Caporetto rifiuti per il Comune


Il Tar Marche respinge i 9 ricorsi contro la Provincia e l’Ata Rifiuti presentati da Ascoli Servizi Comunali e dal Comune. Che, intanto, torna nel mirino delle critiche per la ridicola percentuale di raccolta differenziata e per i ripetuti aumenti della tari, l’ultimo dei quali giustificato per pagare un servizio che ancora non esiste…

Chissà se così impegnato com’era  a presentare il suo libro sul referendum “No caro Matteo”, il sindaco Castelli sarà stato raggiunto dalla notizia della vera e propria Caporetto a cui è andato incontro, insieme all’amministrazione comunale e alla società comunale Ascoli Servizi Comunali, davanti al Tar delle Marche.

Che, secondo quanto riferito dal presidente della Provincia D’Erasmo, ha respinto i 9 (dicasi nove) ricorsi presentati dal Comune e da Ascoli Servizi Comunali nei confronti della Provincia e dell’Ata Rifiuti in merito all’emergenza rifiuti sul territorio. Non solo, il Tar ha anche condannato Comune e Ascoli Servizi Comunali, in solido tra loro, al pagamento in favore della Provincia e dell’Ata delle spese di giudizio. Nulla di particolarmente sorprendente, almeno per chi in questi anni ha seguito da vicino tutte le vicende legate ai rifiuti ed aveva già sottolineato quanto discutibile e poco sensato fosse il comportamento dell’amministrazione comunale (vedi articolo “Caos rifiuti e disastro differenziata, sindaco spalle al muro”).

Ma è indiscutibile che si tratta di una debacle pesantissima per il primo cittadino che, nonostante tutto, solo poco più di un mese fa in una teatrale conferenza stampa, con tanto di slides e annunci di nuove denunce, era partito “lancia in resta” all’attacco del presidente della Provincia . Già allora avevamo parlato di clamoroso autogol per il primo cittadino, definendolo un “novello Don Chisciotte” che si lanciava all’assalto dei mulini a vento.

Andando a vedere nel dettaglio quanto accaduto il Tar ha respinto i ricorsi ritenendo legittimi tutti i decreti emanati dal presidente della Provincia che disponevano l’abbancamento temporaneo dei rifiuti solidi urbani presso la discarica Geta a partire da febbraio 2015. Inoltre ha dichiarato legittima la delibera dell’Ata Rifiuti che ha approvato la convenzione per la disciplina del conferimento e del trattamento dei rifiuti con il Comuni del territorio e con le società del ciclo dei rifiuti ed infine ha respinto il ricorso on il quale era stato impugnato l’atto della giunta regionale che disponeva il trasferimento dell’impianto TMB di Relluce.

Queste sentenze – commenta il presidente della Provincia D’Erasmo – evidenziano l’azione legittima e trasparente posta in essere dall’Ata e della Provincia in questi mesi per governare l’emergenza rifiuti abbancando con la tariffa più bassa delle Marche e realizzando, in maniera corretta ed attenta, la gestione economica finanziaria del servizio nel pieno rispetto delle tutela dell’ambiente e della normativa di settore”.

Naturalmente i pronunciamenti del Tar rendono ancora più difficile la posizione del sindaco e del Comune di Ascoli, già a dir poco discutibile in tema di rifiuti, ma non chiudono tutte le questioni e le diatribe di questi mesi, sfociate nelle famose 10 domande che il sindaco ha rivolto al presidente che a sua volta, dopo aver risposto, ha proposto 10 quesiti al primo cittadino ascolano (che, come al solito, invece non ha risposto). Al di là di tutto, la logica e l’imbarazzante stato delle cose imporrebbe al sindaco e all’amministrazione comunale di tenere un profilo molto più basso.

Perché un Comune che è fanalino di coda della provincia e della regione per raccolta differenziata, che negli ultimi 15 anni ha collezionato fallimenti e aumenti di tasse in serie, che, quale che siano le eventuali responsabilità della Provincia sulla gestione dello smaltimento dei rifiuti, ha comunque commesso gravi errori e ha gravi responsabilità sull’attuale situazione dello smaltimento stesso e delle discariche, avrebbe dovuto tacere il più possibile, magari cercando di porre rimedio alla serie interminabile di propri errori, evitando di alimentare polemiche che inevitabilmente finiscono per travolgere l’amministrazione comunale stessa.

Il fatto che il Tar abbia respinto i ricorsi promossi dal Comune ed Ascoli Servizi Comunali nei confronti della Provincia – si legge in un comunicato del gruppo consiliare del Pd – mette a nudo la strumentalità politica delle azioni messe in atto dal sindaco Castelli. Spiace che a rimetterci da queste figuracce amministrative non siano i governanti della città ma siano i cittadini ascolani. Mentre c’è chi si diverte senza motivo a giocare a suon di carte bollate, ad oggi ancora non è iniziata la raccolta differenziata in tutta la città ed in compenso la tari è aumentata del 21%.  Piuttosto che presentare ricorsi di dubbia utilità e girare per il referendum, il sindaco dovrebbe occuparsi di gestire le problematiche ambientali di Ascoli Piceno.

La raccolta differenziata ferma ancora al palo, incide negativamente sull’ambiente e sulle nostre tasche. E tutto ciò non è più sostenibile. Doveva iniziare tempo fa! Neanche Pinocchio era in grado di dire tutte queste castronerie sulle date di inizio della differenziata come hanno fatto Castelli e questa amministrazione. Parlando di ambiente è prioritario l’intervento per la chiusura delle vasche 4 e 5 insistenti su Relluce. E’ incomprensibile l’inattività dell’amministrazione e dei sui responsabili su un tema cruciale com’e’ quello del rispetto ambientale. L’impressione è che tutto ciò serva solo a rinviare l’agonia politico-amministrativa di chi non sta facendo altro che rimandare la soluzione di problemi senza mai affrontarli. C’è bisogno di coraggio, e purtroppo in Comune c’è chi non ne ha”.

Già perché tutto il bailamme messo su dal sindaco in realtà serviva solamente a spostare l’attenzione da quelli che sono i clamorosi fallimenti, in materia di rifiuti, di questa amministrazione comunale che continua ad essere il fanalino di coda di tutta la regione per quanto riguarda la raccolta differenziata e, di conseguenza, di anno in anno è costretta ad aumentare la tassa rifiuti (tari) che grava sui cittadini. Che, addirittura, nel 2016 hanno pagato un ulteriore aumento per un servizio che non c’è e che ancora non sappiamo neppure se ci sarà nel 2017.

Eppure ad inizio anno il sindaco aveva giustificato l’ennesimo aumento tari (13%, dopo l’8% dell’anno prima) con la necessità di finanziare l’estensione a tutta la città del sistema di raccolta “porta a porta” E a marzo, in un comunicato stampa, spiegava come “la mancata attivazione della sesta vasca da parte della Provincia impone che i costi necessari per la copertura di un progetto così ambizioso vengano sostenuti dai contribuenti ascolani attraverso uno specifico incremento della tari. Gli investimenti e le spese che questa operazione comporterà (acquisto nuovi automezzi, kit, attività di promozione etc.) sono superiori infatti al milione di euro e solo con la fiscalizzazione di questi oneri potremo sostenere il progetto”.

Veniva stilato pure un crono programma che prevedeva l’avvio del servizio da settembre a Porta Capaccina, da ottobre a Porta Maggiore e da novembre a Monticeli e frazioni. Un mese dopo, nell’opuscolo diffuso dal Comune a tutte le famiglie ascolane, l’amministrazione comunale ribadiva che proprio l’estensione del servizio era alla base dell’ennesimo aumento tari. “La raccolta porta sarà attiva da settembre 2016” si assicurava in quell’opuscolo distribuito a giugno.

Come poi sono andate le cose è sotto gli occhi di tutti, la raccolta differenziata porta a porta non è ancora partita. Ma quel che è più sconcertante è che, mentre parlava di questo nuovo progetto che imponeva un aumento della tassa, in realtà il sindaco neppure sapeva di cosa stava parlando. Infatti quando a marzo il primo cittadino faceva quelle dichiarazioni, quando ad aprile l’opuscolo comunale riportava quelle notizie non c’era ancora alcun progetto.

A svelarcelo è la delibera n. 138 dell’8 luglio scorso con la quale, appunto, sindaco e giunta hanno approvato la proposta per la nuova organizzazione del servizio di raccolta differenziata elaborata dalla società partecipata Ascoli Servizi Comunali (ASC) e presentata al Comune solo pochi giorni prima, il 21 giugno 2016. Quindi 3 mesi dopo l’annuncio fatto a marzo dal sindaco quando, addirittura, sulla base di quanto è riportato in delibera non c’era neppure stato il primo incontro tra il Comune e ASC (che avviene solo a fine marzo) .

Quella delibera fa, poi chiarezza (per chi ancora aveva qualche dubbio) sulle reali ragioni dei ripetuti aumenti della tari. Che non sono determinati da alcun progetto innovativo “porta a porta” ma, molto più semplicemente, dalla scarsissima percentuale di raccolta differenziata ottenuta dal Comune.. La correlazione viene infatti ammessa in delibera quando si indica l’obiettivo che si intende raggiungere:  “l’aumento della percentuale di raccolta differenziata (almeno il 66%) in modo da raggiungere e superare l’obiettivo richiesto dalla normativa vigente nazionale e regionale e non essere soggetti al pagamento della maggiorazione del tributo per lo smaltimento in discarica previsto dalla normativa regionale”.

Si perché a fine 2015 la percentuale di raccolta differenziata ad Ascoli era drammaticamente ferma al 44%, rispetto al minimo previsto dalla legge del 65%. E questo clamoroso flop (che si ripete di anno in anno) è alla base dei continui aumenti della tari (che negli ultimi 13 anni è cresciuta tra l’85 e il 90%, oltre quattro volte in più rispetto alla raccolta differenziata). Di fronte a simili dati e ad una simile situazione, anche un bambino è in grado di capire le ragioni per le quali il sindaco negli ultimi mesi ha alzato questo incredibile polverone in merito a tutta la vicenda rifiuti.

Ora le sentenze del Tar hanno tolto dal centro dalla discussione alcuni degli argomenti usati dal primo cittadino per distogliere l’attenzione da quelli che sono i veri problemi, le vere emergenze. E che avvicinano l’amministrazione comunale a nuove importanti scadenze.  Prima tra tutte la definizione delle nuove tariffe tari per il 2017, con una differenziata che sicuramente non avrà raggiunto quel 65% previsto dalla legge cosa farà l’amministrazione comunale? Avrà ancora il coraggio di aumentare ulteriormente la tassa? Vedremo, così come vedremo se finalmente con l’anno nuovo partirà quel nuovo servizio che, almeno secondo le dichiarazioni del sindaco, gli ascolani hanno già pagato un anno fa.

 

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