Finalmente si vota, guerra alle bugie sul referendum


Dopo la più indecorosa campagna elettorale (da ambo le parti) della storia della repubblica italiana, finalmente domenica 4 dicembre si vota il referendum sulla riforma costituzionale. Nella speranza, probabilmente vana, di un voto consapevole, smontiamo le più comuni e frequenti bugie sul referendum

Ancora poche ore e poi fortunatamente è finita. Dalla mezzanotte di venerdì 2 dicembre scatta finalmente lo stop a quella che senza dubbio si può definire la campagna elettorale più ignobile e vomitevole della storia della repubblica italiana. E’ vero che tante altre volte lo abbiamo sentito dire, è innegabile che negli anni  dell’epopea berlusconiana gli scontri in campagna elettorale non erano certo teneri, anzi. Ma questa volta si è davvero toccato il fondo, anzi si è andati molto oltre, con toni ben sopra le righe e insulti reciproci di ogni tipo.

Basterebbe, per capire a che livelli siamo arrivati, ricordare il vergognoso e vomitevole post del sindaco di Soverato su Alex Zanardi, “colpevole” (e quindi meritevole dell’ignobile battuta ironica del sindaco) di aver espresso sul referendum una posizione differente (non è certo importante quale) da quella del primo cittadino. Ma ormai è da mesi che assistiamo a questo indecente spettacolo, iniziato con una sorta di gara a “chi la spara più grossa” e poi finito ad insulti ed offese reciproche di vario genere.

Vista l’importanza della materia sulla quale saremo chiamati ad esprimerci domenica prossima (la riforma costituzionale), sarebbe stato serio e opportuno rimanere nel merito, avere un anche un dibattito vivace e intenso ma sulle ragioni concrete che possono addurre le due parti. Invece abbiamo assistito solo ad una sequenza  di motivazioni “surreali” addotte da un parte e dall’altra per cercare di convincere gli italiani a votare si o no, con una sfilza impressionante di motivi altrettanto allucinanti per screditare non le motivazioni ma i rappresentanti dell’altra parte.

Uno spettacolo inverecondo reso ancora più deprimente dal fatto che in questo ignobile teatrino alla fine si sono fatte coinvolgere anche personalità di un certo livello, dalle quali non ci aspettavamo un simile decadimento. Così se da un lato è stato davvero deprimente ascoltare alcuni ministri del governo annunciare una serie incredibili di “miracoli” in caso di vittoria del si, dall’altra ha destato una certa tristezza ascoltare un giudice attempato e solitamente autorevole come Imposimato ripetere “a pappagallo” l’incredibile fandonia della contiguità di questa riforma con il famoso piano di rinascita democratica (che sicuramente Imposimato dovrebbe conoscere così a fondo da sapere sin troppo bene che quell’affermazione è assolutamente priva di qualsiasi fondamento).

Per non parlare, poi, di certi indecorosi exploit, come quelli del governatore della Campania De Luca e del leader del Movimento 5 Stelle Grillo. Insomma ce ne è abbastanza per poter dire che comunque lunedì, che vinca l’una o l’altra parte, saremo felici di essere fuori da questo insopportabile vortice, anche se poi in entrambi i casi il rischio di trovarci ben presto di nuovo in una nuova campagna elettorale (ma per le elezioni politiche), che è sin troppo facile immaginare che non sarebbe certo molto differente nei toni, è più che concreto. Certo è che alla fine sia che vinca il si che vinca il no sarà difficile, dopo un simile scempio, considerare quella dei cittadini italiani una scelta consapevole.

Di certo, però, c’è da sperare che la parte perdente riesca comunque ad accettare il verdetto, come dovrebbe essere nella logica di una democrazia. Per quanto ci riguarda, pur sapendo che è quasi un’utopia, continuiamo a sperare che la maggior parte dei cittadini che esprimeranno il proprio voto domenica lo facciano in maniera consapevole, sapendo concretamente su cosa si stanno esprimendo. Per provare a dare un ultimo contributo in proposito, di seguito riproponiamo le più comuni e ripetute bugie sul referendum. Con l’avvertenza iniziale che non ci interessa in alcun modo rispettare una sorta di “par condicio”, cioè di proporre un numero eguale di bugie di una parte e dell’altra.

Ci limitiamo semplicemente a confutare quelle più comuni, più clamorose, più ricorrenti. Accompagnandole con la consueta esortazione a consultare il testo integrale della riforma per informarsi correttamente e direttamente, senza filtri.

Se vince il si aumentano le firme necessarie per i referendum. Non è vero che se passa la riforma sarà più difficile indire referendum. Infatti proprio come ora basteranno 500 mila firme per farlo. La nuova riforma, però, prevede che, se le firme raccolte sono almeno 800 mila, per rendere valido il referendum non dovranno votare il 50% + 1 degli elettori ma sarà sufficiente il 50%+1 degli elettori che hanno votato alle precedenti elezioni politiche. Un semplice esempio per capire meglio. Con la nuova norma, in caso di referendum presentato con almeno 800 mila firme, oggi la consultazione sarebbe valida nel caso votassero 17 milioni di elettori (quasi 8 milioni in meno del 50% degli elettori complessivi), visto che alle ultime politiche hanno votato poco meno di 34 milioni di elettori

Con il si il Senato sarà composto da non eletti. Al momento non è stata ancora prevista alcuna legge elettorale per il Senato ma è stato assicurato che i membri del nuovo Senato saranno scelti direttamente in occasione delle elezioni regionali, attraverso le preferenze degli elettori. Le modalità esatte saranno stabilite da una legge successiva all’approvazione della riforma

Con il sì ci saranno tempi certi per le leggi. Non si può parlare di tempi certi per l’approvazione delle leggi in caso di approvazione della riforma. Di certo i tempi di approvazione delle leggi potrebbero mediamente ridursi, grazie alle diverse scadenze introdotte con il nuovo testo. Però non ci sono tempi di lavoro per le commissioni e per la discussione del testo e degli emendamenti alla Camera. Il Senato, invece, con la riforma avrebbe 10 giorni di tempo per esaminare una legge e 3° giorni per approvare le proprie modifiche

Il referendum non tocca e non riguarda il governo.  Non è vero che il referendum non riguarda per nulla il governo, è vero invece che non vengono modificati i poteri del governo con la riforma. In particolare ci sono 4 articoli del titolo III della Costituzione che (“Il governo”) che vengono modificati con la riforma (94, 96,97, 99). In particolare le due modifiche principali riguardano la fiducia, che dipenderà solo dalla Camera (e non più anche dal Senato), e l’abolizione del Cnel che poteva proporre leggi ed era considerato un organo del governo. Ci sono quindi novità nel rapporto con il parlamento e, visto che la nostra repubblica è un equilibrio tra i vari poteri, modificando in qualche modo quello legislativo si crea comunque un qualche effetto anche su quello esecutivo

Con il si c’è una cessione di sovranità e le modifiche all’articolo 117 sono segrete. E’ assolutamente falso che con l’approvazione della riforma l’Italia potrebbe cedere la propria sovranità all’Unione Europea o ai soliti fantomatici poteri forti. E, ovviamente non ci sono modifiche segrete all’articolo 117. Basterebbe semplicemente leggere com’è attualmente (“La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”) e come sarebbe se vince il si (“La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali”). Come si può notare si sostituisce “comunitario” con “Unione europea”. C’è quindi solo una modifica del nome con cui si riferisce alla Ue ma nessuna differenza in termini di vincoli che restano identici a quelli che ci sono già.

Con la riforma si risparmiano 500 milioni di euro all’anno.  Non è vero che con la riforma si risparmiano 500 milioni all’anno.  Secondo la Ragioneria di Stato, il risparmio certo dovuto al  taglio di 215 senatori è quantificabile in 50 milioni di euro all’anno. A cui bisogna aggiungere altre voci di riduzione di spesa come il tetto di indennità ai senatori, la cancellazione dei rimborsi, l’eliminazione delle province, la riduzione dei conflitti tra Stato e Regione. Difficile quantificare in termini economici il risparmio reale che ciò comporterà, probabilmente qualche centinaio di milioni all’anno ma improbabile che si arrivi a 500 milioni.

Il parlamento che ha approvato la riforma è illegittimo.  Nonostante sia stato ampiamente ribadito che l’attuale Parlamento è pienamente legittimo, questa bugia continua ad essere tuttora ripetuta anche da autorevoli (si fa per dire…) personaggi politici. La Corte Costituzionale ha ribadito più volte che  il fatto che la legge elettorale con cui è stato eletto questo parlamento (il Porcellum) è stata dichiarata incostituzionale, per via del premio di maggioranza e del blocco delle preferenze, non basta per definire illegittimo un parlamento. La stessa Corte costituzionale si è già pronunciata più volte, quindi,  sulla legittimità dell’attuale Parlamento

Se vince il si basteranno pochi parlamentari per eleggere  il presidente della Repubblica. Non è assolutamente vero che con  la nuova riforma diventerebbe più semplice per la maggioranza eleggere il nuovo presidente della Repubblica e, addirittura, basterebbero pochi parlamentari per farlo. In realtà il nuovo testo alza il quorum rispetto ad ora. All’elezione del presidente della Repubblica non parteciperanno più i delegati regionali ma solo i 630 deputati e i 100 senatori. Per i primi 3 scrutini occorrono i due terzi dei componenti per l’elezione del Presidente, dal quarto si scende a tre quinti, dal settimo la maggioranza dei tre quinti dei votanti. Rispetto ad ora, quindi, il quorum viene alzato, visto che attualmente dalla quarta votazione basta la maggioranza assoluta degli aventi diritto. Solo in caso di assenteismo di massa potrebbero bastare pochi parlamentari.

La Costituzione del 1948 fu approvata a suffragio universale. Dalla gaffe di Di Battista subito si è diffusa, soprattutto in rete, la bugia che la Costituzione del 1948 fu approvata a suffragio universale. In realtà su l’Assemblea Costituente ad approvarla e poi fu promulgata il 1 gennaio 1948, senza alcun ulteriore voto popolare di approvazione. Fu il referendum tra monarchia e repubblica del 1946 ad essere votato da uomini e donne.

Se vince il no la Merkel chiederà l’uscita dell’Italia dall’Europa. Angela Merkel non si è mai espressa sul referendum italiano e, quindi, non ha mai dichiarato che l’Italia dovrà uscire dall’Europa in caso di bocciatura della riforma.

Per Umberto Eco chi vota no è un imbecille. Sembra incredibile ma è necessario, perché qualcuno ci ha davvero creduto, dover sostenere che questa è una clamorosa bugia. Umberto Eco è, infatti, deceduto il 19 febbraio 2016 e, ovviamente, anche volendo non avrebbe mai potuto fare propaganda per un referendum che, all’epoca della sua morte, non era stato indetto (non era neppure stata approvata la riforma). La bufala nasce dalla famosa frase di Eco su internet (“Internet ha dato diritto di parola agli imbecilli”). Va anche detto, per dovere di cronaca, che tra i siti “bufalari”che hanno proposto la bufala ce ne era uno che aveva nel sottopancia il marchio di Sky tg 24 (che ovviamente non aveva nulla a che fare con quel sito).

Al seggio votate con la penna e non con la matita copiativa. E’ una clamorosa bufala, che porterebbe all’annullamento del voto espresso, quella che da giorni gira su facebook e invita a votare con la penna secondo la farneticante tesi che così si evita che il voto venga cancellato e modificato. “Al referendum non lasciare che cancellino il tuo voto! Non usare la matita che ti danno. Porta con te una biro e usa quella”. E questo lo slogan usato per convincere qualche sprovveduto a votare con la penna. E’ bene ricordare che, in quel caso, il voto sarebbe dichiarato nullo (perché sarebbe considerato un segno di riconoscimento e, comunque, il voto può essere espresso solo con la matita copiativa che viene fornita al seggio). Anche perché il rischio che in tal modo il voto sia cancellato e modificato non c’è, visto che le speciali matite copiative che si usano al seggio lasciano pigmenti visibili sul foglio anche nel caso in cui si provasse a cancellare il segno tracciato.

Se non si raggiunge il quorum del 50%+1 il referendum non è valido. Questa clamorosa bugia è stata proposta nei primi giorni di campagna elettorale e poi, dopo un lungo silenzio, è tornata di attualità ora. Chi invita a non andare a votare per far fallire la consultazione dice una “cretinata” perché, trattandosi di referendum confermativo, la consultazione è comunque valida quale che sia la percentuale dei votanti

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