati dei protagonisti sfigurati dal terrore all’interno della foresta maledetta dove poi scomparivano molto ragazzini) pubblicato lunedì pomeriggio.

I tratti del viso sfigurati tipici di chi a fatica cerca di contenere un attacco di nervi, quel suo parlare concitato, al punto da scandire male, in determinati momenti, anche le parole, i continui riferimenti al figlio a cui, in vista del ritorno a scuola, augura di recuperare quella serenità ed equilibrio che, in realtà, sembra soprattutto che proprio il primo cittadino dovrebbe al più presto ritrovare. Se non fosse che l’argomento di questo inquietante video è la sicurezza delle scuole, la questione, sollevata ieri dal nostro articolo “Incubo scuola, aggrappati a Sant’Emidio”, dell’assenza delle verifiche di vulnerabilità sismica (le uniche in grado di assicurare la sicurezza di un istituto scolastico) nelle scuole cittadine, umanamente verrebbe voglia di scrivergli, di chiamarlo e di provare a rincuorarlo.

Però, come detto, stiamo parlando di un argomento estremamente delicato di fronte al quale la pietas cristiana nei confronti di una persona in difficoltà, deve inevitabilmente lasciare spazio ad un’analisi attenta e rigorosa di quanto sta accadendo nelle scuole del capoluogo piceno. Che, purtroppo, ancora una volta evidenzia la volontà del sindaco di togliersi dagli impicci in cui lui stesso si è cacciato, di cercare di spostare l’attenzione su altri e su altro e non sulle gravi mancanze e sugli errori commessi dall’amministrazione comunale, di far ricadere su altri responsabilità che sono esclusivamente sue (al massimo in comproprietà con il suo predecessore).

Il succo del suo discorso è piuttosto semplice. Dopo le verifiche (come abbiamo evidenziato nell’articolo “Incubo scuola, aggrappati a Sant’Emidio” questa volta effettuate in tutta fretta e direttamente dai tecnici comunali e non dagli esperti della protezione civile) successive alle 4 scosse di mercoledì 18 gennaio, le scuole cittadine sono risultate essere esattamente nella stessa condizione in cui erano fino ad allora, cioè agibili e utilizzabili ma non sicure, in quanto tutte sprovviste delle verifiche di cui sopra. Nulla di nuovo, in realtà, questo tentativo di giocare con il significato dell’agibilità è in atto praticamente da inizio anno scolastico.

A fare la differenza, questa volta, è l’allarme lanciato dalla Commissione Grandi Rischi che, per farla breve, non ha escluso la possibilità, in un periodo di difficile definizione (a giorni, tra mesi, tra anni), che si verifichi un nuovo forte terremoto nella zona, con magnitudo tra 6 e 7. Per questo il presidente della Commissione ha consigliato di verificare la sicurezza delle dighe e delle scuole della zona. In altre parole, la Commissione Grandi Rischi non ha fatto altro che svolgere quel compito per cui è stata creata. Però questo riferimento alla sicurezza delle scuole ha mandato su tutte le furie il sindaco Castelli che, senza quell’accenno, avrebbe fatto quello che ha sempre fatto da agosto ad oggi, cioè avrebbe riaperto le scuole infischiandosene della mancanza delle verifiche di vulnerabilità sismica.

L’intervento della Commissioni Grandi Rischi (che se non deve lanciare questo genere di avvertimenti allora tanto vale che venga sciolta…) ha fatto saltare i piani del primo cittadino che ha reagito in maniera assolutamente sconsiderata, attaccando violentemente il presidente della Commissione stessa (in effetti nel nostro paese è un’anomalia inaccettabile un presidente e una Commissione che svolgono esattamente il compito per cui sono stati creati…) e annunciando di aver inviato una lettera al presidente del Consiglio Gentiloni, al Commissario straordinario Errani, al capo della Protezione Civile Curcio e al ministro della pubblica istruzione Fedeli per chiedere cosa deve fare, se è giusta la procedura che sta seguendo o se deve chiudere le scuole.

Non ho dubbi sulla sicurezza delle nostre scuole – ha dichiarato – ma devono dirmi se la mia decisione è amministrativamente corretta o, in assenza di certificati di vulnerabilità che non abbiamo in nessun edificio scolastico, come del resto praticamente in tutta Italia, devo tenerle chiuse e dichiarare finito l’anno scolastico”.  Che dire, siamo al paradosso, per non usare altri termini. Forse per la prima volta da agosto, proprio in seguito alla relazione della Commissione Grandi Rischi, il sindaco Castelli ha finalmente preso coscienza del rischio che sta correndo (e soprattutto a cui sta esponendo studenti e personale scolastico) e, spalle al muro, cerca di scaricare su altri responsabilità che sono solo sue.

E’ bene ricordare al sindaco “Ponzio Pilato” – si legge in una dura nota del capogruppo del Pd Francesco Ameli – che solo chi non è in grado di amministrare gioca allo scarica barile delle colpe verso gli altri. Senza ricordare chi governa la città da 17 anni.  Certo la Commissione Grandi Rischi non alimenta tranquillità, ma, parlando di scuole, Castelli spieghi alla città perché non ha effettuato quelle analisi di vulnerabilità sismica che per legge andavano fatto entro il 2013. E spieghi anche perché dovrebbero essere tolti servizi per effettuare tali verifiche. Il gruppo consiliare PD ricorda all’amministrazione che con la vendita della Piceno Gas il comune mette in cassa quasi 13 milioni di euro. Le priorità non possono essere marciapiedi o “marchette”, pertanto torniamo a ribadire di utilizzare tali introiti per verifiche di vulnerabilità sismica nelle scuole e successivi lavori”.

Non solo, è bene ricordare al sindaco che, al di là del fatto che non ha alcuna giustificazione per non aver fatto quello che la legge imponeva che si facesse entro la fine del 2013 (e vedremo più avanti perché), certe “sparate” semmai avrebbe dovuto farle a settembre quando, dopo la scossa del 24 agosto, per la prima volta gli è stato fatto presente il problema della mancanza delle verifiche di vulnerabilità sismica nelle scuole cittadine. “Non serviva la Commissione Grandi Rischi per rivelare quello che la Protezione civile dice dal 2003 e che come un tam tam viene ripetuto dal 24 agosto – accusa il Comitato Scuole Sicure in un lungo comunicato – immediata valutazione con certificati di vulnerabilità sismica di tutti gli edifici scolastici. Perché il nostro sindaco non ha chiesto prima di oggi il consiglio ad Errani? Perché non ha voluto parlare con noi? Perché ha continuato a tranquillizzare la gente come ha continuato a fare stamattina su Omnibus?

Già, però allora (dopo il 24 agosto)  il sindaco (insieme all’assessore Brugni) era troppo impegnato a sbeffeggiare e ad irridere chi provava a sollevare il problema, inondando il web con tutti quegli slogan alla Rambo sicuramente ad effetto ma che cercavano solo di spostare l’attenzione da quello che, per chi era un po’ informato della situazione, appariva già allora un problema molto serio. Allora avrebbe dovuto prendere l’iniziativa, magari coinvolgendo anche il Prefetto (a proposito, ma se non interviene neppure in situazioni delicate come questa o come quella provocata dal maltempo, a cosa serve ancora il Prefetto?) per cercare soluzioni alternative per garantire il regolare svolgimento dell’anno scolastico in luoghi idonei e senza esporre nessuno a determinati rischi. All’epoca c’era tutto il tempo per farlo e c’erano anche delle possibili soluzioni perseguibili, come anche suggerite dal Comitato Scuole Sicure.

Questo doveva fare un amministratore di una città che si trova da sempre in una zona altamente sismica e che quegli indicatori ha avuto tutto il tempo, le risorse e i modi perché venissero calcolati” scriveva ieri Roberta su facebook, fotografando alla perfezione la situazione. Già, ma allora il sindaco era troppo impegnato a mostrare i muscoli, a far vedere che tutto andava bene. “Abbiamo verificato che le nostre scuole sono sicure, abbiamo comunque rilevato una serie di esigenze di manutenzione dei nostri edifici che sono sicuri ma che, per effetto del sisma, hanno registrato problematiche riguardanti elementi non strutturali come cartongessi, tramezzi ed altro”  dichiarava  sicuro a metà settembre mentre annunciava, in polemica con la Regione, il posticipo dell’apertura dell’anno scolastico.

Stesso copione a fine ottobre-inizio di novembre, dopo le nuove violente scosse. Nonostante alcuni esempi nel Maceratese (le due scuole crollate dopo che due giorni prima erano state dichiarate agibili), ancora una volta dopo le scosse di ottobre il primo cittadino neppure rispondeva al Comitato Scuole sicure che continuava a chiedere le verifiche di vulnerabilità sismica, ribadendo che le scuole cittadine erano assolutamente sicure, facendosi scudo dietro la valutazione di agibilità rilasciata dalle famose schede Aedes (compilate da tecnici della Protezione civile). “La nostra ferma volontà è quella di riaprire le scuole solo dopo che ne sarà certificata la piena agibilità e, dunque, quando saranno ripristinate le medesime condizioni in cui i plessi si trovavano alla data del 23 agosto 2016” dichiarava l’8 novembre Castelli per il quale, ancora allora, le verifiche di agibilità sismica non avevano praticamente alcuna importanza.

Solo a dicembre, nel corso di un Consiglio comunale, il primo cittadino per la prima volta ammetteva che le scuole cittadine non le avevano quelle verifiche. E allora, per cercare di giustificare l’ingiustificabile, è partita la storiella, ripetuta anche oggi in quell’allucinante video, dello “Stato che ci chiede di fare quegli interventi ma ci tagli i fondi” del costo elevato per fare quelle verifiche (“per 29 plessi serve circa un milione di euro”), del fatto che praticamente nessun comune in Italia le ha fatte. Affermazioni completamente prive di fondamento, fatte per cercare di nascondere una verità difficile da accettare e che evidenzia in maniera inequivocabile le gravi responsabilità del sindaco e dell’amministrazione comunale. Innanzitutto, una volta per tutte, smontiamo la favola secondo cui praticamente nessun comune ha fatto quelle verifiche.

Secondo il rapporto sulle situazione delle scuole di Cittadinanzattiva, dei 13.742 edifici scolastici presenti nelle zone a rischio sismico 1 e 2 (cioè ad alto rischio), quasi 10 mila sono praticamente in regola, con 3.745 edifici costruiti secondo la nuova normativa antisismica, 1.614 con certificato di conformità antisismica e 4.479 che hanno effettuato le famose verifiche. Certo, il dato di quasi 4 mila scuole (quasi un terzo) non a norma è davvero preoccupante, però quei dati dimostrano che non è vero quanto affermato dal sindaco (da tempo e ribadito anche lunedì nel video). Va inoltre evidenziato che risale addirittura al 2003 la prima norma che imponeva l’effettuazione delle verifiche di valutazione sismica. Obbligo che, poi, di volta in volta è slittato fino al termine ultimo del 2013.

Quali giustificazioni possono esserci per un Comune che in 10 anni non ha fatto nulla, quali alibi possono portare il sindaco Celani prima (in carica fino al 2009) e il sindaco Castelli poi? Nessuno, men che meno quello economico. Infatti già nel 2007 il governo aveva creato un apposito fondo per gli interventi di verifica e successivo adeguamento sismico delle scuole. Che, secondo i dati riportati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, fino alla fine del 2015 aveva portato a finanziare interventi del genere in quasi 500 scuole, tra cui una ventina anche nelle Marche (ma non ad Ascoli). Senza dimenticare che nel 2009, dopo il terremoto a L’Aquila, il governo Berlusconi di concerto con la Protezione Civile istituì il Fondo per la prevenzione del rischio sismico che, secondo dati della Protezione civile stessa, a fine 2015 aveva portato a centinaia di interventi nelle scuole, per circa un miliardo di euro.

A tutto ciò va aggiunto, poi, il fatto che il governo Renzi ha istituito il fondo unico per l’edilizia scolastica, con una dotazione complessiva di 3,9 miliardi, utilizzabile anche per interventi inerenti l’adeguamento e il miglioramento sismico, che negli ultimi 2 anni ha dato vita a circa 12 mila interventi. C’erano diversi canali istituzionali, quindi, per accedere ai fondi per effettuare quelle verifiche, per portare avanti un serio e concreto programma di miglioramento sismico per le scuole cittadine. Invece di lanciarsi in improbabili “crociate” contro tutto e tutti il sindaco Castelli dovrebbe spiegarci (e, soprattutto, spiegare ai cittadini ascolani) perché né lui né il suo predecessore Celani in 10 anni abbiano pensato di utilizzare quei fondi per le scuole cittadine.

Tra l’altro parlare di verifiche non effettuate perché lo Stato taglia fondi, ripensando a tutti i soldi spesi dal Comune in questi 10 anni, è un insulto all’intelligenza degli ascolani. Vogliamo, ad esempio, parlare dei milioni di euro spesi in 10 anni per lo stadio (l’intervento per la curva nord, i vari interventi di manutenzione dello stadio stesso, i 3,5 milioni per la nuova tribuna est, ecc.)? Con  parte di quei soldi altro che le verifiche in tutti e 29 i plessi cittadini, si sarebbero potuti finanziare e realizzare anche diversi interventi nelle scuole che, le verifiche stesse, avrebbero individuato come le più a rischio. Per non parlare delle centinaia e centinaia di migliaia di euro spesi in questi anni per una serie interminabile di inutili rotonde. O, ancora, dei tanti soldi spesi per iniziative e manifestazioni culturali di basso livello e di nessun ritorno.

Il problema è che i soldi in questo discorso c’entrano poco o nulla, è sempre ed è sempre stata una questione di priorità. E la storia degli ultimi 10 anni dimostra in maniera inequivocabile che la sicurezza delle scuole per questa (ma anche per quella precedente) amministrazione non è mai stata non solo una priorità ma anche solamente un obiettivo da perseguire. Bando alle ipocrisie, fino al 24 agosto scorso questa amministrazione se ne è letteralmente fregata della sicurezza delle nostre scuole. Il sindaco Castelli probabilmente neppure lo ricorderà, ma le verifiche di vulnerabilità sismica delle scuole cittadine erano state oggetto di un’interrogazione del consigliere comunale Pesarini nel marzo 2011.

Interrogazione e invito ad intervenire e ad avviare quelle verifiche completamente ignorato e dimenticato dal sindaco e dell’amministrazione comunale. Ma quanto poco i nostri amministratori hanno sempre avuto a cuore la sicurezza delle scuole è dimostrato anche da un altro dato. Per anni le scuole ascolane sono sempre risultate le meno sicure delle Marche e tra le meno sicure d’Italia secondo l’annuale indagine di Legambiente “Ecosistema scuola” che prende in considerazione diversi parametri, non solo quelli relativi alla sicurezza sismica.

Nel 2014, addirittura, Ascoli si era classificata al 74° posto (su 83 comuni capoluogo che avevano partecipato all’indagine). E per reazione, invece di cercare di impegnarsi a migliorare nei tantissimi aspetti carenti che erano stati evidenziati, l’amministrazione comunale aveva deciso, per l’anno successivo, di non rispondere ai questionari necessari per fare il punto della situazione sulle scuole cittadine e, quindi, stilare la conseguente classifica. Una sorta di “occhio non vede, cuore non duole” che forse sarà servito a sindaco e assessori ad evitare l’ennesima “figuraccia” di una pessima posizione in classifica. Alla fine, però, i nodi inevitabilmente vengono al pettine. E allora il sindaco può urlare e strepitare quanto vuole, può promuovere tutte le crociate che vuole.

Nulla, però, potrà servire a nascondere le sue gravi responsabilità e quelle degli altri assessori che, vista la delicatezza della situazione, dovrebbero avere il coraggio di prendere le distanze dalle “follie” del primo cittadino. “Chiediamo all’assessore Brugni, più impegnato sul campo, di prendere immediatamente le distanze dal comportamento superficiale del sindaco” si legge ancora nella nota di Ameli. “Per noi le scuole vanno chiuse, valutate nella vulnerabilità sismica e rese sicure perché non c’è altra soluzione. Se l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2003 fosse stata recepita e se tre mesi fa ci avessero dato ascolto, oggi non staremmo a parlare di questo” conclude la nota del Comitato Scuole Sicure che, al tempo stesso, annuncia di aver assunto confini più estesi, essendosi raccordato con tutti i comitati del centro Italia (da Sulmona ad Atri, da Pratola Peligna a Teramo, Camplil a Rieti, da Spoleto a San Severino).

“Comunità unite – spiegano i rappresentanti del Comitato – negli stessi intenti e con le stesse finalit: la sicurezza e l’incolumità dei nostri figli prima di tutti”. Che, per essere concretamente tutelate, non hanno certo bisogno di “sceneggiate” e “colpi di testa” ma di fatti concreti e da una seria assunzione di responsabilità.

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