Marra, Raggi, Travaglio e monsignor D’Ercole: tanto rumore… quasi per nulla!


Dai rapporti  con Raffaele Marra al fantomatico incontro con Marco Travaglio, fino alla vicenda del Casale di via Gomenizza a Roma e del presunto favore della Raggi: la verità secondo il vescovo di Ascoli monsignor Giovanni D’Ercole

E’ incredibile come si possano costruire certe storie dal nulla”. E’ amareggiato e stupito monsignor Giovanni D’Ercole, il vescovo di Ascoli che abbiamo incontrato nella sede vescovile per sentire la sua versione sulla vicenda che in questi giorni lo vede protagonista insieme a Raffaele Marra, Virginia Raggi, Gianni Alemanno e un presunto noto giornalista che quasi tutti hanno identificato in Marco Travaglio. Un vero e proprio intrigo tra presunte trame segrete, scambi di favori, improbabili incontri misteriosi nel quale, come accade spesso, si fondono fatti reali e fantasiose ricostruzioni e macchinazioni.

Non è certo la prima volta che il vescovo ascolano si trova al centro dell’attenzione mediatica, qualche anno fa era finito anche nel mirino della procura in una delle inchieste sulla ricostruzione post terremoto a L’Aquila. Ne era uscito a testa alta, eppure qualche organo di informazione non ha esitato a ritirare fuori, in maniera del tutto strumentale e senza alcuna attinenza, quella vicenda in occasione del terremoto del 24 agosto scorso, quando monsignor D’Ercole era stato tra i primi a recarsi a Pescara ed Arquata.

Quella era stata davvero una cattiveria gratuita – ci confessa – non ne capisco le ragioni, così come non riesco a capire come si sia potuta montare dal nulla questa vicenda”. In realtà a dare il via a questa storia, che nel giro di pochissimi giorni si è arricchita di tantissimi nuovi (e presunti) colpi di scena, era stato il vescovo stesso, con quel “prego per lui” scritto su facebook il giorno dopo l’arresto di Raffaele Marra. In quel post D’Ercole raccontava anche di come avesse conosciuto diversi anni fa Marra e di come l’aveva presentato all’allora ministro dell’agricoltura Gianni Alemanno “per la sua professionalità e serietà”.

Quel post aveva subito scatenato polemiche e discussioni, innanzitutto perché in molti ritenevano inopportuno da parte del vescovo rivolgere un simile pensiero ad un personaggio come Marra. Qualcuno stigmatizzava, poi, il fatto che il vescovo avesse in qualche modo “raccomandato” Marra all’allora ministro,  anche se le maggiori critiche si concentravano sui rapporti troppi stretti, sulla base di quel post, che D’Ercole sembrava avere con Marra e con Alemanno. Ad alimentare ulteriormente le polemiche e a costruire quello che si è subito trasformato in un vero e proprio intrigo arrivavano,poi, nel volgere di 24 ore, la pubblicazione di alcune intercettazioni, che sembravano delineare un quadro molto più imbarazzante, e la scoperta di una lunga e annosa vicenda inerente un’importante struttura romana, che coinvolgerebbe, ancora una volta, proprio il vescovo di Ascoli.

Ma procediamo con ordine. Il giorno successivo al post di monsignor D’Ercole numerosi quotidiani pubblicano il contenuto di un’intercettazione nella quale Marra parla proprio del vescovo di Ascoli. Si tratta della conversazione telefonica dell’8 novembre scorso tra lo stesso Marra e un Marco (il cognome viene omesso negli atti) che tutti gli organi di stampa  identificano come un noto giornalista. Nel colloquio i due parlano di un’intervista pubblicata 3 giorni prima dal “Fatto Quotidiano” nella quale il dirigente del Comune di Roma aveva confessato di aver chiesto, anni prima, una raccomandazione per entrare nei servizi segreti a monsignor D’Ercole, ottenendo le referenze per incontrare l’allora ministro dell’agricoltura Alemanno.

Nel corso del colloquio Marco dice a Marra di essere stato chiamato da monsignor D’Ercole (“Mi ha chiamato 4 volte”) e di essere stato convocato ad Ascoli il giorno dopo alle 8. Marra chiede a Marco di spiegare al vescovo le ragioni per cui ha parlato della vicenda con Alemanno, raccomandandosi di fargli sapere che è sotto attacco solo perché vogliono colpire la Raggi. Dall’intercettazione, in realtà, non si capisce per quale ragione quel Marco dovrebbe essere un giornalista, eppure per la maggior parte degli organi di informazione sembra chiaro che si tratti del direttore del “Fatto Quotidiano”, Marco Travaglio. Che, d’altra parte, in questi mesi dalle colonne del suo giornale ha più volte preso le difese di Marra e del sindaco Raggi.

Per questo a quegli organi di informazione è sembrato assai probabile che quel Marco che la mattina alle 8 sarebbe venuto ad Ascoli per incontrare il vescovo fosse proprio Travaglio. In una sorta di intreccio che vedrebbe monsignor D’Ercole legato strettamente prima a Marra ma anche ai sindaci di Roma, prima Alemanno, ora la Raggi. Che fin qui non viene nominata ma che viene tirata in ballo sabato 17 dicembre, in una sorta di articolo-appello che gli rivolge l’associazione romana “Insettopia onlus – Per noi autistici” per una vicenda relativa ad un’importante struttura contesa, il Casale Gomenizza nella zona dell’Inviolatella Borghese nella quale, guarda il caso, è indirettamente coinvolto proprio il vescovo di Ascoli.

Secondo la ricostruzione della storia riportata nel sito di quell’associazione, quel Casale, di proprietà del Comune, nel 2009 era stato formalmente assegnato dall’allora sindaco Alemanno alla fondazione Raphael Onlus il cui presidente è proprio monsignor Giovanni D’Ercole. Secondo l’ordinanza sindacale n. 227 del 2009 in quella struttura la Fondazione Raphael avrebbe dovuto sviluppare il progetto del Villaggio degli Ercolini,  “dedicato al recupero e alla formazione professionale dei ragazzi disagiati, in particolare quelli di etnia Rom“. La decisione del Comune era stata accolta tra mille polemiche e proteste, sia da parte di altre associazioni che avevano interesse al Casale, sia da parte degli ambientalisti che temevano un’eccessiva cementificazione dell’area. Da quel momento, però, di quella vicenda non si parla più fino al luglio 2012 quando  il presidente del Consiglio del XVII Municipio, Giovanni Barbera,   in un  comunicato stampa evidenzia quelle che a suo dire sono delle palesi irregolarità

Da un sopralluogo svolto da alcuni consiglieri del XVII Municipio – si legge nel comunicato – sarebbe stata accertata la presenza di un rappresentante dell’associazione “Nuovi Orizzonti” che avrebbe dichiarato che la sua associazione occuperebbe tali locali in virtù di un comodato d’uso concesso dalla stessa Fondazione Raphael. Se ciò fosse vero, ci troveremo di fronte ad un’occupazione illegittima in quanto la suddetta Fondazione non avrebbe il diritto di sub concedere una struttura che non le appartiene e che dovrebbe, semmai, essere utilizzata solamente per le attività indicate nell’ordinanza di assegnazione dei locali”. Nel giugno 2013 viene eletto sindaco di Roma Ignazio Marino che, pochi mesi dopo, anche sulla base di quella segnalazione decide di togliere il Casale alla Fondazione Raphael Onlus. Che ricorre al Tar Lazio che il 4 maggio 2015 respingerà il ricorso, confermando la decisione del Comune.

Il Casale nuovamente a disposizione diventa oggetto delle attenzioni di alcune associazioni, tra cui Insettopia, che presentano un progetto pilota con il Miur capofila e il patrocinio del Municipio I, denominato “Il Casale delle Arti”, che prevede l’affidamento della struttura al Miur stesso e la realizzazione di un centro urbano aperto alla cittadinanza e all’inclusione dei ragazzi neuro diversi (tra cui, appunto, i ragazzi autistici). Nel marzo scorso il Municipio I scrive al commissario straordinario Tronca chiedendo di sostenere  il progetto. Tronca sembra favorevole ma rimanda la decisione al nuovo sindaco a cui il Municipio I scrive il 20 luglio scorso chiedendo l’assegnazione del Casale. Dalla Raggi, però, non arriva alcuna risposta e allora il 22 settembre arriva una nuova lettera nella quale viene chiesto almeno un incontro.

Ma anche in questo caso dalla sindaca non arriva alcuna risposta. Si arriva, così, a sabato scorso quando, dopo la notizia dell’arresto di Marra e il post del vescovo, l’onlus romana scrive quel duro articolo-appello, dal titolo significativo, “Sindaca Raggi, è per gli Ercolini sempre in piedi che Casale delle Arti non è roba  per autistici?”, con tanto di foto della Raggi stessa, di Marra e del vescovo D’Ercole, con sullo sfondo il Casale in questione. “Se il problema era quello della mancata dependance del Villaggio degli Ercolini – si legge nell’articolo – per cui non si voleva dare un dispiacere al vescovo D’Ercole amico di Marra, avremmo capito, siamo gente di mondo”. Ecco che il cerchio sembra chiudersi, da Alemanno a Marra fino alla Raggi, con il vescovo D’Ercole sullo sfondo.  Che, però, a noi racconta una storia completamente differente, provando a smontare le ricostruzioni fatte dalla stampa e da quell’associazione romana. Partendo dal suo rapporto con l’ex braccio destro della Raggi.

Marra venne da me per chiedermi di aiutarlo a lasciare la guardia di finanza ed entrare nel mondo della pubblica amministrazione. Era amico di un sacerdote a me molto caro, avevo amici nel mondo politico che conoscevano l’allora ministro Alemanno a cui lo segnalai. Il mio intervento si è fermato lì. In questi anni non ho per nulla condiviso le sue decisioni, il suo impegno in politica, tanto che direttamente non parliamo da tempo. Però la mia missione di sacerdote mi impone di non abbandonare le persone in difficoltà. Per questo ho detto che pregherò per lui. Naturalmente la giustizia poi farà il suo corso e non spetta certo a me giudicare “.

Il vescovo svela poi il “misterioso” incontro con quel Marco, protagonista del colloquio con Marra in quell’intercettazione, che molti hanno creduto potesse essere Travaglio. “E per quale motivo avrei dovuto incontrare Travaglio? E’ incredibile come si costruiscano delle storie dal nulla. Quel Marco che ho fatto venire ad Ascoli alle 8 del mattino, tra l’altro, non è assolutamente un giornalista è una persona che collabora al progetto degli Ercolini e che ho convocato  proprio per parlare della Fondazione”.

D’Ercole, poi, cancella con decisione il sospetto che la Raggi voglia fargli un favore, come amico di Marra, in merito  al Casale all’Inviolatella Borghese. “Al di là del fatto che non ho mai avuto rapporti né ho mai parlato con la Raggi, è assolutamente insensato solo pensare ad una cosa del genere, il progetto del Villaggio degli Ercolini lo stiamo portando avanti ma in altre strutture. Stiamo lavorando altrove, con altre parrocchie e non abbiamo alcun interesse a tornare nel Casale di via Gomenizza”. Anche perché, come conferma uno dei responsabili dello staff, Salvatore Paddeu, quella struttura non è assolutamente idonea per portare avanti il progetto del Villaggio degli Ercolini .

Non ci interessa in alcun modo quella struttura – ci svela Paddeu –non è idonea per il nostro progetto, ce ne siamo resi conto subito. Ora stiamo cercando un altro posto che sia realmente adeguato ad un progetto che, come centro aggregativo per giovani, richiede ampio spazio. Ed è semplicemente ridicolo che qualcuno possa parlare di volontà della Raggi di farci un favore. Abbiamo provato a contattarla ma, proprio come a quell’associazione, neppure noi abbiamo ricevuto risposta dalla sindaca, mentre abbiamo trovato la preziosa  collaborazione del presidente del XV Municipio”.

Ma tutta la vicenda legata al Casale Gomenizza nel racconto del vescovo è sensibilmente differente rispetto a quanto riportato nel sito di Insettopia. “L’attribuzione del Casale alla Fondazione – ci racconta il vescovo – è avvenuto dopo diverse traversie, perché non si trovava la sede, e non è per nulla una favore alla Fondazione. Piuttosto è un impegno oneroso che ci siamo assunti. Nel dicembre del 2008 l’associazione degli Ercolini di don Orione era stata premiata in Vaticano, alla presenza di Benedetto XVI, nell’ambito della prima edizione del Premio Cardinale Van Thuan -Solidarietà e Sviluppo 2008. In quell’occasione avevamo chiesto di essere aiutati a trovare una sede a Roma per il progetto del Villaggio degli Ercolini. Nella visita in Campidoglio nel marzo 2009 il Papa presentò questa richiesta al sindaco Alemanno che promise di trovare una sede che, appunto, arrivò a dicembre di quell’anno. E fu affidata alla Fondazione solo perché eravamo noi che seguivamo quel progetto”.

Ci siamo immediatamente resi conto – aggiunge Salvatore Paddeu – che quella struttura non era idonea per lo sviluppo del nostro progetto, per questo abbiamo portato avanti nel Casale un progetto per un centro aggregativo per giovani, con attività sportive, teatro, informatica. Avremmo voluto far partire anche attività legate alla musica ma non abbiamo fatto in tempo, il Casale ci è stato tolto”.

In effetti – spiega il vescovo – nella delibera di assegnazione del Casale da parte del Comune si parlava espressamente del progetto degli Ercolini ma vista la situazione, proprio per utilizzare al meglio la struttura, abbiamo coinvolto anche un’altra associazione. Il centro aggregativo per giovani funzionava durante il giorno, mentre la sera c’era questa associazione, Nuovi Orizzonti, che si occupava dell’evangelizzazione dei giovani. Abbiamo più volte chiesto al Comune e al sindaco di aggiornare il contenuto dell’accordo rispetto a come era stato inizialmente previsto, ma non abbiano mai ottenuto risposta. Poi il sindaco Marino ha deciso di toglierci la struttura, noi abbiamo provato a ricorrere al Tar che ha respinto il nostro ricorso e, senza dire nulla, abbiamo tolto il disturbo. Da quel momento del Casale Gomenizza non ci interessa più nulla e ribadisco che non vogliamo in alcun modo tornarci. Quello che ci preoccupa è di trovare delle strutture idonee per portare avanti il nostro progetto

Ad oggi abbiamo 87 bambini tesserati – aggiunge Paddeu – prima ne erano quasi il doppio ma senza avere una struttura idonea non è facile. Inizialmente il progetto era rivolto ai bambini rom, ora abbiano anche ragazzi delle periferie, che vivono in case famiglie, che ci vengono segnalati dai servizi sociali”.  Fin qui la versione del vescovo (e del suo collaboratore). Prima di chiudere è opportuno fare un paio di considerazioni.

E’ comprensibile e legittimo che possa suscitare perplessità il fatto che un vescovo possa segnalare un suo conoscente all’allora ministro (qualcosa che assomiglia tanto ad una raccomandazione), è del tutto superfluo e fuori luogo, invece, disquisire sull’opportunità o meno  di quel “prego per lui” rivolto a Marra. Quanto ai rapporti con l’ex responsabile del personale (e con Alemanno) è lo stesso monsignor D’Ercole ad averli svelati, in quel post successivo lal’arresto dell’ex braccio destro del sindaco Raggi.

Ma proprio quell’intercettazione, riportata da quasi tutti i mezzi di informazione, sembrerebbe dimostrare che i rapporti tra i due non siano certo molto stretti, almeno in questo periodo (“non parliamo da tempo” ha detto il vescovo). Altrimenti Marra non avrebbe alcuna necessità di chiedere a Marco (che ovviamente non è in alcun modo il direttore del Fatto Quotidiano) di spiegare a D’Ercole il significato di certe dichiarazioni e di riferirgli i motivi di determinati suoi comportamenti. Secondo logica, infatti, tali richieste sembrerebbero dimostrare che tra Marra e D’Ercole in questo periodo non ci siano rapporti diretti (quindi è difficile pensare che il sindaco Raggi possa muoversi in un determinato modo per tutelare gli interessi del vescovo e della sua Fondazione).

Quanto a tutta la vicenda del Casale di via Gomenizza, la stessa sentenza del Tar del Lazio (che pure respinge il ricorso della Fondazione ) sembra confermare quanto riferito dal vescovo e dal suo collaboratore. Il Tribunale amministrativo regionale, infatti, riconosce che nel Casale la Fondazione ha effettuato una serie di attività “meritorie e di rilievo sociale”, così come conferma che il Comune era perfettamente a conoscenza della presenza nel Casale stesso dell’altra associazione (“Nuovi Orizzonti”) e che era stata realmente avanzata una richiesta per modificare il contenuto dell’accordo. E tutto ciò, se per il Tar non è sufficiente per giudicare illegittimo il provvedimento del Comune stesso, lo è però per mettere a tacere voci e sospetti su chissà quali speculazioni sarebbero state effettuate dalla Fondazione su quel Casale.

Che, quando la sindaca Raggi finalmente deciderà di occuparsene, vedremo se verrà destinato ad ospitare il progetto del Miur o chissà che altro. Di sicuro ci sembra credibile pensare che, come ribadito con forza dal vescovo e dal suo collaboratore,  quel Casale non sia più nell’interesse della sua Fondazione.  Che, però, per non destare ulteriori sospetti farebbe bene a provvedere al più presto a cambiare l’indirizzo della propria sede legale che, secondo il sito proprio sito internet, sarebbe ancora in via Gomenizza 81…

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