Mancanza di programmazione, milioni di euro gettati al vento


Dal servizio di pubblica illuminazione alla raccolta differenziata, dal ponte di San Filippo alla tribuna est fino al teatro Filarmonici. L’incapacità di programmare dell’amministrazione comunale costa ogni anno milioni di euro agli ascolani, oltre a produrre disagi, disservizi e ritardi senza fine

Tristezza e compassione. Sono questi i sentimenti che avrebbe dovuto generare l’imbarazzante esibizione da avanspettacolo (di basso livello) messa in scena dal sindaco Castelli in occasione della riapertura del ponte di San Filippo. Perché, al di là della legittima opinione che ognuno ha del primo cittadino, è davvero triste vedere una persona adulta ridursi in quello stato, in preda a comportamenti al limite del delirio. Così come non può  non provocare umana compassione  chi, come il sindaco Castelli, è in un simile stato confusionale al punto da vedere nemici ovunque (gufi e iettatori) e da cercare disperatamente di spacciare per grandi successi evidenti errori e inaccettabili ritardi .  Sarebbe sin troppo facile, come è accaduto sul web, buttarla sull’ironia e consigliare agli ascolani (tutti, non solo a “gufi” e “iettatori”) ben altro del bicarbonato  per cercare di attutire le conseguenze delle scelte “dissennate” dell’amministrazione comunale.

Ma non ci interessa e non vogliamo cadere così in basso (lasciamo volentieri questo “privilegio” al sindaco e alla sua corte), come sempre ci preme semplicemente raccontare i fatti. Che, al di là dell’umana compassione e comprensione che si può provare per una persona vicina ad una crisi di nervi, ancora una volta evidenziano quella che è la più grave carenza del sindaco e della sua amministrazione: l’incapacità di programmare.  Una carenza gravissima, che si riscontra in ogni azione, in ogni intervento dell’amministrazione comunale, che penalizza pesantemente i cittadini ascolani. E non solo sotto forma di disagi e disservizi che scaturiscono dai “consueti” ritardi, ma anche e soprattutto da un punto di vista economico.

Si perché quasi sempre la mancanza di programma produce aumenti di costi e spese che, puntualmente, gravano sulle spalle dei cittadini, costretti a pagare molto più del previsto quasi tutte le opere e gli interventi  ma anche a subire consistenti aumenti delle tasse e dei costi dei servizi. D’altra parte gli esempi di quanto stiamo descrivendo sono sotto gli occhi di tutti. Parliamo, per quanto riguarda le opere pubbliche, non solo del ponte di San Filippo ma anche della nuova tribuna est, del teatro Filarmonici, tutte opere che hanno subito ritardi e slittamenti ma anche consistenti aumenti dei costi.

E, per quanto riguarda la gestione di determinati servizi, di quello dell’illuminazione pubblica e della raccolta differenziata che hanno prodotto gravi conseguenze per le tasche degli ascolani. Solo prendendo in considerazione quegli interventi e quei servizi l’incapacità di programmare dell’amministrazione comunale ha prodotti maggiori costi e maggiori spese per oltre 3 milioni di euro, una somma “astronomica”, soldi che potevano essere utilizzati per tanti altri interventi (e che, invece, in alcuni casi sono stati tolti ad altri interventi non meno importanti).

L’emblema di questa grave incapacità è sicuramente rappresentato da quanto sta accadendo con il servizio di pubblica illuminazione che, al di là del pessimo livello del servizio stesso, nei proclami dell’amministrazione comunale avrebbe dovuto comportare un consistente risparmio per le casse comunali (e quindi per le tasche dei cittadini), addirittura secondo l’assessore Tega quantificabile in circa 500  mila euro. Ad oggi, invece, si è registrato un aumento dei costi di quasi un milione e mezzo, per l’esattezza un milione di euro in più per gli interventi migliorativi (che, in realtà, non hanno migliorato nulla…) che si sono resi necessari praticamente subito dopo l’avvio del nuovo servizio ed altri 334 mila euro per l’aggiunta di un numero imprecisato di nuovi punti luce.

Un’amministrazione comunale capace di programmare seriamente prima di far partire un nuovo servizio (come l’illuminazione al led) e di affidarlo ad un privato, si sarebbe messa a tavolino con il privato stesso innanzitutto per fare il punto esatto sulle strutture (in particolare i punti luce) consegnati al nuovo gestore, poi per valutare tutti gli eventuali aggiustamenti da fare per programmare l’importante cambiamento. E, invece, tutto è stato lasciato all’improvvisazione, tanto che poco dopo che il servizio è partito sono iniziati gli interventi migliorativi che hanno riguardato ben 43 tra piazze e vie cittadine di ogni quartiere, di ogni zona della città (praticamente un piano rifatto quasi completamente).

Per non parlare del “mistero” sul numero dei punti luci, non è dato sapere quanti fossero al momento del passaggio del servizio dal Comune al privato (il sindaco ha fornito un dato che, però, non corrisponde con quanto poi è riportato in una determina comunale) e non si sa con esattezza  quanti ce ne sono attualmente (sulla delibera approvata a novembre c’è un numero che contrasta palesamente con quanto riportato da un precedente atto comunale). Morale della favola, una confusione totale (per un servizio scadente) che ha provocato un aumento di spesa di 1.334.000 euro, praticamente come  il costo complessivo annuale del servizio stesso.

Restando in tema di servizi comunali, non meno cara è per i cittadini la disastrosa incapacità di programmare dell’amministrazione comunale in tema di raccolta differenziata, costata l’aumento della tassa rifiuti per due anni consecutivi (complessivamente il 21% in più). In questo caso la beffa e il danno provocato  è triplo per i cittadini ascolani che nel 2015 hanno dovuto subire l’aumento della tassa rifiuti (tari) a causa del totale fallimento delle scelte del Comune in tema di raccolta rifiuti, con la percentuale di differenziata a livelli ridicoli, poco sopra al 40%, e ben al di sotto della percentuale minima del 65% prevista per legge.

Poi ad inizio 2016 è arrivata la nuova “stangata” tari (aumento del 13%), giustificata dal sindaco e dall’amministrazione comunale con la necessità di coprire i costi per l’estensione a tutti i quartieri cittadini del sistema di raccolta “porta a porta”, necessario proprio per cercare di raggiungere la soglia del 65% ed evitare così ulteriori aumenti. Estensione del servizio che i cittadini ascolani hanno già pagato nel corso del 2016 ma che, in realtà, non è stata avviata ed è slittata (ma guarda che novità…) forse al prossimo anno. Quando , se davvero finalmente partirà questo nuovo progetto, magari dovremo sorbirci pure l’ennesima sceneggiata da avanspettacolo del sindaco contro presunti gufi e iettatori.

Esattamente come è avvenuto per la riapertura (parziale) in evidente ritardo del ponte di San Filippo. In questo caso, tra l’altro, sarebbe innanzitutto opportuno ricordare allo “smemorato” sindaco Castelli che la sua amministrazione aveva previsto di effettuare l’intervento di “miglioramento sismico del ponte di San Filippo, con adeguamento della sede stradale e pedonale” nel lontano 2013, tanto da inserire l’intervento stesso nel piano delle opere pubbliche in programma per quell’anno. Poi, come avviene praticamente sempre, l’intervento, visto che non è neppure partito nel 2013, è stato riproposto nel piano opere pubbliche del 2014 e del 2015.

Già solo questo sarebbe sufficiente a confermare l’incapacità di programmare seriamente. Ma in questo caso c’è molto di più. In attesa di avviare concretamente i lavori, l’amministrazione comunale ha affidato una serie di indagini e analisi a 360 gradi sulla situazione della struttura, spendendo decine e decine di migliaia di euro. Abbiamo però dovuto attendere il 6 giugno 2016 (cioè ben 3 anni dopo) per vedere partire i lavori, con un preciso crono programma: 120 giorni per completare la prima fase con la conseguente riapertura parziale (4 ottobre), altri 180 giorni per completare l’intervento (1 aprile 2017, una data che è tutto un programma…).

Poi, è storia recente, è arrivata la richiesta di proroga della ditta incaricata di effettuare gli interventi perché “nel corso dei lavori si sono riscontrate delle criticità” che non erano state considerate (è quanto si legge nella determina 1299 del 20 settembre). Quindi quelle analisi, quegli studi, quelle indagini (e tutti quei soldi spesi) a cosa sono serviti? Come se non bastasse secondo quanto sostenuto dalla ditta stessa (e confermato dalla stessa amministrazione comunale), nell’appalto c’erano ben 17 prezzi considerati non congrui e, quindi, da cambiare, per un iniziale aggravio di spesa di quasi 50 mila euro. Vedremo quando termineranno definitivamente i lavori quanto in più, rispetto alla previsione iniziale di 1.016.000 euro, costerà l’intervento.

Per il momento dobbiamo constatare un ritardo di oltre 2 mesi sulla data inizialmente fissata e un consistente aumento dei costi. Nulla a che vedere con gli aumenti record per la tribuna est della stadio e per il teatro Filarmonici, due opere pubbliche che fotografano con imbarazzante evidenza la scarsa programmazione e la confusione che regna sovrana nell’amministrazione comunale. La vicenda che ruota intorno alla tribuna est è davvero sconcertante. Per 3 anni l’amministrazione comunale ha programmato (ovviamente senza mai realizzare) l’intervento per la riqualificazione della curva sud. Poi, all’improvviso, ad inizio 2015 ha deciso di effettuare delle approfondite analisi che hanno evidenziato come il settore più a rischio fosse proprio la tribuna est. Inutile e superfluo chiedersi perché quelle analisi non sono state fatte subito, 3 anni prima, in maniera da poter decidere allora in quale settore era il caso di intervenire.

Inutile ripetere e ripercorrere tutta la serie di annunci, puntualmente smentiti dai fatti, circa la fine dei lavori. Che, di rinvio in rinvio, dovevano terminare entro fine anno. Invece, nulla, ad ottobre (prima delle scosse del terremoto) l’annuncio del nuovo slittamento, con, a sorpresa, l’aumento del costo dell’opera di 750 mila euro per un presunto terzo stralcio dei lavori che mai, in tutte le fasi di progettazione, era stato citato prima. Così come mai prima si era paventata la possibilità che l’intervento costasse più dei 2 milioni e mezzo previsti inizialmente.

Al di là del fatto che quei 750 mila euro sono stati tolti ad un intervento socialmente più rilevante e importante (la realizzazione di 27 alloggi  Erp a Monticelli),  può essere accettato senza sollevare forti obiezioni il fatto che un’opera finisca per costare almeno 750 mila euro in più (ben il 30% in più) di quanto stabilito  inizialmente?

Stessa storia e stessa situazione per l’intervento per la ristrutturazione del teatro Filarmonici, una telenovela che si trascina dal 2001 (appena 15 anni…) e che, quando sembrava essere finalmente sul punto di terminare, si è arricchita di un nuovo imbarazzante capitolo. L’ennesimo intervento di riqualificazione, per una spesa di 2.250.000, era  partito a gennaio 2016 e doveva concludersi tra novembre e dicembre. A giugno erano stati confermati tempi ed importo, così come nell’approvazione del primo stato di avanzamento dei lavori e anche nel secondo, approvato il 12 settembre scorso.

All’improvviso, però, un mese dopo (proprio in prossimità della presunta conclusione dei lavori…) ecco l’ennesimo colpo di scena, con lo spuntare di improvvisi (e mai accertati prima) imprevisti tali da provocare l’ennesimo slittamento (a chissà quanto) e un aumento di spesa di 385 mila. Parlare di improvvisazione, di incapacità di programmare è a dir poco riduttivo. Potremmo andare avanti, parlando ad esempio della storia della piscina comunale, i cui lavori dovevano partire a settembre (e non sono partiti) per concludersi a novembre (e non si sono ovviamente conclusi).

In questo caso al mancato rispetto dei tempi stabiliti almeno non si accompagna anche un ulteriore aumento di spesa ma, in compenso, una serie di disagi e disservizi che non si possono quantificare economicamente ma, non per questo, pesano di meno. Soffermandoci solo sull’aspetto economico, limitandoci ai casi sopra citati emerge con chiarezza come l’incapacità di programmare dell’amministrazione comunale ha provocato maggiori spese per 3-4 milioni di euro. E, allora, forse siamo costretti a scendere allo stesso basso livello del sindaco per consigliare agli ascolani (gufi e non) scatole e scatole di Maalox…

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